Parco Archeologico della Villa Romana del Casale e delle aree archeologiche di Piazza Armerina e dei Comuni limitrofi

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Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell'identità Siciliana Dipartimento dei Beni Culturali e dell'identità Siciliana Parco Archeologico della Villa

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Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell'identità Siciliana Dipartimento dei Beni Culturali e dell'identità Siciliana Parco Archeologico della Villa Romana del Casale e delle aree archeologiche di Piazza Armerina e dei Comuni limitrofi Piazza Garibaldi, Piazza Armerina tel fax Oggetto: Proposta di Parco (ai sensi dell art.20, comma 5, della L.R. n 20 del ) RELAZIONE Il Direttore del Parco INDICE IL PERIMETRO DEL PARCO AREE ED ELEMENTI DI INTERESSE GEOMORFOLOGICO E NATURALISTICO.PAG. 6 IL TERRITORIO ARCHEOLOGICO.PAG. 8 LE ZONIZZAZIONI VILLA DEL CASALE......PAG. 16 SOFIANA PAG. 18 MONTAGNA DI MARZO PAG. 22 CONTRADA RUNZI PAG. 25 IL PAESAGGIO DEL PARCO LE UNITA PAESAGGISTICHE PAG SISTEMA DEI CENTRI STORICI E RETE DI CONNESSIONE STORICA - SISTEMI DI TESTIMONIANZE STORICHE DEL TERRITORIO RURALE E DELLA PRODUZIONE MANIFATTURIERA - TESTIMONIANZE STORICHE DI FORTIFICAZIONE - TESTIMONIANZE STORICHE DELL ARCHITETTURA DELL ACQUA - TESTIMONIANZE STORICHE DELLA RELIGIOSITÀ IL MUSEO DEL PARCO PALAZZO TRIGONA PAG. 43 2 IL PERIMETRO DEL PARCO 3 Il Parco Archeologico della Villa Romana del Casale e delle aree archeologiche di Piazza Armerina e dei Comuni limitrofi comprende complessivamente i territori dei comuni meridionali della Provincia regionale di Enna: Barrafranca e Pietraperzia interamente, il territorio di Piazza Armerina, escluse le contrade Sortavilla Sottana e Sortavilla Soprana, Barinotto, Cappuccinelli, Monte S. Croce e Monte Lampario, nell estrema propaggine a S O del suo confine amministrativo. Il perimetro del Parco comprende, inoltre, a N, una estesa porzione del territorio comunale di Enna: contrade Gerace, Geracello, Piano S. Germano, Bubudello, Balatella, Acqua del Conte e Fundrò ed, a S, una porzione le contrade Sofiana e Alzacudella del territorio comunale di Mazzarino (comune della Provincia di Caltanissetta). 4 Il suddetto perimetro è compreso, a sua volta, entro la fascia settentrionale dei confini dell Ambito territoriale 11. Area delle colline di Piazza Armerina e Mazzarino, definito dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale (giusto D.A. n.6080 del ). 5 AREE ED ELEMENTI DI INTERESSE GEOMORFOLOGICO E NATURALISTICO La zona geografica così individuata per omogeneità geo morfologica dai confini del Parco, è caratterizzata dalle colline argillose mioceniche, comprese fra l Imera merid. ed il Gela, fiumi che attraversando a S l estesa piana di Gela, giungono fino al Canale di Sicilia. Un ampio mantello di sabbie plioceniche tipiche dei territori di Piazza Armerina e Mazzarino, ricopre gli strati miocenici. Dove il pliocene è costituito nella parte più alta da tufi calcarei e da conglomerati il paesaggio assume caratteri più aspri con una morfologia a rilievi tabulari a ʺmesasʺ o una morfologia a gradini di tipo ʺcuestasʺ. Su questi ripiani sommitali sorgono i centri urbani di Barrafranca (450 m.s.m.), Pietraperzia (476 m.s.m.) e Piazza Armerina (698 m.s.m.). Determinante nel modellamento del paesaggio è stata lʹazione dei torrenti che lo attraversano, affluenti del fiume Imera e del fiume Gela, che hanno frequenti e talora violente piene ed esondazioni. I terreni di questa regione geografica sono marne bianche e grigie con presenza di calcari marnosi in territorio di Pietraperzia, sono arenarie, sabbie e argille nei territori di Barrafranca e di Piazza, tutti pedologicamente caratterizzati da regosuoli da rocce sabbiose, argillose e conglomeratiche. Il paesaggio agrario aperto e ondulato si presenta con un buon livello di naturalità, non eccessivamente antropizzato, dotato di suoli di buona potenzialità agronomica e con una discreta presenza di produzioni di pregio e certificate (vigneti e ficodindieti). Negli agroecosistemi (che rappresentano circa il 70% del territorio del Parco) prevalente è il seminativo; solo alcune zone sono caratterizzate da oliveti, mandorleti e agrumeti, che conferiscono un aspetto particolare. Il paesaggio a nord di Piazza Armerina, storicamente coperto da boschi naturali (castagni, querce, lecci, pioppi, conifere), negli anni Cinquanta e Sessanta e stato oggetto di massicci interventi di rimboschimento a uso produttivo attraverso la sostituzione delle essenze autoctone con pini e eucalipti. Oggi nelle valli più interne si sta ricostituendo la vegetazione spontanea di sottobosco (sono presenti in maniera significativa aspetti di macchia e gariga più o meno degradati e arbusteti), mentre in alcuni tratti sono state avviate iniziative di reinserimento del castagno e del noce. Gran parte dellʹarea è stata posta sotto tutela con lʹistituzione della Riserva naturale orientata ʺRossomanno Grottascura Belliaʺ e successivamente con il SIC: ITA Boschi di Piazza Armerina. La Riserva facilmente raggiungibile percorrendo l ex SS117bis e superato il Bivio Forma, copre un area di circa 2000 ettari e interessa i Comuni di Enna, Aidone e Piazza Armerina. E gestita dall Azienda Demaniale Foreste. La specie vegetale è IʹEucaliptus, che tuttavia non è una specie autoctona ma è di origine australiana. Essa ha qui trovato un habitat ottimale e si è integrata con specie autoctone, quali pini marittimi, cipressi, pioppi e robinie. Eʹ possibile scorgervi lepri, ricci, donnole, conigli selvatici, pellegrici, poiane, quaglie e rapaci notturni. Allʹinterno della riserva è tutelata una vasta area di interesse archeologico comprendente i resti della cittadina di Rossomanno, rasa al suolo da re Martino IV dʹaragona nel 1394 per il tradimento del feudatario Scaloro degli Uberti. La Forestale ha dotato la riserva di un ampia area attrezzata posta in corrispondenza della vecchia stazione di Ronza. Sono qui a disposizione dei visitatori parcheggi, piazzole per i pic nic, voliere e chiudende con all interno fauna selvatica come cinghiali e daini. 6 Nel perimetro del Parco, i boschi naturali, di modeste estensioni, sono generalmente relegati alle aree più impervie, dove sono presenti numerosissime specie animali selvatiche (volpi, donnole, cinghiali, rapaci, ecc.). Le aree naturali e seminaturali come prati e pascoli incolti, invece, ammontano a circa il 24% della superficie del Parco, mostrando un notevole grado di frammentazione e isolamento. Queste aree presentano una fauna che riveste comunque un notevole interesse scientifico e conservazionistico. L abbandono agrario, il pascolo e gli incendi relativamente frequenti hanno innescato, e purtroppo innescano ancora, fenomeni di degrado generalizzato del paesaggio, quali lʹerosione, il dissesto idrogeologico e lʹimpoverimento del suolo. Nella zona occidentale del Parco, che corrisponde alla valle dell Imera meridionale, si evidenzia unʹarea a elevatissimo valore naturalistico faunistico (in cui sono essenzialmente gli ambiti golenali a conferirle un elevato valore) la Riserva naturale orientata Monte Capodarso e valle dellʹimera ulteriormente tutelata dai Siti d Interesse Comunitario: ITA Monte Capodarso e valle dell Imera e ITA Contrada Caprara. La riserva, gestita dall Ass. Italianostra Onlus, è in parte Sito d Importanza Comunitaria ITA Caratterizzata dalle due imponenti scarpate dei Monti Sabbucina e Capodarso che formano una stretta gola in cui scorre il fiume Imera Meridionale o Salso, l area risulta essere interessante dal punto di vista paesaggistico e geologico poiché i terreni affioranti appartengono alla successione della Serie Gessoso Solfifera del bacino centrale siciliano, nelle zone limitrofe ricadono le miniere di zolfo Trabonella e Trabia Tallarita. In relazione alla diversificazione geopedologica, la flora e vegetazione sono piuttosto varie, così come risulta altrettanto diversificata la fauna. Nella valle dell Imera meridionale sono state censite oltre 500 specie di piante vascolari, con larga incidenza di terofite. Tra queste, alcune presentano interesse fitogeografico, come Limonium optimae, specie descritta recentemente in un area a Nord di questo sito e qui rinvenuta negli ultimi anni. Per quanto riguarda la flora vascolare, nell area sono presenti alcuni taxa endemici ed entità di interesse fitogeografico. I corsi dʹacqua sono gli elementi maggiormente caratterizzanti gli scenari paesistici di uno spazio geografico e a questa regola non sfugge certamente il territorio del Parco, che da nord a sud è attraversato dalle valli dei torrenti Olivo, Braemi, Nociara, Elsa e Gatta. Infatti questi torrenti hanno contribuito in modo determinante a modellare il paesaggio collinare del Parco, contraddistinto, a volte, da isolate emergenze orografiche. Nel Parco non sono presenti laghi e stagni naturali e il sistema delle acque interne è quindi costituito dai corsi dʹacqua e da bacini artificiali, come il lago Olivo, realizzati e utilizzati per lʹagricoltura. In linea generale i corsi dʹacqua ricadenti in questo ambito pur avendo importanza ecologica in quanto corridoi di collegamento tra diversi ecotopi, presentano un consistente grado di antropizzazione, a causa dellʹesercizio delle attività agricole, prevalentemente in regime temporaneo. 7 IL TERRITORIO ARCHEOLOGICO Il territorio del Parco è stato abitato fin da tempi remoti. Le 61 aree di interesse archeologico individuate dal perimetro del Parco, comprendono spesso, al loro interno, siti e beni archeologici di diversa tipologia e datazione, insistenti su un unica porzione territoriale e, quindi non distinguibili topograficamente. Si tratta di siti ricchi di ritrovamenti di frammenti litici e ceramici che testimoniano la presenza di un insediamento antico, ma in numerosi casi, di tipologie monumentali riferibili a formazioni urbane e a insediamenti complessi e di manufatti isolati, storicamente rilevanti: 5 di tali aree sono sottoposte a Vincolo con relativo Decreto ai sensi del Codice dei Beni Culturali di queste 4 (Casale, Montagna di Marzo, Runzi, Sofiana) sono già espropriate e appartengono al Demanio Regionale, per le altre sono previste norme di tutela, recupero e valorizzazione, derivanti dal Piano Territoriale Paesaggistico della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Enna. Le quattro aree di interesse archeologico, demanializzate, costituiscono le zone A del Parco. Le dinamiche del popolamento e della storia insediativa nel territorio del Parco sono contrassegnate da tre fasi principali: la prima fase - si attesta alla fine del Neolitico, in cui la valle dell Imera Meridionale comincia ad essere popolata, probabilmente in un contesto socio economico legato ad una economia di tipo pastorale, come testimoniato dai ritrovamenti nel territorio, - nell età del Rame l insediamento all interno del territorio del Parco sembra ricalcare quello della fase precedente Tale sistema economico e di uso del territorio continua anche nei secoli successivi per arrivare a un epilogo alla metà del III millennio a.c. con la tarda età del Rame, che di fatto costituisce un punto di rottura con il passato e lʹavvio di una nuova stagione, - durante lʹetà del Bronzo per circa un millennio, durante il quale questa parte della Sicilia raggiunge un notevole sviluppo culturale e sociale, il primo e più eclatante cambiamento avviene nella sfera della pratica funeraria, quando si avvia lʹuso dellʹescavazione della roccia per ottenere tombe rupestri a pianta pluricellulare. Recenti scavi presso la montagna di Tornambè a Pietraperzia hanno permesso di mettere in luce strutture abitative di dimensioni notevoli in cui sono state trovate associate le ceramiche che trovano riscontro in altre parti del territorio. Evidentemente la presenza di tali villaggi indica una stanzialità dei gruppi, con una maggiore importanza assunta dallʹagricoltura che viene praticata in maniera più intensiva, sempre in associazione alla pastorizia. Indagini stratigrafiche presso monte Manganello a Piazza Armerina hanno permesso di mettere in luce strutture abitative a pianta sia circolare sia ovale. Tali insediamenti fanno ipotizzare la presenza di una struttura sociale evoluta, che devono la propria fortuna sia a unʹintensificazione della produzione agricola sia allo sviluppo di un artigianato legato al ciclo della pastorizia (lana, tessuti, prodotti caseari, ecc.). La felice posizione di tale contesto, al centro dellʹisola, collegato con le coste dalle ampie valli dei fiumi che attraversano gli Erei meridionali, hanno permesso di far entrare questa parte dellʹisola in un circuito di scambi ʺinternazionaliʺ testimoniati dal ritrovamento di ceramiche Eoliane e del Mediterraneo occidentale. 8 la seconda fase - la storia insediativa del territorio collinare del Parco, riporta a quel periodo d incremento demografico emblematicamente segnato nella storiografia greca dalla fondazione dei centri proto urbani siculi, che corrisponde, nella documentazione archeologica, a una diffusa monumentalizzazione, in età proto storica, della morte e dei suoi riti, interpretabile come costruzione consapevole di una ʺmemoria culturaleʺ collettiva. - nell età del ferro si assiste ad uno sviluppo monumentale nellʹarchitettura funeraria nelle tante necropoli scavate nelle creste rocciose che si elevano sul paesaggio ondulato degli Erei centro meridionali, a Monte Navone, Montagna di Marzo e Monte Manganello (contrade che fanno parte del territorio comunale di Piazza Armerina), e lungo la valle dellʹimera, al confine con le culture sicane dellʹovest. I ricchi corredi funebri recuperati da tali necropoli raccontano della rete di traffici commerciali e di scambi culturali di cui la Sicilia centrale divenne in questʹepoca crocevia: nella fase finale dell età del Bronzo e nella prima età del Ferro alle ceramiche si associano i bronzi ornamentali, di provenienza continentale. - nellʹ età del Ferro e in età Arcaica alle ceramiche geometriche di tradizione indigena succedono i prestigiosi prodotti di importazione dalla Grecia continentale e insulare i prodotti coloniali. Questi complessi funerari si aprono lungo le pendici scoscese delle rocche su cui si insediarono le ʺcittadelleʺ indigene fortificate dellʹ età del Ferro. Dello sviluppo proto urbano di tali centri restano i segni evidenti negli insediamenti di Capodarso, di Rocche e Tornambè, di Rossomanno, di Monte Navone. Dallʹimpianto regolare delle capanne prima circolari e successivamente rettangolari alla formazione di uno spazio pubblico e di una sfera del sacro: in tale percorso di urbanizzazione è evidente lʹinfluenza del modello culturale greco coloniale che contemporaneamente sperimentava sistemi urbanistici innovativi. Tale sviluppo urbano si collega a fenomeni diffusi nell ennese di sinecismo (dal greco: συνοικισμóς abitare insieme), per cui le poleis di Henna, Morgantina, Centuripe, Assoro, Agira, e Montagna di Marzo, dovettero beneficiare di una concentrazione nel proprio perimetro urbano delle popolazioni dei centri vicini, le cui testimonianze archeologiche terminano proprio allʹalba dellʹetà classica. Furono probabilmente ragioni di competizione nei confronti della crescente egemonia esercitata dalle città coloniali greche e la conseguente nuova complessità sociale a determinare le condizioni storiche di tale ʺstatalizzazioneʺ di alcuni centri indigeni ellenizzati collocati in posizione più favorevole al controllo del territorio. - In età ellenistica con la costituzione dellʹeparchia siracusana, lo sfruttamento agricolo dovette divenire intensivo, a tal punto che il surplus della produzione fu impiegato per i1 sistema delle decime: questa floridezza economica ed incremento urbanistico sono testimoniate dai resti monumentali del sito di Montagna di Marzo, e dalla città di Morgantina (nella vicina Aidone). la terza fase - inizia dopo la conquista romana della Sicilia, quando la Provincia divenne strategica per i rifornimenti annonari di Roma e la produzione agricola dovette essere incrementata. Il territorio rurale degli Erei, naturalmente vocato alla produzione cerealicola, fu fittamente popolato con l'installazione di insediamenti produttivi che conosceranno una lunga continuità fino all'età tardo-antica: lo attestano i numerosi siti localizzati in posizione aperta, lungo le vie di comunicazione, caratterizzati dalla presenza di ceramiche tardo-ellenistiche, sigillate 9 italiche e africane e, in taluni casi, ceramiche medievali. La viabilità annonaria di età Romana, di cui recano traccia gli Itineraria tardo-antichi e la Tabula Peutingeriana, serviva al trasporto delle derrate agricole dai luoghi di produzione ai caricatori sulla costa, come racconta Cicerone nelle Verrine, ed il suo sviluppo fu determinato anche dalle dinamiche del popolamento rurale. Nel lungo periodo gli insediamenti si differenziarono per funzioni e proporzioni: piccoli e medi siti rurali, definibili quali pagi e vici, che servivano alla conduzione delle massae (i fondi concessi in affitto ai coloni) segnalati dalla presenza di necropoli; insediamenti più complessi, con impianto urbano, fungevano da stationes per il cursus publicus, luoghi di sosta forniti di magazzini, edifici residenziali e termali, luoghi di culto, quale il vasto insediamento proto-imperiale di Sofiana, posto lungo la via che da Catania raggiungeva Agrigento attraversando i territori della Sicilia centro-meridionale. Una significativa conferma in tal senso offre la menzione di una statio Philosophiana nell Itinerarium Antonini. A partire dal II secolo alcuni di questi insediamenti vennero trasformati in ville rustiche , di cui si conserva un esempio nel sito di Runzi, nel territorio di Pietraperzia, dove la pars dominica, con le strutture residenziali, si lega strettamente alla pars fructuaria, testimoniata da un palmento. Dalle strutture di questi insediamenti produttivi forniti di ambienti per la residenza padronale si svilupparono, in età tardo-antica, le ville decorate con mosaici, documentate in contrada Gerace, in contrada Rasalgone ed in contrada Casale, nel territorio di Piazza Armerina. Tale dinamica storica è documentata dalla preesistenza di una villa rustica, nel sito della Villa Romana del Casale, rinvenuta nei saggi stratigrafici eseguiti sotto le strutture monumentali tardo-antiche. Il popolamento della prima età medievale ereditò le dinamiche dell'insediamento tardo-antico, con la diffusione di casali, situati in posizione aperta, lungo le vie di comunicazione, la cui tipologia costruttiva è stata rivelata dagli scavi in corso nell'insediamento medievale sorto sulle rovine della Villa Romana di Piazza Armerina. La lettura attraverso la storia del territorio archeologico del Parco, traccia anche una geografia dei luoghi segnati dalla presenza creativa dell uomo, si evidenziano tre regioni distinte, con ambiti spesso sovrapponibili, corrispondenti: per il periodo preistorico al fronte orientale della estesa vallata del fiume Imera meridionale, e aree contermini; per il periodo protostorico e greco agli impervi valloni dei torrenti Olivo e Braemi, e aree contermini; per il periodo romano e tardo antico all alta valle del fiume Gela (torrente Nocciara) e aree contermini. 10 Le Aree d Interesse Archeologico Comune di Piazza Armerina CASA BARTOLI CASA BONIFACIO (tipologia: A2.4) Fattoria di età ellenistico romana C.DA ALBANA NASCA DI MORTO (tipologia: A2.2 A2.5) Necropoli di età greco romana; insediamento di età romana C.DA CASALE MONTE MANGONE (tipologia: A2.2) Necropoli romana C.DA MALCRISTIANO (tipologia: A2.2; A2.5) Insediamento di età preistorica e necropoli greco romana COZZO RAMETTA RABOTTANO (tipologia: A2.2; A2.5; A2.6) Resti di età preistorica; insediamento greco romano; necropoli tardo romana e bizantina; fornaci FRIDDANI (tipologia: A2.4) Fattoria di età ellenistico romana GALLINICA (tipologia: A2.2) Necropoli tardo romana e bizantina MASSERIA BRAIEMI MINIERA ROBIATO (tipologia: A2.2; A2.4) Necropoli romana; fattoria ellenistico romana MONTE CAMEMI C.DA FAGOTTO ELSA (tipologia: A2.2) Necropoli di età greca con tombe a cappuccina MONTE MANGANELLO COZZO COMUNE VIVAIO RABOTTANO (tipologia: A1) Insediamento dell età del Rame e del Bronzo, centro indigeno ellenizzato e opere di difesa MONTE MANGONE (tipologia: A2
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