Pier Mario Vello. Utopia di una margherita Poesie critiche

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Pier Mario Vello Utopia di una margherita Poesie critiche L arte della parola Una vera arte della parola dice lo Spartano senza essere connessa alla verità non esiste né mai esisterà. Così riferisce Platone.

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Pier Mario Vello Utopia di una margherita Poesie critiche L arte della parola Una vera arte della parola dice lo Spartano senza essere connessa alla verità non esiste né mai esisterà. Così riferisce Platone. Né la poesia bisognerebbe aggiungere senza una connessione con l umanità. 2 Utopia di una margherita 3 Samsara Siamo il flusso e l attesa, l onda mai uguale e la corrente in tempesta rondini sul filo che spiccano il volo. Amico mio, non dimentichiamoci! Non restiamo legati alla roccia o al mondo non imprigionati nella terra zenitale. Non scordiamo la lingua del Ciao e del Grazie e il palmo imperscrutabile dell offerta aperta nella follia della decisione controcorrente. Noi siamo il puro fluire. Per quali piani tu andrai, in quali intrecci io mi destreggerò Che cosa tu farai, che cosa io farò nel gorgo del Samsara non lo sappiamo. Tu scorrerai nel ricamo della domanda aperta io fluirò di evento in evento tessuto e cucito al Sì e al No. Sbigottiti ma consapevoli, come sotto un fuoco tonante che s abbatte sull albero uomini di spirito sui propri passi, fiori fermi sul ramo di cedro 4 che nessun vento stacca. 5 Utopia Nuvole orlate d oro e blu sono sospinte verso il nord in quota In alto le tende sbattono impazzite contro il cielo verso il futuro Il sole è velato sui prati di marzo Dolcemente penso alla strada che farò Il sentiero sul colle non peserà, amico, se andremo sicuri di una dolce stima reciproca Le margherite bagnate squillo di tromba incuranti del mondo suonano la nostra Utopia Giovanissimi con tutto ancora da giocare in un mattino di cristallo e di vento felici di ciò che siamo e saremo leggeri nel destino e nella compassione passeranno incuranti sul filo gli eventi 6 in equilibrio approdati senza fatica alla salita Eppure la macchia umanissima è oltre al di là delle betulle al sole, dopo il pianoro. 7 Rinascere Chi è il sussurro, chi sono le onde? L acqua increspata ci rincorre come qualcuno che chiama alle spalle e ci tocca e gira come un vento improvviso. Emerge il vivere per tutti da un cavo di mare profondo. Siamo in tanti ad essere alzati, vibranti onde nella luce. Piango perché sono intessuto alla morte sasso scagliato alla fragile tempia pietra piombata muta nel profondo. E come un latrato dal fondo mi grida dentro un crudo un amore di rinascita ancora. 8 Coro nella notte Sgomitante caterva masse di umani come un conato scomposto della storia un soccombere in terra sotto il moto di corpi pestati il clamore che ottunde la voce all amore rimorde la pena di andare così inascoltato chi vince per tutti? il falso silenzio della casa morta la guerra, come un insetto, ha fatto la sua tana gli esuli remano verso lo sterminio e la notte incendiata da una folle funambolica fiamma all amore rimorde la pena di andare così inascoltato. 9 In piazza sognano Nulla s interpone tra me e te. Non il campanile e nemmeno la strada non la morsa o l officina il lampo o l ingranaggio. E nemmeno le spettacolari storie che abbiamo incrociato nel bar stracolmo [stamattina. Il mondo passa liscio che sembra appena apparire [oltre il tempo, corona di spine, fiume, slitta fatale, leggenda tracciata a matita. Cavallo che avrai in bocca la morte, i tuoi muscoli urlano nell aria vuota. Siamo chiusi nell amore mite e saldo nella fortezza dove incontrarci non è facile con il bocciolo di melo promosso a primavera apparso improvviso nella corsa del sentiero dietro la curva un pirata, una disobbedienza [nel pensiero. 10 Vanità Essere un muto granulo del tempo impercettibile voce nella trebbia un granello fra tanti già perso. Quel vento che falcia ogni nostra intima cosa, non so che dire. Vivere è uno scatto di puleggia. Incidere una traccia sul fiume cumulare acqua con il cesto. Il vuoto esiste, segno già perso. 11 La scossa Sacha mi mostra che pensare è una scossa che corre all unisono in una massa di neuroni in gelatina sospesi a Losanna sotto il vetro della lente. Qui fuori i rami dei faggi ballano nel vento. Sospesi e raggelati davanti alla luna. Tintinnano al freddo che rende lacrimose anche le stelle. Altrove, sul tetto del pozzo la neve perdurerà a lungo. Spesso non sappiamo su quale di tante bellezze soffermare lo sguardo. Posando il capo sul cuscino faccia la mente i suoi picchi quietare e nel rumore di fondo la percorrano onde rendendoci possibili all ascolto. 12 Alla distanza di un bisbiglio Ora tramonta, dietro rovine di templi millenari dietro le pietre perenni. Smontano la scena nello scavo, tremanti, anche le fibre d erba vulnerabili ad ogni nuova stagione. Nulla che non sia la pietà si muove. Eraclito scorre nell aria e sulla terra. Le incisioni riconoscono il mondo e lo segnano di lettere. Dorme adesso in ogni parola un fluido fiume. Qualcuno bisbiglia flebilmente all uscita. Come in un covo di briganti i guardiani al cancello sciolgono il colletto delle divise. Mentre si chiude stanco l occhio dell eternità, uscendo, lo spirito vuole che si taccia. 13 Sognando, una mattina Sul piatto della notte i dì di domani restano sulla via in casa i muri rimbombano di segni un convento di ombre per la città, plancton che il sonno tenace inghiotte come un cetaceo escono dagli angoli con tunichette strette i sogni dal corto passo al guinzaglio piccole candide donne saltano con piedi sottili le pozzanghere ma qui le circostanze sospingono senza permettere di soggiornare l imbroglio che ad altri giochiamo non porta che a noi stessi rintracciare antiche promesse una strada di ghiaia tra i campi o memoria di un sentiero tra erba minuta che è amica anch io ti attendo a braccia aperte lungo l intera estensione del tempo 14 ti aspetto sull altra sponda del sonno e del sogno. 15 Anti-eroi Ruzzoliamo per frane archeologiche e siamo noi, non più eroi, anzi anti-mortali per cognizione o per minima azione ignoti e generosi come ulivo selvatico o come il mirto e il fior di rosmarino, frammenti consegnati all anti-storia. Dimenticati come neve ad ogni angolo sappiamo oggi come non essere immortali. Senza il trafelato sorriso, la cuspide della danza sui tori, senza l estasi dei dervisci e degli assassini senza i capaci e i caparbi, mele cadute da un cesto scrollato. Che ognuno possa varcare il dorso celeste per Zakros, casa senza barriere, commossa rovina nel vuoto, nel vento che batte bandiera. Mortali sotto la folle corsa delle nuvole nel sole del mattino che va e viene, umani in quello che c è di tetro e di terso nei sogni. 16 Il richiamo della madre Il Tempo, vecchio stranito e cieco, padroneggia uno strano deposito e mi colpisce l ottusa lentezza con cui archivia destini. Polvere su scansie, ripiani vuoti e più in là masse archiviate con cura o disordine affastellato, etichette penzoloni. Nei corridoi deserti fruga, valida, segna. Cadono alcuni in seno alla baia dei bianchi arrivi, attesi, grande conca e madre. Noi da fionda gettata lancio alto e sicuro passiamo con la nostra pensierosa astinenza di senso. Infiniti sonagli d argento sulla via appesi ai rami seducono la mia e la tua mortalità fragile fatta di terra che si spacca e s offende, che ci espone meravigliosi, con occhi di mare e viole erotici eroi della contraddizione e dell assuefazione universale. La vita ha bisogno di grida e di slanci. E se per noi un Dio non esistesse sarebbe come avere in cuore una Madre un idea chiamata e implorata, 17 senza che nell immenso universo ci sia in nessun dove nessuna Madre che ascolta. Come se il nostro richiamo fosse eco che torna dalle maree stellari vuoto idea che non risponde e che non è. Terra brucata a raso nella notte estiva pianeta dove mercanteggiano i vivi e i forti sei scossa e stanca nell afa dei campi lungo la gialla via delle api sonore. Donami l arte di decifrare ovunque nell attesa assopita e nella noia o, come dicono, lungo i cori sonori delle onde del mare, il passo frusciante del dio l orma dei suoi immortali sonagli. 18 Il tempo e gli eroi Nel fiume non è passato qualcuno stasera? Sono scivolati via i battellieri e gli innamorati con i venti caldi giunti dalle campagne insieme all oro e agli odori. Teneri nel sonno passarono case e parole amori frasi barche foglie e anni. Annibale astuto e forte, spina nel fianco di Roma, il tenero figlio del tuono Tashunka Uitko Alessandro magnanimo e fattosi orientale Pericle mite che mai uccise un ateniese e tutti gli eroi che dietro scudi d oro nella lotta piansero di paura e di nostalgia. Noi indistinguibili, noialtri all altra estremità della catena del tempo, loro gemelli come identiche fiamme nelle nubi ballerine o in grigie onde quando la pioggia cade infinita sull accidia noiosa. Il tempo tiene, scontroso, in braccio i suoi figli un genitore troppo avaro. Ma almeno tra noi in un bivacco ballerino scivoliamo tutti 19 nottetempo in un palmo di carezze materne con un abbraccio amorevole e scontroso. 20 Amore stanco Vorrei stanco affidarmi all abbraccio e tenerti nell intimo come uno spartito sul trespolo o nella poltiglia dei fiumi torbidi e pensieroso lasciarmi scorrere tra le mani le bianche pietruzze dei ricordi. Ti amo quando sei cantilena trattenuta quando sei una pena nel sole e mi cerchi in vedetta su alture e davanzali quando sei uno straziato lembo di lingua densa e aperta che con una sola carezza cura. 21 La guerra dei significati Terminate per ora le guerre fumanti posate le asce doppiamente affilate, le lucide spade, lasciati gli incerti camminamenti trincee, pericoli, gli avanzamenti. Eventi traversi sconfiggono il senso, il gioco è senza vittorie ma senza pentimenti. La guerra dei significati si è ora spostata dalla piana dello Scamandro ormai silente alle arsure pulsanti di New York e Pechino. Ora, fuori dal centro, con la mischia lontana, riconosciamo anche l ansa azzurra del fiume lento la commozione disarmata e il disarmante assenso la leggerezza dell infrazione e la frusta del [pentimento. Ora le acque contengono bagliori e significati. La pioggia esausta a fine giornata da sola decodifica il mondo. Adesso, distanti, vediamo la luce di patti segreti, ormai lontani da rimbombi e da fumiganti archetipi. 22 Consiglio a un amico Riguardo ai ricordi: tutti lasciali andare trattieni solo l amore quando torni dai mercati con la gola afona e rotta bianco di polvere dai selvaggi camminamenti è il momento della fiducia che resta nella scultura dolente e frantumata il frammento insignificante del reperto antico nella terra smossa la prudenza dello scavo archeologico amico è lui che resta e infiamma che langue e chiama perché vi è in lui lo sdegno l amore e l orgoglio nel sangue è la radice che beve l acqua che trapassa da fragili a fragili ci rende fraterni ricordati perciò solo dell amore delle sue ghirlande e dei suoi roseti delle acque fuggitive su pesci mansueti nessuna madre torna poi al figlio nessun amante all amato l attimo arde e consuma al sole che percuote 23 tra la gente tutta in strada nella vita che cammina su fisse rotaie stridenti e infiniti fa i sollievi e l intervallo che ride, porta allora solamente l amore con te. 24 Notte senza falce di luna Il fumo grigio del demone nero e odioso è penetrato nei campi e nelle stanze ora il buio percorre le vie lasciando sui muri un odore d incenso, una striscia di nebbia, traccia che perdura la notte è senza falci lunari, il nero primordiale ha raggiunto il centro della piazza: un ombra come quella che precedette il mondo si è abbattuta sui mercati e sulle fontane raggelando l acqua perdemmo ottusamente, lo ammetto anche il significato dei nostri martìri batte sola la parola sul vetro dialogo-bandiera versi di animali selvatici tentano la fratellanza la guerra è nella città che rabbrividisce e sogna da quando il Dio Nero si è introdotto come un morbido [ladro tra le strade le scale e i discorsi sconnessi né due né cento né mille di noi raggiungono la solidità 25 nella piazza che annoda passaggi non si forma la valenza, il chimico legame della comunanza tra i gradini i dirupi e le rampe tenta e ritenta la folla magmatica di creare il disegno prova in un moto incessante a formare l amalgama della fusione superiore d intenti combinare le valenze e produrre nelle correnti il magico moto del flusso vitale il respiro musicale leggero della comunanza. 26 I nuovi guerrieri Davvero vorrei vederti e rivederti ancora, tu che hai per cuore un lago immenso e largo. Ad ognuno, come sai, tocca in sorte una guerra e mentre si è pronti arma contro arma l amore si rinserra più addentro, s insabbia, scompare e si sprofonda in gelidi flop interiori, nei fiati nascosti della terra. Come acqua fredda nelle grotte fonde tra strati bianchi, non presto fede più a nulla. Qui siamo lisi credenti, giovani stelle che sorgono nella ruggente età sfiduciata. Nella nostra fede fanciulla un inganno cova. Livida rabbrividita ottusa fatale fede di adolescenti o di nuovi guerrieri. Sui duri camminamenti rugginosi portamenti fieri e carnosi. L ebete sguardo inorgoglito non contiene luce, non anela, non soffre non digiuna e non è ferito. 27 Nella corazza chiusa, la speranza. Una vecchia rattrappita lecca il ferro in un silenzio di prigione. Ma io non potrò abituarmi mai alla tua assenza, alla tua insopportabile distanza. Né mi adatterò mai all aria che non porti il tuo ossigeno di dissonanza alterna. Eppure giù nella corazza di guerriero sei una biglia multicolore, uno squarcio fraterna voglia di giocare. Così tu, che hai per cuore un lago immenso e largo non smettere di cercarmi. Fino alla fine ti cercherò. 28 Casuale A Miami o Nuova Delhi la luce si fa poltiglia. Il veggente smazza le carte, tentenna, farfuglia implora, ruota gli occhi e cala sospiri sul dilemma. Nella sciarada si rompesse il groppo dei serpenti guizzando sui grovigli il lampo degli specchi. È puro caso la stanza lo sguardo e anche il titolo di giornale. L abito indossato è puro accidente salto della pozzanghera e fortuna al gioco business da cortile, dadi scossi nella mano e choc da dilemma a Detroit o a Catania. Casuale essere steso qui vivo o morto con le mani intrecciate dietro la testa. Casuale guardare in alto una sirena passare pensare a qualcosa o a qualcuno, il mai e il fu del puro accidente e il su-e-giù per le scale. In amore si salta spesso sul catrame rovente. Aver cura delle cose, della panca, del vestito del fuoco, di te, senza tante parole inutili. Parlare non serve, solo accarezzarsi conta. 29 Memento Il mare nella tormenta muove muraglie. Gli uomini lungo la scogliera sono scossi da nostalgia, nel meravigliare fra sé e sé in un ora di estrema prudenza. Memento. Tempo di riflessioni, quando la rabbiosa natura sfoga. E ricordarsi dell abbraccio, della sete sempre eterna che ci prese quando lontani e disagiati, dell arsura bambina che cova in questo solare bisogno di incontrarsi nel tellurico mare, nel mezzo di onde ora cave ora supreme. 30 Il coraggio Ormai impraticabili le zolle della landa bagnata. La sera sopra di noi spiovente di ogni nero. Forse una notte affonda nell inchiostro spingendo a sentirci pressati d oscuro sospinti entro poche cose essenziali. Dai fogli di un giornale credibile a tratti rimbomba fino a qui una malsana guerra. La raffica del vento a notte cala e pioggia scorre sul prato e sui guadi del torrente. Un residuo di luce rimbalza sui sassi. Fumiga il greto. La terra mette nel sacco la bruma. Memorie delle acque, molle culla abissale di frasche sopra i rivi, liquide tane di animali trapunte dentro ai greti dell estate, ora vuote. Anelare a una calda casa serale con un amore che ci arma di più coraggio. 31 Il risveglio Se non fossimo come sassi nel sonno! Il lume è strappato alla sua stoppa muore nello spiraglio. Almeno tu vai dritto in fondo alle cose. Il vento forza il cancello. Viviamo in fondo a soporifere fosse. Parola, leva il buio che intoppa le cose. Togli il sonno, e la pace, dove tocchi! 32 La neve No, non parlatemi della neve. Sì, amo la neve, cade come il dolce lento racconto d Omero quando è una buona parola-spiraglio quella che ricama i rami spogli. Ma la neve dei sogni no quella no! Non la neve del presentimento né dell oracolo infausto non la neve della mente o delle idee non quella che esprime il futuro. È il fatto che ghiaccia l esistenza e il fato senza rimedio in fondo al muro che è odioso. O quella del silenzio e del marmo dove non c è più nulla da dire. Ma solo la neve improvvisata dei giochi, quella sì! 33 Altre poesie critiche 34 Il viaggiatore solitario Il tempo è un Meccanico bizzarro e irrequieto. Di nascosto ha costruito enigmi e macchine con materiale disordinato, che alla fine è diventato vivo. Il tempo, tra gli Inferi, è sospeso, pietrificato, non ha più potere. Bisogna tentare di salvare le creature, le forme e le loro impronte vive. Padre, non voglio partire senza di te. Il tempo, uscito da sottoterra, è comparso qui: una folgore dal cielo e ora come un seducente comandante spinge avanti. E mi trovo già in nuvole, contrade, lanciato nel mezzo di praterie gialle solcate da percorsi annodati. Non ti lascerò indietro nella polvere non ti abbandonerò sul ciglio della strada come un sacco aperto e dimenticato visitato da predoni e formiche. Non sarò come chi viaggia da solo. Chi abbandona sulla strada i più dolci ricordi, la maledizione lo riduce a pezzi. Una larva. Colui che incendia la propria storia 35 brucia come una fornace da starci lontani. Chi non prova riconoscenza l urlo lo disperde come uno sciame di uccelli. 36 L acqua della cisterna Sei caduto, padre, nella caverna degli Inferi, nell acqua virtuale, nell ombra del pozzo in cui non ti posso vedere. Dal bordo stendo la mia mano, allungo il mio piede, ma non posso raggiungerti. Non ti lascerò indietro, né da vivo né da morto perché tu non debba incorrere in guai. Né voci né lamenti mi arrivano da dove sei. Per difenderti rubarti portarti via scendo anch io nell opaco mercurio fino al busto. Vengo a tirarti da chi ti trattiene. Se scendo agli Inferi con pura riconoscenza, nessun demone mi potrà attaccare. Gemme di luce raccolgo paziente nella nostra storia. Balzerò a galla rinato, bolla d aria che l acqua non sottomette, felicità che non sottende. Se apro una finestra agli Inferi, tenderò una mano con una folata di vento verrò fuori dal pozzo dell assenza e dalla non-cura, giungerò libero nel tiepido sole della tua dialogica con-presenza. 37 Il re Ashoka, di ritorno dall Ade 1 Ero un pioppo nella piana, spoglio vagando solitario nella nebbia, muto profugo che ritorna in segreto da una guerra. Sono ritornato dai deserti dell Ade. Non mi sono voltato, né ho portato con me vestiti, attaccamenti o inutili fardelli. Non ho gridato non ho pianto non ho cantato. Gli Inferi non mi riconobbero. Mi passarono accanto senza vedermi. Liscio come asceta. Non crebbe su di me nessun appiglio d odio, non l uncino dell invidia a cui potessero aggrapparsi non sperone di rimpianto, né incrostazione d ansia. Nudo nella fuliggine di una possibile fine del mondo controcorrente silenziosi profili come soffi sull acqua risalendo sono passato con gli occhi lenti a terra. 38 2 L acqua densa trasuda di sale e si adatta alla roccia. Un toro si fece il segno di croce e largo fra tutti. Come un colpo di tosse nel buio, un fruscio di serpe tra le foglie. Un eco malata. Un vento che non muovendosi ci fa continuamente vagare. Nudo nella neve il pianto freddo, solo senza vesti. Un cranio vuoto al suolo non si alza. Costruì ricchezze: è steso, non risponde. Sciolse i problemi: cavità per il vento, non si alza. Scalò montagne: crepa del suolo, non risponde. Foglia che scricchiola sotto il piede. I capelli, cavalli neri, lucidi e sudati divampano. Respiro. L aria percorre la piana della battaglia e non si ferma per noi. Siamo vestiti vuoti caduti a terra. I muscoli vivi al sole vivo fragore di sassi dentro la valanga. Sorrido al noi che prima non vedemmo, il risvolto umano delle cose che non scoprimmo. 3 Chi si ferma e attende sulla strada, il più lento: il suo futuro è saldo e non ha termine. Chi prova compassione è limpido, senza tempo, 39 un vento che spazza in lungo e in largo il temporale. Bello l a
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