Voce amica» SANTO DEL MESE

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«V Voce amica» amica Bollettino Parrocchiale di Tarzo Arfanta Corbanese Luglio-Agosto Anno LIII - numo 4 Le mani di Dio.....e le nostre mani Quanto sei grande, o Dio, immenso

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«V Voce amica» amica Bollettino Parrocchiale di Tarzo Arfanta Corbanese Luglio-Agosto Anno LIII - numo 4 Le mani di Dio.....e le nostre mani Quanto sei grande, o Dio, immenso e infinito. Come ti contemplo con gioia nelle ope delle tue mani! Ti vedo nella bellezza incantevole del nostro mare all orizzonte. Nei colori accesi delle colline, nei vdi boschi. Sull argento cullarsi degli ulivi sotto la brezza che consola sulle colline di Arfanta e Prapian. Nei fi lari di viti, amate e coltivate. Ti vedo, o Padre in questa tra, uscita dalle tue mani e ora affi data alle nostre. Impastata con amore, come il pane fragrante, cosa buona fatta p tutti. Del resto, anche tuo Figlio o Padre, quel Gesù che tu ci hai dato, è stato un artigiano. Mani callose, ma forti, che stringono, amano, creano. Ma anche le nostre mani, o Padre, sono riflesso delle tue. L arte parla di Te, o Bellezza increata, pché in essa vi è il tuo riflesso, penne, estasiante. E un silenzio che si fa parola. Una contemplazione fatta immagine. La matia plasmata dal genio di artisti di questa tra. Le nostre mani o Padre, lungo i secoli si sono modellate sulle tue. Le mani dell artigiano, con la seggiola fatta apposta p il nonno, e la copta ricamata p la fi glia. E le mani del contadino, che tanto somigliano alle tue. Lavorano e trasformano la tra, che produce gmogli e semi. Amata, la Tra è sempre un giardino. Il contadino parla di Te, o Creatore, pché vigila, ara e semina e pota e raccoglie. È il custode del giardino, dove Tu ci hai posto. E poi, chiudo gli occhi, p un attimo, e il mio cuore va alle mani della mia maestra sulla lavagna. Scrivono i numi e le lette, correggono gli rori. Indicano la bellezza di una poesia, armonizzano un canto. Grazie ti dico, o Padre, pché quelle mani hanno scritto nel mio cuore la passione p la vità. Uniti nella Spanza e nella Carità, SANTO DEL MESE San Bnardo Patrono degli Apicoltori Etimologia: Bnardo = ardito come orso, dal gmanico Emblema: Bastone pastorale, Libro Martirologio Romano: il 20 agosto Bnard de Fontaine, abate di Clairvaux (in latino Bnardus Claravallensis, in italiano Bnardo di Chiaravalle) è stato un monaco, dottore della Chiesa, abate e teologo francese dell ordine cistcense. L obbedienza e il bene della Chiesa lo spinso spesso a lasciare la quiete monastica p dedicarsi alle più gravi questioni politico - religiose del suo tempo. Guida spirituale ed educatore di genazioni di santi, ha lasciato nei suoi smoni di commento alla Bibbia e alla liturgia eccezionali documenti di teologia. Ispirò un devoto affetto all umanità di Cristo e alla Vgine Madre. Uomo gentile e bello di aspetto, risvato e quasi timido, ma di caratte forte. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di travso. È sevo anche coi monaci di Cluny, secondo lui poco austi, con chiese e monasti troppo adorni, mentre il povo ha fame. Ai suoi cistcensi chiedà meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Diresse Domenica 9 ottobre alle ore Il Vescovo Corrado presenzià la cimonia solenne p l ingresso in parrocchia del nuovo parroco DON FRANCESCO CERRUTI sapientemente con la vita, la dottrina e l esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; pcorse l Europa p ristabilirvi la pace e l unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni. Questo in sintesi Bnardo di Chiaravalle. Tzo di cinque fratelli e una sorella, nasce nel 1090 a Fontainelès-Dijon (Digione), dal conte Tescelino vassallo di Oddone I di Borgogna e da Aletta, figlia di Bnardo di Montbard, anch egli vassallo del duca di Borgogna. Studiò grammatica, retorica e dialettica nella scuola dei canonici di Nôtre Dame di Saint-Vorles. Vive una prima giovinezza spensiata a diciotto anni ha una crisi di coscienza e, dopo un piodo di meditazione, entra nel 1112, insieme a trenta compagni fra cui fratelli e parenti, nel monasto di Cîteaux (Cistcium in latino, da cui cistcensi), fondato quindici anni prima da Robto di Molesmes e dove la Regola benedettina è più seva. Nel 1115, Sommario segue a pag. 2 Comunità cristiana 1-7 Notizie della Comunità 8-10 Arfanta: paese mio Voce di Corbanese Parrocchia di Tarzo Pro Loco 18 Anagrafe 19 Angolo dei ricordi 20 Corbanese, 29 agosto 2016 memoria del Martirio di San Giovanni Battista. «V oce amica» pagina 2 Luglio-Agosto 2016 (segue da pagina 1) insieme con dodici compagni, tra i quali ano quattro fratelli, uno zio e un cugino, si trasfì nella proprietà di un parente, nella regione della Champagne, che aveva donato ai monaci un vasto treno sulle rive del fiume Aube, nella diocesi di Langres pché vi fosse costruito un nuovo monasto cistcense: essi chiamarono quella valle Clairvaux (Clara Vallis Chiaravalle) da dove scaturirà una fonte di grazie p tutta la Cristianità. Ottenuta l approvazione del vescovo Guglielmo di Champeaux e ricevute numose donazioni, questa Abbazia divenne in breve tempo un centro di richiamo oltre che di irradiazione. Già dal 1118 monaci di Clairvaux partirono p fondare nuovi monasti: a Tris Fontaines, a Fontenay, a Foigny, a Autun, a Laon. I monaci di Cîteaux e Clairvaux organizzanno soccorsi alla popolazione affamata a causa di cattivi raccolti che colpirono la regione borgognona negli anni 1124 e 1125 e non solo. Nel 1119 alcuni cavalii, sotto la guida di Ugo di Payns, feudatario della Champagne e parente di Bnardo, fondarono un nuovo ordine monastico-militare, l Ordine dei Cavalii del Tempio, con sede in Gusalemme, lo scopo dell Ordine, sotto l autorità del patriarca di Gusalemme, a di vigilare sulle strade pcorse dai pellegrini cristiani ed ottenne nel concilio di Troyes del 1128 l approvazione di papa Onorio II. La sua regola sembra sia stata ispirata da Bnardo, il quale scrisse, vso il 1135, l Elogio della nuova cavallia (De laude novae militiae ad Milites Templi). Bnardo desida solo la vita contemplativa, ma Papi e Vescovi lo chiamano a sostene dispute e intraprende predicazioni. Ecco quindi che si trova a sedare conflitti politico religiosi, come quello che oppose il conte della Champagne Tibaldo II al re Luigi VII, o quando nel 1144 il monaco Evvino di Steinfeld lo informò di un esia, di tipo paupistico, diffusa in quel di Colonia. Poi accolse l invito del cardinale di Ostia, Albico, a combatte un esia diffusa nella regione di Tolosa dal monaco Enrico di Losanna, seguace di Pietro di Bruys, critico nei confronti delle garchie ecclesiali e propositore di una vita improntata alla povtà e alla penitenza. Egli ritenne necessario recarsi, insieme con il suo segretario Goffredo d Auxre a Tolosa. Ottenuta, dopo molti contrasti, una professione di fede, tornò a Chiaravalle e indirizzò una letta agli abitanti di Tolosa - la Letta 242. È chiamato spesso a missioni di vtice, come quando pcorre l Europa p farvi riconosce il papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall antipapa Pietro de Pileoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l aiuto del suo prestigio, del suo vigore psuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Nei suoi tanti viaggi si reca anche a Milano, Ernaldo di Bonneval ne parla in modo trionfalistico. I milanesi e la gente del contado sono attratti in massa dai suoi molteplici miracoli e docilmente giurano fedeltà a Innocenzo II e Lotario. La sede ambrosíana vacante viene offta all abate di Clairvaux che pò rifiuta. Il suo contributo alla soluzione dello scisma è ricompensato dal papa con la donazione all Ordine cistcense del monasto delle Tre Fontane Ad Aquas Salvias presso Roma. Il 4 aprile 1139 si aprono i lavori del II concilio Latanense cui partecipano circa ottocento vescovi ed abati, tra questi c è Bnardo. Si reca anche tra le popolazioni del midione d Italia p opporsi al picolo normanno, ma appena il suo compito si è concluso, egli si affretta a tornare al proprio monasto. Richiesto ancora di pronunciarsi sulle tesi trinitarie del vescovo di Poitis e maestro di teologia a Parigi, Gilbto Porretano, nel 1148 Bnardo tentò di far approvare da vescovi da lui riuniti una preventiva condanna, tuttavia, i vescovi non appoggiarono la sua iniziativa e Bnardo dovette ccare appoggio da papa Eugenio III. La difesa di Gilbto - che affmò di non av mai Apparizione della Vgine a san Bnardo di Chiaravalle Firenze - Badia fi orentina Filippini Lippi (Prato Firenze 1504) sostenuto le tesi a lui contestate, frutto, a suo dire, di intpretazioni ronee dei suoi studenti - fece cade ogni accusa. Papa Eugenio III lo chiama a predicare la crociata (la seconda) in difesa del regno cristiano di Gusalemme. L impresa poi fallirà davanti a Damasco. Quando Bnardo arriva in una città le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monasto, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghia, digiuno, e tanto lavoro. Abbiamo di lui 331 smoni, 534 lette, più i trattati famosi: su grazia e libo arbitrio, sul battesimo, sui dovi dei vescovi. E gli scritti, affettuosi su Maria madre di Gesù, che egli chiama mediatrice di grazie. Suo è l inno Ave Maris stella. Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell Ordine, la diffusione di esie e la soffenza fisica; i dolori allo stomaco ano iniziati già dal Nel 1125 un attacco del male colpisce Bnardo, ma guarisce grazie all intvento della Vgine, apparsa in compagnia dei santi Benedetto e Lorenzo. Morirà a Ville-sous-la-Fté - Clairvaux, 20 agosto 1153 p un tumore allo stomaco. Viene sepolto nella chiesa del monasto ma, con i nefasti risvolti della Rivoluzione francese, i suoi resti andranno dispsi, tranne la testa, che si trova nella cattedrale di Troyes. Papa Alessandro III lo proclama santo nel Pio VIII nel 1830 gli dà il titolo di Dottore della Chiesa. Nel 1953 papa Pio XII gli dedicò l enciclica Doctor Mellifl uus. Le attestazioni di miracoli compiuti da San Bnardo sono numose, sia nelle Vitae sia in altre fonti; se ne contano più di ottocento. Sono guarigioni, esorcismi, conoscenze soprannaturali e poti sulla natura. Si può affmare che è la fede nell uomo di Dio a stimolare il suo carisma come univsalmente attestato dai testimoni del XII secolo. Oggi, in un mondo scristianizzato, il problema non è sape se i miracoli sono vi o falsi secondo i criti scientifici modni, ma comprende la loro innegabile presenza nella coscienza dei testimoni del tempo. Egli è la coscienza e la luce del suo tempo e Dante pone San Bnardo in Paradiso come guida p l ultima parte del suo viaggio, in virtù del suo spirito contemplativo e della sua devozione mariana. Beatrice aveva accompagnato Dante fin nell Empireo e contempla la Mistica Rosa dei beati e degli angeli. Siamo nel XXXI Canto, il poeta si volta p porre una domanda a Beatrice, ma si accorge che questa è scomparsa e che al suo posto c è Bnardo. Egli invita il poeta a ossvare la cima della Rosa: Maria Vgine. «Bnardo mi accennava, e sorridea, pch io guardassi suso; ma io a già p me stesso tal qual ei volea» (Par. Canto XXXIII 49-51) Luglio-Agosto 2016 «Voce amica» pagina 3 D ISPOSIZIONI DEL VESCOVO SULLA CELEBRAZIONE DEI FUNERALI RELIGIOSI Il momento delle esequie di un caro, costituisce una situazione delicata p la vita delle psone; il presbito deve sforzarsi di attuare, nel modo migliore, il ministo della consolazione e della spanza cristiana, recando sollievo, conforto e aiuto alla famiglia. In alcune situazioni, la Messa esequiale potrà esse sostituita dalla Liturgia della Parola. Questa possibilità sarà attuata a giudizio del parroco, che informà la famiglia. Durante la celebrazione del funale sono vietati canti e musiche estranee alla liturgia (p es. Ave Maria ecc., pché il funale non è un concto!). Il reptorio dovrà esse tratto dal libretto Canta con noi la tua fede. Devono evitarsi gli intventi celebrativi di parenti e conoscenti del morto: è opportuno, piuttosto, che i parenti comunichino al parroco sulla vita del defunto al parroco, che potrà insirle nell omelia. È possibile presentare preghie dei fedeli che prendano spunto dalla vita del defunto, purché siano p tempo concordate con il parroco. Eventuali preghie di categoria/corpo d armata/associazione o elegie funebri dovranno esse recitate in cimito, dopo la benedizione del tumulo in ogni caso, MAI in chiesa. La destinazione delle offte raccolte sul sagrato della chiesa, è matia d esclusiva competenza del Consiglio Pastorale e del Consiglio Affari Economici. Eventuale destinazione p altri scopi, individuati dalla famiglia, dovrà esse concordata p tempo con il parroco; la raccolta dovrà avvenire su un banchetto divso da quello destinato alle ope parrocchiali. Possono esse portati in chiesa solo i fiori destinati a rimane lì; eventuali corone o composizioni adibite al cimito dovranno rimane sul sagrato. La cremazione del defunto è consentita, purché non metta in dubbio la fede nella resurrezione. La dispsione delle ceni, come la loro consvazione in casa, sono pratiche che pur non essendo vietate sono sconsigliate. Il funale religioso sarà negato: ad apostati, etici e scismatici; a coloro che scelgono la cremazione p motivi contrari alla fede; a coloro il cui funale creebbe scandalo tra i fedeli. I PAPI DELLA CHIESA 256 LEONE XIII Vincenzo Gioacchino Pecci nacque il 2 marzo 1810 a Carpineto Romano: la famiglia apparteneva alla piccola nobiltà del luogo. Vincenzo si segnalò quale ragazzo dotato, con una particolare predilezione p lo studio della lingua latina: scrivà poesie e carmi p in latino p tutta la vita. La formazione p il svizio diplomatico pontificio a Roma occupò Vincenzo dal 1832 al 1837, anno in cui fu ordinato sacdote. Nel 1838 fu inviato come delegato a Benevento, in seguito a Pugia. Nel 1843 papa Gregorio XVI lo nominò arcivescovo titolare e lo inviò in Belgio; nel 1846 fu nominato arcivescovo di Pugia. Nella città umbra Pecci restò fino al 1877 e in quel piodo fu nominato cardinale (non vi saranno altri arcivescovi cardinali a Pugia fino al 2014). Il 20 febbraio 1878 fu eletto papa come successore di papa Pio IX dopo un conclave di soli due giorni, il primo dopo la fine del millenario pote temporale dei papi. La sua salute lasciava presagire un pontificato di transizione: si sarebbe rivelato invece il tzo p durata all epoca. Il pontificato di Leone XIII s insì in un epoca di progressiva laicizzazione della società. Tale circostanza comportò una sie di tensioni fra il Vaticano e vari govni. Papa Leone XIII seppe fare opa di mediazione tra le istanze legate alla modnità e la posizione intransigente presa dal suo predecessore papa Pio IX. In Italia egli proseguì tuttavia la fma opposizione al Regno d Italia, mantenendo il Non expedit e impedendo dunque la partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni e, in genale, alla vita politica. La sua enciclica Rum Novarum, pubblicata nel 1891, è considata il testo fondativo della modna dottrina sociale cristiana: la Rum Novarum affronta il problema dei diritti e dei dovi del capitale e del lavoro, ccando di mediare tra le posizioni di orientamento socialista/rivoluzionario e quelle proprie del libismo di impronta capitalista, inaugurando una riflessione sui problemi del lavoro nel mondo modno successivamente ripresa e approfondita nel 1931 dalla Quadragesimo Anno di papa Pio XI, dalla Mat et Magistra di papa Giovanni XXIII del 1961, dalla Populorum progressio di Paolo VI 1967 e dalla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Fu particolarmente attivo dal punto di vista dell insegnamento, fondando istituti di filosofia e univsità curate da religiosi e da laici. Dopo una lunghissima agonia, Leone XIII morì il 20 luglio San PIO X Giuseppe Melchiorre Sarto nacque a Riese, ora chiamato Riese Pio X, secondo di dieci figli in una famiglia modesta. Entrò nel seminario di Padova, grazie a una borsa di studio ottenuta tramite il patriarca di Venezia Jacopo Monico, suo compaesano. Fu ordinato prete nel 1858 e divenne cappellano di Tombolo. Nel 1867 è arciprete a Salzano e nel 1875, canonico della cattedrale di Treviso. Il 10 novembre 1884 fu nominato vescovo di Mantova. Partecipò al Congresso catechistico nazionale del 1889 e votò a favore di «un catechismo popolare storicodogmatico-morale redatto in domande brevi e risposte brevissime» che sostituisse il catechismo allora in uso, quello di Bellarmino, redatto nel 600. Nominato patriarca di Venezia ricevette pure la bretta cardinalizia nel concistoro del 12 giugno Alla morte di papa Leone XIII il candidato più probabile al soglio di Pietro a considato il segretario di Stato, Rampolla. All aptura del conclave il 1º agosto 1903, la sorpresa: il Cardinale della Corona Puzyna, arcivescovo di Cracovia, comunica che l impatore Francesco Giuseppe, usando un suo antico privilegio quale sovrano cattolico, pone il veto all elezione del cardinale Rampolla. Nonostante l indignazione, il conclave decise comunque di obbedire, così la candidatura di Rampolla sfumò e i suffragi si orientarono sul patriarca di Venezia, che fu eletto il 4 agosto. Il nuovo Papa, consapevole di non ave alcuna espienza diplomatica, seppe sceglie collaboratori competenti, come il cardinale Rafael Mry del Val, di soli 38 anni. Carattistico fu l indirizzo teologico che diede alla Chiesa durante tutto il suo pontificato: la sua linea può esse defi nita tradizionalista, in particolare p la lotta ingaggiata contro il modnismo: si stava diffondendo infatti, nel mondo cattolico, una rivisitazione fi - losofica della teologia sotto l effetto dello scientismo. Redisse il Catechismo che porta il suo nome (Catechismo di Pio X, 1905). In risposta al modnismo introdusse dal settembre 1910 un giuramento p tutti i membri del clo e avviò la riforma del diritto canonico, che culminà nel 1917 con la promulgazione del Codice di diritto canonico, Pio X creò il primo cardinale sudamicano della storia della Chiesa: Joaquim Arcovde Cavalcanti, arcivescovo di Rio de Janeiro. Con l enciclica Il Fmo Proposito, allenta le restrizioni del Non expedit (il divieto p tutti i cattolici italiani di partecipare alla vita politica) di Pio IX, p arginare i consensi vso le forze di sinistra. Proprio nei primi giorni della prima gura mondiale, Pio X morì p una cardiopatia, il 20 agosto Si dice anche che qualche tempo prima della morte abbia detto più volte sconsolato: Vrà il Gurone. Fu beatifi cato il 3 giugno 1951 e canonizzato il 29 maggio 1954 durante il pontifi cato di Pio XII. Festa: 21 agosto. pagina 4 «Voce amica» DISTRUZIONE, MORTE, UMANITÀ DOV È DIO E L UOMO di Enzo Bianchi II giorno dei funali delle vittime del tremoto è il momento in cui il dolore dei singoli assume una dimensione e una visibilità comunitaria, sociale. Nelle bare, che sono sempre troppe, insopportabilmente troppe, sono rinchiuse le spanze di chi è rimasto sotto le macie e di chi da quelle macie è uscito distrutto nei suoi sentimenti più cari. In modo mistioso, i vi celebranti del rito funebre sono proprio i morti: sono infatti le loro vite spezzate, la comunione che alimentavano attorno a sé, l amore di cui si sono mostrati capaci ad av convocato quanti li hanno amati e quanti hanno tragicamente scopto la fragilità di ogni esistenza, la solidarietà nella comune debolezza umana. Non ci sono parole all altezza di questi eventi: ciò che spetta a noi tutti è assume, ciascuno con i propri limiti, la responsabilità di farsi prossimo con umiltà e nella compassione. Da alcuni giorni non cessano di risuonare due domande che sono un unico grido di dolore: Pché? e Dio, dove sei?. Sono domande antiche come il mondo e brutalmente nuove di fronte a ogni catastrofe. Soprattutto sono domande che ciascuno sente sgorgare in sé all improvviso, dopo che tante volte aveva potuto illudsi che riguardasso solo gli altri. Poi, più ancora che la forza delle immagini trasmesse dai media, basta l evocazione di un luogo conosciuto, la somiglianza con un volto familiare, il ricordo di un amicizia lontana p rende la disgrazia vicina, nostra. Il pché? riguarda le cause del tremoto, che non sono mai solo naturali, e che dovrebbo esse affrontate con lucidità e sietà nell immediato, ma ancor più nelle fasi successive, p dare non una risposta ma un fine a questo pché e rendlo un affinché, così che il
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