Nel decennale della scomparsa di P. Giulio Basetti-Sani OFM: la memoria storica di una “missione per l’Islam”, in “Rivista di Studi Indo-Mediterranei”, 1 (2011) pp. 1-3

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Nel decennale della scomparsa di P. Giulio Basetti-Sani OFM: la memoria storica di una “missione per l’Islam”, in “Rivista di Studi Indo-Mediterranei”, 1 (2011) pp. 1-3

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  Nel decennale della morte di P. Giulio Basetti-Sani OFM: la memoria storica di una "missione per l’Islam" di Carlo Saccone Dieci anni fa si spegneva a Fiesole padre Giulio Basetti-Sani. Era nato a Firenze il6 gennaio1912, dal 1928 era frate minore ed era stato ordinato sacerdote ne1 1935. Aveva studiato alPontificio Istituto Orientale di Roma, all’ Institut Catholique di Parigi, e in seguito pressol’Institute of Islamic Studies della Mc Gill University a Montreal in Canada e presso la DropsyUniversity di Filadelfia negli Stati Uniti. Aveva completato gli studi filosofici e teologiciottenendo la licenza in Teologia e Filosofia (religioni comparate) e in Studi EcclesiasticiOrientali, e s’era diplomato in lingua copta e in lingua araba, oltrea conseguire honoris causa un Lettorato Generale dell’ OFM in teologia.Il suo curriculum accademico come docente di discipline afferenti alla cultura araba eall’islamologia comprendeva un insegnamento al Seminario FrancescanoOrientale di Ghiza inEgitto (in Egittofu pure internatoper tre anni dagli Inglesi durante la guerra) e in altri seminarifrancescani a Lione (Francia) e a Novaliches (Filippine); aveva insegnato Teologia della Missionealla St. Paul University di Ottawa (Canada), al Muir Institute dell’universitàdi Edimburgo, alla S. ThomaUniversity di Manila (Filippine). Era stato inoltre Visiting Professor pressoistituzioni universitarie eecclesiastiche a New York (Columbia University, St. BonaventureUniversity, St. John University) , a Utrecht(Utrecht University), a Houston in Texas (RiceUniversity), a Boulder in Colorado(Colorado University) e allaNotre Dame Universitydell’Indiana. Ultimamente, era stato titolare in Italia della cattedra di Islamologia pressol’IstitutodiScienze Religiose (ISR) di Trento fino al 1993, anno in cui chi scrive ebbe l’onore e l’onere diessere chiamatoa succedergli.Un curriculum nutrito, come si vede, eche ci parla della autentica vocazione di padre GiulioBasetti-Sani al viaggio attraversole culture ei modi di vita dell’uomo in tutti icontinenti,della sua consacrazione a una sorta di "missione permanente" tra i popoli di mezzo mondo.Padre Basetti-Saniin effetti fece dell’avvicinamento del mondo cristiano all’Islam —la terza fede diAbramo e da lui sentita come "fede sorella"-lo scopo e la ragione profonda di tutta la suaesistenza. L’incontro fondamentale della sua vita lo aveva avuto a Parigi con Louis Massignon(il grande orientalista cattolico che coniò la fortunata formula delle “tre fedi di Abramo"), di cui fu allievoedal qualeebbeil suggerimento e la conferma della sua personale missione: studiare l’ Islam in vista di unriavvicinamento e di un dialogo tra fedi che si può dire non s’erano mai parlate dall’epoca di S.GiovanniDamasceno (VIIsec.), il grande padre della Chiesache aveva conosciuto l’lslam dei primi tempi nellaDamascoomayyade. E che ne aveva fornito una prima descrizione in una sua opera ( Liber de haereresibus )intermini di "eresia cristiana": nel suo trattato l’Islam è appunto consideratola “centesima eresia" .Occorre tenere ben presente questo puntodipartenza per capire l’opera di padre Basetti-Sani e ilsenso profondo della sua rivisitazione dell’Islam. Per lui certamente l’Islam non è piùconsiderabile comeuna "eresia", ma nondimeno la fede di Maometto è percepita, anzi fortementesentita, come unafede"consanguinea", uscita pure lei dal grande ceppo biblico. Maomettoguarda con sconfinata ammirazionenon solo a Mosè e ad Abramo, ma anche a Gesù e a Maria, comechiunque può facilmente constatareleggendo i numerosi passi coranici dedicati ai due personaggi.Forse il saggio più suggestivo di Basetti-Sani è proprio Maria e Gesù figlio di Marianel Corano (ILA Palma, Palermo-Sao Paulol989), ove si cerca dispiegare il "mistero del Gesù coranico", significativamente definito nel testorivelatoaMaometto "eminente in questo mondoe nell’altroe uno deipiù vicini a Dio" (sura III, versetti45-46, nella trad. it.a cura di A.Bausani, Rizzoli—BUR, Milano1980)e figliodi colei che viene presentata, semprenel Corano,come“prescelta da Dio” e "eletta su tutte le donne delcreato"(III, 42).Due sonostate le tesi forti, si potrebbe dire anche dirompenti,di Basetti-Saniper le quali egli ebbe anche a soffriremomenti didifficoltàe di dolorosa emarginazione in seno al suo stessoordine religioso, e chea mio parerecostituiscono il sue lascito più importante. Maometto, attraverso una coraggiosa rilettura che silascia alle spalle secoli e secoli di ingiurie e di incomprensioni, viene definito da Basetti-Sani unprofeta"post-biblico": per gli imperscrutabili disegni di Dio, fu inviatoal popolo del deserto arabicoperdiffondervi unmessaggio imperniato sul monoteismo e sulla vita oltre la morte, due concetti a queitempi e in quei luoghi non ancora compresi. Maometto diventa così il profeta, “vero profeta”,dei nuovi“gentili",ossia degli arabi discendenti da Abramo attraverso il figlio reietto Ismaele (Genesi, 21,11), cuiiltesto biblico predice: "Diventerà padre di un grande popolo" (Genesi, 21, 17). L’ Islam dunqueper Basetti-Sani, sulla scorta peraltrodi suggerimenti e intuizioni del maestroLouis Massignon, non cièaffatto estraneo o nemico bensì rientra appienonell’“economia della salvezza” (cfr. in propositol’ampio saggio, sempre di Basetti-Sani, L’islamnelpiano della salvezza , ECP -Ed.Cultura della Pace, S.DomenicodiFiesole 1992).  L’altra tesi forte di Basetti-Sani, che si esercitò per tuttala vita in una srcinale esegesi del Corano (si veda inquesta stessa rivista online, nella sezione testi, l’inedito dattiloscritto della sua “esegesi della sura diGiuseppe”), è che quest’ultimo conterrebbe una speciale presentazionedel mistero di Gesùai musulmani.Certouna presentazioneprimitiva e per così dire "germinale" che -ed eccoil senso del suo ardito e spessocontestato progetto missionario—i musulmani andrebbero fraternamente aiutati a scoprire e acomprendere. Progetto che suscitò unostentato disinteresse o perfino (comprensibile) irritazione tra imusulmani, e che non esercitò d’altronde un grande appeal neppure tra i confratelli francescani.Lo si criticò per la sua pretesa di “insegnare ai musulmani a leggere il Corano”… Eppure, aben guardare,Padre Basetti-Sani s’era mosso in fondo nel solco delle indicazioni diS.Francesco e del suoprogramma missionario volto alla conversione dei musulmani. Il grandesanto,durantela sua brevepermanenza a Damietta in Egitto (agosto 1219)al campo dei Crociati,avevatentato invano parlando con icapi militari cristiani e musulmani didissuaderli dal combattersi; tornato in Italia,egli aveva redatto unprogetto missionario(la c.d. “Regola non bollata”, ossia che non ricevette poi l’ approvazione pontificia) perl’Islam che si basava sulla coerentee pacifica testimonianzadi vita cristiana fra imusulmani, in evidenteseppur implicita polemica conl’atteggiamento bellicistadelle gerarchie cattolichedell’epoca. In propositoBasetti-Sani ciha lasciato un bel lavoro che ricostruisce con grandescrupolo eattenzione alle fonti tutta lavicendadei rapporti tra il Santo e le gerarchie romane in relazione alla questione dei rapporti con l’Islamalla vigilia della Quinta Crociata: Per un dialogo cristiano-musulmano , Ed. Vita e Pensiero,Milano 1969(specialmente pp. 263-459); e dovremmo qui ricordare anche una suggestivameditazione eloquentementeintitolata: Lacristofania della Verna e le stimmate di S. Francesco per ilmondo musulmano ,Il Segno Ed., S.Pietro in Cariano 1993.Oggi questo "approccio missionario" nei confronti dell’Islam èstato messo da parte, forse anchein nome delle buone relazioni tra l’Islam e la Cristianità. Inoltre, dal concilio Vaticano II in poi sipreferisce guardare all’Islam sorvolando sulle piùdelicate questioni teologiche (divinitàdi Cristo, trinità; dogmi duramente contestati nel Corano e nell’insegnamento di Maometto) ecercando piuttosto il dialogo sul piano della prassi e dei valori comuni, come beneemerge da un notodocumento conciliare:"Il sacrosanto sinodoesorta tutti [ossia:musulmani e cristiani, nota mia] adimenticare il passato e adesercitare sinceramente lamutua comprensione, nonché a difendere e apromuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustiziasociale, i valori morali, la pace e la libertà"(dichiarazione Nostra Aetate , n.3).La “teologia delle religioni” ha fatto il resto, valorizzando i “semi dellaverità” contenuti nelle fedi rivelate, le ragioni del dialogo e della mutua comprensione, e implicitamenterimettendo in questione i presupposti e gli scopi dellamissione evangelizzatrice.Come si vede, Basetti-Sani si potrebbe considerarloun po’ l’epigono estremo di una concezione deirapporticon l’Islam che affonda le radici nella prima analisi di S.Giovanni Damasceno e nel progettomissionario diS.Francesco (per tacere di altri personaggi meno noti al grande pubblico, come il filosofo-teologo catalanoRaimondo Lullo o il missionariodomenicanoRicoldo da Montecroceche fu a Baghdad all’alba del ‘300). Il suo progettodi lettura cristianadel libro rivelato a Maometto alla ricerca del “Gesù Cristo nascosto nel Corano” (titolo di un’altra sua operache ha fatto discutere,pubblicata da Il Segno, S. Pietro in Cariano 1994), unGesù tutto da “svelare” e far capire aimusulmani, sembrò da subitouna utopia oun progetto “ingenuo”, per taluni al limitedella inutile odannosa provocazione.Ma è l’idea stessa di evangelizzare i musulmani che è stata da tempo accantonatadalla Chiesa, essanon èpiù d’attualità (non lo erain fondo mai stata, forse neppure al tempo di S.Francescoe Raimondo Lullo, la cui scelta missionaria esce non a caso perdente).Finita l’epoca dellecrociatee dell’opzione bellicista, finito il “collateralismo” silenzioso dell’epoca coloniale e dell’imperialismo, sièaffermata nellaChiesa unapiù saggia opzione “pragmatica" a partire dall’ultimoconcilio edalla dichiarazione sopra riportata.Eppurela vita coraggiosa di Basetti-Sani, la sua indomita speranza in un dialogo anche ermeneutico e teologico con l’Islam, la sua ardita pretesa di aiutare i musulmani a rileggere il Coranoalla luce di Cristo, servono a ricordarci che è esistitaancheun’altra opzione, un’ "opzione missionaria"neiconfrontidell’Islam,e che essa –pur storicamente obsoleta e politicamente impraticabilenel contesto del moderno dialogo interreligioso-èancora vivanella memoria della Chiesa. La parte meno caduca, oserei dire persino profetica,dell’ insegnamento di Basetti-Sani sta nella convintarivalutazione della figura di Maometto, coraggiosamente presentato –s’è detto poc’anzi-come un profeta “post-biblico”, erede a pieno titolo del profetismo d’Israele.Basetti-Saninon giunge a trarre la conclusione che anche il suo messaggio sia “rivelazione” a pieno titolo, al pari dell’Antico Testamento, non giunge mai a parlare del Corano come di un “terzo testamento”, ma, così ci sembra, la direzione è chiaramente indicata. In ogni caso questa indicazione ermeneutica, Maometto  profeta post-biblico , suonava e suona tuttora rivoluzionarianel mondo cristiano, capovolge paradigmi inveterati: quelli dei dottori della Chiesa medievali che avevano visto in Maometto un concentrato di tutti i mali possibili (“raptor, homicida, parricida multorum, proditor, adulter nefandus” lo definisce Pietro di Cluny), e sul piano religioso un impostore e comunque un “falso profeta”, in nessun modo collocabile nel piano della salvezza.Indicazione ermeneutica dunque preziosaquesta di Basetti-Sanie si spera feconda, specie se si tiene presente che la Cristianitàche pure con Papa Giovanni Paolo II ha fatto i conti fino in fondo con il mondo ebraico, ha tuttora un conto  aperto con il mondo musulmano. Essa deve superare secolie secoli di incomprensioni e pregiudizi: a quelli antichi, conditi diingiurie e accuse infamantialla figura del Fondatore,sisommano quelli odierni rinfocolati dalle spinte xenofobe e apertamente razzistedi settori della societàeuropea. Nella Cristianità odierna, specie di questa Europa in cui tutt’ora abissale resta l’ignoranza del significato spirituale e della portata storica del messaggio coranico, il messaggio di Padre Basetti-Sani ha ancora molto da dirci.
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