`Critical Geopolitics'. La geopolitica nel pensiero postmoderno

Description
Loughborough University Institutional Repository `Critical Geopolitics'. La geopolitica nel pensiero postmoderno This item was submitted to Loughborough University's Institutional Repository by the/an

Please download to get full document.

View again

of 14
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Information
Category:

Speeches

Publish on:

Views: 2 | Pages: 14

Extension: PDF | Download: 0

Share
Transcript
Loughborough University Institutional Repository `Critical Geopolitics'. La geopolitica nel pensiero postmoderno This item was submitted to Loughborough University's Institutional Repository by the/an author. Citation: ANTONSICH, M., `Critical Geopolitics'. La geopolitica nel pensiero postmoderno. Bollettino della Societ a Geografica Italiana (4), XII (VI), pp Additional Information: This is an article written in Italian, published in the Bulletin of the Italian Geographical Society. Metadata Record: https://dspace.lboro.ac.uk/2134/16086 Version: Published Publisher: Societ a Geografica Italiana Rights: This work is made available according to the conditions of the Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) licence. Full details of this licence are available at: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ Please cite the published version. DIBATTITO SCIENTIFICO BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA ROMA - Serie XII, vol. VI (2001), pp MARCO ANTONSICH «CRITICAL GEOPOLITICS» LA GEOPOLITICA NEL DISCORSO POSTMODERNO (*) Introduzione. Negli ultimi anni, la letteratura geografica è andata avvicinandosi con crescente interesse alle problematiche sollevate dalla riflessione postmoderna (1). Anche nel campo della geopolitica, questa riflessione ha sollevato interrogativi nuovi, contribuendo alla formulazione di visioni alternative rispetto al pensiero geopolitico tradizionale, fondato concettualmente sugli assunti ideologici di marca realista (Parker, 1985 e 1998). Scopo di questo contributo è offrire un introduzione alla «critical geopolitics», il nuovo approccio geopolitico che ha preso avvio, a partire dagli anni Novanta, proprio dalla riflessione postmoderna (Ó Tuathail, 1994a). Si tratta di un approccio attorno al quale, in quest ultimo decennio, sono andati riunendosi autori che, affermando l irriducibile complessità e contraddittorietà della realtà geografica, resistono alla pratica ipostatizzante dei «discorsi» del potere (2). Riprendendo una distinzione comunemente accettata nell ambito della letteratura geografica anglosassone (Cox, 1983), i geopolitici critici rifiutano la tradizionale concezione della geopolitica (e della geografia) come problem-solving la quale finisce col legittimare anziché problematizzare le realtà studiate (ad esempio Stato, guerra, egemonia ecc.) e, al pari di ogni altra teoria sociale critica, affermano invece di volersi interrogare sul «come» vengano «prodotti» determinati eventi internazionali, metten- (*) Il lavoro è stato presentato e discusso nel «Lunedì della Geografia Cafoscarina» del 28 febbraio La discussione ha maturato il contenuto del lavoro ed allargato gli interessi. Si ringrazia i partecipanti per suggerimenti e critiche. Il contributo è stato prodotto nell ambito del progetto di ricerca co-finanziato MURST 1997 Fondamenti in evoluzione della geopolitica ed individuazione delle variabili strumentali al discorso geopolitico nella prospettiva di costruzione della «Casa Comune Europea» (unità di ricerca afferente al programma Territorialità emergenti, metropolizzazione, dinamiche sociali ed economiche nella geopolitica europea). (1) Il termine «postmoderno» è qui utilizzato nell accezione che la prassi geografica ha dato ad esso nel tempo. Per una rassegna della letteratura «postmoderna» in lingua italiana, vedi Minca (1995 e 2001a) e Minca e Dear (1997). (2) Il concetto di «potere» non viene definito esplicitamente dalla «critical geopolitics». Con esso, gli autori di questo approccio sembrano comunque intendere da una parte, in termini marxisti, l insieme degli interessi espressi dal capitale e dall apparato statale, dall altra, in termini foucaultiani, l elemento strutturante di ogni relazione fra attori diversi. 736 Marco Antonsich do quindi in discussione le esistenti strutture di potere e le loro verità e facendosi inoltre portatori di un progetto di cambiamento sociale (Ó Tuathail, 1987; Dalby, 1991). In questo suo essere militante, la critical geopolitics condivide anche se solo in parte l esperienza di geografie radicali come quelle di «Antipode» e di «Hérodote» (3), ma è soprattutto alla corrente post-strutturalista dei cosiddetti dissidents delle relazioni internazionali (4) che essa fa riferimento, mutuandone l enfasi posta sulla nozione foucaultiana di «discorso» inteso questo, brevemente, come ciò che permette la produzione di senso e che rende «reali» determinate situazioni o eventi internazionali (Painter, 1995, pp ). Questa concezione della geopolitica quale pratica discorsiva delle élites dominanti può essere vista come il denominatore comune della «costellazione» dei geopolitici critici (5). Alla nozione di «discorso» si sommano quelle di «egemonia» e di «senso comune», entrambe di derivazione gramsciana (Dalby, 1990a, pp. 9-10; Ó Tuathail, 1996a, p. 61; Sharp, 1996, pp ). L egemonia è una forma di dominio socio-politico, che legittima l azione di governo, sia in campo nazionale sia internazionale, attraverso l impiego di strumenti ideologici, anziché coercitivi. Generalmente questi strumenti si basano sulla nozione di «senso comune», la quale rimanda, a sua volta, alla condivisione sociale di significati che il potere fa credere ai cittadini essere auto-evidenti e quindi esenti da ogni problematizzazione (6). Con «discorsi geopolitici egemonici» (o dominanti) s intenderà quindi quella produzione di significati messa in campo dalle élites egemoniche (o dominanti) e, generalmente, fondata sul «senso comune». Come vedremo, per contrastare questa strategia discorsiva del potere, la critical geopolitics adotta gli strumenti del decostruzionismo testuale di Jacques Derrida, che mirano a gettare confusione nello schema ordinativo e oppressivo di quella strategia, creando spazio per l affermazione di visioni alternative. Tuttavia, riconoscendo l impossibilità di uscire dalla moderna logica discorsiva del potere, la critical geopolitics non fa mistero di essere essa stessa una geopolitica (Ó Tuathail, 1996a, p. 72; Dalby, 1991, p. 262); o piuttosto una forma militante di «anti-geopolitica» (Routledge, 1998) o di geopolitica alternativa. Geopolitica come forma di sapere-potere. Si deve al filosofo francese Michel Foucault, e alla successiva riflessione di Yves Lacoste (1982), la (ri)scoperta della geografia come sapere strategico, funzionale al potere. Facendo propria questa relazione foucaultiana fra sapere e potere, Gearóid Ó Tuathail, l autore a cui si devono i maggiori sforzi per dare veste teorica alla critical geopolitics, muove dall assunto che la geografia è un (3) Sulla differenza d impostazione teorica tra la «critical geopolitics» e la geografia di sinistra espressa in particolare da «Hérodote», si veda Ó Tuathail (1994c). (4) Al pensiero «dissidente» nella disciplina delle relazioni internazionali la rivista «International Studies Quarterly» ha dedicato un numero speciale (1990, 3), intitolato Speaking the Language of Exile: Dissidence in International Studies, con contributi di R.K. Ashley, R.B.J. Walker, D. Campbell, J. Der Derian, M. Shapiro e C. Weber. Ulteriori articoli di questi e altri autori «dissidenti» si possono trovare nella rivista «Alternatives». (5) L affermazione porge il fianco alla critica dei sostenitori di questo approccio, i quali utilizzano proprio il termine «costellazione» interpretandolo secondo il dettato della Scuola di Francoforte per indicare che la loro corrente di pensiero è composta da una pluralità di prospettive non riducibili ad unum, non integrabili fra di loro, ma solamente giustapponibili come stelle in una costellazione (Ó Tuathail, 1997, p. 37). (6) Per i geopolitici critici, ad esempio, la nozione di «Stato» moderno, inteso come istituzione politica originatasi in epoca rinascimentale, ha acquisito nel corso del tempo un carattere auto-evidente: non più prodotto storico, ma dato naturalmente iscritto nella natura. E questo carattere che ha permesso allo Stato moderno di sfuggire ad ogni critica decisiva. «Critical Geopolitics». La geopolitica nel discorso postmoderno 737 prodotto della lotta storica fra autorità politiche confliggenti, riguardo al diritto di nominare, organizzare, occupare e amministrare lo spazio (7). La geografia è cioè un qualcosa che ha a che fare col potere; non è un sapere innocente, politicamente neutro, ma è parte di quell insieme di tecniche di governo di cui il potere, a partire dalla formazione dello Stato moderno, si è servito per controllare e gestire il territorio. Ó Tuathail chiama «geopower» questa problematica, relativa alla geografia come forma di sapere-potere funzionale al governo delle cose e delle persone sul territorio, e considera la geopolitica come una forma storica di geo-power, che si è sviluppata nelle cancellerie delle grandi potenze europee alla fine dell Ottocento, in concomitanza con la «chiusura degli spazi» e la corsa imperialista verso l oltremare (Ó Tuathail, 1996a, p. 15). Se la geografia e la geopolitica non sono dunque naturalmente iscritte nella superficie terrestre, ma sono, invece, il prodotto di una lotta storica fra poteri per arrogarsi il diritto di parlare in termini esclusivi del mondo, si comprende come gli autori della critical geopolitics considerino essenziale il momento linguistico, ovvero la produzione di significato attraverso l uso socialmente strutturato del linguaggio. E ancora una volta a Foucault e alla sua nozione di «discorso» che i geopolitici critici rimandano. Come abbiamo accennato sopra, con «discorso» non bisogna intendere ciò che si legge o si ascolta, ma l insieme di codici, regole e procedure linguistiche e culturali che consentono la produzione di senso all interno di una società (Dalby, 1988, p. 416; Ó Tuathail e Agnew, 1992, p. 191). Il discorso è un po come una grammatica: ha un esistenza virtuale e non attuale, permettendo di comprendere ciò che si ascolta o si legge, senza tuttavia entrare direttamente all interno della comunicazione scritta o verbale (Ó Tuathail e Agnew, 1992, p. 191). Il «discorso» fa quindi riferimento alla costruzione di significato relativamente al «nostro» mondo e alle «nostre» attività; organizza il nostro modo di parlare, di scrivere e di vedere la realtà (Dalby, 1988, p. 416). Ciò non significa, comunque, che il discorso finisca col dar vita ad una qualche nuova forma di determinismo. Ogni individuo, infatti, è libero di articolare la propria visione o lettura della realtà, pur, comunque, all interno delle possibilità offerte dal quadro di riferimento discorsivo. Le specifiche letture che vengono così date contribuiscono da un lato a riprodurre il discorso, ma, dall altro, possono anche portare a trasformare il discorso stesso, aprendo quindi la via a nuove letture (Ó Tuathail e Agnew, 1992, p. 193). Applicato alla geopolitica, il discorso rimanda alla produzione di senso da parte di un attore politico rispetto alla realtà internazionale. Il discorso geopolitica organizza cioè questa realtà in modo specifico, attribuendo determinate identità e ruoli ai luoghi e ai popoli; «spazializza», quindi, la realtà internazionale, la rende intelligibile ad un gruppo di persone che condividono quel discorso e produce di conseguenza le necessarie condizioni di legittimità e di consenso per intervenire, nello scenario così costruito, con azioni di tipo politico-militare (8). (7) «Although often assumed to be innocent scrive Ó Tuathail the geography of the world is not a product of nature but a product of histories of struggle between competing authorities over the power to organize, occupy, and administer space» (Ó Tuathail, 1996a, p. 2). (8) Occorre notare che spesso, nella letteratura geopolitica critica, il termine «discorso», inteso originariamente come la grammatica che consente la lettura-scrittura della realtà, finisca col coincidere forse per esigenze di brevità (ma a scapito della chiarezza teorica) con la lettura-scrittura stessa. A rigore, infatti, secondo la critical geopolitics, non è il discorso ad organizzare, nominare ed essenzializzare la realtà, ma, storicamente, la visione (lettura-scrittura) geopolitica. Emerge qui una questione relativa al rapporto fra struttura (discorso come grammatica) e storia (discorso come visione geopolitica contingente) che non è tuttavia possibile sviluppare in questa sede. 738 Marco Antonsich Geopolitica formale e pratica. Ma a chi compete questa «spazializzazione» della realtà internazionale? Secondo Gearóid Ó Tuathail e John Agnew (1992), due sono le modalità attraverso cui si esplica il discorso nell ambito di ogni moderna costruzione geopolitica. Da un lato vi è il «ragionamento geopolitico formale» («formal geopolitical reasoning»), che fa riferimento alla produzione di idee e principi altamente formalizzati da parte di specialisti, esperti, studiosi e accademici nel campo della politica estera, per guidare la condotta dei governanti sulla scena internazionale (è questo, ad esempio, il caso delle grandi visioni geopolitiche di Halford J. Mackinder, di Nicholas John Spykman o, più recentemente, della tesi del «clash of civilizations» di Samuel P. Huntington, 1993). Dall altro, vi è il «ragionamento geopolitico pratico» («practical geopolitical reasoning»), relativo agli assunti «comunemente» accettati riguardo ai luoghi e alle nazioni e impiegato da ogni attore politico e militare nell esercizio quotidiano delle sue funzioni. Si tratta quindi di un patrimonio consolidato di identità geopolitiche, costruite sulla base del «senso comune» e basate generalmente su una distinzione binaria (amico-nemico; civilizzato-arretrato; democratico-totalitario ecc.). Entrambi i ragionamenti, seppur distinti quanto al contesto in cui vengono a formarsi e ad applicarsi, operano comunque la medesima riduzione ideologica della complessità geografica, creano astratte identità binarie per poter essere facilmente fungibili all interno del discorso geopolitico e normalizzano questa loro visione manichea, ponendola al di fuori della storia e quindi al di fuori di ogni dibattito sociale. Entrambi i ragionamenti, inoltre, indugiano spesso a parlare del mondo come di una metafora scenica, su cui agiscono determinati attori, dai ruoli definiti, che si muovono all interno di una ben determinata sceneggiatura. Non è un caso, quindi, che uno dei termini inglesi spesso impiegati dalla letteratura critica per indicare queste visioni geopolitiche sia script, il copione che ordina la finzione scenica (Dodds, 1993a). La geopolitica come pratica discorsiva del potere dominante si basa proprio su questa «narrazione» della realtà internazionale: i luoghi vengono essenzializzati entro categorie astratte, funzionali a una narrazione che ordina l intero svolgersi del mondo entro un tutto organico, razionale, strutturato teleologicamente (9). Così accade che le ragioni del recente conflitto nella ex Iugoslavia (Ó Tuathail, 1996b) vengano ricercate nei secolari odii etnici che si vuole costituiscano la natura più intima dei Balcani (i «Balcani», cioè, sono la terra di un perenne antagonismo etnico, che ritorna, immutato, a distanza di secoli), oppure che la «narrazione» americana della guerra del Golfo (Ó Tuathail, 1993), associata a un intensa spettacolarizzazione televisiva e a un enfasi sull uso di armi ad alto contenuto tecnologico, finisca col fare tabula rasa della socialità dei luoghi su cui essa drammaticamente si è svolta, riducendoli a spazi astratti, ove, appunto, poter condurre liberamente una guerra concepita e condotta in termini meramente tecnologici. In entrambi i casi, le strategie discorsive del potere hanno l effetto sia di de-materializzare la complessità geografica dei luoghi a favore di identità facilmente iscrivibili entro una narrazione ordinata e razionale del mondo, sia di de-politicizzare l azione politica de-responsabilizzando gli attori politici che viene quindi a perdere il suo carattere di scelta fra opzioni possibili (perdendo, dunque, anche il peso morale che ogni scelta comporta), per divenire semplice risposta tecnocratica agli imperativi della Geografia, del Diritto o della Storia. (9) Secondo Gearóid Ó Tuathail, che a proposito cita Jacques Derrida, ogni totalità non può non essere concepita senza la presunzione di un telos; la teleologia è cioè condizione di possibilità per ogni totalità (Ó Tuathail, 1994a, p. 528). «Critical Geopolitics». La geopolitica nel discorso postmoderno 739 «Popular geopolitics». Sia il ragionamento geopolitico formale, sia quello pratico sono legati, per definizione, alla pratica discorsiva delle élites dominanti. Ma il discorso geopolitico non si esaurisce entro queste due modalità. Joanne P. Sharp, infatti, appartenente anch essa alla costellazione della critical geopolitics, utilizzando la nozione gramsciana di egemonia, ha introdotto, più di recente, una terza modalità, la popular geopolitics (Sharp, 1993 e 1996). Secondo Sharp, è riduttivo focalizzare l attenzione solo sui discorsi delle élites, dato che alla base delle norme socio-culturali che regolano la riproduzione di una nazione vi sono anche e soprattutto i discorsi degli enti e dei centri che producono cultura popolare o di massa, fra cui, in particolare, i mass-media. Il concetto gramsciano di egemonia, infatti, più che alle grandi ideologie politiche formalizzate, rimanda proprio alla cultura popolare, la quale, in modo più immediato, informa la vita quotidiana dei cittadini (Sharp, 1996, p. 558). Questa cultura popolare contribuisce, fra l altro, a plasmare il nostro «senso comune» riguardo, ad esempio, all idea di identità nazionale (Sharp, 1993, p. 491). Come sopra accennato, il «senso comune» fa appello alla presunta auto-evidenza delle sue affermazioni, che appaiono, in tal modo, ovvie, non richiedendo interpretazione, ma solo accettazione e utilizzo (Sharp, 1996, p. 562). Così, la complessità e la contraddittorietà del mondo caratteri irriducibili, secondo i geopolitici critici vengono passate sotto silenzio, se non, addirittura, ridotte a figure chiare e distinte (buono/cattivo, giusto/sbagliato, vero/falso ecc.). Attingendo a parte della letteratura femminista (Enloe, 1989 e 1993) e di quella poststrutturalista delle relazioni internazionali (Ashley, 1987), Sharp punta a superare la divisione frutto anch essa della manipolazione ideologica operata dal «senso comune» tra sfera politica e sfera privata. Considerare che la sfera privata sia in qualche modo una parte della vita sociale degli individui estranea alla sfera politica (cioè non condizionata dalla politica e non condizionante la politica stessa) significa, secondo Sharp, essere ciechi di fronte al ruolo ideologico svolto dal «senso comune» nello strutturare la società (Sharp, 1996, p. 558). Per questo, rifiutando l ulteriore distinzione fra «alta» politica (ad esempio i ragionamenti delle élites politiche) e «bassa» politica (ad esempio la vulgata mass-mediatica dei fatti politici), Sharp afferma di voler ampliare il campo d indagine della critical geopolitics, analizzando gli enti che producono questa cultura popolare, entro la quale, fra l altro, si formano e operano gli stessi discorsi geopolitici dominanti, siano essi «formali» o «pratici» (ibidem, p. 559). Utilizzando le parole di Foucault, si tratta quindi di tracciare, secondo Sharp, una genealogia dei modi attraverso i quali originano le varie forme discorsive, ovvero, con parole di Richard K. Ashley, di gettare «a geopolitical perspective on the field of geopolitics» (Ashley, 1987, p. 407). Critical geopolitics e teoria dello sviluppo. Condividendo l approccio di Sharp, che nello specifico analizza come, in questo secolo, la rivista americana «Reader s Digest» abbia contribuito a formare quella cultura popolare alla base dell «identità» americana, anche Klaus Dodds, altro esponente dei geopolitici critici anglo-americani, aggiunge un ulteriore contributo all indagine della critical geopolitics, analizzando criticamente quelle forme di «popular geopolitics» che rimandano ad immagini telev
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks