Lezione N.: 8. Prof. Giuseppe Nibbi. La sapienza poetica e filosofica del 600 agli esordi della scienza dicembre PDF

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Lezione N.: 8 ASSOCIAZIONE ARTICOLO 34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI.» PERCORSO DI STORIA DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE DELLA DIDATTICA DELLA LETTURA E DELLA SCRITTURA Prof. Giuseppe Nibbi La sapienza

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Lezione N.: 8 ASSOCIAZIONE ARTICOLO 34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI.» PERCORSO DI STORIA DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE DELLA DIDATTICA DELLA LETTURA E DELLA SCRITTURA Prof. Giuseppe Nibbi La sapienza poetica e filosofica del 600 agli esordi della scienza dicembre 2017 SUL TERRITORIO DELLA SAPIENZA POETICA E FILOSOFICA AGLI ESORDI DELLA SCIENZA EMERGE L IDEA CHE PER SPIEGARE LA NATURA BISOGNA PARTIRE DALLA NATURA STESSA, IUXTA PROPRIA PRINCIPIA... Questo è l ottavo itinerario del nostro viaggio sul territorio della sapienza poetica e filosofica dell Età moderna, l ultimo prima della vacanza natalizia, e quindici giorni fa, strada facendo, abbiamo osservato una serie di elementi la cui comparsa prelude alla nascita della scienza [è un parto lungo e difficoltoso quello che porta alla nascita della scienza] e in questa indagine ci ha accompagnate e accompagnati Bernardino Telesio. Sappiamo che Bernardino Telesio è nato a Cosenza nel 1509 [una città assai viva culturalmente in età rinascimentale]; sappiamo che, fin da bambino, si è formato intellettualmente a Cosenza, a Milano, a Roma, a Venezia, sotto la guida dello zio, l umanista Antonio Telesio [che ha fondato l Accademia cosentina], e poi, quindici giorni fa, abbiamo studiato il lavoro di traduzione e di commento che Bernardino Telesio, sotto la guida del professor Federico Delfino, ha svolto all Università di Padova come giovanissimo segretario de la corrente per la revisione della fisica di Aristotele, un movimento culturale che, più di ogni altro nei primi decenni del 500, prepara il terreno per l avvento di quella che è stata chiamata la rivoluzione scientifica moderna. Bernardino Telesio, a vent anni nel 1529, traduce dal greco in latino e commenta con spirito critico il testo del trattato di Aristotele intitolato Perì oùranou [Sul cielo, in latino De caelo], che diventa il primo nucleo di un opera complessa alla quale Bernardino Telesio lavora per tutta la vita. Prima di occuparci del contenuto di quest opera - pietra miliare sul cammino che porta alla nascita dello spirito scientifico - dobbiamo percorrere un sentiero impervio ma ricco di interessanti paesaggi intellettuali al seguito di Bernardino Telesio che non si ferma a Padova ma dopo il 1535 [l anno in cui si laurea] si mette in movimento. Dal 1535 fino al 1544, Bernardino Telesio compie numerosi viaggi: a Roma, a Bologna, a Napoli per tenere conferenze e cicli di Lezioni invitato dai simpatizzanti de la corrente per la revisione della fisica di Aristotele. Quali sono gli argomenti che presenta nel corso della sue Lezioni? Telesio propone una campagna di studi sulla filosofia presocratica [di Talete, dianassimene, di Anassimandro], e questo suo ritorno alle origini non avviene certo per rifarsi alle antiquate dottrine naturalistiche di questi antichi Filosofi ma se ne serve per lodare al di là dei loro limiti quella che Telesio chiama l intuizione dei fisici ionici, cioè l aver capito che per spiegare la Natura bisogna partire dalla Natura stessa [non si può osservare la Natura secondo ciò che abbiamo in mente - poniamo: la presenza degli dèi - altrimenti vediamo riflesso nella Natura ciò che la Natura rappresenta per la nostra mente e non quello che la Natura realmente è]; questo Telesio lo afferma per polemizzare, non tanto contro Aristotele [che è stato un grande maestro nell uso della Logica e ha saputo anche manifestare i dubbi che la Logica crea] bensì Telesio vuole polemizzare contro gli aristotelici suoi contemporanei di ogni tendenza, tanto averroista quanto alessandrina, che soprattutto all Università di Padova hanno ridotto la devozione per il Maestro a una sorta di religione per cui, dopo aver blindato il suo sistema ritenendolo intoccabile, hanno finito per tradire il suo insegnamento fondamentale: quello sul primato assoluto del rispetto per la verità che impone alla persona di essere sempre in ricerca senza rinunciare mai a mettere in discussione i risultati raggiunti [e questo è il principio su cui si basa la scienza]. L errore degli aristotelici, che con ostinazione non vogliono rinnovare il pensiero di Aristotele, insegna Telesio, è duplice: in primo luogo vorrebbero spiegare la Natura non partendo dalla Natura ma dalle esigenze logiche della ragione, dai concetti di materia, di forma, di sostanza, di qualità [di accidenti], i quali, così come li ha catalogati Aristotele, altro non sono che modalità astratte dell Intelletto che, di conseguenza, non possono interpretare realmente il Mondo perché è concreto. E poi, insegna Telesio, i fenomeni naturali vengono spiegati dagli aristotelici con cause esterne alla Natura quando si capisce benissimo [e lo avevano già capito i presocratici più di duemila nni prima] che le cause dei fenomeni sono interne alla Natura e, quindi, il cosiddetto Motore immobile [l Atto puro che è causa finale del sistema cosmico] del quale non è possibile dimostrare l esistenza, è semplicemente un astrazione, un esercizio concettuale. Inoltre Bernardino Telesio nella sue Lezioni punta e fa puntare l attenzione su quegli autori che, in Età medioevale, al tempo della Filosofia scolastica [nella prima metà del Trecento], hanno avuto il coraggio, con le loro Opere, di interpretare in modo nuovo in ragione di più approfondite osservazioni molti aspetti ormai superati della Physica di Aristotele. Bernardino Telesio restituisce attualità, soprattutto, a uno di questi autori [e anche al maestro di questo personaggio, come vedremo] curando la pubblicazione a stampa della sua opera e divulgandola: di quale opera e di quale autore si tratta? Bernardino Telesio, in un ciclo delle sue Lezioni, s incarica di presentare l opera intitolata Il cielo e il mondo di Giovanni Buridano perché è un libro di scienza o, meglio, di filosofia della scienza che contiene, già nella prima metà del Trecento, un commento critico del trattato Sul cielo di Aristotele [Buridano ha compiuto la stessa operazione intellettuale che Bernardino Telesio ha realizzato, con ancor maggior incisività, duecento anni dopo: come abbiamo studiato quindici giorni fa]. A questo punto dobbiamo percorrere insieme a Telesio [come abbiamo detto] un sentiero impegnativo che presenta alcuni interessanti paesaggi intellettuali che dobbiamo osservare in chiave interlocutoria e, quindi, prendiamo il passo domandandoci in primo luogo: chi è Giovanni Buridano [che probabilmente tutte e tutti voi avete sentito nominare per il celebre apologo intitolato L asino di Buridano]? E poi ci dobbiamo chiedere: perché Bernardino Telesio promuove l opera di Buridano [non pensava di aver fatto meglio di lui duecento anni dopo]? Promuove il trattato di Buridano perché costituisce un precedente che avvalora, sul piano storico, le convinzioni di Telesio, visto che il sistema aristotelico era già stato messo in discussione da due secoli all Università di Parigi nella facoltà delle Arti [Telesio torna indietro per prendere la rincorsa e per poter saltare più in lungo, e noi lo seguiamo]. Chi è Giovanni Buridano e alla Scuola di quale maestro si forma? Giovanni Buridano [Jean Buridan] è nato tra il 1290 e il 1295, probabilmente a Béthune, una cittadina [oggi di circa 27 mila abitanti] situata nell ex provincia dell Artois, che oggi fa parte del dipartimento del Pas-de-Calais: siamo nel nord della Francia al confine con il Belgio [con la regione delle Fiandre che, per un certo periodo di tempo, ha fatto parte dell Artois]. Giovanni Buridano studia Filosofia e poi assume la cattedra di Logica alla facoltà delle Arti di Parigi, ed è stato anche eletto rettore dell Università parigina per ben due volte, nel 1328 e nel All Università di Parigi, Buridano è stato amico [perché sono coetanei] e seguace di un insigne maestro: Guglielmo di Ockham [un personaggio che abbiamo incontrato a suo tempo e del quale ora dobbiamo ricordare alcuni tratti del suo pensiero], un maestro molto ammirato anche da Bernardino Telesio. REPERTORIO E TRAMA... per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura: Con la guida della Francia che trovate in biblioteca e sulla rete andate a visitare Béthune che è un comune ricco di patrimonio artistico e storico [ricostruito fedelmente dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale] Sulla vasta piazza principale si erge il famoso beffroi, il campanile del XIV secolo [panoramico, alto 41 metri, con 133 gradini e 36 campane che suonano ogni ora] Buon viaggio Come abbiamo detto, Giovanni Buridano è stato amico [sono coetanei] e seguace all Università di Parigi di Guglielmo di Ockham, un personaggio che abbiamo incontrato durante il viaggio di due anni fa, sul territorio dell autunno del Medioevo.Di Guglielmo di Ockham abbiamo studiato le opere e ora dobbiamo, seppur brevemente, ricordare alcuni tratti del suo pensiero in funzione del contesto nel quale ci stiamo muovendo: sulla lunga strada che ha portato a quella che è stata chiamata la rivoluzione scientifica moderna. Guglielmo di Ockham [Ockham è un piccolo paese a sud-ovest di Londra dove Guglielmo è nato intorno al 1290] è un francescano, appartenente alla corrente pauperista degli spirituali, che studia a Oxford dove diventa magister di Teologia e poi si trasferisce a Parigi per insegnare alla facoltà delle Arti dove, in relazione al tema degli universali, promuove lo sviluppo di una corrente di pensiero detta nominalista [tra i suoi seguaci c è anche Giovanni Buridano] ma, nel 1324, per Guglielmo inizia un periodo difficile perché, come abbiamo studiato a suo tempo, riceve un mandato di comparizione di fronte alla Corte papale di Avignone [sapete che la sede papale dal 1309 al 1377 è ad Avignone]. Guglielmo viene citato a causa di 51 proposizioni, considerate eretiche, contenute nel Commentario delle Sentenze, un opera nella quale Guglielmo, allo stesso modo di Giovanni Duns Scoto e di Pietro Lombardo, commenta molti pensieri estratti dagli Scritti dei Padri della Chiesa, riguardanti vari temi in discussione nell ambito della cristianità, dimostrando che la dottrina ufficiale è spesso in contraddizione con il pensiero dei Padri Apostolici del II secolo e dei Padri Apologisti del III, IV e V secolo. Il Commentario delle Sentenze di Guglielmo di Ockham è un testo che, dal 1319, sta circolando nelle principali Università europee suscitando un grande interesse soprattutto sulle questioni che riguardano le prerogative papali, la povertà, il rapporto tra l esperienza e la fede e la natura degli universali, e il tribunale dell Inquisizione, presieduto da papa Giovanni XXII in persona, considera quest opera non ortodossa e ne vieta la diffusione. Guglielmo di Ockham si presentafiducioso ad Avignone convinto di poter dimostrare l ortodossia delle sue tesi ma, per ordine del papa, gli viene imposto il silenzio e viene trattenuto in attesa di processo. Chi è papa Giovanni XXII? Papa Giovanni XXII è il guascone [è nato a Cahors] Jacques-Arnaud Duèse che, prima di dedicarsi alla carriera ecclesiastica, è stato un esperto banchiere e poi cancelliere e ministro delle finanze del regno angioino di Napoli. Jacques-Arnaud Duèse, dopo essere stato nominato vescovo di Avignone [città di proprietà degli Angioini di Napoli], viene eletto papa all età di 72 anni nel 1316 [e regna per diciotto anni, fino all età di novant anni], ed è, dicono le cronache, «un ometto piccolo e brutto, di umili origini, ma dotato di un instancabile attività di mente e di un prodigioso talento amministrativo»[ci voleva nel 1316 un papa competente nel campo della finanza perché la Chiesa, in quanto istituzione statale vaticana, era sull orlo del fallimento finanziario]; di conseguenza, questo papa reprime i francescani spirituali che predicano la povertà assoluta sostenendo che «la Chiesa ha bisogno di risorse per non essere spazzata via dallo scenario della Storia». Giovanni XXII istituisce la camera apostolica [la banca vaticana che lui dirige personalmente] che ha il compito di provvedere, investire e custodire il denaro occorrente per l amministrazione della Santa Sede e questa innovazione[la Corte papale che si mette sul mercato] frutta subito ai forzieri avignonesi un tesoro valutato in venti milioni di fiorini d oro[circa 250 milioni in euro]: la riforma finanziaria di Giovanni XXII fa diventare lo Stato vaticano una potenza economica capace di concludere affari molto redditizi. Ad Avignone, nello stesso periodo, vengono convocati altri tre eminenti esponenti del francescanesimo spirituale che condividono le idee di Guglielmo e anch essi vengono trattenuti agli arresti domiciliari e [le persone che sono in viaggio da qualche anno dovrebbero ricordare questo episodio] questi quattro personaggi sono stati protagonisti di una fuga avventurosa: nella notte senza luna del 26 maggio 1328 Guglielmo di Ockham, Michele da Cesena, Bonagrazia da Bergamoe Francesco d Ascoli [i leader del movimento spirituale francescano] fuggono avventurosamente da Avignone [non era un impresa facile] convinti che per sostenere l idea della povertà predicata dal Vangelo - e per sostenere tutte le loro idee in generale - era meglio restare vivi. I quattro trovano rifugio a Pisa dove fornisce loro protezione l imperatore Ludovico il Bavaro che è in conflitto con papa Giovanni XXII, e poi, nel 1330, partono insieme con l imperatore per Monaco di Baviera,divenuta la capitale dell impero, e lì Guglielmo di Ockham muore nel 1349 dopo aver scritto una serie di opere importanti. L insegnamento di Guglielmo di Ockham incide sulla formazione di Giovanni Buridano e di un consistente numero di discepoli: perché, che cosa insegna Guglielmo? Guglielmo di Ockham, in linea con la Scuola di Oxford nella quale si coltivano idee che fanno maturare lo spirito scientifico, insegna [e le sue tesi risultano invise ai vertici ecclesiastici] che bisogna distinguere nettamente il campo dell esperienza da quello della fede: l esperienza pratica, scrive Guglielmo, ha come suo oggetto il mondo della Natura mentre sul tema della Teologia si può riflettere soltanto facendo riferimento alla fede, e il distacco tra lo studio del mondo della Natura basato sull esperienza e lo studio dei temi teologici ispirati dalla fede è netto; quindi, Guglielmo ribadisce che «per nessun problema metafisico [a cominciare da quello dell esistenza di Dio] è possibile una dimostrazione razionale» [il rapporto con l onnipotenza assoluta di Dio consiste in un mistico abbandono], mentre «la conoscenza del mondo della Natura, sostiene Guglielmo, si basa esclusivamente sull esperienza data dai sensi, ed è un tipo di conoscenza di carattere intuitivo» e queste affermazioni fanno di lui uno dei precursori della scienza. Alla facoltà delle Arti di Parigi, insieme a un nutrito gruppo di studenti, Giovanni Buridano segue l insegnamento di Guglielmo di Ockham tanto sul tema della conoscenza intuitiva mediante l esperienza quanto sul tema degli universali: Guglielmo sostiene la tesi cosiddetta nominalista secondo la quale le idee [le idee universali] non sono fin dalla nascitapresenti nella mente della persona [ ante rem, prima delle cose ci sono le Idee, secondo il pensiero di Platone] e così non sono neppure presenti, come essenze, nelle cose stesse [ in re, secondo il pensiero di Aristotele] ma sono dei puri nomi[sono flatus vocis, sono l espressione vocale e simbolica dei nomi delle cose] che la persona utilizza per esporre il proprio pensiero nel momento in cui esplora, con i sensi, il mondo della Natura, ed è su questa base che Giovanni Buridano, secondo l insegnamento di Guglielmo di Ockham, rivisita il sistema aristotelico. Come ricorderete, Aristotele considera la realtà frutto dell unione [sinolo] di materia e di forma [Aristotele utilizza il termine sýnolon per definire l unità della sostanza, l unione di materia e di forma, e la parola sýnolon è composta da sýn che significa insieme e hòlos che significa tutto ]. Secondo Aristotele, la realtà è unione di un elemento Universale, la forma [in greco morfé oppure eidos, l idea ] che è un principio vitale e intelligibile con un fattore particolare, la materia [in greco üle ] che è l elemento passivo e indecifrabile, e questo insieme è la caratteristica di ogni sostanza [ogni singola entità individuale - che sia una persona, un animale, una pianta o un oggetto - esiste in quanto unione di materia e di forma]. Giovanni Buridano, secondo la Lezione di Guglielmo di Ockham, in linea con il pensiero della corrente nominalista, considera la realtà naturale formata di sola materia e, quindi, anche le forme delle cose derivano da un processo materiale interno alla Natura per cui è la persona che dà un nome alla forma, un nome che diventa quello della cosa stessa e che ne qualifica l esistenza, e questo nome è l idea, e l idea è la nozione che rappresenta l essenza della cosa stessa, per cui le idee sono nomi. Su queste basi - il primato dell esperienza e il fatto che le idee sono nomi - Giovanni Buridano riflette sulla fisica aristotelica e poi, come sappiamo, scrive Il cielo e il mondo, un commento al trattato Sul cielo di Aristotele nel quale, senzavolutamente esasperare i toni, mette in discussione il sistema cosmico aristotelico e le leggi su cui si basa e lo fa manifestando un senso di preoccupazione pensando alle ripercussioni che certi grandi cambiamenti possono provocare. REPERTORIO E TRAMA... per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura: Quale cambiamento [sul piano personale oppure a livello generale] ha provocato in voi un senso di preoccupazione per le ripercussioni che ha avuto o che potrebbe avere? Scrivete quattro righe in proposito Nelle sue Lezioni, Bernardino Telesio promuove l opera di Giovanni Buridano intitolata Il cielo e il mondo, commento al trattato Sul cielo di Aristotele [e ne cura la pubblicazione a stampa per favorirne la diffusione] perché quest opera contiene importanti spunti orientati verso gli esordi della scienza. Il libro intitolato Il cielo e il mondo di Giovanni Buridano è un opera di Filosofia della scienza che contiene, già nella prima metà del Trecento, un commento critico del trattato Sul cielodi Aristotele [Giovanni Buridano, abbiamo detto, compie la stessa operazione intellettuale che Bernardino Telesio realizza duecento anni dopo]. Il libro di Buridano ci porta dentro a una visione pre-copernicana del Cosmo [quella aristotelica e tolemaica] nella quale troviamo un panorama domestico [più familiare e più semplice]: quello della Terra immobile al centro dell Universo con i Pianeti compreso il Sole che le girano attorno attaccati a Sfere cristalline, ma l autore sa che questo paesaggio intellettuale è destinato a cambiare i propri connotati perché il mondo della cultura scolastica ha già intrapreso un cammino che porta verso quella che sarà chiamata la rivoluzione scientifica moderna. Buridano [nella prima metà del Trecento] si domanda con preoccupazione dove potrà portare la rivoluzione scientifica e pensa che l ipotesi eliocentrica [se fosse il Sole a essere al centro, visto che ci sono già molti argomenti che giocano a favore di questa possibilità], se questa ipotesi fosse confermata, darebbe luogo a una cosmologia inquietante perché la Terra finirebbe alla periferia del Cosmo, e se questa risultasse una realtà dimostrata creerebbe innumerevoli conseguenze sul piano antropologico e soprattutto teologico: l Essere umano perderebbe la sua posizione di centralità nel Cosmo, e potrebbe Dio aver creato la Terra non al centro dell Universo [come si concilierebbe questo fatto con le Sacre Scritture]? Giovanni Buridano - che ha già imparato dal suo maestro Guglielmo di Ockham a dare delle risposte in proposito - pensa alla possibilità di un mondo più grande dell attuale, e pensa anche a l esistenza di più mondi in uno spazio infinito e ritiene che, se così fosse, ciò rientrerebbe comunque nell ambito dell onnipotenza divina [secondo la teoria formulata da Guglielmo di Ockham per cui, se il principale attributo divino è quello dell onnipotenza assoluta, Dio può benissimo aver creato più mondi in uno spazio i
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