N. 3, 2010 (II) Antropologie/I

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LO SGUARDO RIVISTA DI FILOSOFIA ISSN N. 3, 2010 (II) Antropologie/I Editoriale a cura della Redazione Questo terzo numero de Lo Sguardo, prima parte di una rassegna di interventi dedicati ai modelli antropologici in filosofia, ci obbliga anzitutto a ringraziare per la preziosa collaborazione tutti coloro che con impegno e competenza hanno contribuito attivamente alla sua realizzazione; tanto per la professionalità dei contributi quanto per l entusiasmo con cui hanno deciso di aderire all iniziativa. Una partecipazione che ci ha piacevolmente sorpresi e costretti a suddividere il materiale in due differenti uscite, quella presente e una successiva, prevista per ottobre Coordinando questo excursus a più voci nella riflessione filosofica sull antropologia è stato nostro obiettivo preminente fornire l'occasione per un confronto tra una nozione moderna e una contemporanea, se non postmoderna, dell'uomo. Nel solco di questo proposito si immetteranno anche i contributi della prossima uscita, che andranno a completare il materiale di questa prima parte con contributi su Montaigne, Descartes, Hegel, Darwin, Husserl, Levi-Strauss e altri. Ci è sembrato rappresentativo di questo intento incaricare dell'apertura del numero presente il saggio-intervista a Gianluca Garelli recentemente co-traduttore, con Mauro Bertani, di un'edizione Einaudi dell Antropologia di Kant con note e introduzione di Michel Foucault, che ha accettato di discutere con noi alcune questioni riguardanti la critica foucaultiana al filosofo di Köenigsberg. Con l articolo di Bruno Accarino, Dalla metacritica dell estraneazione all antropologia retorica, la rassegna si focalizza invece sul pensiero di Plessner, stabilendo un parallelo con le riflessioni antropologiche di Arnold Gehlen. Ancora a Gehlen e al contemporaneo Sloterdijk - trattando nello specifico la problematica della questione della soggettività e della tecnica - è dedicato l intervento di Antonio Lucci: Il problema dell uomo tra Peter Sloterdijk e Arnold Gehlen: una questione antropologica. Arricchiscono e completano la panoramica sul pensiero contemporaneo gli articoli di Stefano Velotti, L antropologia di LO SGUARDO RIVISTA DI FILOSOFIA ISSN Günther Anders e l ambivalenza delle immagini, la riflessione sul pensiero della differenza di Federica Giardini, L a-venire della differenza. Tempo e politica e la traduzione, a cura di Lorenzo Ciavatta, dell articolo di Christian Möckel, Kulturelle Existenz und anthropologische Konstanten Zur philosophischen Anthropologie Ernst Cassirers. Ringraziamo Giuseppe Deodato per aver permesso alla nostra iniziativa di estendersi al pensiero medievale e alla prospettiva teologica. Il suo Saggio di antropologia tommasiana alla luce della Super Epistolam ad Romanos lectura, nel ricostruire e rileggere in chiave personalistica il modello antropologico proposto dell Aquinate, interroga il pensiero tommasiano sulla questione della volontà e del suo rapporto con la ragione in ordine alla verità. L intervento di Dimitri D Andrea (Antropologia e sociologia del conflitto nel Leviatano di Hobbes) ricongiunge direttamente con la filosofia politica esposta nel Leviathan gli interessi hobbesiani volti alla fisiologia e all antropologia, ricostruendo la nozione di uomo delineata dal filosofo inglese con particolare attenzione per le questioni delle passioni, del conflitto sociale e del piacere della mente. Approfittiamo inoltre dell'occasione per comunicare l'ampliamento del nostro gruppo di lavoro e dare il benvenuto, nella nostra redazione, a Faderica Buongiorno, Marco Gatto, Antonio Lucci e Federico Morganti. Ribadiamo l invito a partecipare alla discussione in modo attivo e concreto per quel che concerne l uscita prevista a ottobre Fermamente convinti che, soprattutto in questa particolare epoca storica, il dibattito sull antropologia rivesta un ruolo di cruciale importanza, vi auguriamo buona lettura. La Redazione. LO SGUARDO RIVISTA DI FILOSOFIA ISSN Foucault e l'antropologia dal punto di vista pragmatico di Kant 1 Intervista a Gianluca Garelli a cura di Matteo Gargani 1. Nota Introduttiva Per i tipi di Einaudi ha visto recentemente la luce una nuova edizione dell Antropologia dal punto di vista pragmatico di Kant. La traduzione del testo kantiano è opera di Gianluca Garelli, la traduzione della Prefazione di M. Foucault è di Mauro Bertani. Una delle peculiarità principali del libro consiste dall essere corredato dall impianto di Introduzione e Note curato da Michel Foucault. Quest ultimo lavoro, insieme alla traduzione del testo, rappresenta la thèse mineure di dottorato presso l'école normale supérieure discussa dal candidato Foucault nel 1961 sotto la direzione di Jean Hyppolite e Maurice de Gandillac. È la prima volta che viene offerta al lettore italiano la traduzione dell'introduzione all'anthropologie di Foucault, che fino al 2008 è rimasta inedita anche in Francia: E. Kant, Anthropologie du point de vue pragmatique, précédé de Michel Foucault, Introduction à l Anthropologie, presentation par D. Defert, Fr. Ewald, F. Gros, Librairie Philosophique J. Vrin, Paris, La prima edizione della Anthropologie in pragmatischer Hinsicht di Kant viene data alle stampe nel 1798, quando il filosofo tedesco ha ormai settantaquattro anni e da due anni ha terminato di prestare attività di insegnamento presso l Università Albertina di Königsberg. L Antropologia è descritta da Kant come «una dottrina della conoscenza dell essere umano, trattata sistematicamente». Il punto di vista pragmatico della trattazione è legato al fatto che qui non ci si adopera nella conoscenza fisiologica dell uomo ovvero di «ciò che la natura fa di lui», bensì si «mira ad indagare ciò che egli, in quanto essere che agisce liberamente, fa ovvero può o deve fare di sé stesso» (p.99). Il testo kantiano presenta una breve Prefazione ed è suddiviso in una Prima parte dell antropologia circa la Didattica antropologica ed in una 1 In margine a I. Kant, Antropologia dal punto di vista pragmatico. Introduzione e note di Michel Foucault. Traduzione a cura di Mauro Bertani e Gianluca Garelli, Einaudi, Torino, LO SGUARDO RIVISTA DI FILOSOFIA ISSN Seconda parte circa la Caratteristica antropologica. La prima parte reca come sottotitolo Della maniera di conoscere tanto l interiorità quanto l esteriorità dell essere umano, la seconda Della maniera di conoscere l interiorità dell essere umano a partire dalla sua esteriorità. La Didattica è divisa in tre libri che ricalcano le suddivisioni dell insieme delle facoltà dell animo [Gemüt] così come compaiono già alla fine dell Introduzione della Critica della facoltà di giudizio: facoltà di conoscere, I Libro; sentimento di piacere e dispiacere, libro II; facoltà di desiderare, libro III. La Caratteristica si sofferma su una rosa piuttosto eterogenea di questioni che vanno da quella del Carattere della persona a quelle inerenti i Lineamenti fondamentali per descrivere il carattere della specie umana. Lo statuto dell Antropologia è difficilmente inquadrabile all interno dell orizzonte complessivo della filosofia critica. In essa assistiamo ad una polivocità di toni stilistici e di contenuti. Si alternano questioni tecniche e di scuola che richiamano da vicino il contenuto delle Critiche, con la presenza di spunti per noi curiosi e che potremmo definire vicini ad un modo di vedere settecentesco, ad esempio considerazioni riguardanti la moda, l arte e il lusso. Circa il luogo da cui tale trattazione prenda le mosse è Kant stesso ad informarcene: «Nella mia attività di insegnamento di filosofia pura, dapprima intrapresa liberamente, poi conferito ufficialmente, ho tenuto per circa trent anni due corsi di lezioni miranti alla conoscenza del mondo», ovvero di antropologia e di geografia fisica, quindi aggiunge: «il primo di questi corsi costituisce il contenuto del presente manuale» (p. 102). Nella sua ricca ed erudita Introduzione al testo kantiano Foucault ne ricostruisce, sulla scorta dell insegnamento di Hyppolite, la genesi e la struttura. Egli sostiene che il testo dell Antropologia «è sicuramente stato messo a punto per l essenziale, nella prima metà del 1797, forse nei primi tre o quattro mesi» (p. 16). Tale datazione è condotta sia attraverso una serie importante di riscontri tratti dall epistolario kantiano, sia attraverso riferimenti con altre coeve opere a stampa. Nonostante la difficoltà a stabilire con precisione ove porre, in Kant, il punto di avvio di una riflessione antropologica di questo tipo, Foucault prende in considerazione anche la questione della genesi del testo. Sicuramente si rileva una stretta affinità tematica di esso da una parte con le Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime del 1764, e, dall'altra, con le numerose Reflexionen di quegli anni, che testimoniano oltretutto il fondamentale influsso del Contrat Social e dell Èmile di Rousseau. E risaputo inoltre l interesse di Kant per i resoconti di viaggi dell epoca, così come quello per la conversazione con i grandi viaggiatori che sovente affollano il porto della capitale prussiana. Nell Introduzione Foucault individua nell attività di docenza la fonte più corposa da cui emerge l interesse kantiano per quelle tematiche che noi potremmo definire genericamente antropologiche, ma che, seguendo le famose tre domande del Canone della ragion pura e della Logica, vengono ad essere sintetizzate e raccolte nella domanda: Che cos è l uomo? L Introduzione, dopo aver affrontato i problemi inerenti la datazione del testo, si impegna a mostrare la continuità contenutistica tra di esso e il 2 LO SGUARDO RIVISTA DI FILOSOFIA ISSN novero di questioni emergenti dai contemporanei testi a stampa: Metafisica dei Costumi e Conflitto delle Facoltà su tutti. Tra i molti punti interessanti sottolineati da Foucault ci preme qui evidenziarne uno in particolare. Il filosofo francese offre ragioni decisive per leggere in alcuni paragrafi della sezione sulla Facoltà di conoscere dell Antropologia una risposta implicita alle sottili questioni sollevate in tre lettere senza risposta del del matematico J.S. Beck circa il problema del rapporto tra sensibilità e intelletto. Kant qui approfondisce ulteriormente e con una diversa sfumatura rispetto alla Critica la distinzione tra «senso interno e appercezione» (p. 23). Seguono poi le pagine ove Foucault si interroga sulla complessa questione circa lo statuto specifico dell Antropologia, dal momento che il tentativo kantiano di comporne una, rigettando un approccio naturalistico, insiste sul fatto che «l uomo, nell Antropologia, non è né homo natura né soggetto puro di libertà; è preso all interno della sua sintesi già operante del suo legame con il mondo» (p. 38). L Introduzione prosegue con l indagare condizioni di legittimità ed eventuali conseguenze da trarre circa determinate questioni. Ad esempio come sia possibile presentare una ricerca sull uomo come «cittadino del mondo [Weltbürger]» a partire dalle sue facoltà dell animo [Gemüt]? In cosa quest indagine si differenzi da una psicologia razionale ed empirica? Che rapporto vi sia tra lo statuto dell indagine propriamente Antropologica e quello delle opere Critiche? L Introduzione si chiude con una serie di dense considerazioni circa l illusione antropologica come pendant dell illusione trascendentale. La prima costituirebbe quel territorio rischioso da cui sempre più ha tentato di prendere le mosse la pretesa veritativa della filosofia post-kantiana sentendosi finalmente esonerata «dal peso inerte dell a priori» (p. 92). Antropologia come prospettiva illusoria attraverso cui liberarsi della distinzione tra i piani dell a priori, dell originario e del fondamentale al fine di costituirsi come «verità della verità» (p. 93). 2. Intervista Nella sua Introduzione (pp ) Foucault fa riferimento alle tre celebri domande costitutive del Philosophieren già esposte da Kant nel Canone della ragion pura: «1. Che cosa posso sapere? 2. Che cosa devo fare? 3. Che cosa mi è lecito sperare?» E al loro compimento nella quarta così come compare nella Logica: «4. Che cos è l uomo?» Foucault cita anche il seguito del passo kantiano della Logica ove esse vengono ricondotte rispettivamente ad un indagine circa «le fonti [die Quellen] del sapere umano, l estensione [der Umfang] dell uso possibile e utile di ogni sapere e infine i limiti [die Grenzen] di ogni sapere». Il filosofo francese quindi afferma: «Vediamo quanto sia ampio il campo di riflessione ricoperto da queste tre nozioni: fonte, ambito, limite. In un certo senso esse intersecano la trilogia, interna alla prima critica, di sensibilità, intelletto e ragione. Inoltre esse riprendono e racchiudono in una parola il lavoro di ciascuna critica: ragion pura, ragion pratica e facoltà di giudicare» (p. 63). Come giudica quest ultima affermazione di Foucault? 3 LO SGUARDO RIVISTA DI FILOSOFIA ISSN La sua domanda è molto complessa, perché coinvolge questioni relative all architettonica della filosofia kantiana. Uso l espressione in senso lato, ovvio: è noto che Kant ha propriamente chiamato così una determinata sezione della «Dottrina del metodo» della Critica della ragion pura, (A832/B860-A851/B859), alla quale però non si riferisce qui specificamente la citazione di Foucault. Le devo confessare che trovo questo passo particolarmente oscuro da interpretare, perché se non ci accontentiamo di rilevare con lui genericamente qualcosa come una doppia simmetria dobbiamo riconoscere che, almeno qui, Foucault usa espressioni un po vaghe. Che cosa potrà mai voler dire, infatti, che le nozioni di fonte, ambito e limite «intersecano» la trilogia intelletto/sensibilità/ragione? Mi chiedo: dove sarebbe di preciso il luogo dell intersezione? E in che cosa mai consisterebbe essa effettivamente? Ancora: che cosa significa che quelle nozioni «riprendono e racchiudono [ ] il lavoro di ciascuna critica»? Ci vorrebbe una trattazione approfondita già solo per fare un po di chiarezza sulla portata che hanno questi interrogativi per il filosofare kantiano. Ma al di là di mere questioni letterali, credo che il punto decisivo rimanga proprio il significato profondo dell architettonicità della ragione kantiana, in quanto essa risponde a una teleologia che obbedisce a un concetto cosmico e non scolastico del filosofare. Si tratta allora di collocare l antropologia pragmatica intesa come disciplina filosofica, prima ancora che come opera data alle stampe all interno del disegno generale del criticismo: e questo è un compito estremamente arduo, perché il criticismo è un programma costantemente in fieri, nonostante l apparente rigorosa simmetria del «grande cinese di Königsberg», come lo aveva chiamato Nietzsche (lo ricordano anche i curatori dell edizione Vrin). Si potrebbe allora incominciare a rispondere sottolineando che, nell affrontare il testo kantiano, Foucault si pone con coraggio il problema per così dire della genealogia di tale teleologia rationis humanae, portando alla luce molti dei temi e degli spunti che poi svilupperà nel corso della sua straordinaria vicenda intellettuale. Verso la conclusione della sua Introduzione Foucault fa una serie di importanti considerazioni circa il paradosso della filosofia post-kantiana incorsa in una costante tendenza all antropologizzazione dell indagine filosofica, intesa come «regressione riflessiva» verso una soggettivizzazione e marginalizzazione del problema dei fondamenti. A riguardo dice: «( ) affrancandosi da una critica preliminare della conoscenza e da una domanda originaria sul rapporto all oggetto, la filosofia non si è liberata dalla soggettività come tesi fondamentale e punto di partenza della sua riflessione. Al contrario vi si è imprigionata, ponendosela di fronte appesantita, ipostatizzata e chiusa nella struttura non superabile del menschliches Wesen, in cui veglia e si raccoglie in silenzio quella verità estenuata che è la verità della verità» (p. 93). Come considera tale asserto? 4 LO SGUARDO RIVISTA DI FILOSOFIA ISSN Mi sembra un affermazione ben comprensibile, dal punto di vista della successiva evoluzione teorica del pensiero di Foucault, e che tuttavia proprio per questo richiede di essere compresa all interno di vari contesti. Beninteso: rispetto a un certo modo di concepire la filosofia, un modo che non cessa a tutt oggi di essere dominante, nonostante le ripetute e drammatiche crisi che esso periodicamente sembra attraversare (e la cosa, sia detto tra parentesi, potrebbe suggerire inquietanti ma significative analogie con l andamento dell economia mondiale), questa affermazione non ha certamente perduto la propria attualità. D altronde, però, credo di poter sostenere che gran parte dell antropologia filosofica praticata attualmente ha ben recepito il monito foucaultiano. Anzi, per altri versi essa si trova perfino a fare i conti con una tradizione che di moniti di questo tipo si è appropriata con qualche ingenuità, e che, tanto per dire, si scopre a volte impotente quando si ritrova alle prese con il riemergere carsico della categoria di soggetto parola che un po di tempo fa si pensò invece di poter liquidare troppo in fretta. Oggi ci rendiamo conto a ogni piè sospinto che tutta questa militanza antisoggettivistica non ha affatto saputo prepararci ad affrontare l eccesso di cattiva soggettivizzazione di cui continua a patire la nostra società contemporanea (individualismo, opinionismo, tendenza ad anteporre a ogni costo l interesse del singolo, mancanza di senso dell istituzione e quant altro), ma anzi ha finito per esprimersi in forme che lo hanno alla lunga addirittura potenziato. E questo fa pensare almeno che una certa critica al soggetto di moda qualche decennio or sono si radicasse bensì in motivazioni e rivendicazioni concrete e in massima parte legittime, ma ricorresse in ultima analisi a un linguaggio in fin dei conti non sempre così diverso da quello criticato, pur con tutta l apparente radicalità e l intransigenza di manifesti ed esiti (che in qualche caso, bisogna comunque riconoscerlo senza ambiguità, furono certamente fruttuosi). Il quadro è reso oggi complicato anche da quelle prospettive filosofiche che pretendono di mettere in questione la centralità non solo dell umanesimo, ma addirittura dell umano tout court mi riferisco qui, senza alcuna pretesa di ordine sistematico, a una galassia che può andare dal cyborg al post-human, a certe manifestazioni del pensiero della differenza, fino perché no a quell etica animalista (elaborata anche in area anglosassone: penso al lavoro, comunque di alto profilo, dell australiano Peter Singer, ma non solo) che parla non senza alcune buone ragioni di intollerabile specismo esercitato ingiustamente dall uomo nei confronti degli altri animali. Ecco perché si tratta di una questione estremamente complessa, e non mi sentirei ovviamente di azzardare analisi di troppo ampio respiro, men che meno epocali. Mi limito solo a fare qualche constatazione. Osservo peraltro che nella citazione da lei riportata il passaggio più interessante è probabilmente costituito dall ultima riga, quel cenno alla «verità di verità» che fa venire in mente ma qui Foucault effettivamente c entra solo fino a un certo punto la critica hegeliana alla filosofia della riflessione. Naturalmente so bene che Hegel nella Fenomenologia postulava semmai proprio il farsi soggetto della sostanza; ma diceva anche che «il vero è il tutto», e che dunque tale soggetto, una volta riconosciuto il 5 LO SGUARDO RIVISTA DI FILOSOFIA ISSN senso del proprio cammino, deve farsi carico della sostanza stessa, proprio come deve farsi carico della propria storia che è anche una storia di lotta, sacrificio, lutto, autoconsapevolezza, emancipazione, differenze e dissoluzione (ab-solutum). Ecco, questo continua a rimanere secondo me un buon modo ovvio, non l unico di considerare il problema. Sarebbe bene, naturalmente, non pensare di risolverlo una volta per tutte con una opzione teo-con a buon mercato, magari fraintendendo inconsapevolmente proprio l ultima figu
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