RIMBORSO DEI PRESTITI OTTENUTI DAI DIPENDENTI, CESSIONE DI QUOTE DELLO STIPENDIO, DELEGAZIONE DI PAGAMENTO SULLO STIPENDIO E PIGNORAMENTI

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Pag. 1/14 DATA AUTORIZZAZIONI REDATTO VERIFICATO APPROVATO 22/01/2014 Avv. Francesca Cardelli Nanni Resp. Risorse Umane Dott.ssa Viviana Pelliconi Coord. Servizio Qualità Accreditamento Dott. F. Lorenzini

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Pag. 1/14 DATA AUTORIZZAZIONI REDATTO VERIFICATO APPROVATO 22/01/2014 Avv. Francesca Cardelli Nanni Resp. Risorse Umane Dott.ssa Viviana Pelliconi Coord. Servizio Qualità Accreditamento Dott. F. Lorenzini Direzione Aziendale Dr. A. Cavina Pag. 2/14 SOMMARIO ART. 1 PREMESSA... 3 ART. 2 SCOPO... 3 ART. 3 AMBITO DI APPLICAZIONE... 3 ART. 4 PRINCIPI GENERALI... 4 ART. 5 REGOLE OPERATIVE... 4 IPOTESI A) CESSIONE DEL QUINTO DELLO STIPENDIO... 4 IPOTESI B) DELEGAZIONE DI PAGAMENTO SULLO STIPENDIO... 9 IPOTESI C) PIGNORAMENTO DELLO STIPENDIO ART. 6 ONERI DI GESTIONE ART. 7 SANZIONI DISCIPLINARI ART. 8 RESPONSABILITÀ ART. 9 ENTRATA IN VIGORE E NORME FINALI... 14 Pag. 3/14 ART. 1 PREMESSA La gestione dei prestiti ottenuti da dipendenti della Società, che gli stessi si impegnano a rimborsare mediante cessione di quote del proprio stipendio, nonché i pignoramenti promossi da terzi che sono creditori di dipendenti della Società sugli stipendi dei medesimi, può risultare complicata, anche per le connesse tematiche giuridiche. Ad esempio, il rimborso del prestito tramite cessione del quinto dello stipendio non va confuso con il rimborso del prestito tramite delegazione di pagamento; se tali fattispecie possono avere una struttura in qualche modo simile o portare a risultati analoghi, si tratta però di figure giuridiche differenti. Senza contare i molti problemi interpretativi che sono sorti a seguito dell estensione ai dipendenti delle aziende private del DPR 180/1950 (ad opera della legge finanziaria 2005 Legge 311/2004), vale a dire il testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche Amministrazioni. Tale estensione è infatti avvenuta con discutibili innesti nell originario testo normativo del DPR 180/1950 disciplinante il settore pubblico. L intento è stato comunque quello di apprestare per tutti i dipendenti, pubblici e privati, il medesimo regime di cedibilità e pignorabilità dei crediti di lavoro (almeno per quanto attiene al regime dei limiti per le cessioni e per le azioni esecutive), estendendo ai dipendenti privati il regime del DPR 180/1950, in precedenza riservato ai soli dipendenti pubblici 1. ART. 2 SCOPO La presente procedura ha lo scopo di contribuire alla corretta gestione - da parte della Società - delle fattispecie di cessione del quinto dello stipendio, delegazione di pagamento sullo stipendio, pignoramento presso terzi, come di seguito meglio definite. ART. 3 AMBITO DI APPLICAZIONE Per Banca nella presente procedura si intende: qualsiasi Istituto che - in termini di requisiti soggettivi - può concedere un prestito ai sensi dell art. 15 del DPR 180/1950. La presente procedura si applica a: - qualsiasi cessione del quinto dello stipendio, intendendosi per tale nella presente procedura: qualsiasi ipotesi in cui un dipendente della Società si impegni a rimborsare un prestito, ottenuto da una Banca, mediante la cessione a tale Banca del (fino a un) quinto dello stipendio; - qualsiasi delegazione di pagamento sullo stipendio, intendendosi per tale nella presente procedura: qualsiasi ipotesi in cui un dipendente della Società si impegni a rimborsare un prestito, ottenuto da una Banca, mediante delegazione alla Società di pagare un (fino a un) quinto dello stipendio a tale Banca; 1 La legge finanziaria per il 2005 è intervenuta sull art. 1, comma 1, del DPR 180/1950, aggiungendo le aziende private tra i datori di lavoro ai quali si applicano i divieti di impignorabilità, insequestrabilità ed incedibilità dei crediti di lavoro previsti in tale normativa e ha riformulato la rubrica del Titolo III del DPR 180/1950, comprendendovi anche i dipendenti di soggetti privati (senza peraltro eseguire alcun intervento sulle singole disposizioni di legge). La Legge 80/2005 ha invece esteso la tipologia dei soggetti che possono fare ricorso alla cessione dello stipendio (pensionati, parasubordinati, lavoratori a tempo determinato). La Legge 266/2005 (finanziaria 2006) ha invece previsto la cedibilità dell intero TFR. Il DPR 895/19850 è il regolamento per l'esecuzione del testo unico DPR 180/1950. Pag. 4/14 - qualsiasi pignoramento presso terzi, intendendosi per tale nella presente procedura: qualsiasi pignoramento presso terzi promosso da un terzo, che è creditore del dipendente della Società, sullo stipendio di tale dipendente; la Società è il datore di lavoro - terzo pignorato. ART. 4 PRINCIPI GENERALI La gestione delle fattispecie oggetto della presente procedura deve inspirarsi al pieno rispetto della vigente normativa applicabile, dei principi, delle disposizioni e dei regolamenti aziendali, nonché di eventuali provvedimenti giudiziari. È espressamente vietato autorizzare e/o eseguire un pagamento non supportato da adeguata documentazione. È espressamente vietato autorizzare e/o eseguire un pagamento in difformità delle direttive aziendali. È espressamente vietato autorizzare e/o eseguire un pagamento in difformità di un provvedimento del Giudice. È sempre opportuna una valutazione dettagliata circa la documentazione che la Banca richieda di sottoscrivere alla Società, anche per evitare assunzioni di responsabilità non dovute. Lo stipendio del dipendente deve sempre considerarsi al netto delle trattenute previdenziali e fiscali. ART. 5 REGOLE OPERATIVE La gestione di ogni cessione del quinto dello stipendio, delegazione di pagamento sullo stipendio e pignoramento presso terzi e i relativi pagamenti devono conformarsi alle seguenti regole operative: IPOTESI A) CESSIONE DEL QUINTO DELLO STIPENDIO La cessione del quinto dello stipendio da parte di un dipendente della Società per il rimborso di un prestito erogato al dipendente da una Banca ha una propria disciplina specifica nel DPR 180/1950, oltre ad essere riconducibile al più ampio genere della cessione di credito ai sensi degli artt e ss. del Codice Civile. In caso di contratto di prestito contro cessione del quinto dello stipendio, il dipendente (cedente) si obbliga a rimborsare alla Banca (cessionario) il prestito accordato tramite la cessione del proprio stipendio nella misura di (fino a) un quinto. Lo stipendio è il credito che il dipendente vanta nei confronti del proprio datore di lavoro (debitore ceduto). Il datore di lavoro NON può (di regola) opporsi a tale cessione, che è un diritto del lavoratore 2. Secondo il DPR 180/1950, la cessione ha effetto dal momento della notifica della stessa al debitore ceduto 3. 2 Ai sensi dell art c.c., le eccezioni riguardano i crediti di carattere strettamente personale e i trasferimenti vietati dalla legge. 3 In un ottica cautelativa, peraltro, si consiglia di rispettare anche i criteri di efficacia previsti dal Codice Civile. Ai sensi dell art c.c., la cessione di credito diviene efficace nei confronti del debitore ceduto (che, quindi, paga male se effettua il pagamento a favore del cedente) dopo che gli sia stata notificata la cessione o l abbia accettata. Pag. 5/14 La cessione dello stipendio NON può superare il limite di un quinto (1/5). 4. Se segue ad un preesistente pignoramento, la cessione del quinto dello stipendio NON può eccedere la differenza tra i due quinti (2/5) della retribuzione e la quota colpita dal pignoramento 5, fermo in ogni caso il limite del quinto (1/5). Inoltre, anche prima della notifica o dell accettazione, il debitore ceduto non è liberato se il cessionario riesce a provare che il debitore ceduto era a conoscenza della avvenuta cessione. La cessione di credito si perfeziona quindi con l accordo tra cedente e cessionario e non richiede il consenso del debitore ceduto (per il quale è infatti normalmente indifferente eseguire il pagamento nelle mani di un soggetto o di un altro, rimanendo obbligato verso il cessionario così come lo era verso il cedente). Ai sensi dell art c.c., se vi sono più cessioni, prevale quella notificata per prima o accettata prima con atto di data certa, ancorché di data posteriore. 4 DPR 05/01/1950 n. 180 Art. 5. Facoltà e limiti di cessione di quote di stipendio e salario. [1] Gli impiegati e salariati dipendenti dallo Stato e dagli altri enti, aziende ed imprese indicati nell'art. 1 possono contrarre prestiti da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o del salario fino al quinto dell'ammontare di tali emolumenti valutato al netto di ritenute e per periodi non superiori a dieci anni, secondo le disposizioni stabilite dai titoli II e III del presente testo unico. Le operazioni di prestito concesse ai sensi del presente testo unico devono essere conformi a quanto previsto dalla delibera del Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio del 4 marzo 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27 marzo 2003, e dalla vigente disciplina in materia di trasparenza delle condizioni contrattuali per i servizi bancari, finanziari ed assicurativi. [2] Per il personale dipendente dalle Camere del Parlamento si osservano le norme speciali stabilite dalle Camere stesse. [3] Qualora il debitore ceduto sia una delle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, trova applicazione il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, per gli atti relativi ai prestiti e alle operazioni di cessione degli stipendi, salari, pensioni e altri emolumenti, secondo le modalità individuate dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 13-bis, comma 2, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, da emanare entro dieci mesi dalla data di entrata in vigore della stessa legge n. 80 del DPR 05/01/1950 n Impiegati e salariati a tempo indeterminato o con contratti collettivi di lavoro. [1] Gli impiegati e salariati delle amministrazioni indicate nel precedente articolo, assunti in servizio a tempo indeterminato a norma della legge sui contratti d'impiego privato od in base a contratti collettivi di lavoro, possono fare cessione di quote di stipendio o di salario non superiore al quinto per un periodo non superiore ai dieci anni, quando siano addetti a servizi di carattere permanente, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo. [2] Nei confronti dei medesimi impiegati e salariati assunti in servizio a tempo determinato, la cessione del quinto dello stipendio o del salario non può eccedere il periodo di tempo che, al momento dell'operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto in essere. Alla cessione del trattamento di fine rapporto posta in essere dai soggetti di cui al precedente e al presente comma non si applica il limite del quinto. [3] I titolari dei rapporti di lavoro di cui all'articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile con gli enti e le amministrazioni di cui all'articolo 1, primo comma, del presente testo unico, di durata non inferiore a dodici mesi, possono cedere un quinto del loro compenso, valutato al netto delle ritenute fiscali, purchè questo abbia carattere certo e continuativo. La cessione non può eccedere il periodo di tempo che, al momento dell'operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto in essere. I compensi corrisposti a tali soggetti sono sequestrabili e pignorabili nei limiti di cui all'articolo 545 del codice di procedura civile. 5 DPR 05/01/1950 n Limiti nella coesistenza di sequestri o pignoramenti e cessioni. [1] Quando preesistono sequestri o pignoramenti, la cessione, fermo restando il limite di cui al primo comma dell'art. 5, non può essere fatta se non limitatamente alla differenza tra i due quinti dello stipendio o salario valutati al netto delle ritenute e la quota colpita da sequestri o pignoramenti. [2] Qualora i sequestri o i pignoramenti abbiano luogo dopo una cessione perfezionata e debitamente notificata, non si può sequestrare o pignorare se non la differenza fra la metà dello stipendio o salario valutati al netto di ritenute e la quota ceduta, fermi restando i limiti di cui all'art. 2. Pag. 6/14 TFR: ai sensi dell art. 52 del DPR 180/1950, il dipendente PUÒ disporre la cessione dell intero Trattamento di Fine Rapporto, quindi senza il limite del quinto 6. Il TFR può essere ceduto a garanzia dell intero debito contratto. In particolare, nei contratti di prestito di solito si prevede che la cessione, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro prima dell estinzione del debito, estenda i propri effetti sul TFR fino a concorrenza dell importo residuo da rimborsare. PENSIONE: nel caso di cessazione del rapporto di lavoro prima che sia estinta la cessione, l'efficacia della cessione si estende di diritto sulla pensione, nel limite di un quinto (1/5) 7 (della differenza tra la pensione spettante e l importo corrispondente al trattamento minimo). Ove il rapporto di lavoro cessi per pensionamento è necessario informare l Istituto Previdenziale interessato circa la cessione in corso, così da consentire all Istituto medesimo di proseguire senza interruzioni la trattenuta. Il dipendente NON può contrarre un prestito che presenti un piano di rimborso avente una durata maggiore del residuo periodo di lavoro 8. Il debitore ceduto (la Società) ha il potere-dovere di accertare l intervenuta cessione del credito e la sua validità quando essa non sia stata idoneamente documentata (richiedendo, ad esempio, copia autentica del 6 Si veda art. 52 DPR 180/ nota n DPR 05/01/1950 n Estensibilità dell'efficacia delle cessioni sui trattamenti di quiescenza. [1] Nel caso di cessazione dal servizio prima che sia estinta la cessione, l'efficacia di questa si estende di diritto sulla pensione o altro assegno continuativo equivalente, che al cedente venga liquidato in conseguenza della cessazione stessa, dalla amministrazione dalla quale dipendeva o da istituti di previdenza o di assicurazione ai quali fosse iscritto per effetto del rapporto di impiego o di lavoro, in base a disposizioni di leggi generali o speciali, di regolamenti organici o di contratto. [2] La quota da trattenere non può eccedere il quinto della pensione o assegno continuativo. [3] Qualora la cessazione dal servizio, anziché ad una pensione o altro assegno continuativo equivalente dia diritto ad una somma una volta tanto, a titolo di indennità o di capitale assicurato, a carico dell'amministrazione o di un istituto di previdenza o di assicurazione, tale somma è ritenuta fino alla concorrenza dell'intero residuo debito per cessione. [4] Ove la ritenuta di cui al precedente comma estingua il mutuo anticipatamente, sono dovuti al debitore gli sconti contemplati nell'art DPR 05/01/1950 n. 180 Art. 23. Casi di limitazione della durata dei prestiti. [1] L'impiegato o il salariato cui manchino, per conseguire il diritto al collocamento a riposo, a norma delle disposizioni in vigore, meno di dieci anni, non può contrarre un prestito superiore alla cessione di tante quote mensili quanti siano i mesi necessari per il conseguimento del diritto al collocamento a riposo. [2] Gli ufficiali invalidi o mutilati di guerra, riassunti in servizio sedentario, possono contrarre prestiti in misura non superiore alla cessione di tante quote mensili quanti siano i mesi necessari per il raggiungimento dello speciale limite di età per il loro collocamento a riposo. [3] Per gli ufficiali nelle posizioni speciali di cui all'articolo 8, i prestiti non possono essere superiori alla cessione di tante quote mensili quanti siano i mesi che mancano per la fine della posizione speciale. Pag. 7/14 contratto di cessione); tale verifica può ritenersi non necessaria quando la cessione del credito gli sia stata notificata dal cedente. Avviene di frequente che la Banca richieda al datore di lavoro di rilasciare dichiarazioni sull entità dello stipendio del dipendente-debitore o impegni ad effettuare la trattenuta, obblighi di comunicazione e simili. Si rileva in proposito che il datore di lavoro NON è obbligato a fornire dati relativi al rapporto di lavoro a tali soggetti, NÈ a rilasciare dichiarazioni o sottoscrivere atti di benestare e simili. Il datore di lavoro è infatti tenuto unicamente a ricevere la notifica dell atto di cessione, trattenere le somme cedute dal proprio dipendente e metterle a disposizione del cessionario. Una volta che abbia ricevuto la notificazione della cessione di un quinto, la Società deve: - accertare l intervenuta cessione del credito e la sua validità quando essa non sia stata idoneamente documentata (richiedendo, ad esempio, la copia autentica del contratto di cessione). Tale verifica può ritenersi non necessaria quando la cessione del credito sia stata notificata direttamente dal cedente; - verificare la presenza dei requisiti per la legittimità della cessione (ad esempio, è bene ricordare che ci sono limiti di legge, anche temporali, alla pluralità delle cessioni 9 ); 9 In particolare, non possono coesistere due cessioni del quinto, a meno che ogni singola cessione non sia gravante su frazioni minori di un quinto (ad esempio, si possono avere due cessioni ciascuna per 1/10 dello stipendio). DPR 05/01/1950 n. 180 Art. 39. Rinnovo di cessione. [1] È vietato di contrarre una nuova cessione prima che siano trascorsi almeno due anni dall'inizio della cessione stipulata per un quinquennio o almeno quattro anni dall'inizio della cessione stipulata per un decennio, salvo che sia stata consentita l'estinzione anticipata della precedente cessione, nel qual caso può esserne contratta una nuova purché sia trascorso almeno un anno dall'anticipata estinzione. [2] Qualora la precedente cessione non sia estinta, può esserne stipulata una nuova dopo la scadenza dei termini previsti nel precedente comma con lo stesso o con altro istituto, nei limiti di somma e di durata stabiliti negli artt. 5, 6 e 23, ed a condizione che il ricavato della nuova cessione sia destinato, sino a concorrente quantità, alla estinzione della cessione in corso. [3] Anche prima che siano trascorsi due anni dall'inizio di una cessione quinquennale, può essere contratta la cessione decennale, quando questa si faccia per la prima volta, fermo restando l'obbligo di estinguere la precedente cessione. DPR 05/01/1950 n Effetti di una nuova cessione in rapporto alla precedente. [1] In caso di nuova cessione, al primo cessionario è dovuta la restituzione della somma capitale ancora non rimborsata oltre gli interessi pattuiti e maturati fino a tutto il mese nel quale si effettua la restituzione, nonostante qualunque patto in contrario. [2] Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato restituisce la quota del premio di garanzia a norma del terzo comma dell'art. 38. [3] Il mutuante deve pagare al primo cessionario il residuo suo credito contemporaneamente al pagamento al mutuatario del ricavato netto del nuovo mutuo. [4] L'obbligo della garanzia da parte del Fondo e l'obbligo dell'amministrazione di versare le quote di ammortamento del prestito sono subordinati alla condizione che l'istituto mutuante adempia all'estinzione della precedente cessione. DPR 28/07/1950 n Conto del residuo debito per cessione preesistente. [1] Gli impiegati e i salariati di cui all'articolo precedente che hanno una cessione in corso e intendono contrarre un nuovo prestito verso cessione di quote di stipendio o di salario con un istituto diverso devono chiedere al precedente cessionario il conto del residuo debito, che dovrà essere estinto con la nuova cessione. Pag. 8/14 - verificare che la Banca sia tra gli istituti che, in termini di requisiti soggettivi, possono concedere un prestito ai sensi della normativa di riferimento (art. 15 del DPR 180/1950); - evitare di rilasciare dichiarazioni di impegno, certificati, nonché sottoscrivere atti di benestare o simili a domanda della Banca. Su un piano pratico, è noto che la mancata sottoscrizione di tale documentazione da parte del datore di lavoro potrebbe causare problemi per il lavoratore richiedente il finanziamento; quindi, dietro richiesta scritta del lavoratore, una buona via di mezzo potrebbe essere quella
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