LA VITTORIA DEL PABLISMO NELLA QUARTA INTERNAZIONALE ( )1

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Paolo Casciola LA VITTORIA DEL PABLISMO NELLA QUARTA INTERNAZIONALE ( )1 1 Questo articolo, originariamente pubblicato in forma anonima sotto il titolo « : la vittoria del pablismo nella Quarta Internazionale», Il Comunista, a. VI, n (Nuova serie), [Foligno,] gennaio-aprile 1985, pp , costituiva la seconda parte del testo di una delle relazioni presentate al II Seminario Teorico Nazionale del Gruppo Operaio Rivoluzionario (per la rinascita della Quarta Internazionale), svoltosi a Roma dal 3 al 5 giugno Nella presente riedizione abbiamo aggiunto, oltre alle note a pie di pagina, qualche precisazione esplicativa tra parentesi quadre, e apportato alcune correzioni per lo più secondarie [N.d.r.]. 1 Paolo Casciola LA VITTORIA DEL PABLISMO NELLA QUARTA INTERNAZIONALE ( ) [Premessa] Lo scoppio della guerra di Corea ([nel giugno] 1950) sembrò confermare la tesi di un conflitto imminente dell imperialismo statunitense contro l Unione Sovietica e la Cina. Vedendo in tal modo confermati i postulati fondamentali delle sue idee revisioniste, Michel Pablo incominciò ad avanzare una visione internazionale coerente. Ciò si verificò a partire dal gennaio 1951, allorché egli, con il documento «Dove andiamo?», abbandonò parzialmente il campo dell empirismo per fornire una base teorica consistente alle sue tesi. Secondo Pablo, la Seconda Guerra mondiale e le rivoluzioni coloniali (in particolare quella cinese) avevano distrutto il vecchio equilibrio prebellico. La situazione stava evolvendo a tutto svantaggio dell imperialismo. Quest ultimo, per ristabilire il proprio dominio mondiale e per riconquistare le fette di mercato internazionale che aveva perduto, non aveva altra scelta se non scatenare una nuova guerra contro quella che Pablo definì «la rivoluzione sotto tutte le sue forme», vale a dire contro l URSS, le «Democrazie popolari», la Jugoslavia e la Cina. Non si trattava più di discutere sulla possibilità dello scoppio di un tale conflitto. La nuova conflagrazione bellica veniva data per certa. Essa avrebbe visto scontrarsi i due blocchi. In tale prospettiva, il proletariato avrebbe dovuto fungere da elemento ausiliario del blocco stalinista: La realtà sociale oggettiva, per il nostro movimento, è formata essenzialmente dal regime capitalista e dal mondo staliniano. Del resto, lo si voglia o meno, questi due elementi costituiscono la realtà oggettiva tout court, giacché la maggioranza schiacciante delle forze che si oppongono al capitalismo è ancora attualmente diretta o influenzata dalla burocrazia sovietica. ( ) ( ) lo slancio rivoluzionario delle masse sollevatesi contro l imperialismo va ad aggiungersi, come forza supplementare, alle forze materiali e tecniche che lo combattono. 2 Secondo tale logica, il conflitto imminente si sarebbe immancabilmente trasformato in una guerra civile internazionale. L imperialismo, già debole, sarebbe risultato sconfitto. Secondo Pablo, dunque, la guerra e la rivoluzione si stavano avvicinando a tal punto da identificarsi l una con l altra. E, sotto l impatto della guerra, la gran massa del proletariato sarebbe rimasta fedele alle proprie organizzazioni tradizionali, cioè, fondamentalmente, ai partiti stalinisti. Non c era quindi alcuna speranza di spezzare quel legame e di costruire dei partiti rivoluzio- 2 M. Pablo [M. Raptis], «Où allons-nous?», Bulletin Intérieur du Secrétariat International de la IV e Internationale, n. 1, gennaio 1951; ora in Rodolphe Prager (a cura di), Les Congrès de la IV e Internationale. 4 Menace de la troisième guerre mondiale et tournant politique ( ), La Brèche-PEC, Montreuil 1989, pp. 29, 32 [N.d.r.]. 2 nari indipendenti. Qualsiasi tentativo in tal senso sarebbe stato frustrato dalla funzione oggettivamente rivoluzionaria svolta dagli apparati staliniani. Così, secondo Pablo, la rivoluzione non sarebbe stata il prodotto della lotta di classe interna. Al contrario, essa sarebbe stata importata dall esterno, dalla burocrazia bonapartista. La vittoria della rivoluzione sarebbe dipesa dal fatto che la burocrazia, nonostante la sua politica di coesistenza pacifica con l imperialismo, non avrebbe avuto altra scelta se non quella di rovesciare il capitalismo in Europa. Che cosa c era alla base di tutto questo ragionamento? Innanzitutto, la ricerca di palliativi che ponessero fine entro breve tempo all isolamento della Quarta Internazionale. In secondo luogo, l esistenza di un impulso non rivoluzionario basato sull abbandono della prospettiva della costruzione di un organizzazione trotskista su scala mondiale e nazionale. Il processo oggettivo era di nuovo il fattore determinante, mentre il fattore soggettivo (il partito rivoluzionario della classe operaia) assumeva un importanza irrilevante. Le tesi di Pablo erano fondate su una concatenazione di possibilità storiche: se l imperialismo scatenava la guerra; se la burocrazia russa reagiva come aveva fatto nell Europa orientale; se le masse, nel corso di tale processo, non rompevano con i partiti «comunisti» allora la guerra, e la rivoluzione che ne sarebbe inevitabilmente derivata, avrebbero subordinato il proletariato alla loro dinamica oggettiva. Le condizioni oggettive avrebbero insomma supplito di per se stesse alla mancanza di una direzione politica rivoluzionaria cosciente e del partito rivoluzionario, spingendo la burocrazia staliniana a compiere delle azioni oggettivamente rivoluzionarie. Un po come aveva fatto Ernest Mandel nel 1946, la rivoluzione veniva ridefinita come un processo oggettivo fatalistico che avrebbe spinto se stesso in avanti malgrado le intenzioni e i programmi di tutti coloro che vi prendevano parte. Il processo storico diventava così la coscienza della rivoluzione. Il III Congresso Mondiale Anche stavolta le posizioni di Pablo incontrarono delle resistenze. In effetti, il suo schema metafisico non era certo il più verosimile. Le difficoltà incontrate dall imperialismo nel risolvere rapidamente ed efficacemente il conflitto coreano non potevano far pensare che esso sarebbe stato disposto a scatenare una nuova guerra planetaria entro breve tempo. Inoltre, il Cremlino stava facendo tutto ciò che era in suo potere per raggiungere un accordo stabile e per trovare un modus vivendi con Washington. Ma, per quanto realistiche potessero essere, queste considerazioni non furono sufficienti a fermare Pablo, il quale iniziò a trarre dalle sue teorizzazioni delle conclusioni sempre più distruttive. Se la burocrazia staliniana era il nuovo fattore rivoluzionario fondamentale, perché allora non orientarsi verso i partiti stalinisti di massa? Non era forse vero che, nelle nuove condizioni oggettive, «lo stalinismo fa riemergere delle tendenze centriste», ovviamente di sinistra, che «prenderanno il sopravvento sull opportunismo di destra»? 3 La nuova situazione avrebbe offerto ai rivoluzionari delle enormi possibilità di influenzare e di determinare il «corso rivoluzionario» dello stalinismo. Diventava perciò imperativo entrare nei partiti stalinisti, che agli occhi di Pablo rappresentavano il «movimento reale delle masse». Per esservi integrati, i trotskisti avrebbero dovuto, se necessario, sbarazzarsi persino del loro programma. 3 M. Pablo [M. Raptis], «Rapport sur les applications tactiques de la ligne du III e Congrès mondial» (presentato al X Plenum del Comitato Esecutivo Internazionale della Quarta Internazionale nel febbraio 1952), Bulletin Intérieur du Parti Communiste Internationaliste, 22 marzo 1952; ora in R. Prager (a cura di), op. cit., p. 353 [N.d.r.]. 3 Come scrisse ancora Pablo: «Per integrarsi nel movimento reale delle masse, ( ) gli stratagemmi e le capitolazioni non sono soltanto ammessi, ma necessari.» 4 Il III Congresso Mondiale della Quarta Internazionale, svoltosi nell agosto-settembre 1951, aveva già adottato questo tipo di posizioni, vibrando in tal modo un colpo mortale al movimento trotskista. Esso decise infatti di liquidare l Internazionale rivoluzionaria nei partiti staliniani mediante l entrismo «profondo», «sui generis». Questa nuova politica venne poi ulteriormente definita dal X Plenum del Comitato Esecutivo Internazionale nel febbraio In quell occasione, nel suo rapporto su «La costruzione del partito rivoluzionario», Pablo fu molto esplicito: ( ) La situazione è dovunque prerivoluzionaria, a diversi gradi, ed evolve entro lassi di tempo relativamente brevi verso la rivoluzione. E questo processo è adesso, in generale, irreversibile. ( ) Noi entriamo [nei partiti stalinisti] per rimanervi a lungo, contando sulla grandissima possibilità, che esiste, di vedere tali partiti, posti sotto nuove condizioni, sviluppare delle tendenze centriste che dirigeranno tutta una tappa della radicalizzazione delle masse e del processo rivoluzionario oggettivo nei loro rispettivi paesi. 5 Alla tattica entrista venne attribuita una valenza strategica. Non si trattava più, come era stato per Trotsky, di praticare un entrismo limitato nel tempo allo scopo di scindere i partiti riformisti, come parte del lavoro di costruzione del partito rivoluzionario indipendente. Se la burocrazia sarebbe stata costretta ad assolvere un ruolo oggettivamente rivoluzionario, allora i trotskisti dovevano diventare parte integrante dei partiti staliniani ed esercitare su di essi una pressione tale da facilitare e favorire il loro rivoluzionarismo latente. L opposizione antipablista e la scissione del 1953 Nel marzo 1951, sotto lo pseudonimo di E. Germain, Mandel pubblicò le sue «Dieci tesi», un documento che attaccava in modo molto circostanziato le posizioni avanzate da Pablo in «Dove andiamo?». Contrariamente a Pablo, che peraltro non veniva neppure nominato, Mandel sostenne che lo stalinismo non sarebbe sopravvissuto ad una nuova guerra. Il conflitto si sarebbe trasformato in rivoluzione, ma la rivoluzione avrebbe spazzato via lo stalinismo. In questa ottica, egli ribadì che il processo storico oggettivo non poteva sostituirsi al partito rivoluzionario: se occorreva essere vicini ai lavoratori che aderivano ai partiti stalinisti, ciò non significava dover liquidare l Internazionale in tali partiti, bensì lottare per l affermazione dei principi e del programma trotskisti in seno alla classe operaia, in netto antagonismo rispetto agli apparati burocratici. Inoltre, secondo Mandel, il fatto che il capitalismo fosse stato distrutto nell Europa orientale, pur essendo storicamente progressivo, aveva creato un nuovo ostacolo burocratico per la marcia della classe operaia verso il comunismo una classe operaia che, nei paesi dell Europa orientale, era stata espropriata della sua funzione storica dalla casta sociale stalinista. Lo stesso non poteva però dirsi della Jugoslavia e della Cina. Per Mandel, in questi due casi si era in presenza di rivoluzioni proletarie autentiche e, in tali circostanze, i partiti stalinisti cessavano di essere tali. Anche se ciò rappresentava un adattamento alle tesi di Pablo, Mandel affermò tuttavia la necessità di dotare il proletariato di una direzione internazionale rivoluzionaria, l unica in grado di guidare la lotta per il rovesciamento del sistema capitalista su scala mondiale: 4 Ibidem, p. 356 [N.d.r.]. 5 Ibidem, pp. 342, 346 [N.d.r.]. 4 ( ) Ciò che importa soprattutto, nel periodo attuale, è dare al proletariato una direzione mondiale capace di coordinare le sue forze e di arrivare alla vittoria mondiale del comunismo. La burocrazia staliniana ( ) è socialmente incapace di assolvere un tale compito. In ciò risiede la missione storica del nostro movimento. ( ) La sua unica giustificazione possibile ( ) sta nell incapacità dello stalinismo di rovesciare il capitalismo mondiale, incapacità che ha le sue origini nella natura sociale della burocrazia sovietica. 6 Non soltanto le tesi di Mandel erano sbagliate in rapporto alle «rivoluzioni» jugoslava e cinese (che non erano affatto delle «rivoluzioni proletarie autentiche», ma si erano invece basate sul contadiname, mentre i partiti capeggiati da Tito e da Mao Zedong erano rimasti profondamente stalinisti), ma la sua opposizione a Pablo fu debole e parziale. Anche a causa dell intrinseca contraddittorietà delle sue tesi per quanto riguarda lo stalinismo, Mandel non ebbe il coraggio di avviare nell Internazionale una lotta di frazione antipablista sulle sue stesse posizioni e, ben presto, cedette alle pressioni di Pablo diventando il suo braccio destro. Ernest Mandel detto «E. Germain» (Francoforte sul Meno, 5 aprile 1923 Bruxelles, 20 luglio 1995) Nel frattempo la maggioranza del Parti Communiste Internationaliste (PCI), la sezione francese della Quarta Internazionale, intraprese la lotta contro il revisionismo pablista basandosi proprio sulle «Dieci tesi» di Mandel. Ma questa opposizione si manifestò con notevole ritardo, non quando Pablo avanzò le sue posizioni di fondo, ma soltanto allorché si trattò di dover applicare tali concezioni nella pratica politica. La maggioranza della sezione francese [capeggiata da Pierre Boussel detto «P. Lambert»] si rifiutò infatti di mettere in atto la politica dell entrismo profondo nel Partito comunista francese, denunciandola come un tentativo di imporre una capitolazione forzata allo stalini- 6 E. Germain [E. Mandel], «Que faut il modifier et que faut-il maintenir dans les thèses du II e Congrès mondial sul la question du stalinisme? Dix thèses» (15 gennaio 1951), Bulletin Intérieur du Secrétariat International de la IV e Internationale, n. 3, marzo 1951; ora in: R. Prager (a cura di), op. cit., pp [N.d.r.]. 5 smo e appellandosi all illegittimità statutaria del modo di procedere della direzione internazionale pablista. Di conseguenza, i pablisti adottarono contro il PCI francese delle severe misure disciplinari. Pur garantendo che, entro la fine di quell anno (1952), si sarebbe tenuto un congresso del PCI che avrebbe dovuto esprimere il proprio parere sulla nuova linea dell entrismo profondo, i pablisti esigettero che, nel frattempo, i dirigenti della maggioranza della sezione francese si impegnassero ad applicare in qualche modo la politica entrista sancita dal III Congresso Mondiale. Successivamente in aperto contrasto con le tradizioni del movimento trotskista il Comitato Esecutivo Internazionale pablista sciolse d autorità la direzione del PCI. Quest ultima venne riorganizzata in modo tale che l ala minoritaria, favorevole a Pablo, avesse, all interno del massimo organismo dirigente della sezione francese, una maggioranza di fatto. Mandel, ormai diventato il rappresentante della direzione internazionale pablista presso il PCI francese, mise in guardia i trotskisti maggioritari che, se avessero presentato al successivo congresso del partito delle critiche alla politica entrista, essi sarebbero stati rimossi dalle loro cariche anche se si fossero impegnati ad applicare la linea entrista una volta terminato il congresso. Fu così che all VIII Congresso Nazionale del PCI (luglio 1952) Pablo sancì la scissione espellendo la maggioranza della sezione francese dell Internazionale. Tuttavia la maggioranza del PCI non accettò di essere privata del diritto e della possibilità di difendere le proprie posizioni all interno della Quarta Internazionale. Ma, invece di orientarsi verso la preparazione di una lotta di frazione internazionale contro il pablismo e in difesa del programma trotskista, il PCI cercò di rimanere ad ogni costo all interno dell organizzazione mondiale, fino a proporre a quest ultima il riconoscimento di due sezioni francesi della Quarta Internazionale! In definitiva, la maggioranza del PCI non si rese pienamente conto della portata del revisionismo pablista. Essa continuò a proclamare il suo pieno accordo con l orientamento politico adottato dal III Congresso Mondiale, accusando Pablo e la direzione internazionale di violarne le decisioni. Ciò equivaleva a negare che il III Congresso Mondiale avesse rappresentato la vittoria del pablismo, vale a dire il trionfo, in seno alla Quarta Internazionale, di una corrente centrista-revisionista piccolo-borghese che propugnava un programma politico del tutto incompatibile con quello trotskista. Il 16 febbraio 1952 Daniel Renard, a nome della maggioranza francese, aveva indirizzato una lettera a James Patrick Cannon, il più noto dirigente della sezione statunitense della Quarta Internazionale [il Socialist Workers Party (SWP)], per spiegargli il senso della lotta condotta dal PCI contro i metodi burocratici e senza principi di Pablo. La lettera reiterava l accordo del PCI rispetto alla linea stabilita dal III Congresso Mondiale. Secondo i francesi, tra le direttive adottate dal III Congresso Mondiale e la politica seguita da Pablo esisteva un antagonismo inconciliabile, cosa che equivaleva a sostenere che il pablismo non aveva trionfato al suddetto congresso. Cannon rispose al PCI soltanto il 29 maggio, approvando le conclusioni politiche del congresso mondiale: Noi giudichiamo la politica della direzione internazionale attraverso la linea che essa elabora nei documenti ufficiali nel recente periodo, attraverso i documenti del III Congresso Mondiale e del X Plenum. Non vi vediamo alcun revisionismo. Tutto ciò che vi vediamo sono una chiarificazione dell evoluzione dello stalinismo nel dopoguerra e le grandi linee di una nuova tattica per combatterlo più efficacemente. Noi consideriamo questi documenti come pienamente trotskisti. ( ) È opinione unanime dei quadri dirigenti del SWP che gli autori di questi documenti abbiano reso un grande servizio al movimento ( ). 7 Cannon attaccò il PCI francese accusandolo di opportunismo stalinofobo e si rifiutò di appoggiare la maggioranza antipablista della sezione francese. Secondo il SWP, le divergenze 7 R. Prager (a cura di), op. cit., p. 437 [N.d.r.]. 6 esistenti tra Pablo e la maggioranza del PCI erano soltanto di ordine tattico, cosa che ai loro occhi non poteva giustificare una scissione. Inizialmente tale posizione portò i dirigenti statunitensi a solidarizzare con Pablo, nonostante i suoi metodi organizzativi poco ortodossi. Ma, analogamente a quanto era avvenuto nella sezione francese, la maggioranza del SWP fu costretta ad entrare in lotta contro Pablo allorché la frazione [Bert] Cochran-[George] Clarke-[Mike] Bartell incominciò a dare battaglia per imporre al partito statunitense le posizioni liquidatrici di Pablo. La frazione minoritaria pablista del SWP intendeva applicare negli Stati Uniti la politica dell entrismo «sui generis» adottata dal III Congresso Mondiale. Come era accaduto in Francia, ciò provocò la reazione della maggioranza: finché si trattava di appoggiare in astratto l orientamento definito dal congresso mondiale, in seno al SWP non si era registrata alcuna reazione al revisionismo manifesto propugnato da Pablo; ma quando si pose il problema di elaborare su quella base una linea di condotta concreta per gli Stati Uniti, allora la maggioranza si tirò indietro. James Patrick Cannon (Kansas City, 11 febbraio 1890 Los Angeles, 21 agosto 1974) A partire dal febbraio 1953 si sviluppò un acuto conflitto politico tra la frazione minoritaria pro-pablo e la maggioranza del SWP. Il 27 maggio Cannon scrisse a Pablo chiedendogli se sosteneva la frazione Cochran-Clarke-Bartell. Pablo rispose in modo evasivo e, di lì a poco, spinse la propria frazione statunitense ad agire in senso scissionista all interno del SWP. Di fronte all offensiva della minoranza pablista, Cannon si alleò con la tendenza [Farrell] Dobbs- [Tom] Kerry-[Joseph] Hansen, garantendo a quest ultima in caso di vittoria il controllo totale sul partito statunitense. La lotta contro la frazione pablista non venne dunque condotta allo scopo di salvare la Quarta Internazionale dalla bancarotta revisionista, bensì per salvare una direzione del SWP sempre più abitudinaria e conservatrice dalla propria bancarotta politica. 7 Questa negazione esplicita dell internazionalismo proletario portò il SWP a rinchiudersi sempre di più nel suo isolamento americanocentrico, nel suo gretto «nazional-trotskismo». Dopo la scissione dei pablisti american
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