ELIO GIOANOLA L'ITINERARIO POETICO DAI CREPUSCOLARI A MONTALE 1

Description
ELIO GIOANOLA L'ITINERARIO POETICO DAI CREPUSCOLARI A MONTALE 1 Nella mia antologia della poesia del Novecento non ho fatto una sezione che si chiami Crepuscolari o Il Crepuscolarismo, ma ho

Please download to get full document.

View again

of 11
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Information
Category:

Poems

Publish on:

Views: 0 | Pages: 11

Extension: PDF | Download: 0

Share
Transcript
ELIO GIOANOLA L'ITINERARIO POETICO DAI CREPUSCOLARI A MONTALE 1 Nella mia antologia della poesia del Novecento non ho fatto una sezione che si chiami Crepuscolari o Il Crepuscolarismo, ma ho fatto due sezioni: una che s'intitola Tra Simbolismo e Crepuscolarismo, dove ho messo Govoni, Palazzeschi e Corazzini e un'altra sezione intitolata La scuola dell'ironia in cui ho messo i due principali, cioè Guido Gozzano e Marino Moretti. E' una distinzione che mi sembra molto importante perché, al di là di una comune tematica che si può riscontrare ad esempio tra Corazzini e Gozzano, in realtà, se ci sono due poeti diversi e lontani tra loro, sono proprio questi due. E' vero che entrambi, a modo loro, rappresentano una precisa rottura nei confronti della poesia tardo-ottocentesca e inaugurano il Novecento poetico italiano, ma con due modalità che sono l'una completamente diversa dall'altra. Corazzini privilegia il patetico, Gozzano privilegia l'ironia: due strumenti che evidentemente non hanno nulla a che fare tra loro. Corazzini da questo punto di vista rappresenta colui che in Italia probabilmente ha preso sul serio, diciamo così, le tematiche tardo-simbolistiche, quelle che tutti conosciamo e gli studenti conoscono attraverso le letterature che studiano, caratterizzate appunto dalla tematica degli organetti di Barberia, delle domeniche tristi, dei conventi sperduti nella bruma, delle città melanconiche, dei viali al tramonto, dei vecchi edifici abbandonati, delle vecchie ville con le vasche piene di ninfee, ecc... Questa larga tematica passa dal tardo simbolismo francese, soprattutto belga, in Italia attraverso il primo Govoni, attraverso il primo Palazzeschi e attraverso Corazzini. Ma mentre Palazzeschi gioca con questa materia, e in lui le suorine e tutti gli altri ingredienti diventano gli elementi trasmutabili di una specie di fiaba meccanica, che il poeta manovra a piacimento come tirasse i fili di un teatro di burattini, queste cose in Corazzini vengono prese sul serio, vengono patetizzate all'estremo, vengono assunte, in un certo senso, come simboli della sua profonda, reale, autentica malinconia di fanciullo malato. Tra questi temi c'è la malinconia, e c'è anche in Gozzano. La malinconia - termine assunto dai tardo-simbolisti franco-belgi - si trova in tutti questi poeti del primo Novecento, e in un certo senso corrisponde più o meno ad una malattia. Sottolineo questo termine perché è fondamentale, a mio avviso, per capire non soltanto i poeti, ma anche tutta la letteratura del primo Novecento. Mi riferisco qui in modo particolare ai due nostri grandissimi malati che sono Svevo e Pirandello. In Gozzano questo materiale viene assunto ironicamente, ma ironicamente è una parola generica: che cosa significa ironia ? In Signorina Felicita ne abbiamo un esempio in un certo senso clamoroso. L'ironia di Gozzano è l'incapacità di prendere sul serio qualsiasi cosa del reale e della vita. L'impossibilità, per esempio, di affrontare in maniera diretta il rapporto con gli altri, il rapporto con l'altro, cioè in sostanza il rapporto con la donna. L'ironia è una specie di difesa, dunque, che il poeta mette tra se stesso, tra il proprio io traumatizzato e la realtà, per non dover affrontare, con i conseguenti traumi psichici che ne deriverebbero, questo reale spaventoso. 1 Testo rivisto dall'autore. Gozzano probabilmente non è comprensibile senza D'Annunzio. Gli esordi dì Gozzano sono esordi dannunziani, anche negli atteggiamenti di vita: Gozzano si presenta come un piccolo dandy provinciale, elegantissimo, che frequenta i salotti dell'alta borghesia torinese, e si fa apprezzare per la sua eleganza, per i suoi modi gentili, ecc... Assume cioè la condizione, anche esistenzialmente, dell'esteta, quella posizione che D'Annunzio ha incarnato nella maniera più clamorosa. Ma, immediatamente, siamo di fronte a una reazione al dannunzianesimo. Gozzano riesce a trovare la sua dimensione reale soltanto «dopo aver attraversato D'Annunzio , come dirà un grande critico di Gozzano, che è Montale, nella famosa introduzione alle poesie di Gozzano pubblicata da Garzanti negli anni Cinquanta. Ebbene, l'ironia di Gozzano è proprio la testimonianza, da un lato, di questa opposizione alla serietà di D'Annunzio, dall'altro della sua sostanziale incapacità di vivere, di rapportarsi con la vita, col mondo e con gli altri. In quel famoso testo, che si chiama Totò Merùmeni (l' héautontimorouménos , il punitore di se stesso ), abbiamo il rovesciamento esatto della posizione dannunziana, in nome degli stessi riferimenti culturali: primo fra tutti Nietzsche. Anche l'esteta gozzaniano, anche il Totò Merùmeni è un lettore di Nietzsche, ma è un lettore molto sui generis , perché, se D'Annunzio da Nietzsche, travolgendone il senso, ha ricavato il mito del superuomo , l'esteta gozzaniano ne ricaverà invece la figura dell 'héautontimorouménos , del punitore di se stesso . Nietzsche agisce sull'esteta gozzaniano come una specie di devastatore, di annichilitore, di distruttore di valori, per cui il soggetto lirico di Gozzano si presenta come affetto dalla tabe letteraria , come lui dice, cioè dalla malattia della letteratura, o dalla letteratura come malattia. Appunto quel lento male indomo rode dall'interno Totò Merùmeni. Ecco quindi il rapporto rovesciato con D'Annunzio, che vi prego di tenere presente perché è la linea che seguirò durante questa esposizione, dal momento che ritengo sia su questa linea che si è sviluppata la maggiore poesia del Novecento. Un altro elemento ancora più importante di contrapposizione tra Corazzini e Gozzano è costituito dal fatto che nel primo i temi crepuscolari, i temi tardo-simbolisti vengono assunti da un punto di vista lirico, lirico nel senso proprio del termine, dal punto di vista di una dizione, da parte di un io traumatizzato, della propria malinconia, della propria malattia, della propria infelicità, della propria incapacità di vivere direttamente espressa. Direi che anche tecnicamente in Corazzini abbiamo da questo punto di vista l'indicazione di linee di svolgimento che saranno tipiche di molta poesia novecentesca. Per esempio, Corazzini è uno dei primi in Italia, con Govoni, ad adottare il verso libero, che avrà una fortuna immensa, che anzi sarà la conquista tecnica in un certo senso della poesia novecentesca. Pensate ai metri assolutamente chiusi di D'Annunzio e di Pascoli. Pascoli è un grande rinnovatore metrico, ma all'interno degli schemi tradizionali. Solo con Corazzini, con questi primi novecenteschi comincia l'avventura e la fortuna del verso libero. Quindi da un punto di vista formale e tecnico Corazzini è più moderno di Gozzano. Invece in Gozzano dominano gli elementi narrativi. E' un poeta narratore, un poeta di quadri narrativi, non è un lirico, non è uno che dica io in prima persona, mai. Gozzano adotta sempre delle maschere narrative, dei personaggi veri e propri: in Signorina Felicita il personaggio dell'avvocato, in Totò Merùmeni il personaggio dell'intellettuale così chiamato e così via. Ci sono sempre delle figure dello schermo , in cui il poeta si proietta e si identifica, così come ci sono poi delle figure contrapposte, che normalmente sono quelle dell'ambiente circostante, e la figura contrapposta per eccellenza, che è quella della donna. Anche da un punto di vista metrico abbiamo una diversità fondamentale rispetto a Corazzini: Gozzano adotta ancora dei metri chiusi, chiusissimi addirittura. Signorina Felicita è una sequenza di sestine, tutte in endecasillabi strettamente rimati fra di loro, il che ha fatto pensare a Gozzano soprattutto come ad un epigono. Pensate al famoso giudizio di Borgese, a cui si deve il termine Crepuscolari per tutta questa serie di poeti: Bisogna prenderli così come sono e goderli nei limiti dei loro poteri, senza incrudelire contro manchevolezze di cui, presi uno per uno, non hanno tutta la colpa. La loro poesia è una voce crepuscolare, la voce di una gloriosa poesia che si spegne: non hanno tanta forza da soverchiare le ultime risonanze, le grandi voci antiche, e il crepuscolo li involge . Evidentemente Borgese non capiva che non si era al crepuscolo della poesia ottocentesca ma all'alba della poesia nuova. Era ingannato fondamentalmente da questa finta antichità, da questa patina antiquaria che è caratteristica di Gozzano, che per tale motivo è un poeta così terribilmente ambiguo. In realtà l'adozione di questa metrica da ballata romantica, da romanza in versi di tipo ottocentesco, da parte di Gozzano è uno degli elementi dell'ironia, è l'elemento tecnico in cui emerge l'ironia. L'altro elemento tecnico dell'ironia gozzaniana è rappresentato da quella che già Giovanni Getto giustamente aveva chiamato la poetica della stampa , cioè la tendenza a prendere un brano di realtà e a metterlo in cornice. Questo è probabilmente l'elemento più vistoso dell'ironia gozzaniana. Gozzano non è capace di parlare in prima persona, ma nemmeno di parlare in presa diretta: non è mai capace di restituirci il reale in un modo o nell'altro. Quando egli parla del reale è come se lo imbalsamasse, è come se lo rendesse improvvisamente lontano e staccato da noi, facendo appunto un'operazione di messa in cornice . Che cos'è Signorina Felicita se non la straordinaria messa in cornice di una situazione? Sei quasi brutta, priva di lusinga / nelle tue vesti quasi campagnole, / ma la tua faccia buona e casalinga, / ma i bei capelli di color di sole, / attorti in minutissime trecciuole, / ti fanno un tipo di beltà fiamminga... , cioè fanno di te un quadro. E cos'è la villa: Vill'Amarena a sommo dell'ascesa , se non uno spaesamento, una tipica operazione di detemporalizzazione? Questa Villa Amarena sorge nel Canavese, vicino a Ivrea, ma in realtà sorge in un tempo altro , in un tempo che è astratto rispetto al tempo reale della vita, rappresentato per esempio dalla vita cittadina. Infatti rileggendo la descrizione di questa villa ( Bell'edificio triste inabitato! / Grate panciute, logore, contorte! / Silenzio! Fuga delle stanze morte! / Odore d'ombra! Odore di passato! / Odore d'abbandono desolato! / Fiabe defunte delle sovrapporte! ) ci rendiamo conto di essere al di fuori di ogni coordinata storico-esistenziale: defunto , passato , morte , silenzio , ombra , sono tutti elementi chiaramente devitalizzanti, che fanno di questa villa qualche cosa di assolutamente astratto dalla realtà contemporanea. Anche tutta la società che si raccoglie in questa villa attorno alla signorina (l'avvocato, il farmacista del posto, ecc...) costituisce un mondo che è fuori dalla realtà . Ma, soprattutto, questo elemento di detemporalizzazione si coglie nella quarta strofa, là dove si rievoca la famosa soffitta di Villa Amarena: Bellezza riposata dei solai / dove il rifiuto secolare dorme! / In quella tomba, tra le vane forme / di ciò ch'è stato e non sarà più mai, / bianca bella così che sussultai, / la Dama apparve nella tela enorme // . E' la famosa Marchesa dannata di cui si leggeva all'inizio: è un quadro che rappresenta una dama, la vecchia proprietaria di questa villa, che si dice compaia come un fantasma durante la notte. Un tipo di beltà fiamminga era la stessa signorina Felicita, adesso siamo di fronte ad un quadro della marchesa dannata, poi ci sarà un altro quadro, quello di Torquato Tasso: Oimè! La Gloria! Un corridoio basso, / tre ceste, un canterano dell'impero, / la brutta effigie incorniciata in nero / e sotto il nome di Torquato Tasso!// . Qui non siamo più nel Seicento ma addirittura nel Cinquecento. Intorno a quella che rideva illusa / nel ricco peplo, - (la signora ex proprietaria della villa) - e che mori di fame, / v'era una stirpe logora e confusa: / topaie, materassi, vasellame, / lucerne, ceste, mobili: ciarpame / reietto, così caro alla mia Musa!// Tra i materassi logori e le ceste / v'erano stampe di persone egregie; / incoronato delle frondi regie / Vera Torquato nei giardini d'este. // ecc... Si sente che qualcosa di grosso sta avvenendo: questi sono i primi anni del Novecento, sono gli anni di D'Annunzio e di Pascoli. E' vero che Pascoli è detto poeta delle piccole cose , ma le piccole cose del Pascoli sono investite di un formidabile senso simbolico e sono piccole cose fino ad un certo punto: vi sono anche le costellazioni, c'è anche il Pascoli cosmico . Tuttavia anche il Pascoli cosiddetto delle piccole cose non è mai un Pascoli che elenchi gli elementi, ad esempio gli oggetti della vita contadina, prendendoli in sé, nel loro valore di oggetti. Invece in Gozzano avviene proprio questo: siamo di fronte ad un fenomeno incredibile. Nella poesia italiana entrano i materassi, le topaie, le trappole per i topi. Nei primi versi succede una cosa inaudita: Signorina Felicita, è il tuo giorno! / - (è il suo onomastico ed infatti il componimento ha come soprattitolo 10 luglio: Santa Felicita) - A quest'ora che fai? Tosti il caffè, / e il buon aroma si diffonde intorno?// . Avete mai visto il caffè in poesia? E' davvero una rottura formidabile all'interno della tradizione poetica italiana. Con i suoi modi gentili, in sostanza, Gozzano sta facendo una rivoluzione. Introduce le piccole cose di pessimo gusto all'interno della tradizione poetica. Ma non basta questo a definire l'operazione ironica di Gozzano, perché, come osserva con estrema acutezza Montale in quella sua famosa introduzione: Gozzano è il poeta che fa scontrare l'aulico con il prosaico . Accanto alle piccole cose di pessimo gusto , alle topaie, ai materassi, al vasellame, ecc... mette anche le cose di alto livello, i grandi libri che ha letto. Accanto agli oggetti di uso comune, il salotto di Nonna Speranza, Napoleone, il busto impagliato di Loreto, il lampadario vetusto, ecc... mette anche le cose di alto livello. In Signorina Felicità trovate il famoso Tu non fai versi. - dice alla Signorina, che è una rozza contadina e quindi non sa né leggere né scrivere - Tagli le camicie / per tuo padre. Hai fatta la seconda / classe, t'han detto che la Terra è tonda, / ma tu non ci credi... E non mediti Nietzsche... dove c'è il grande filosofo Nietzsche che rima con camicie Anche questa è una cosa di estremo rilievo, è un esempio straordinario di questa operazione ironica condotta da Gozzano all'interno degli statuti della poesia italiana del primo Novecento. Si è tenuto un convegno su Gozzano nel centenario della nascita, a Torino nel 1984, che credo abbia segnato in maniera molto netta il ruolo di straordinaria importanza che il poeta, considerato fino a poco tempo fa un minore del primo Novecento, ha avuto invece nella rottura degli schemi poetici e in quella frattura che si avverte nettissima tra Pascoli e D'Annunzio e la poesia nuova. E' per questo che io dico che gran parte della poesia italiana di questo secolo, in un modo o nell'altro, si rifà consciamente o inconsciamente all'operazione fatta da Gozzano. Non ho tempo evidentemente, o parlerei solo di Gozzano, di entrare nel merito, che sarebbe quello appunto di spiegare in termini psicologici profondi, o anche psicoanalitici, il motivo di questa operazione ironica, che già all'inizio vi ho detto legata a una sostanziale incapacità a rapportarsi con il reale e con l'altro, cioè con la donna. In Signorina Felicita avete un esempio clamoroso di questa incapacità di rapporto perché l'avvocato che va a Villa Amarena è uno che cerca di uscire dal proprio ambiente, cioè quello della città di Torino, per trovare un'alternativa, che però non esiste altrove in senso spaziale, ma soltanto in senso temporale, e quindi non esiste ( Rinasco, rinasco nel Milleottocentocinquanta ). La tendenza di Gozzano è quella di uscire dal tempo e quindi Villa Amarena non è un viaggio dalla città alla provincia, da Torino a Ivrea, ma è un viaggio da qui e adesso , dall' hic et nunc ad un altrove che esiste soltanto nella fantasia, che non ha riscontri reali autentici. E' così che Felicita non è, o è soltanto apparentemente, la contrapposizione tra l' intellettuale gemebonda che s'incontra nei salotti torinesi, e la sua rusticità sana, con i suoi solidi convincimenti antichi, la sua poca cultura, e il suo molto buon senso, ecc In realtà è un tipo di beltà fiamminga , è un quadro, è qualche cosa che esiste soltanto in forma detemporalizzata. Infatti in questa bellissima poesia succede che l'avvocato ad un certo punto quasi sembra innamorarsi della signorina Felicita, e la signorina Felicita certamente si innamora dell'avvocato: per lei è un sogno straordinario quello di sposare un avvocato, lei, povera contadina com'è. E l'avvocato sembra stare al gioco: nell'ultima strofa del poemetto c'è questa specie di promessa che i due si fanno: adesso l'avvocato partirà con le rondini per andare a guarire (è malato - è la tisi di Gozzano, per la quale egli muore a 33 anni) per andare nei paesi caldi, alla ricerca della salute, e Felicita deve giurare di aspettarlo, perché quando ritornerà saliranno all'altare. La Signorina dice giuro ma, naturalmente, questa è tutta una finzione, è tutto un gioco, perché l'avvocato sa benissimo sia che il suo sarà un viaggio senza ritorno (il viaggio nella malattia è un viaggio senza ritorno) sia che, se anche ritornasse, non potrebbe certo stare con una signorina Felicita, perché è un'invenzione della sua mente, non esiste nella realtà. Egli in quel momento fu l'uomo d'altri tempi, un buono / sentimentale giovine romantico... // Quello che fingo d'essere e non sono! Si ha questa continua tensione ad essere qualcosa d'altro ed insieme la consapevolezza di non poterlo essere davvero. Gozzano è un poeta estremamente artificioso, e non per questo non è un poeta, perché l'artificio è la sua unica forma di autenticità, perché per lui non esiste la presa diretta , non esiste la possibilità di dire le parole come pura comunicazione. Per questo è tanto più poeta, perché normalmente le parole della poesia sono sempre parole della non comunicazione, dell'incapacità di comunicare. Adesso, con un salto acrobatico, andiamo oltre. Ci sarebbero tutti i passaggi intermedi da verificare, ma saltiamo direttamente a Montale, che è uno dei più straordinari prodotti della scuola di Gozzano, anche se ciò può sembrare paradossale. Questo si può affermare in nome dell' oggetto di quello che, col termine poi famoso di Eliot, si chiamerà il correlativo oggettivo , perché Gozzano è un poeta oggettuale . I suoi sono oggetti tutti speciali, ma la sua è una poesia piena di oggetti, piena di cose. Dice un poeta, che pure si rifà alla scuola gozzaniana, cioè Giorgio Caproni: Io non immagino una poesia in cui non ci sia un bicchiere o un laccio per le scarpe, cioè non immagino una poesia senza 'correlativo oggettivo', senza la presenza di un'oggettualità sia pure degradata . Ebbene, è questa la linea indicata da Gozzano: quella della poetica dell'oggetto . L'altra linea è quella corazziniana, del tardo simbolismo, della scuola romana, dalla quale viene l'altro grande rappresentante della lirica italiana novecentesca, Ungaretti, nel quale non troverete certamente né bicchieri né lacci per le scarpe, né materassi, né topaie, né limoni, né altri oggetti di alcun genere. In Ungaretti ciò che davvero trionfa è il simbolismo, cioè il rapporto delle parole tra di loro, non il rapporto tra la parola e la cosa. E' la linea ermetica, insomma. Per questo non si deve più pensare a Montale come a un poeta ermetico: non ha nulla a che fare con l'ermetismo. Montale è su una linea completamente diversa: la linea crepuscolare-oggettuale inaugurata da Gozzano. Per esemplificare leggiamo subito I limoni: Ascoltami, i poeti laureati / si muovono soltanto fra le piante / dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. / Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi / fossi dove in pozzanghere / mezzo seccate agguantano i ragazzi / qualche sparuta anguilla: / le viuzze che seguono i ciglioni, / discendono tra i ciuffi delle canne / e mettono negli orti, tra gli alberi dei l
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks