Ricciardi Prima dell impero. Identià politiche e ideologia nell'Opus Karoli Regis Contra Sinodum (Libri Carolini)

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   643  Prima dell’impero. Antagonismo franco-bizantino, identità politiche e ideologia dal mito delle srcini troiane all’ Opus Caroli regis contra synodum  (  Libri Carolini ). 1. La paternità, i modi e i tempi di compilazione, l’influsso dottrinale e culturale dell’ Opus Caroli contra synodum  o  Libri Carolini 1  sono stati oggetto di numerosi dibattiti 2 . Un orientamento storiografico sostanzialmente concorde riguarda invece i suoi contenuti propagandistici. Questo scritto, la cui stesura si colloca fra il 790 e la convocazione del concilio di Francoforte nel 794 3 , è considerato uno dei pilastri portanti del percorso che avrebbe condotto all’acquisizione del titolo imperiale da parte di Carlo Magno la notte di Natale dell’800 4 . L’ Opus Caroli  è un trattato dottrinale in cui Carlo Magno si pronuncia «contra 1   Opus Caroli Regis Contra Synodum (Libri Carolini) , a cura di A. Freeman,  Monumenta Germaniae  Historica (d’ora in avanti  M.G.H. )  , Concilia Aevi Karolini  (d’ora in avanti Concilia ), II, Supplementum , I, Hannover, 1998. 2  Particolarmente acceso fu il dibattito fra Liutpold Wallach e Ann Freeman sulla paternità dell’ Opus Caroli , che il primo attribuiva ad Alcuino di York e la seconda a Teodulfo di Orléans. All’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso la disputa si risolse in favore della tesi di Freeman, che a oggi non è più stata oggetto di discussione. Per una messa a punto delle problematiche sopra citate: A. F REEMAN -P. M EYVAERT ,  An Introduction , in A. F REEMAN , Theodulf of Orléans: Charlemagne’s Spokesman Against the Second Council of Nicaea , Aldershot, 2003, saggio I (traduzione dal tedesco della Einleitung  all’edizione critica dell’ Opus Caroli ), pp. 17-33 e T.F.X. N OBLE ,  Images, Iconoclasm, and the Carolingians , Philadelphia, 2009, pp. 160-169 3  Su Francoforte: G. A RNALDI ,  La questione dei  Libri Carolini, in Culto cristiano, politica imperiale carolingia , Convegni del Centro di Studi sulla Spiritualità Medievale, 18, Todi, 1979, pp. 63-86 e  Das Frankfurter Konzil von 794. Kistallisationpunkt karolingischer Kultur  . Akten zweier Symposien (vom 23.  bis 27. Februar und vom 13. bis 15. Oktober 1994) a cura di R. Berndt, I-II, Mainz, 1997, in particolare i contributi di J. Fleckestein, P. Depreux, H. Mordek, A. Agenendt, M.-F. Auzépy, W. Hartamann, K. Schatz, H.G. Thümmel. 4  Cfr. oltre gli studi citati alle note15-17.   644synodum, quae in partibus Gretiae pro adorandis imaginibus stolide sive arroganter gesta est» 5 , vale a dire contro le disposizioni del VII concilio ecumenico tenutosi a Nicea nel 787. Il concilio – convocato dall’imperatrice Irene e dal figlio Costantino con l’avallo di papa Adriano I senza che la chiesa franca ne fosse informata  ‒   aveva posto fine all’iconoclastia 6  e deliberato sulle forme di devozione che dovevano essere tributate alle immagini 7 . Il trattato avrebbe dovuto essere letto pubblicamente a Francoforte nel 794 ma nella redazione degli atti non viene citato. La ricusazione di Nicea si fondò unicamente sulla constatazione che i prelati orientali avevano decretato che alle immagini si tributasse la stessa forma di adorazione destinata alla Trinità, affermazione inaccettabile sul piano dottrinale 8 . Poiché nelle pagine che seguono esamineremo gli orientamenti politici e ideologici che sostennero la stesura dell’ Opus Caroli , e dunque il suo presentarsi come Staatsschrift  9  oltre che come testo dottrinale, possiamo tralasciare la questione del  perché   non sia stato usato a Francoforte, e di cosa accadde al trattato dopo  che fu compilato 10 . A 5   Opus Caroli cit., Praef  ., p. 97. 6  Per un inqudramento sulle problematiche legate all’iconoclastia: M. G ALLINA , Potere e società a  Bizanzio. Dalla fondazione di Costantinopoli al 1204 , Torino, 1995, pp. 126-155; L. B RUBAKER  -J. H ALDON , Byzantium in the Iconoclast Era, c. 680-850. A History , Cambridge, 2011, pp. 298-365. 7  Sul concilio di Nicea e sul culto delle immagini:  Nicée II, 787-1987  .  Douze siècles d'images religeuses . Actes du Colloque International, Paris 2-4 octobre 1986, a cura di F. Boespflug-N. Lossky, Paris, 1987, in particolare i contributi di M.-F. Auzépy, C. Heitz, E. Lamme, K. Schatz, J.-C. Schmitt; M.   M C C ORMICK  , Textes, images et iconoclasme dans le cadre des relations entre Byzance et l'Occident carolingien , in Testo e immagine nell’alto medioevo , Settimane di Spoleto, 41, Spoleto, 1994, I, pp. 95-162; M.-F. A UZÉPY ,  Les enjeux de l’iconoclasme , in Cristianità d’occidente e cristianità d’oriente , Settimane di Spoleto, 51, Spoleto, 2004, I, pp. 145-157. 8   Capitulare Francofurtense, M. G. H., Concilia , I, a cura di A. Werminghoff, Hannover, 1906, c. 2, p. 165. All’srcine della condanna dei vescovi franchi vi fu la pessima traduzione latina degli atti fatta approntare da papa Adriano I, in cui con la stessa parola, adoratio , furono definite due forme di devozione che negli atti in greco erano invece nettamente distinte: la  proskynesis  (venerazione), da tributarsi alle immagini, e la latreia  (adorazione), di cui solo la Trinità poteva essere oggetto. Ciò non vuol dire però, come spesso ritenuto, che la condanna di Nicea sia dipesa da un semplice fraintendimento terminologico. La struttura e i contentui dell’ Opus Caroli  dimostrano la decisa volontà e la capacità dei teologi franchi di contestare l’intero impianto dottrinale del concilio, cfr. H. G. T HÜMMEL ,  Die fränkishe Reaktion auf das 2.  Nicaenum 787 in den  Libri Carolini, in  Das Frankfuter Konzil  cit., II, pp. 965-980. 9  Cfr. W. S CHMANDT , Studien zu den Libri Carolini, Mainz, 1966, p. 1 e N OBLE ,  Images  cit., p. 243. 10  Anche Thomas Noble, che interpreta l’ Opus Caroli  a partire da coordinate molte diverse dalle mie, giunge alla stessa conclusione, cfr. N OBLE ,  Images  cit., p. 180: «It it not so important, really, wheter the   645questo proposito è anzi importante rilevare come nel tempo sia prevalsa la tendenza a leggere in senso inverso il nesso che lega l’ Opus Caroli  al concilio del 794 e alla consacrazione imperiale dell’800. Il silenzio di Francoforte è stato assunto come  petizione di principio in base alla quale spiegare a ritroso la genesi e il “fato” del trattato, composto nell’ingiustificata convinzione che Adriano I ne avrebbe approvato i contenuti e frettolosamente occultato quando la posizione del papato in favore di Nicea si era apertamente manifestata 11 . Come se la condanna di un concilio ecumenico «che si era Opus  was in some sense “published”. The views which it contained represent the most up-to-date thinking of the Frankish court». 11  Erano le conclusioni di Ann Freeman in Carolingian Orthodoxy and the Fate of the Libri Carolini, in ead., Theodulf cit., saggio III, pp. 71-95 poi sostanzialmente riprese nell’ Einleitung  alla sua edizione dell’ Opus Caroli (pp. 1-11). Freeman ritiene che l’ Opus Caroli sia stato composto dando per scontato il consenso di Adriano I e propone la seguente ricostruzione. Nel 790 gli atti del concilio in traduzione latina giungono alla corte franca. Viene steso una sorta di preliminare all’ Opus Caroli , il cosiddetto Capitulare  Adversus Synodum , che nel 792 è inviato a Roma per ottenere l’approvazione del papa alla confutazione di  Nicea. Adriano tuttavia non comprende le implicazioni polemiche del Capitulare . Nel frattempo viene  proseguita la redazione dell’ Opus Caroli  che è praticamente finito quando, nel 793-794, giunge la risposta di Adriano al Capitulare Advesus Synodum  in cui è ribadita la correttezza dogmatica di Nicea. Resisi conto che la pubblicazione dell’ Opus Caroli  a Francoforte avrebbe messo in imbarazzo il papato, i vertici franchi decidono di non usarlo, limitandosi a condannare l’assimilazione fra  proskynesis  e latreia . È il caso di segnalare alcune pesanti contraddizioni contenute in questa ricostruzione: 1) il Capitulare Adversus Synodum  e l’ Opus Caroli  cominciano a essere stilati non appena gli atti giungono a corte, eppure passano fra i due e i tre anni prima che ci si decida a consultare il papa, alla cui autorità dottrinale, stando a Freeman, i Franchi sono totalmente subordinati; 2) dopo che il Capitulare Adversus Synodum  è stato consegnato ad Adriano la redazione dell’ Opus Caroli  prosegue alcremente. È di nuovo il caso di domandarsi che peso Carlo attribuisse al parere di Adriano e alla possibilità che egli si allineasse o meno alle sue posizioni; 3) il papa non comprende le finalità del Capitulare    Adversus Synodum  eppure ne confuta i contenuti in una lettera lunga cinquantuno pagine dell’edizione  M. G. H  .; 4) in almeno nove punti nel Capitulare Adversus Synodum  sono contestati i contenuti della sinodica di Adriano, punti che nell’ Opus Caroli  salgono a una ventina senza che, anche in questo caso, si sia aspettata la risposta del diretto interessato. A fronte di tali rilievi credo sia più corretto interpretare l’ Opus Caroli  come espressione di un momento di crisi nei rapporti franco-papali, in linea con quanto già suggerito, seppur in diverse prospettive di ricerca, in K. H AMPE ,  Hadrians I. Vertheidigung der zweiten nicaenischen Synoden , «Neues Archiv», XXI, 1896, pp. 100-102 e pp. 111-113; A RNALDI ,  La questione  cit., pp. 70-72 e pp. 74-86; P. C LASSEN , Karl der Große, das Papsttum und Byzanz. Die Begründung des karolingischen Kaisertums , a cura di H. Fuhrmann-C. Märtl, Sigmaringen, 1985, p. 38 seg.; F. H ARTMANN ,  Hadrian 1. (772 - 795):  frühmittelalterliches Adelspapsttum und die Lösung Roms vom byzantinischen Kaiser  , Stuttgart, 2006, pp. 278-291.   646svolto, alla presenza dei legati di papa Adriano, secondo tutti i crismi della legalità» 12  non  potesse non avere ripercussioni sugli equilibri fra chiesa franca e papato. Come se un re e un clero che avevano eletto a missione l’evangelizzazione delle popolazioni pagane e la riforma delle pratiche cultuali nelle campagne non si ponessero il problema delle possibili degenerazioni verso l’idolatria che il culto delle immagini poteva innescare 13 . La predisposizione a considerare l’ Opus Caroli secondo la logica del respice finem ,  piuttosto che a indagare su quali nozioni già acquisite possano averne condizionato l’impostazione polemica, è constatabile altresì nelle interpretazioni che sono state date dei suoi contenuti propagandistici. Poiché Francoforte si presentava, e ciò è senz’altro vero, come un concilio “ecumenico” dell’occidente 14  nel corso del quale  ‒   di fronte all’episcopato, ai legati papali e a una rappresentanza della chiesa anglosassone  ‒   un rex gentium , al pari dell’imperatore,   interveniva nel definire i dogmi della fede, è sembrato ragionevole concludere che costui considerasse un impero la dominazione posta sotto il suo controllo 15 . Un impero che nell’ Opus Caroli  sarebbe presentato o nell’atto di rivendicare l’eredità degli imperatori cristiani 16  o come monarchia davidica guidata da un rex et sacerdos  la cui preminenza si fondava sul mantenimento dell’unità della fede 17 . E 12  A RNALDI ,  La questione  cit., p. 69. 13  Cfr. A RNALDI ,  La questione  cit., p. 72; A UZÉPY , Francfort et Nicée II  , in  Das Frankfurt Konzil  cit., I, pp. 280-289; M C C ORMIK  , op. cit.,  p. 105 seg., p. 134 seg. 14  Su Francoforte come concilio “ecumenico”: A RNALDI ,  La questione  cit., p. 70-74; A. A  NGENEND , Karl der Grosse als  “rex et sacerdos”, in  Das Frankfurt Konzil  cit., I, pp. 273-275; N OBLE ,  Images  cit., pp. 175-180. 15  F.L. G ANSHOF , Observations sur le synode de Francfort de 794 , in Miscellanea Historica in Honorem Alberti de Meyer, I, Louvain-Bruxelles, pp. 306-318; K.F. W ERNER  ,  Les srcines (avant l’an mil) , Histoire de France, I, Paris, 1984, pp. 380-382 e pp. 386-387. Una prospettiva più articolata è rilevabile in H. F ICHTENAU ,  L’impero carolingio , trad. it., Roma-Bari, 2000, pp. 92-103 e in C LASSEN , Karl der Große  cit., pp. 35-39. 16  Cfr. T.F.X. N OBLE , Tradition and Learning in Search of Ideology: The  Libri Carolini, in “The Gentle Voices of Teachers”. Aspects of Learning in the Carolingian Age , a cura di R.E. Sullivan, Columbus, 1995, pp. 246-248; A UZÉPY , Francfort et Nicée II cit., pp. 298-300. 17  N OBLE , Tradition cit., pp. 247-249; H. N AGEL , Karl der Grosse und die theologischen  Herausforderungen seiner Zeit: zur Wechselwirkung zwischen Theologie und Politik im Zeitalter des grossen Frankenherrschers , Frankfurt am Main, 1998, pp. 86-89; K. M ITALAITÉ , Philosophie et théologie de l’image dans les  Libri Carolini, Paris, 2007, pp. 45-58.   647una volta che con l’ Opus Caroli  e il concilio di Francoforte erano state stabilite simili  premesse l’assunzione effettiva del titolo imperiale non poteva che essere questione di tempo: «can anyone be surprised that a few years after the  Libri Carolini  was written Charlemagne was crowned emperor?», si chiede Thomas Noble 18 . Nelle pagine che seguono cercheremo di rispondere a questa domanda. 2. Carlo Magno giustifica la composizione dell’ Opus Caroli sulla base di due asserzioni: che con le deliberazioni di Nicea l’impero aveva posto in atto un’aggressione volta a privare l’occidente della libertà 19  e che Dio aveva affidato al re dei Franchi il gubernaculum , il timone della Chiesa, affinché la governasse in quel pericoloso frangente 20 . Dobbiamo dunque partire da una riconsiderazione su genesi e sviluppi di questi temi  ‒   aggressività dell’impero verso il mondo franco e assunzione da parte dei Carolingi della difesa della chiesa  ‒   se vogliamo comprendere il significato dell’opposizione fra occidente e oriente contenuta nel trattato. È nell’elaborazione del mito delle srcini troiane dei Franchi che l’esistenza di un antagonismo atavico con l’impero trova la sua espressione più compiuta e durevole 21 . Il mito è riportato in quattro fonti: il Chronicon  di Fredegario (ca. 660) 22 , il  Liber Historiae 18  N OBLE , Tradition cit., p. 249. Similmente A UZÉPY , Francfort et Nicée II cit., p. 279, p. 299 seg.; M ITALAITÉ , op. cit. , p. 51; N AGEL , op. cit.,  p. 231. 19   Opus Caroli  cit., Praef  ., p. 101: «Contra cuius errores ideo scribere conpulsi sumus, ut (…) nostri stili divinarum Scripturarum auctoritate armati invectione pellatur et inertem vel potius inermem orientali de parte venientem hostem occidua in parte per nos favente Deo adlata sanctorum patrum sententia feriat»; III, 25, p. 552: «His armis nos (…) plectere nisi sunt, his iaculis nos confodere moliti sunt, his hastis nos debellare conati sunt, his ensibus nostrae libertatis inruptores se fore crediderunt», cfr. inoltre I, 27, p. 222; II, Praef  ., p. 232; II, 23, p. 278; II, 24, p. 282; II, 28, p. 296 s.; III, Praef  ., p. 329. 20    Ivi , Praef  ., p. 97: « Ecclesia   mater    nostra (…) aliquando externa, aliquando intestina perpetitur bella, aliquando exterorum concutitur incursibus, aliquando civium pulsatur tumultibus (…). Cuius quoniam in sinu regni gubernacula Domino tribuente suscepimus, necesse est, ut in eius defensione et ob eius exaltationem Christo auxiliante toto annisu certemus», cfr. inoltre IV, Praef  ., p. 485; IV, 18, p. 533. 21  Per un inqudramento generale: A. G IARDINA ,  Le srcini troiane dall’impero alla nazione , in  Morfologie sociali e culturali in Europa fra tarda antichità e alto medioevo , Settimane di Spoleto, 45, Spoleto, 1998, I, pp. 177-209. 22  F REDEGARIO , Chronicon ,  M. G. H., Scriptores Rerum Merovingicarum (d’ora in poi  S. R. M. ), II, a cura di B. Krusch, Hannover, 1888, pp. 1-193. Sulle svariate ipotesi formulate su Fredegario e sul Chronicon  cfr. O. D EVILLERS -J. M EYERS ,  Introduction , in F RÉDÉGAIRE , Chronique des temps mérovingiens , Turhout, 2001, pp. 5-53; M. C OUMERT , Origines des peuples. Les récits du Haut Moyen Âge occidental (550-850) , Paris, 2007, pp. 295-301; R. C OLLINS ,  Die Fredegar-Chronikon , Hannover, 2007,
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