Piano Operativo Triennale

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Piano Operativo Triennale Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 1 PIANO OPERATIVO TRIENNALE concernente le strategie di sviluppo delle

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Piano Operativo Triennale Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 1 PIANO OPERATIVO TRIENNALE concernente le strategie di sviluppo delle attività portuali e gli interventi volti a garantire il rispetto degli obiettivi prefissati (art.9, comma 3, Legge 28 gennaio 1994, n. 84 e ss.mm.ii.) 1) ANALISI DI CONTESTO Gli scenari macroeconomici Le proposte per lo sviluppo dei traffici per il prossimo triennio relative ai porti facenti parte della circoscrizione territoriale dell Autorità Portuale del Levante, debbono necessariamente collocarsi nello scenario economico globale nei quali i porti si trovano ad operare. Si tratta di uno scenario ancora critico e turbolento, nel quale tuttavia, non dovremo, forse finalmente più utilizzare la parola recessione, almeno in senso tecnico. Cosa diversa è la percezione generale della situazione economica che, almeno fino a quando non vi sarà una diminuzione della disoccupazione ed una robusta ripresa dei consumi, continuerà ad essere vissuta negativamente alla maggior parte della popolazione del paese. La più grave crisi economica mondiale degli ultimi cento anni, innestata dalla crisi dei mutui subprime statunitensi nel 2008, ha visto, in questi anni, risposte diverse da parte delle diverse aree economiche del mondo. In generale si è assistito ad un rallentamento dei tassi di crescita con una conseguente frenata degli scambi commerciali internazionali. Molto diverse fra loro, sono state le strategie attuate dai vari protagonisti dello scenario economico mondiale, per contrastare gli effetti della crisi. In particolare gli Stati Uniti, attraverso una politica di stimoli finanziari adottati dalla Federal Reserve e di investimenti pubblici, specie in infrastrutture, sostenuta dal Governo federale, hanno saputo rimettere in carreggiata la loro economia abbattendo fortemente i tassi di disoccupazione e spingendo verso l alto i tassi di crescita del prodotto interno lordo. Come si dirà più ampiamente in seguito, individuando i principali fattori di turbolenza dello scenario economico internazionale, anche un processo virtuoso come quello innescato dagli Stati Uniti, non è Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 2 riuscito a produrre significativi miglioramenti sul piano della coesione sociale che la crisi, in questi anni, ha minato in tutto il mondo. I disagi sul piano della coesione sociale rappresentano uno dei principali fattori di turbolenza economica in questa fase storica. Questo tema ha rappresentato uno dei principali argomenti affrontati dal Presidente degli Stati Uniti nel suo discorso sullo stato dell Unione all inizio del La crescente diseguaglianza dei redditi, fra le diverse aree del mondo ed all interno delle stesse sembra oggi rappresentare una delle principali preoccupazioni degli analisti. Si cita, in proposito l analisi del Consigliere economico del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard, contenuta nel World Economic Outlook del 2014 : negli USA la ripresa ha basi solide, in Giappone le misure del Governo ( ABENOMICS) non si sono ancora tradotte in una ripresa della domanda interna. Rischi geopolitici sono cresciuti, ma non hanno ancora avuto ripercussioni evidenti sul piano macro economico. L attenzione si deve concentrare sul lato della domanda. La crescita di molte economie avanzate è molto debole. Ciò è negativo in se, ma rende eventuali adeguamenti fiscali sempre più difficili. Diventano sempre più importanti misure per facilitare le crescita potenziale: interventi sul mercato del lavoro, competitività di settori extramercato, spesa pubblica ed investimenti pubblici. Sebbene non sia ancora chiaramente comprovato, la potenziale crescita in molti mercati emergenti appare essere diminuita. In alcuni paesi, come la Cina, questo potrebbe essere in parte il risultato voluto di una crescita maggiormente equilibrata. In altri vi è chiaramente la necessità di riforme strutturali che migliorino i risultati economici. Finalmente, mentre gli effetti della crisi finanziaria lentamente diminuiscono, un altra tendenza potrebbe dominare la scena, precisamente, la diseguaglianza dei redditi. Sebbene da sempre la diseguaglianza economica sia stata percepita come un tema centrale, soltanto in tempi recenti sono stati messi in evidenza le sue forti implicazioni sul quadro macroeconomico. Come le diseguaglianze influiscono sia sul quadro macroeconomico che sulle politiche di carattere macroeconomico sarà probabilmente uno dei prossimi principali temi sul tappeto. Dall analisi di Blanchard è possibile trarre lo spunto per comprendere meglio, in modo più articolato come si è distribuito geograficamente lo sviluppo mondiale e come si sono modificati i redditi pro capite nelle diverse aree del mondo. I dati della tabella che si riportano di seguito sono tratti dal World Development Indicator della World Bank edizione del 2014 e sono riferiti all anno Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 3 Area economica Incr/dec PIL Incr/dec reddito pro capite Mondo 2,4 1,2 Far East 7,5 6,7 Europa- Asia centrale 1,8 1,1 America latina 2,9 1,7 Middle East-Nord Africa 1,9 0,2 South Asia 4,9 3,5 Africa Sub Sahariana 4,3 1,5 Area Euro -0,6 0,0 Come viene evidenziato dalla tabella, a livello medio mondiale, il tasso di incremento del reddito pro capite è esattamente la metà di quello di crescita della ricchezza prodotta. Questo è evidentemente un indicatore delle diseguaglianze distributive cui fa riferimento Blanchard nella sua analisi. La tabella evidenza anche, come il differenziale fra i due tassi di incremento, sia più ampio proprio in quelle aree ove più alta è la turbolenza politica e più forte si sta manifestando la penetrazione del terrorismo fondamentalista. Si noti in proposito il forte differenziale che riguarda sia il Medio Oriente che il Nord Africa e quello che riguarda l Africa Sub Sahariana. Occorre evidenziare, anche ai fini di successive analisi di mercato e di previsione di traffico, come la gran parte degli stati dell Africa equatoriale quali la Nigeria, il Niger, il Burkina Faso, il Congo e persino Stati considerati perduti come quelli del corno d Africa quali l Etiopia e l Eritrea, abbiano registrato tassi di crescita fra l 8 ed il 9%. E ovvio che questi tassi di incremento così sostenuti agiscono su economie poverissime e quindi anche deboli fenomeni positivi di crescita realizzano percentualmente incrementi sensibili. La media dell area viene tragicamente abbattuta dalla situazione di un grande stato (per territorio e popolazione) come il Sudan che, per le vicende che lo hanno attraversato, con la scissione del Sudan del Sud, ha perduto quasi il 50% della propria ricchezza come paese e come reddito personale. La tabella evidenzia altresì come l area euro, nel 2012, sia stata l unica area nella quale si è registrato un decremento del PIL in termini reali. Con l aiuto della successiva tabella, elaborata dall AP del Levante, sempre su dati del FMI, si andrà ad evidenziare la situazione dell Europa continentale, includendo nell analisi i paesi non membri dell Unione e distinguendo circa l appartenenza all area della moneta unica. I dati sono sempre riferiti all anno Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 4 Paese PIL Reddito Euro U.E Albania 1,6 1,3 NO NO Austria 0,9 0,6 SI SI Belgio -0,1-0,9 SI SI Bosnia -0,7-0,6 NO NO Bulgaria 0,8 1,4 NO SI Croazia -2,0-1,7 NO SI Cipro -2,4-4,9 SI SI Repubblica Ceca -1,0-1,2 NO SI Danimarca -0,4-0,7 NO SI Estonia 3,9 4,4 SI SI Finlandia -0,8-1,3 SI SI Francia 0,0-0,5 SI SI Germania 0,7 2,4 SI SI Grecia -6,4-6,1 SI SI Ungheria -1,7-1,2 NO SI Islanda 1,4 0,9 NO NO Irlanda 0,2-0,1 SI SI Italia -2,5-0,6 SI SI Kosovo 2,7 1,8 SI SI Lettonia ** 5,0 6,3 SI SI Lituania ** 3,7 5,1 SI SI Lussemburgo -0,2-2,5 SI SI Macedonia -0,3-0,3 NO NO Malta 1,0 0,2 SI SI Montenegro -0,5-0,6 NO NO Paesi Bassi -1,2-1,6 SI SI Norvegia 2,9 1,6 NO NO Polonia 1,8 1,8 NO SI Romania 0,4 0,7 NO SI Serbia -1,7-1,2 NO NO Slovacchia 1,8 1,6 SI SI Slovenia -2,5-2,7 SI SI Spagna -1,6-1,7 SI SI Svezia 0,9 0,2 NO SI Svizzera 1,0 0,0 NO NO Turchia* 2,2 0,9 NO NO *La Turchia è stata inserita nella tabella, pur non potendosi considerare a tutti gli effetti appartenente all Europa continentale, per la grande importanza che questo paese ha nell area geografica di riferimento per i traffici che gravitano sui porti del network del levante; ** Lettonia e Lituania, al momento della rilevazione dei dati avevano aderito ma non ancora concretamente adottato la moneta unica. Per il primo paese ciò è avvenuto a partire dal 1 gennaio 2014 mentre per il secondo avverrà a partire dal Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 5 I dati esposti nella tabella precedente dimostrano, in tutta la sua crudezza e gravità, la crisi dell Europa. Con la sola eccezione delle repubbliche Baltiche, che raggiungono, tutte insieme, scarsi 6 milioni di abitanti e che, per la loro atipicità e perifericità non possono rappresentare un dato probante, la gran parte degli stati dell area euro e con essi i paesi dei Balcani, a parte Albania e Kosovo, espongono dati di decrescita del prodotto interno lordo. La tabella indica l esistenza di forti squilibri, basti considerare il dato della Germania che vede il PIL crescere di un risicato 0,7% ma il reddito pro capite salire del 2,4%. I dati della Grecia, in primo luogo, ma anche di Italia, Portogallo e Spagna indicano una situazione di difficile sostenibilità sul lungo periodo. In Italia si prevede una diminuzione del PIL nel 2014 dello 0,3% ed in seguito una crescita dello 0,5% nel 2015 e dell 1,0% nel Questo scenario, segnato dalla deflazione e da tassi di disoccupazione sempre meno sostenibili, ha convinto la BCE ad avviare un programma di immissione di liquidità nel sistema, attraverso la maggiore stampa di moneta e l acquisto di titoli di stato degli stati membri con la moneta stampata in eccesso (Quantitative Easing). Gli effetti, pressoché immediati della manovra, si sostanziano in una svalutazione dell euro con un benefico effetto sull export ed una altrettanto virtuosa diminuzione degli interessi sul debito liberando risorse dai bilanci pubblici. Il Centro studi di Confindustria stima che il quantitative easing produrrà in Italia, un aumento del PIL dell 1,8% nell arco di due anni. In particolare lo 0,8% nel 2015 e l 1% nel Tali valutazioni, maggiormente ottimistiche, sono state ulteriormente supportate dai dati ISTAT relativi al mercato del lavoro di dicembre 2014 che segnano una prima inversione di tendenza dopo molti anni. Il nuovo scenario delineato dagli stimoli finanziari della BCE dovrebbe dunque accrescere le aspettative previste in modo sostanziale. In un quadro che permane di bassa inflazione se non di inflazione negativa, sarà necessario verificare come l azione della BCE si rifletterà su di una struttura produttiva come quella italiana, basata sulle PMI che si finanzia essenzialmente con il credito bancario mentre le politiche di bilancio pubbliche, specie sul piano degli investimenti, permangono restrittive. La ricetta adottata negli Stati Uniti, ove peraltro le imprese si finanziano prevalentemente sul mercato azionario, aveva utilizzato ampiamente la leva degli investimenti pubblici. Tutto ciò rimanda alle difficoltà politiche dell Unione Europea motivate, in radice, da un unione monetaria priva di un unione delle politiche fiscali e di bilancio. Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 6 Una moneta senza unità politica. Questa Europa in crisi, che ha perduto capacità di attrazione e identità politica, è scossa alle fondamenta da una caduta abissale di credibilità delle proprie istituzioni nei confronti dei cittadini. L euro si è trasformato dal rappresentare un traguardo da raggiungere in una sorta di maledizione dalla quale sfuggire appena possibile. Le elezioni politiche in Grecia, tenute alla fine di gennaio 2015, altro non sono che una conferma di questo stato di cose. A completamento della sintesi degli elementi di scenario occorre citare il fortissimo calo del prezzo del petrolio. E anche questo un fenomeno nuovo nello scenario macroeconomico. Di certo ne potrà beneficiare il trasporto marittimo e l intero sistema dei trasporti, compreso quello stradale ma questo è solo un effetto minimo di un fenomeno in grado di condizionare gli equilibri politici ed economici mondiali nei prossimi anni. Gli effetti del calo del greggio sul bunker marittimo sono peraltro tutti da valutare, attesa l incidenza nel settore di norme più restrittive sui contenuti di zolfo dei combustibile e paradossalmente, visto il possibile rallentamento che il ribasso avrà sull innovazione green nel campo dei combustibili a basso impatto ambientale e nella ricerca di fonti alternative di energia. Le ragioni di un calo così drastico che ha portato il Brent sotto i 50 USD al barile sono molteplici e quella più ovvia, cioè l eccesso di offerta rispetto alla domanda appare l ultima delle spiegazioni. Infatti, la scelta dell OPEC, ed in primo luogo dell Arabia Saudita, di non bloccare la produzione come tante volte è avvenuto per tenere alto il prezzo appare motivata da precise scelte politiche. In primo luogo per una sorta di regolamento di conti all interno del mondo islamico colpendo direttamente gli interessi dell Iran, potenza sciita. In secondo luogo per colpire gli interessi russi, altro concorrente politico/commerciale, in terzo luogo per spegnere le ambizioni statunitensi circa la produzione di fracking e del connesso shale-gas. Tali produzioni, infatti, hanno costi di produzione molto alti e la caduta del prezzo del petrolio crea una situazioni di insostenibilità finanziaria anche per gli ingenti investimenti che sono stati effettuati negli USA in vista di una politica di autosufficienza energetica. Questo fenomeno sta già producendo i primi fallimenti fra le imprese che avevano effettuato forti investimenti, utilizzando la leva del credito, nell estrazione del petrolio da rocce di scisto. Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 7 A tali elementi potrebbero forse essere anche aggiunto il fatto che, specie in Iraq ed in Libia, molti pozzi petroliferi sono controllate dalle milizie jihadiste, ovviamente con scelte del tutto autonome rispetto alle organizzazioni internazionali del commercio. In ultimo, la caduta del greggio colpisce altresì la ricerca di nuovi pozzi nel Mare del Nord, cercando così di limitare l economicità di mercati alternativi a quello arabo. Vi sono, insomma nella caduta del prezzo del petrolio, molti più fattori destabilizzanti sui mercati finanziari, di quanto possa apparire guardando i soli effetti indotti positivi che pure vi sono. Per l Italia, infatti, la riduzione del costo dei prodotti energetici, unita alla discesa dell euro sul dollaro quale effetto delle misure di stimolo finanziario della BCE, dovrebbe portare ad un quadro molto positivo per la crescita dell export con conseguenze positive per i traffici portuali, specie containerizzati. Tuttavia, senza una ripresa robusta della domanda interna, con una ripresa del commercio, della manifattura, dell agricoltura e dell edilizia sarà difficile superare la deflazione e raggiungere significativi tassi di sviluppo in grado, soprattutto, di accrescere sensibilmente l occupazione. In conclusione si possono citare gli elementi sintetici previsionali degli analisti della City Bank, contenute nel Global Economic Outlook and Strategy 2014 che indica quali fattori condizionanti dello scenario macroeconomico di breve-medio periodo i seguenti elementi: 1) Il calo del prezzo del petrolio; 2) Il Quantitative Easing della BCE; 3) Le turbolenze politiche sulla scena mondiale; Gli analisti della banca newyorkese avanzano previsioni sui tassi di sviluppo delle diverse aree economiche, fino al Senza entrare nei dettagli si può affermare che lo scenario che abbiamo analizzato con riferimento al biennio trascorso ed all attualità sembra confermarsi, nelle tendenze, almeno fino al Un Europa a scartamento ridotto, nella quale, perlomeno, come paese dovremmo lasciarci alle spalle anni con crescita negativa; una Cina che prosegue a tassi oltre il 7% annuo ma senza più performance esplosive, una Turchia sempre forte ma con tendenze simili alla Cina, senza più momenti eclatanti, un continente americano con una ripresa del Brasile (contenuta sempre sul 3%) e il consolidamento degli USA sui trend attuali. In sintesi, i nostri porti, chiusi, forse definitivamente, i fasti della globalizzazione montante con un esplosione degli scambi commerciali e dei traffici marittimi, continueranno a navigare in acque agitate, senza potere dire definitivamente che la crisi è alle spalle e sempre necessariamente con gli occhi aperti Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 8 verso un mondo altamente instabile, immerso in un groviglio di contraddizioni di ordine economico, politico e religioso dove gli scenari immaginati possono repentinamente cambiare. Gli scenari geopolitici Recentemente un osservatore privilegiato dei fatti del mondo, Papa Francesco, in viaggio, forse non a caso, verso la Turchia, ha fatto questa riflessione che si riporta testualmente : «È una mia opinione, ma sono convinto che noi stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi, a capitoli, dappertutto. Dietro questo ci sono inimicizie, problemi politici, problemi economici». Forse non c è sintesi migliore per descrivere l attuale situazione del mondo. Siamo in una guerra mondiale a pezzi e questo scenario, con tutto quanto ne consegue, è in grado di influenzare pesantemente il quadro economico e quindi la cornice nella quale i nostri porti e le nostre imprese debbono sviluppare le loro attività. Fino a pochi anni fa le nostre analisi di contesto guardavano ad un quadro geopolitico complessivo nel quale, sostanzialmente, venivano abbattute barriere politiche e commerciali, cadevano regimi autoritari ed illiberali; la democrazia politica poteva considerarsi come un processo lineare ed irreversibile; la globalizzazione dei mercati era un processo capace di creare e diffondere ricchezze e sviluppo; le relazioni fra est e ovest e sud e nord del mondo procedevano secondo nuove ragioni di scambio concordate nelle sedi internazionali; le nuove alleanze susseguenti alla caduta del sistema sovietico avevano dato nuova stabilità al mondo e, dove qua e la sorgevano focolai di guerra, gli interventi umanitari sotto l egida ONU ovvero quelli gestiti anche in via autonoma dagli USA potevano servire a ricondurre il cattivo di turno alla ragione. Per i traffici marittimi, vera circolazione sanguigna della globalizzazione, questo quadro geopolitico rappresentava un contesto da età dell oro ed in effetti, almeno dalla metà degli anni 80 fino alla grande crisi del 2008, l età dell oro c è stata davvero. Il 10 novembre 2014 a conclusione del vertice dell Asia Pacific Economic Cooperation il leader cinese Xi Jinping ha salutato Vladimir Putin con queste parole: Russia e Cina devono resistere alle pressioni di Washington e rimanere unite, nell interesse del mondo intero. Se non sono prodromi di una nuova forma di guerra fredda certamente sono la ricerca di un nuovo asse che peraltro trova conferme nelle modalità con le quali la Cina, in special modo, si muove sullo scacchiere mondiale, occupando spazi economici e commerciali in aree che, fino a poco, tempo fa vedevano la leadership statunitense ed europea. Autorità Portuale del Levante Piano Operativo Triennale 2014/2016 Agg.26/06/2015 Pag. 9 Ne sono la prova le relazioni privilegiati fra la Cina e molti paesi dell Africa sub sahariana e l America Latina. Anche l attacco commerciale alla produzione di petroli dalle rocce di scisto (fracking), attuato con la corsa al ribasso del prez
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