calabriareporter PERIODICO GRATUITO DI INFORMAZIONE SULLE POLITICHE DELL UNIONE EUROPEA PER LO SVILUPPO DELLA REGIONE CALABRIA

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ANNO 1 NUMERO 6 5 LUGLIO 2008 calabriareporter AGENDA DELLA REGIONE PER I CITTADINI SUI FONDI EUROPEI PERIODICO GRATUITO DI INFORMAZIONE SULLE POLITICHE DELL UNIONE EUROPEA PER LO SVILUPPO DELLA REGIONE

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ANNO 1 NUMERO 6 5 LUGLIO 2008 calabriareporter AGENDA DELLA REGIONE PER I CITTADINI SUI FONDI EUROPEI PERIODICO GRATUITO DI INFORMAZIONE SULLE POLITICHE DELL UNIONE EUROPEA PER LO SVILUPPO DELLA REGIONE CALABRIA Si è lavorato per irrobustire il sistema urbano regionale A colloquio con l Assessore all Urbanistica Michelangelo Tripodi Si è instaurato con i Comuni un rapporto di tipo collaborativo al fine di individuare, per le specifiche difficoltà emerse, le soluzioni più adatte e scongiurare il rischio del disimpegno automatico. IN QUESTO NUMERO Intervista pag 2_ Nell Asse-Città gli interventi per la riqualificazione del territorio pag 3_ Misure Asse V pag 4_ Quattro esempi di buona riqualificazione del territorio per la fruizione degli spazi urbani pag 5_ I Pit per la promozione dello sviluppo dal basso pag 7_ Soddisfatti Loiero e Maiolo dopo la visita della Commissione Europea per il controllo dei Bilanci pag 8_ calabriareporter_6/08 2 Fitta azione di monitoraggio della spesa e di verifica dello stato di attuazione dei PSU Attuare delle politiche di pianificazione territoriale in Calabria vuol dire riflettere sulle cause e sulle condizioni ambientali e culturali che provocano ed hanno provocato disparità di occasioni. Da ciò ne consegue che le strutture possono essere un opportunità da vivere o un occasione mancata. Il Piano Operativo Regionale è uno strumento necessario ed indispensabile per cambiare, davvero, il volto del territorio calabrese. Assessore Tripodi quali difficoltà avete incontrato nel percorso di attuazione della Misura 5.1 del Por Calabria Asse V Città? Nel disegno generale del POR , l Asse V Città era, pur nella relativa esiguità delle risorse ad esso destinate, uno degli elementi portanti della strategia di sviluppo regionale. La Misura 5.1 del POR presentava una serie di obiettivi ambiziosi come: promuovere la riqualificazione dei centri urbani; incrementare e qualificare la dotazione infrastrutturale e di attrezzature delle città; favorire la creazione di poli urbani specializzati; dispiegare una strategia di sviluppo della rete dei centri piccoli e medi. La finalità più ambiziosa era (ed è) contribuire ad irrobustire il sistema urbano regionale, in una situazione nella quale il principale deficit, esplicitamente riconosciuto dal POR, è la debolezza dell armatura urbana regionale. Tuttavia le vicende relative all attuazione della Misura 5.1 hanno mostrato che questa strategia non ha conseguito i risultati attesi. Come mai? I ritardi accumulati non derivano da sole difficoltà procedurali e amministrative legate alla gestione della Misura e alla insufficienza di un apparato regionale in grado di fronteggiare le criticità, ma soprattutto dall assenza di alcune condizioni di base che l efficace perseguimento di questa Misura avrebbe richiesto. In particolare si registrano alcune carenze di impostazione che hanno reso difficile l implementazione della Misura sia a livello regionale che a livello delle singole amministrazioni comunali. A livello regionale: l assenza di una strategiaquadro, che sostanziasse le priorità di intervento, indicando linee di assetto, polarità di sviluppo e, che, quindi funzionasse come guida e quadro di riferimento nella costruzione dei PSU; l assenza di una verifica di efficacia dei progetti proposti, spesso presentati ad un livello di sommaria scheda progettuale, condizione che in molti casi non ha consentito una verifica preventiva della reale fattibilità e strategicità degli interventi. A livello delle singole amministrazioni comunali: la scarsa coerenza programmatica interna ed esterna di piani e interventi; ciò ha comportato che i PSU si sostanziassero in molti casi in una collezione di progetti non molto rispondenti alle ambiziose finalità della Misura privi di una visione di insieme. Da ciò emerge chiaramente che l impegno nell attuazione di tale Misura richiede non solo, esclusivamente, il controllo e il monitoraggio dei singoli interventi programmati a valere sulle specifiche azioni, ma esso si dovrebbe tradurre in un sistema di verifica della coerenza strategica delle azioni, nonché dell avanzamento dei singoli enti beneficiari, verso l utilizzo di strumenti di negoziazione e di programmazione integrata. Difatti, la forte spinta innovativa, dettata dall impostazione generale del POR, ha fatto sì che si mettesse in conto una graduale assimilazione del modello programmatico proposto la cui assimilazione, da parte delle Amministrazioni comunali beneficiarie, come riferimento costante nella assunzione di scelte per lo sviluppo del territorio, costituisce, in molti casi, motivo di rallentamento all avvio dei processi di progettazione e spesa delle risorse comunitarie. Per questo sarebbe stato opportuno attivare fin da subito una efficace struttura di accompagnamento alla implementazione della Misura che affiancasse costantemente l attività delle Amministrazioni. Quindi il Dipartimento ha creato una struttura di accompagnamento, ma ci sono state delle difficoltà? Sì, l implementazione della Misura ha registrato una sofferenza nella gestione dei rapporti con le amministrazioni beneficiarie, derivanti dalle criticità esposte. Quale metodo avete usato per superare le criticità e accelerare la spesa? Considerata la necessità e urgenza di accelerare la spesa relativamente alle tre Azioni di cui si compone la Misura 5.1, il Dipartimento ha avviato una serie di iniziative di sollecito relativamente all avvio degli interventi posti a finanziamento. In particolare, con riferimento alle Misure 5.1.a e 5.1.b sono stati organizzati più incontri con i Comuni beneficiari dei finanziamenti, con la finalità di procedere a una verifica dello stato di avanzamento dei progetti in corso di svolgimento, nonché di recuperare la documentazione necessaria, attestante eventuali stati di avanzamento della spesa. In occasione degli incontri, i Comuni beneficiari sono stati messi nelle condizioni di utilizzare strumenti che uniformassero la rilevazione dei dati. Gli incontri, inoltre, sono stati motivati dalla opportunità di verificare la effettiva necessità di numerose richieste di rimodulazione che i Comuni beneficiari hanno inoltrato. Al fine di scongiurare la prevedibile azione di disimpegno automatico al 31 Dicembre 2006, relativamente alle risorse finanziarie della quota FESR Misura 5.1, operata a danno dei Programmi di interventi finanziati, per effetto della mancata certificazione della spesa da parte dei Comuni, unici beneficiari dell intera Misura, il Dipartimento ha avviato un percorso di verifica del livello di spesa con particolare riferimento allo stato di attuazione dei PSU (azioni 5.1.a e 5.1.b), a partire dalla azione di sollecito presso le Amministrazioni comunali al rispetto della tempistica dettata dai cronoprogrammi presentati al momento di sottoscrizione dei Protocolli di Intesa. Tale azione di monitoraggio/controllo/affiancamento è stata intensificata, con una serie di incontri al fine di verificare l effettivo stato di certificazione della spesa. Concludendo, Assessore quanti progetti avete gestito? Complessivamente, con riferimento alla Misura 5.1. il Settore gestisce 639 progetti. Sempre con riferimento all Azione 5.1.c sono state selezionate le 23 iniziative di cui al bando relativo al finanziamento di iniziative in regime di aiuto previste da quattro aree PIT, con la finalità di sostenere iniziative di microimpresa nell ambito dei centri storici, per un importo complessivo di Il Settore ha svolto un azione fitta di monitoraggio della spesa e verifica dello stato di attuazione dei PSU, instaurando con i Comuni un rapporto di tipo collaborativo al fine di individuare, per le specifiche difficoltà emerse, le soluzioni più adatte e scongiurare il rischio del disimpegno automatico. Risultato raggiunto: spesa certificata al 19/12/07 pari a ,69 contro la certificazione del 31/07/2007 pari a ,29 e la certificazione al 31/12/2005 paria a ,95. L attività di assistenza e accompagnamento ai Comuni beneficiari della Misura 5.1.c P.I.T. ha determinato il finanziamento di n 215 di cui 183 risultano ad oggi attivati e in fase di ultimazione. Nell ambito dell azione 5.1.c sono stati finanziati, inoltre, attraverso la pubblicazione di apposito Bando Pubblico Sviluppo e valorizzazione aree urbane Azione C concessione di aiuti in regime de minimis a soggetti privati (DDG n 9610 del 27/07/06), 23 interventi per altrettante imprese (DDG n. 275 del 31/08/07), relativamente ad azioni di valorizzazione nei centri storici ricadenti nei seguenti PIT: PIT n 4. Alto Ionio Casentino; PIT n 10 Savuto; PIT n 16 Serre Calabresi; PIT n 21 Locride. calabriareporter_6/08 Nell Asse-Città gli interventi per la riqualificazione del territorio 3 Un tessuto insediativo polverizzato, aree interne sempre più spopolate, altissimo tasso di abusivismo edilizio, città cresciute male e incapaci di offrire servizi a livello adeguato. Eccole le criticità messe in evidenza da Por Calabria che nell Asse V Città ha previsto una serie di interventi mirati alla riqualificazione, sotto tutti i punti di vista, dei centri urbani. Come sempre si parte da una analisi che, anche in questo settore, mostra le negatività di un sistema di sviluppo urbano frutto di politiche sbagliate e dannose per l identità culturale del territorio. Politiche che hanno consentito, da un lato, l espansione incontrollata degli insediamenti e, dall altro, il progressivo abbandono dei centri storici. Il tutto senza un reale controllo sulla qualità edilizia delle nuove costruzioni, senza una programmazione che tenesse conto dello sviluppo economico e con una strumentazione urbanistica spesso obsoleta. La prima anomalia calabrese è quella di un numero spropositato di comuni a fronte di una popolazione che supera di poco i due milioni di abitanti. Sono 409 e solo undici di questi superano i ventimila residenti. Basta comparare i numeri con quelli delle altre regioni obiettivo 1 per capire che ci si trova di fronte a un eccessiva frammentazione territoriale. In Campania, ad esempio, la popolazione media per comune è di diecimila abitanti, in Puglia di quindicimila e in Sicilia di quasi tredicimila. In Calabria ci si attesta intorno ai cinquemila. La maggior parte dei comuni occupa una porzione di territorio montagnoso (41%) o collinare (49%) mentre appena il 9% sorge in pianura. Tra il 1951 e il 1991 dai comuni montuosi è andato via il 22% della popolazione, circa 120mila persone, mentre le abitazioni non occupate sono circa il 35%, indice più alto nel Mezzogiorno. Nello stesso periodo la popolazione calabrese è cresciuta di sessantamila unità. Un numero che non giustifica l aumento spropositato (circa cinque volte) della superficie urbanizzata che ha interessato soprattutto i capoluoghi storici, Catanzaro (+56%), Cosenza (+51%) e Reggio Calabria (+21%) e che stride con la perdita di abitanti registrata nelle stesse città (circa trentamila residenti in meno con punte del 18% a Cosenza). L analisi evidenzia come la Calabria possa contare su una scarsa dotazione di infrastrutture produttive e di assistenza sociale, ma anche culturali, sanitarie e nell istruzione. In tutto sono nove gli ambiti territoriali o gli ambienti insediativi che hanno un certo grado di omogeneità e in questi vive il 60% della popolazione calabrese. Si tratta dell Area urbana cosentina, dell Area urbana reggina, del Sistema territoriale Catanzaro Lamezia, della Locride, di Vibo Valentia, di Crotone, della Sibaritide, della Piana di Gioia Tauro e della Conurbazione dell Alto Tirreno Cosentino. Tutti i sistemi urbani calabresi manifestano una chiara debolezza strutturale e la qualità della vita è più bassa che in altri contesti nazionali. Nell analisi del Por si pone l accento su tre componenti del sottosviluppo urbano regionale. Innanzitutto l insufficienza del sistema dei servizi sociali. Si parla di deficit di consistenza e qualità delle urbanizzazioni a rete, in particolare nel settore mobilità, a causa di politiche infrastrutturali che hanno assecondato l espansione delle città senza un regolare disegno razionale che prefigurasse nodi di interscambio, una maglia di percorsi gerarchicamente organizzata e un sistema ordinato di connessioni con la viabilità di ordine superiore. Poi si scrive di un basso livello di concentrazione e strutturazione di attività e funzioni complesse e di rango superiore nelle città. I capoluoghi calabresi appaiono senza confini certi e senza un centro urbano che sia capace di concentrare funzioni e attività che costituiscono il vero motore Catanzaro, ponte Bisantis delle città dell occidente industrializzato. Il riferimento è, in particolare, alle attività del terziario, a quelle commerciali della grande distribuzione ma anche alle sedi della pubblica amministrazione. Infine, ultima componente è quella della dequalificazione degli spazi pubblici e il degrado e la marginalità sociale di porzioni importanti delle città calabresi e delle aree urbane. Si dice espressamente che le città sono sotto-standard non solo nella qualità delle opere e degli spazi pubblici ma anche per ciò che riguarda i servizi. Di fronte a tante negatività, la promozione di nuove politiche urbane, da sola, non può bastare. Occorre un organizzazione generale del territorio in cui si evidenzino i quadri d azione strategica ed i progetti di grande rilevanza che, in qualche modo, devono creare integrazione tra le città calabresi, sviluppatesi nel totale isolamento una dall altra senza nessuna rete di relazioni. Il Por definisce, così, una serie di priorità. A partire dal miglioramento della qualità urbana, irrobustendo le potenzialità dei centri cittadini come luogo di attrazione di funzioni e servizi specializzati e incentivando la messa in atto di politiche integrate di sviluppo. Priorità cui si può dare risposta attraverso una strategia precisa che non può prescindere dal riconoscimento delle potenzialità di ciascuna città nel contesto più ampio del territorio regionale. I progetti finanziabili, si scrive nel Por, devono prevedere interventi per il potenziamento o lo sviluppo di servizi specializzati, qualificati, innovativi a favore delle attività produttive, di ricerca, del tempo libero, ma anche interventi rivolti alla creazione o promozione di reti internazionali di cooperazione, alla realizzazione di sedi di istituti culturali e di alta formazione anche di respiro internazionale. L equazione appare chiara: miglioramento della qualità urbana = maggiore attrazione di capitali e competitività economica. Gli ambiti di attuazione da privilegiare sono i centri storici, le periferie, le aree dismesse o in abbandono delle città maggiori e dei centri urbani più popolosi. L asse è stato attuato attraverso programmi integrati che hanno riguardato in massima parte le principali città o conurbazioni della regione. Ben precisi i criteri di selezione delle proposte arrivate dagli enti locali. Criteri definiti dal Quadro comunitario di sostegno: la qualità progettuale, la fattibilità amministrativa, l attivazione di risorse private, il grado di coinvolgimento della popolazione locale e del partenariato economico e sociale, il grado di raggiungimento degli obiettivi specifici. calabriareporter_6/08 4 Misure Asse V Le Misure inserite nell Asse V Città sono soltanto due. Si tratta della 5.1 Sviluppo e valorizzazione delle aree urbane e della 5.2 Servizi alla persona e alla comunità. Già nel titolo riassumono quelli che sono gli obiettivi specifici. In particolare la 5.1 si propone di rafforzare le potenzialità dei centri urbani come luogo di attrazione di funzioni e servizi specializzati o come luoghi di connessione e di servizio per i processi di sviluppo del territorio, avendo presente le caratteristiche e le potenzialità specifiche di ciascuna città nel proprio contesto regionale in relazione anche alle sue dimensioni metropolitane o di centro medio-piccolo. Non solo. L impegno è anche quello di aumentare la fruizione dello spazio urbano da parte dei cittadini, sia per l accrescimento della competitività dei sistemi urbani sia per il rafforzamento della coesione sociale. Gli interventi devono puntare al miglioramento del sistema della mobilità interna ed esterna ai centri stessi, riducendo la congestione, l inquinamento acustico e l inquinamento atmosferico. Senza trascurare, anzi puntando, sia sull innalzamento della qualità di vita nelle aree periferiche e in quelle dismesse e sia sulla riqualificazione del tessuto edilizio dei centri storici e dei centri minori, nel rispetto delle tradizioni culturali e storiche. Le linee di intervento in cui si articola la misura sono tre. La prima riguarda la riqualificazione, la riorganizzazione funzionale, il potenziamento e la specializzazione delle città principali e delle relative conurbazioni (Catanzaro, Cosenza- Rende, Crotone, Lamezia Terme, Reggio Calabria e Vibo Valentia). Si sostiene il marketing urbano anche riguardo alla promozione del ruolo internazionale delle città, da attuare attraverso reti di cooperazione tra le città stesse della regione con partner esterni. L elenco delle azioni contemplate da questa Misura è molto lungo. Tra le più importanti basti qui ricordare le trasformazioni urbane di rilevante impatto sull assetto funzionale delle città e sulla loro immagine, il recupero del rapporto con fiumi o altre componenti ambientali di contesto che costituiscono elementi primari dell identità urbana, l ampliamento e potenziamento delle dotazioni di servizi alle persone e alle imprese. La seconda si riferisce alla riqualificazione urbana e alla rigenerazione sociale nelle città principali e nei centri di secondo livello del sistema insediativo regionale. Questa linea di intervento prevede, tra l altro, interventi per il miglioramento della qualità degli spazi pubblici (arredo urbano, verde, etc.), della loro accessibilità e fruibilità; il miglioramento, adeguamento e potenziamento di servizi sociali urbani (in particolare nel settore culturale e nei servizi diretti all infanzia); il recupero e la valorizzazione del patrimonio architettonico, storico, artistico, archeologico dei centri storici. La terza e ultima linea di intervento vuole, infine, stimolare la capacità delle amministrazioni dei piccoli comuni a realizzare reti di cooperazione per la riqualificazione ed il recupero degli insediamenti (con particolare riferimento ai centri storici), integrando i servizi e con interventi mirati a mettere in rete le attrezzature presenti nel territorio, promuovendo la coesione e rafforzando l'identità dei sistemi socio-territoriali locali. Vibo Valentia, panorama La 5.2 è tutta orientata al sociale. L obiettivo specifico è,infatti, quello di soddisfare i bisogni sociali di base riducendo il tasso di esclusione, promuovendo l economia sociale, riqualificando i servizi e definendo nuove figure professionali in questo ambito. Per quanto riguarda i servizi, la misura dà attenzione a tutte quelle azioni che contribuiscono a prevenire l emarginazione e, quindi, sostiene quegli interventi che vanno dalla prevenzione alla terapia. Non soltanto la creazione di nuovi spazi fisici per le attività da realizzare, ma anche il sostegno per un forte ed efficace sistema di imprese sociali che devono integrarsi tra loro. Invece che seguire la strada dei progetti individuali, si propone un Piano Regionale per lo Sviluppo dell Economia Sociale e la costituzione di un Centro Regionale Permanente che possa monitorare costantemente la situazione. La Misura prevede, poi, un forte sostegno alle imprese ed agli imprenditori sociali, sia per la nascita di nuove soggetti che come servizi al consolidamento e sviluppo di quelli già esistenti. Infine, le azioni della 5.2 sono anche finalizzate al sostegno delle attività produttive e imprenditoriali in senso stretto. I settori di interesse delle imprese sociali sono l agricoltura biologica, il turismo sociale, le attività connesse alla salvaguardia ambientale (raccolta differenziata, rottamazione, etc.) e i servizi alle pers
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