Utopia, Stato e distopia: il totalitarismo libertario di Tibor Déry

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  Scienza & Politica, 35, 2006 Dedico il saggio all’antico collega e amico Nicola  Matteucci, commissario nella mia Libera Docen-za del 1965, col quale ho talora dissentito nei dis-corsi contingenti, per ammirarlo e apprezzarlosempre nella sua poderosa e fondamentale ricerca scientifica. Lo ricordo con affetto Torino, ottobre 2006 Distopia e totalitarismo Nel dibattito che ha caratterizzato gli anni centrali e finali del XX e l’avvio del XXI secolo si hanno numerose opere sugli eventiintellettuali assimilabili al genere utopico-distopico. Questo ebbe eha strette connessioni con la storia controfattuale  , di cui assai sidiscute: attraverso l’analisi dei documenti «storici», la storia di ciòche non è avvenuto ma per cui ci sarebbero state le condizioni cheavvenisse può diventare realtà, o controrealtà  , non legata all’imma-ginario ma concatenata al presente. Rammento, oltre agli studi diuno dei capostipiti in Italia  1 , celebri interventi di ricostruzionestorico-fantastica di realtà  immaginarie che avrebbero potuto esse-re realistiche  . Si pensi a Morselli con la Roma senza papa  (1974) al-la fine Novecento, o alla vita quotidiana della Germania nazista vincitrice della guerra mondiale dell’Harris di Fatherland  (1992), oall’America nazificata e japanizzata dopo «la sconfitta del ’45»nell’ Uomo nell’alto castello (1962) di Dick. Infine, c’è, di PhilipRoth, Il complotto contro l’America  (2004), che descrive gli StatiUniti nella «parentesi» degli anni ’40-44, con Roosevelt sconfitto Utopia, Stato e distopia:il totalitarismo libertario di Tibor Déry  Gian Mario Bravo 1 G. E. R  USCONI , L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra  , Bologna 2005.  alle elezioni e il paese retto dal prescelto presidente razzista, antise-mita e filonazista Charles A. Lindbergh 2 .Pensatori, politici, letterati, «chierici del potere», «compagni distrada», «utili idioti» o militanti emotivamente e ideologicamenteconvinti affrontarono, anche in forme politico-letterarie, il proble-ma dello Stato nell’età della «ribellione delle masse», nel confrontocon democrazie traballanti, con socialismi di prima, seconda o ter-za generazione, con dittature tramutate in totalitarismi, con le loroconseguenti tipologie e strutture, secondo linee tracciate nel dibat-tito intellettuale e codificate da Hannah Arendt, con le successivedistinzioni fra totalitarismo/i, autoritarismo e terrorismo di Stato. Avendo presenti le differenze fra ideologia e terrore totalitari, conla definizione di «regime» quale prevaricazione illiberale di eserci-zio del potere 3 .Le opinioni si tradussero nell’immagine talora astratta della so-vranità e di forme di Stato contrarie ai canoni della liberaldemo-crazia o della socialdemocrazia, debitrici invece verso i sistemi chenel passato furono detti tirannici, dittatoriali, autocratici, assoluti-sti, diventati poi totalitari. Oppure produssero strutture – anzi,anti/strutture – coincidenti con modelli anarchici o anarchizzanti,corrispondenti alle «realtà pensate» di alcune «utopie concrete»,per usare la formulazione di Bloch sia dell’utopia tradizionale sia del marxismo nella sua versione propulsiva  4 .Una folta e nota letteratura politica, a partire dalla Russia sovie-tica degli esordi, da Evgenji Zamjatin ad Aldous Huxley per giun-gere alle opere di Orwell 5 , caratterizzò il dibattito sul totalitarismonovecentesco nell’ottica utopica, che invariabilmente si tramutò inutopia negativa o distopia o antiutopia, ucronica, cioè al di là delpresente 6 . Huxley connotò la sua visione dello Stato del futuro, 58 2 G. M ORSELLI , Roma senza papa: cronache romane di fine secolo (1974), Milano1992; R. H  ARRIS , Fatherland  (1992), Milano 2005 14 ; P H . K. D ICK  , L’uomo nell’al-to castello (1962), con introduzione di C. P  AGETTI , La svastica americana  , e Post-fazione di L. B RUTI L IBERATI , Roma 2003 (già con titolo La svastica sul sole  ); P H .R  OTH , Il complotto contro l’America  (2004), Torino 2005. 3 S. F ORTI , Il totalitarismo , Roma-Bari 2003 2 . 4 «Il marxismo non è una non-utopia, ma il novum di un’utopia concreta»: cfr.E. B LOCH , Spirito dell’utopia  , a cura di F. C OPPELLOTTI , Milano 2004, e E.B LOCH , Il principio speranza  (1938-1959), a cura di R. B ODEI , Milano 2005 2 . Peri riferimenti storico-ideali, cfr. naturalmente K. M  ANNHEIM , Ideologia e utopia  (1929), Bologna 1999 2 . 5 Per gli autori noti, rinvio alle voci presenti in V. F ORTUNATI e R. T ROUSSON (edd), Dictionary of Literary Utopias  , Paris 2000. 6 B. B ONGIOVANNI , La duplice carriera di un concetto. Utopia-eutopia-distopia e Ucronia-eucronia-discronia  , in B. B ONGIOVANNI eG.M. B RAVO (edd), Nell’anno 2000. Dall’utopia all’ucronia  , Firenze 2001, pp. 201-215. Cfr. S. R  OTA   ferreo in una logica disumanizzante, attraverso l’antiutopia «scien-tifica» del Brave New World  (1932); Orwell nei testi più noti e dif-fusi, dalla Fattoria degli animali  a 1984  , creò l’antiutopia «politica» 7 ; Zamjatin, in  My  ( Noi  ) (1920-1921), evocò l’oppressiva «Città di vetro», dominata da una «felicità matematicamente esat-ta», dove gli abitanti, senza nome, erano segnati con numeri e idissidenti liquefatti: la Città zamjatiniana, governata da un Bene-fattore, precorreva con precise affinità l’evocato e onnipresente «N.1», il «capo del Partito», della denuncia della degenerazione totali-taria di Koestler nel Buio a mezzogiorno , ovvero dell’immanente,esistente solo nella virtualità, «Grande Fratello» orwelliano 8 . A essisi collega ora, nell’italiano  Memoriale delle caverne  ,il Supremo Or-dinatore, dominante con la «cyber-democrazia» la tecnologia e la politica del «dopo la terza guerra mondiale» in una sorta di warfa-re  corrispondente alla guerra perenne tra gli imperi orwelliani 9 .Mentre il Centro – centro commerciale, falansterio gigantesco eabnorme, con i cittadini inclusi e perciò reclusi in esso – domina in una sorta di antro, assimilabile a quello dei «prigionieri» nel«mito della caverna» della Repubblica  di Platone, nella rappresen-tazione della «democratica» ma di fatto «società chiusa» della Ca-verna  di Saramago 10 .Si ebbe la descrizione, trasposta in un futuro assai prossimo, deldisfacimento e della destrutturazione dello Stato, pur diventandoquesto «forte», in grado di annullare, con la potenza interna e bu-rocratica e con l’aggressività esterna, atteggiamenti, pensieri e scel-te individuali. La riflessione dei pensatori – politici, pubblicisti,letterati – genericamente qualificati utopisti  si mutò in opposizio-ne. L’imputato per eccellenza fu – e resta nell’opinione storica – loStato totalitario sovietico, creato sulla base dell’«ideologia» comu-nista, socialista, marxista, bolscevica, con ciò che a essa venne con-giunto. In altri casi, il modello fu il nazismo: l’annullamento del-l’individualità ebbe luogo attraverso il rafforzamento dello Statofondato sulla non-ragione funzionale, sull’irrazionale in teoria esul ritorno all’assolutismo hobbesiano nella prassi istituzionale. 59 G HIBAUDI , L’utopia e l’utopismo. Dalla grande progettualità al ripiegamento critico ,Milano 1987; M. B  ALDINI , La storia delle utopie  , Roma 1996 2 ; V. F ORTUNATI , R.T ROUSSON , A. C ORRADO (edd), Dall’utopia all’utopismo. Percorsi tematici  , Napoli2003; V. I. C OMPARATO , Utopia  , Bologna 2006. 7 Richiamo solo M. C ERETTA  (ed), G. Orwell. Antistalinismo e critica del totalita-rismo. L’utopia negativa  , Firenze 2006. 8  A. K  OESTLER  , Buio a mezzogiorno (1940), Roma 2003. 9 U. R  ONFANI ,  Memoriale delle caverne  , San Cesario 2006. 10  J. S  ARAMAGO , La caverna  (2000), Torino 2004.  Così avvenne nella denuncia coeva di Swastika Night  (1937) diKatharine Burdekin: in essa, ai motivi della tirannia dello Statonazista si associò la denuncia dell’antisemitismo e dell’antifemmi-nismo. Si trattò di un altro presagio rispetto a Orwell: dopo cen-t’anni di dominio nazista, un sistema bipolare di potenze totalita-rie avrebbe dominato il mondo, l’«impero tedesco», al potere inEuropa e Africa, e l’«impero giapponese», prevalente in Asia, Au-stralia, Americhe 11 .Le componenti del totalitarismo ebbero, e hanno, una sorta dicompendio nella distopia. La forma del romanzo fu, ed è, consueta,accompagnata o meno in molti casi dalla storia controfattuale  ; l’uto-pia distopica  ovvero la distopia utopica  si avvicinarono, in modi no-bili e quali antecedenti illustri, a generi letterari come la  fantascienza  e la  fantapolitica  . Lo sguardo restò rivolto al futuro, sia nel tempo sia in quanto premonizione del «disastro della civiltà», come avvennecon i progenitori, fra i quali spiccò Wells con la  Macchina del tempo (1895) 12 e i suoi scritti pessimisti, ma impregnati di socialismo e dalrealismo riformista del fabianesimo: esercitarono influsso anche isuoi testi ottimistici, miranti all’avvenire luminoso del trionfo delbene sociale (così, Un’utopia moderna  , 1905), saldati però con una visione totalizzante della società. Suscitarono reazioni pessimiste e li-bertarie: tale Edward Morgan Forster, per il quale, dopo aver creatoprosperità e illusioni di meccanica felicità, la «macchina» del benes-sere si sarebbe fermata, con la società destinata al crollo ineluttabilee alla scomparsa fisica ( The Machine Stops  , 1909) 13 .Ha perciò buone ragioni chi, studiando l’utopia positiva e nega-tiva e spoliticizzando il discorso, nota che le antiutopie contempo-ranee sono conseguenti al disastro dei totalitarismi e il loro pessi-mismo è connesso alle circostanze storiche, specie del primo e delsecondo dopoguerra: quel periodo che altri identificano con l’ età della distopia  14 . Scrive Trousson: 60 11 Il testo fu srcinariamente pubblicato dalla «Feminist Press». Ora K. B URDE - KIN , La notte della svastica  (1937), prefazione di C. P  AGETTI , Roma 1993. 12 Tra le innumerevoli edizioni, si segnala qui H. G. W  ELLS , La macchina del tempo (1895), a cura di F. F ERRARA  , Milano 1996; nella sua smisurata opera lette-raria e politica spicca H. G. W  ELLS , Un’utopia moderna  (1905), a cura di F. P ORTA  ,Milano 1990. 13 E.M. F ORSTER  , The Machine Stops  (1909), ora in E.M. F ORSTER  , The Machine Stops and other Stories  , a cura di R. M ENGHAM , London 1997. Cfr. A. C ORRADO , Da un’isola all’altra. Il pensiero utopico nella narrativa inglese da T. More ad A. Hux-ley  , Napoli 1988; B. B  ATTAGLIA  , Nostalgia e miti nella distopia inglese. Saggi su Oli- phant, Wells, Forster, Orwell, Burdekin , Ravenna 1999, e B. B  ATTAGLIA  , La critica alla cultura occidentale nella letteratura distopica inglese  , Ravenna 2006. 14 V.I. C OMPARATO , Utopia  , cit., pp. 217 ss.  «La nascita delle grandi dittature moderne, l’opposizione dei blocchi politici,l’esperienza dei campi di concentramento, la “guerra fredda”, una sovrapprodu-zione anarchica, l’influenza sempre crescente di una tecnica disumanizzata,“l’arte” di abbrutire le masse, tutto questo, in modo disordinato, nutre l’antiu-topia, la cui essenza sono timore e disincantato scetticismo. […] Invece della fe-licità, troviamo la disperazione e la descrizione della miseria della vita umana; la fine dell’uomo e non già il suo sviluppo; non più una proposta ottimista, ma un avvertimento dinanzi alla sorte di coloro che si lasciano conquistare dallefallaci seduzioni delle utopie» 15 . Esamino ora un “caso”. Richiamo i modelli ricordati, che sonoandati oltre, in un miscuglio di critica politica, di analisi proget-tuale, di contestazione dell’esistente totalitario o solo prevaricato-rio delle società neo-, tardo- e post-capitaliste, o socialiste, violantele libere scelte individuali, e pervenendo all’analisi dell’oppressioneautoritaria e coercitiva, proprie anche delle società di democrazia  realizzata  . E non si tratta della marcusiana «tolleranza repressiva».La forza totalitaria dello Stato può perfino identificarsi con la di-sgregazione dello Stato medesimo, in una sorta di entità libertaria in cui l’esercizio della sovranità è scomposto, o è scomparso, sì da configurarsi come altrettanto totalitaria rispetto a quella in cui essa viene esercitata attraverso la forza bruta tramite una qualche ripro-duzione della  psicopolizia  orwelliana. Déry  La nuova Ungheria era passata al regime legittimista-autoritariodella “reggenza” dell’ammiraglio Miklós Horthy, la cosiddetta «dit-tatura comoda», alla guerra dichiarata contro l’URSS, alla “libera-zione” ma anche all’occupazione sovietica dall’inizio del ’45. Se-guirono gli eventi della sovietizzazione delle istituzioni e della so-cietà, delle «purghe», dell’opposizione al riformismo, rappresenta-to anche da Imre Nagy, e la rigida dittatura di Mátyás Rákosi.Questi fu cacciato nel luglio 1956, dopo le ripercussioni del Rap- porto Khru ô      s  ô      cëv  al XX congresso del Partito comunista dell’UnioneSovietica e l’avvio della demolizione del mito di Stalin e della de-stalinizzazione, con la parallela affermazione del «disgelo» e della «coesistenza pacifica» e soprattutto della legittimità delle «vie na-zionali» al socialismo. Le inquietudini e i rivolgimenti divenneroin Ungheria, nell’ottobre e novembre del 1956, rivoluzione di po-polo. Nagy fu chiamato a gestire la crisi quale capo del governo,reintegrato al potere dai sovietici, ma la pronta repressione lo colsedi sorpresa. Rifugiato il 22 novembre nell’ambasciata jugoslava, 61 15 R. T ROUSSON , Viaggi in nessun luogo. Storia letteraria del pensiero utopico , Ra-venna 1992, p. 183; R. T ROUSSON , La distopia e la sua storia  , in V. F ORTUNATI , R.T ROUSSON , A. C ORRADO (edd), Dall’utopia all’utopismo , cit., pp. 63-75.
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