Per una nuova Resistenza di Luca Michelini Como, 25 aprile PDF

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Per una nuova Resistenza di Luca Michelini Como, 25 aprile 2011 Cittadini e cittadine, italiani e italiane, patrioti e patriote 1. Ogni italiano ha il dovere di ricordare tutti coloro che si sono battuti

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Per una nuova Resistenza di Luca Michelini Como, 25 aprile 2011 Cittadini e cittadine, italiani e italiane, patrioti e patriote 1. Ogni italiano ha il dovere di ricordare tutti coloro che si sono battuti per la libertà del Paese: le forze militari alleate (americane, inglesi, sovietiche), e le forze militari, partigiane e civili italiane. La città di Como alla guerra di liberazione ha dato il suo tributo. Senza richiamare i freddi e muti numeri, mi limito a ricordare due martiri della libertà: Puecher e Caronti. Il primo era un giovane di origine cattolica e di famiglia altoborghese, il secondo un militante comunista, di origine proletaria. Nelle loro storie si rispecchiano quelle delle migliori forze della Nazione. Un ceto politico autoreferenziale e che ignora le più elementari conoscenze della storia, un ceto politico che non conosce più il significato delle parole patria, nazione, libertà, democrazia, giustizia, eguaglianza, onore, verità, onestà intellettuale, un tale ceto politico propone una martellante litania: vuole equiparare chi aderì alla Repubblica Sociale e combatté a fianco dei nazisti che occuparono il Paese, ai partigiani che si sono battuti per la libertà. Da poco tempo sono stati scoperti i fascicoli concernenti i crimini di guerra perpetrati dai nazisti e dai fascisti in Italia: ebbene il Ministro dell Interno della Repubblica Sociale di Salò ordinava che le truppe della RSI adottassero le stesse misure di rappresaglia utilizzate dai tedeschi, ben sapendo che i tedeschi facevano largo uso di indiscriminate rappresaglie che non facevano distinzioni tra militari, partigiani e popolazione civile (bambini compresi), e ben sapendo che i comandi tedeschi avevano impartito l ordine di usare la violenza sulla popolazione civile e di fucilare dieci italiani per ogni tedesco vittima di un imboscata. I gerarchi fascisti della RSI scrivevano: I pavidi e gli incerti persistono nel loro atteggiamento neutro nei riguardi del Movimento Fascista Repubblicano. Solo l applicazione pratica di misure coercitive può modificare la situazione in quanto oggi non si può tenere come base, nei confronti della maggioranza della popolazione, una politica tendente e informata alla forza del diritto, ma bensì esclusivamente al diritto della forza. Ed è stato così che reparti come la X Mas e la legione Tagliamento si macchiarono di crimini di guerra. Dai documenti ritrovati risulta che il comandante comasco dell 11 Brigata Nera, MENTIVA quando asseriva che la strage compiuta a Bellano- Varenna dai fascisti fosse stata provocata da un conflitto a fuoco con i Partigiani; in effetti si trattò di una brutale esecuzione sommaria. Invito a leggere le relazioni che su queste materie fecero i parroci e talvolta i vescovi italiani e gli stessi ufficiali della RSI. 1 Infine non possiamo dimenticare che la Germania, dopo l 8 settembre, si comportò di fatto e di diritto come nazione occupante e che in tale veste ricevette l appoggio della RSI. 2. Celebrare il 25 aprile significa parlare del moto sociale, politico, morale e militare che portò alla elaborazione ed alla approvazione della nostra Carta Costituzionale. Essa fu il frutto dell incontro tra culture e ideali contrapposti, che però impararono, durante la guerra, a trovare un cammino comune; impararono il significato della parola democrazia, che mai prima d allora il Paese aveva sperimentato. Oggi la nostra Costituzione appare tremendamente orfana: le idee, le speranze, le lotte, le utopie, le organizzazioni che la elaborarono, sembrerebbero essere completamente scomparse. La Costituzione codifica valori di carattere universale e quindi parla all insieme della comunità nazionale, indipendentemente da distinzioni sociali e politiche. Oggi, parte della popolazione forse non sente più di appartenere ad un insieme chiamato umanità. Travolti da cambiamenti epocali, di fronte al risorgere di sempre più stridenti differenze sociali, con ricchi sempre più ricchi e masse di giovani senza lavoro e prospettive, una parte degli italiani oggi cerca sicurezza e certezze morali in identità più circoscritte ed aggressive, fondate su privilegi, di razza, di clan, di classe, di territorialità, di religione, di lingua, di genere, di ceto, di professione, di civiltà, di costumi. 3. Giornali, televisioni, movimenti politici, ossessivamente ripetono che la sovranità è del popolo e che la maggioranza ha il diritto e il dovere di governare e di legiferare, a proprio piacimento. Si tratta di un triste argomentare, tipico dell abito mentale del fascismo. L art. 1 recita che la sovranità si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La maggioranza non può fare quello che vuole; la maggioranza non può violare i diritti fondamentali dell uomo e dei cittadini; la maggioranza non può perseguitare o discriminare, in qualsiasi forma, le minoranze; la maggioranza non può imporre le proprie idee e le proprie convinzioni morali. Il pensiero corre immediatamente a quanto oggi subiscono talune minoranze, per esempio il popolo dei rom, che l Italia sta trattando in modo indegno per un paese civile. La nostra Costituzione è frutto della lotta contro il regime fascista, che fu razzista, che perseguitò in nome di folli ideologie anche religiose, cittadini italiani. I treni pieni di ebrei partirono da Milano nel silenzio più completo della città, allora sotto la sferza del dominio nazista e di quello della Repubblica di Salò. Le deportazioni degli ebrei cominciarono con la Repubblica di Salò, che istituì un ministero per risolvere la questione ebraica, l Ispettorato generale della razza, il cui ministro scriveva a Mussolini che compito numero uno del fascismo è la totale eliminazione degli ebrei. 4. Il fascismo si piccava di rappresentare la maggioranza del Paese, quando in effetti erano state la violenza e la truffa istituzionale a cementare il suo potere. Il fascismo esaltava il popolo e la nazione proprio mentre negava al popolo gli strumenti per rispecchiarsi nella Nazione, proprio mentre impediva che lo Stato fosse lo strumento per il soddisfacimento dei bisogni della collettività. Il fascismo esaltava l unità della nazione, proprio mentre ricercava nemici da espellere dal suo seno. 2 Oggi coloro che si appellano al numero dei suffragi in effetti non rappresentano la maggioranza del Paese; oggi coloro che si appellano alla democrazia e alla libertà in effetti stanno lavorando al loro svuotamento: il Parlamento è frutto della cooptazione partitica, i partiti sono spesso, e sempre più, ridotti a consessi di cortigiani, solo una parte degli italiani trova i propri ideali rappresentati nelle istituzioni. Oggi una minoranza pretende unità nazionale mentre quotidianamente incita allo scontro contro un nemico da eliminare, un nemico che spesso è identificato con le istituzioni repubblicane, con la separazione dei poteri e l indipendenza della magistratura. Come ha scritto Dossetti, la sovranità è sistematicamente violata proprio da coloro che oggi più la esaltano. 5. La nostra Costituzione non solo è stata il frutto di un processo di liberazione dallo straniero e dalla dittatura, ma prescrive un preciso processo di liberazione politica ed economica. Il contenuto di questo programma economico- politico, il manifesto di questa Rivoluzione promessa, è racchiuso nell articolo 3 della nostra Costituzione. Esso recita: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Non dobbiamo nasconderci che è proprio il contenuto programmatico della nostra Costituzione che la rende indigesta a molti. Tra costoro si annoverano i critici della guerra di liberazione, che la accusano di essere stata anche, e forse soprattutto, una guerra civile ed anche una guerra di classe. Importanti ricerche storiche hanno avuto il merito di contribuire a scrostare la memoria della Resistenza dalla retorica e dalla strumentalizzazione ideologica: se errori ed orrori furono commessi, non possono e non devono essere taciuti. Non si deve avere paura della verità, dei fatti. Eppure in Italia, più che in altri paesi, i fatti fanno invece tremendamente paura. Per decenni i governi italiani hanno deciso di non portare a conoscenza della pubblica opinione le informazioni in merito alle stragi compiute dai nazi- fascisti, che addirittura si decise di non perseguire. I governi avevano paura che la verità, la conoscenza, i nudi fatti, contribuissero alla realizzazione del programma economico- politico contenuto nella nostra Costituzione. A lungo, e spesso con fondamento, si è parlato di Resistenza tradita : per paura di un profondo rinnovamento politico ed economico, tra l apparato dello Stato fascista e quello dello Stato repubblicano si è preferito istituire una solida continuità, fatta di uomini, di idee, di abitudini. Amnistie e strumentalizzazioni politiche della ricerca storica non sono servite ad altro che a celare un triste dato di fatto: nel nostro Paese è estremamente difficile, se non impossibile, ottenere giustizia. Solo l ottenimento della giustizia, per tutti i crimini di guerra, avrebbe consentito la pacificazione nazionale. 6. Alcuni studiosi, in modo confuso e pretestuoso, hanno puntato l indice contro il nostro processo costituente: i partigiani, dicono, erano una ristrettissima minoranza, non si battevano per la democrazia ma per la rivoluzione sociale, non avevano in mente la patria, ma interessi di altre patrie, i leader della resistenza erano doppi, agivano con scopi reconditi. Insomma non solo la guerra di liberazione, ma anche la nostra Costituzione è effimera, perché i loro protagonisti non erano sinceri democratici. 3 Ebbene, se cattolici, socialisti, comunisti, azionisti, liberali avevano anche altre mire, oltre quelle che codificarono nella Costituzione, non possiamo che rimanere ammirati da come essi furono capaci di metterle da parte e da come riuscirono a farle interagire nel concreto della vita sociale ed istituzionale, cercando e realizzando intese che miravano all interesse del Paese e costruendo la democrazia? Oggi è possibile, nel nostro Paese, scorgere forze politiche e sociali capaci di un tal sacrificio? Oggi esistono organizzazioni in grado di porsi obiettivi di carattere generale ed universale? Oggi esistono forze politiche capaci di un vero confronto democratico, al loro interno, come con le altre forze politiche? 7. Spesso si argomenta come l antifascismo sia ormai superato. Perché invece dobbiamo ritenere che l antifascismo sia ancora attuale? Perché il fascismo non fu soltanto un fenomeno politico. La guerra di liberazione fu anche guerra civile e guerra di classe perché il fascismo nacque, si impose ed operò come guerra civile e come guerra di classe. Il fascismo svolse un fondamentale ruolo economico e sociale, fu uno strumento in mano alle classi dominanti, quelle che detenevano le redini economiche del paese, nonché il trono e l altare, per perpetuare il loro potere, oligarchico, antidemocratico, illiberale, confessionale. Carlo Rosselli ha colto lucidamente il senso dell antifascismo: La lotta contro il fascismo non può esaurirsi nella lotta contro la dittatura e suoi organi essenziali; essa è al tempo stesso lotta contro l ordinamento politico- sociale che l ha originata. Essere antifascisti significa capire quale tipo di ordine economico- sociale promosse e cementò il fascismo; essere antifascisti oggi, significa impedire che quest ordine risorga, assumendo altre sembianze politiche, diverse da quelle che assunse durante il Ventennio. La guerra di liberazione fu anche una promessa di rivoluzione sociale, perché in Italia la conquista della democrazia politica è intrecciata in modo inestricabile alla lotta per un radicale cambiamento economico e sociale. La Resistenza ha rappresentato un secondo Risorgimento, e con il Risorgimento ha voluto porsi in continuità, perché ne ha dovuto realizzare le promesse di emancipazione sociale e politica. 8. Il momento culminante del progresso civile repubblicano fu anche il periodo più drammatico della sua storia. Fu la stagione di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer. Le forze un tempo riunite nel CLN tentavano di rimettersi insieme, in barba ai veti geopolitici che venivano da Est come da Ovest. L estremismo terroristico contribuì a bloccare il processo. Sarebbe ingenuo non riconoscere che quel processo fu interrotto anche per persistenti debolezze di tutte le forze politiche allora esistenti. Erano le debolezze che sottendevano la divisione in blocchi del mondo, e, più in generale, le relazioni di potenza. Il nostro Paese è a sovranità limitata: una delle più tremende conseguenze della scelleratissima scelta di partecipare alla guerra voluta dalla Germania nazista, che del resto nel fascismo ebbe il suo idolo ispiratore. Fu perché l Italia non poté sperimentare, a metà anni settanta, tutte le potenzialità della propria Costituzione che alcuni fenomeni degenerativi che accompagnarono la realizzazione di importanti politiche sociali (per esempio lo stato sociale, che ancor oggi consente al 4 Paese di far fronte alla crisi economica in corso), presero il sopravvento, portando alla fine ad un grande crollo, quando tutti i partiti che diedero vita alla Costituzione vennero spazzati via. 9. Alcuni, in modo semplicistico, pensano che la dialettica sociale e politica del nostro paese sia racchiusa nello scontro tra ideologie contrapposte: da un lato quelle socialista, comunista, cattolica, azionista, tenacemente stataliste ed ostili al mercato; dall altro lato quella liberista. Stato contro mercato; iniziativa pubblica contro iniziativa privata. La storia del nostro paese è un poco più complessa. La nostra Costituzione è sorta in un Paese ove dal primo Risorgimento fino ad oggi, le utopie liberiste hanno REGOLARMENTE dovuto lasciare il campo ad un organico rapporto di complementarietà tra Stato e mercato. Ed hanno dovuto lasciare il campo, non per merito o per colpa di ideologie e programmi politici, ma perché lo ha imposto la dura realtà dei fatti, perché lo ha imposto il meccanismo di funzionamento delle moderne società. Il crollo dei partiti che hanno dato vita alla Costituzione ha portato con sé un radicale cambiamento della costituzione economica del Paese, che ha conosciuto uno dei più grandi processi di privatizzazioni del mondo. Nel corso di questo processo le diseguaglianze si sono vertiginosamente approfondite, la povertà e l esclusione sociale sono aumentate. Nonostante i numerosi fallimenti storici sperimentati, l utopia neo- liberista tornava dunque in campo di nuovo, come l antica opposizione tra Stato e mercato, sbandierata ideologicamente da tutte le nuove forze politiche: tanto da quelle che un tempo si ispiravano ai valori della giustizia sociale, tanto da coloro che devono gran parte della propria fortuna imprenditoriale proprio all azione dello Stato. Agli occhi dell ideologia neo- liberista la grande anomalia italiana finalmente sembrava risolversi: un corposo apparato industriale pubblico, spesso all avanguardia del progresso economico, ed una immensa e democratica forza sociale popolare organizzata da differenti partiti, non solo di sinistra, crollano sotto i colpi dei cambiamenti geopolitici internazionali e della magistratura. In questi anni di neo- liberismo le diseguaglianze si sono vertiginosamente approfondite, la povertà e l esclusione sociale sono aumentate. In questi anni di neo- liberismo la nostra economia non è affatto avanzata, la nostra società non è affatto migliorata, i nostri costumi non sono affatto progrediti; alcuni studiosi parlano, a ragione, di deindustrializzazione del Paese. Sotto i colpi di una crisi economica di immense proporzioni, avente epicentro, come nel 29, i Paesi più ricchi ed avanzati del mondo, lentamente ma inesorabilmente oggi tutte le forze politiche in campo vanno riscoprendo che in effetti non esiste, perché NON PUO ESISTERE, una opposizione tra Stato e mercato. 10. Occorre allora ricordare e meditare a lungo, alcune parole di Keynes: E nei tempi di crisi che il paradosso della fame nel mezzo di una potenziale abbondanza è più evidente ed oltraggioso. Ma credo che noi soffriamo di una cronica incapacità a vivere al livello consentitoci dalle nostre possibilità tecniche di produzione di beni materiali. Il problema della pianificazione nasce per rimediare a questo fallimento. La pianificazione consiste nel fare quelle cose che sono, per loro natura, al di fuori della portata dell individuo. Trarre frutto dall intelligenza collettiva, trovare uno spazio nell ordine economico delle cose 5 per la capacità decisionale centrale, non significa screditare i risultati dello spirito individuale o dell iniziativa privata. In realtà sono i risultati di questa iniziativa che hanno posto il problema. Quello a cui dobbiamo porre rimedio è il fallimento dell intelligenza collettiva, non dico a tenere il passo, ma a non rimanere troppo indietro rispetto ai risultati dell intelligenza individuale Le parole di Keynes si attagliano perfettamente al caso italiano. L Italia deve infatti riuscire a creare una intelligenza collettiva al passo dei tempi, all altezza dei problemi che pone l intelligenza individuale. Solo così facendo la Nazione, prim ancora che lo Stato, potrebbe diventare lo strumento attraverso il quale ciascun individuo, direbbero Gramsci ed Einaudi con le stesse parole, avrebbe la possibilità di attuare integralmente la propria personalità umana. Per dirla ancora con Gramsci, solo creando una intelligenza collettiva al passo coi tempi la Nazione cesserebbe di essere alcunché di definitivo e di stabile e diventerebbe un momento dell organizzazione economico- politica degli uomini, una conquista quotidiana, un continuo sviluppo verso momenti più completi, affinché tutti gli uomini possano trovare in essa il riflesso del proprio spirito, la soddisfazione dei propri bisogni. Lo Stato, quindi, può e deve trasformarsi, come anche la Costituzione: Stato e Costituzione possono trasformarsi perché sono strumenti al servizio della comunità nazionale. Possono però trasformarsi solo a patto che non vengano posti al servizio di una parte soltanto della comunità: una classe, un ceto, una (supposta) razza, una religione, un territorio, un gruppo. La domanda di autogoverno federale che oggi sale potente dal Nord del Paese, è una domanda di democrazia, economica come politica, se rimane incardinata sui valori della nostra Costituzione. Se invece prevarranno classismo, elitismo, razzismo, territorialismo, ancora una volta le classi economicamente egemoni avranno la responsabilità di trascinare il Paese sulla via dello scontro, civile e sociale, avvitando la comunità nazionale in una profonda crisi sociale. 11. Quale è, dunque, il problema italiano? Il problema italiano è che la complementarietà tra Stato e mercato ha costituito, spesso, lo strumento attraverso il quale si socializzano perdite che sono solo individuali, e si privatizzano i guadagni conseguiti collettivamente. Collettivizzando le perdite individuali, lo Stato è stato lo strumento attraverso alcuni ceti sociali hanno consolidato i propri privilegi, la propria ricchezza, il proprio potere, finendo per diventare gruppi parassitari ed impedendo alla comunità nazionale di progredire. Invece che essere lo strumento attraverso il quale l insieme della collettività nazionale raggiunge i propri obiettivi, in Italia l azione pubblica ha avuto spesso un indelebile connotato di classe, è stata lo strumento per approfondire, perpetuare e cristallizzare antistoriche diseguaglianze sociali. Il crollo dei partiti che hanno dato vita alla nostra Costituzione non si è tradotto nella nascita di nuove, organiche culture di governo; non esiste nessuna nuova riflessione sistematica, dottrinaria e pratica, concernente la cosa pubblica; l incapacità
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