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leggi, scrivi e condividi le tue 10 righe dai libri Opere di Charlaine Harris pubblicate da Fazi Editore Finché non cala il buio Morti viventi a Dallas Il Club dei Morti Morto per il mondo Morto stecchito Decisamente morto Morti tutti insieme Di morto in peggio Un tocco di morte 117 I edizione: marzo Charlaine Harris Inc. Originally published by Ace, New York This book was negotiated through JABberwocky Literary Agency, Sunnyside, NY and Agnese Incisa Agenzia Letteraria, Torino 2013 Fazi Editore srl Via Isonzo 42, Roma Tutti i diritti riservati Titolo originale: Dead and Gone Traduzione dall inglese di Annarita Guarnieri ISBN Charlaine Harris Morto e spacciato traduzione di Annarita Guarnieri Capitolo primo «Le vampire caucasiche non dovrebbero mai vestire di bianco», recitò l annunciatore televisivo. «Abbiamo ripreso di nascosto Devon Dawn, vampira da appena un decennio, mentre si preparava per trascorrere la notte in città. Guardate che abbigliamento! È del tutto sbagliato per lei!». «Ma a cosa stava pensando?», commentò un acida voce femminile. «Quando si dice che qualcuno è rimasto agli anni Novanta! Guardate quella camicetta, se così la si può chiamare. La tonalità della sua pelle richiede un colore che faccia contrasto, e lei cosa indossa? Una camicetta avorio! La fa sembrare della stessa tinta di un sacchetto per la spesa di Hefty!». Mi soffermai nell atto di allacciarmi una scarpa per vedere cosa sarebbe successo quando i due esperti di moda avessero fatto irruzione, sorprendendo la vittima impotente oh, chiedo scusa, la fortunata vampira per trasformare il suo abbigliamento, che lei lo volesse o no; così avrebbe felicemente scoperto che i suoi amici l avevano consegnata alla polizia della moda. 7 «Non credo finirà bene», osservò Octavia Fant. Anche se la mia coinquilina, Amelia Broadway, aveva infilato Octavia a casa mia con una sorta di espediente, approfittando di un invito che le avevo rivolto in un momento difficile, quella sistemazione stava funzionando benone. «Devon Dawn, lei è Bev Leveto, di Il Vampiro più Elegante, e io sono Todd Seabrook. La tua amica Tessa ci ha chiamati per dirci che avevi bisogno di aiuto nel campo della moda! Nel corso delle ultime due notti ti abbiamo ripresa di nascosto, e AAACK!». Una mano bianca saettò verso la gola di Todd, che scomparve sostituita da un ampio buco rossastro. La telecamera indugiò sull immagine di Todd che si accasciava sul pavimento, poi si sollevò per inquadrare la lotta in corso tra Devon Dawn e Bev. «Accidenti», commentò Amelia. «Pare che sarà Bev a vincere». «Ha più senso strategico», ribattei. «Hai notato che ha lasciato che fosse Todd a entrare per primo?». «L ho bloccata», annunciò Bev sullo schermo, in tono di trionfo. «Devon Dawn, mentre Todd recupera l uso della parola, noi due esamineremo il tuo guardaroba. Una ragazza che vivrà in eterno non si può permettere di non avere gusto nel vestire. I vampiri non possono rimanere legati al passato. Noi dobbiamo essere innovativi nel campo della moda!». «A me piacciono i miei vestiti!», gemette Devon Dawn. «Sono parte di ciò che sono! Mi hai rotto un braccio». «Guarirà. Ascolta, non vuoi essere conosciuta come la piccola vampira che non è riuscita a farcela, vero? Non vuoi rimanere incastrata nel passato». «Ecco, suppongo di no». «Bene! Ora ti permetterò di alzarti, e a giudicare dai colpi di tosse, direi che Todd si sente meglio». Spensi la televisione e mi allacciai l altra scarpa, scuotendo il capo di fronte alla recente passione che l Ameri- 8 ca aveva sviluppato per i reality con i vampiri per protagonisti. Nel tirare fuori dall armadio il cappotto rosso, ricordai che io stessa avevo una serie di problemi assolutamente reali con un vampiro: nei due mesi e mezzo trascorsi da quando il regno vampiresco della Louisiana era stato conquistato dai non morti del Nevada, Eric Northman si era impegnato a consolidare la propria posizione all interno del nuovo regime, valutando cosa rimanesse di quello vecchio. Fra noi due era da tempo in sospeso una chiacchierata sui ricordi che Eric aveva da poco recuperato riguardo al periodo strano e intenso che avevamo vissuto insieme, quando lui aveva temporaneamente perso la memoria a causa di un incantesimo. «Cosa farete stanotte, mentre io sono al lavoro?», domandai ad Amelia e a Octavia, per non abbandonarmi di nuovo a conversazioni immaginarie. Mi infilai il cappotto: anche se la Louisiana del Nord non raggiungeva le spaventose temperature del vero Nord, quella sera ci aggiravamo intorno ai cinque gradi, e ce ne sarebbero stati ancora meno alla fine del mio turno. «Mia nipote e i suoi bambini mi porteranno fuori a cena», rispose Octavia. Amelia e io ci scambiammo un occhiata sorpresa sopra la testa dell anziana strega, china sulla camicetta che stava rammendando. Era la prima volta che Octavia rivedeva la nipote che l aveva ospitata dopo Katrina. «Credo che Tray e io verremo al bar, stasera», si affrettò ad affermare Amelia, per riempire quella piccola pausa di silenzio. «Allora ci vediamo al Merlotte s», replicai. Da anni, facevo la cameriera in quel locale. «Oh, ho il filo del colore sbagliato», commentò Octavia, e si avviò per il corridoio diretta alla stanza. «Devo supporre che non stai più frequentando Pam?», domandai ad Amelia. «Tu e Tray cominciate a fare coppia 9 fissa». Infilai meglio la T-shirt bianca nei pantaloni neri e mi guardai nel vecchio specchio appeso sopra la mensola del camino. I capelli erano raccolti nella solita coda di cavallo, comoda quando lavoravo; notai un lungo capello biondo che spiccava sulla stoffa rossa del cappotto e lo rimossi con cura. «Quella con Pam era solo un avventura, e sono certa che anche lei la vedesse così. Tray invece mi piace davvero», rispose Amelia. «Non sembra importargli del denaro di mio padre, e non lo preoccupa il fatto che io sia una strega. E a letto riesce a sconvolgere il mio universo. In una parola, andiamo d accordo alla grande», concluse, elargendomi un sorriso degno di un gatto che avesse appena divorato un canarino. Amelia poteva anche avere l aspetto di una casalinga borghese molto in forma, con i capelli corti e lucidi, il sorriso candido e gli occhi limpidi, ma era molto interessata al sesso e (per i miei standard) il suo era un interesse diversificato. «È un brav uomo», affermai. «L hai già visto nella sua forma di lupo?». «No, ma non aspetto altro». La mente così aperta di Amelia mi permise di cogliere qualcosa che mi sorprese. «È davvero prossima? La rivelazione, intendo». «Ti dispiacerebbe non farlo?». Di norma, Amelia accettava di buon grado le mie capacità telepatiche, ma non quel giorno. «Custodisco segreti di altre persone, sai!». «Mi dispiace», risposi, il che era vero. Allo stesso tempo, però, ero leggermente seccata, perché sarebbe stato logico pensare che a casa mia potessi rilassarmi e allentare i rigidi vincoli che imponevo alla mia capacità. In fondo, ogni singolo giorno di lavoro era una vera lotta, sotto quell aspetto. «Dispiace anche a me», si scusò immediatamente. «Ora devo andare a prepararmi. Ci vediamo dopo». E salì con passo leggero le scale che portavano al secondo piano, ri- 10 masto per lo più inutilizzato fino a quando lei non era tornata con me da New Orleans, alcuni mesi prima. In questo modo Amelia era riuscita a evitare Katrina, al contrario della povera Octavia. «Arrivederci, Octavia. Divertiti!», gridai uscendo dalla porta posteriore per raggiungere la macchina. Mentre percorrevo il lungo vialetto che attraversava il bosco, fino alla Hummingbird Road, mi chiesi quante probabilità avessero Amelia e Tray Dawson di rimanere insieme. Tray era un lupo mannaro e lavorava come meccanico di motociclette e guardia del corpo; Amelia era una strega che stava sviluppando i suoi poteri e aveva un padre immensamente ricco, anche dopo Katrina, in quanto l uragano aveva risparmiato la maggior parte dei materiali che aveva in deposito e gli aveva fornito lavoro per alcuni decenni. Secondo il cervello di Amelia, quella era la notte non la notte in cui Tray le avrebbe chiesto di sposarla, ma quella in cui avrebbe rivelato la sua duplice natura, che, per la mia coinquilina, costituiva un beneficio aggiuntivo, poiché tutto ciò che era esotico l affascinava. Entrai dall ingresso riservato ai dipendenti e andai dritta nell ufficio di Sam. «Salve, capo», salutai, nel vederlo dietro la scrivania. Sam detestava lavorare sui libri contabili. Considerata la sua aria preoccupata e i capelli ancora più arruffati del solito, ridotti a un ondulata massa rossiccia intorno al volto sottile, una distrazione gli faceva piacere. «Tieniti pronta. Stanotte è la notte», annunciò. Mi sentii così orgogliosa che me lo avesse detto, e che le sue parole rispecchiassero tanto da vicino i miei pensieri, che non potei trattenermi dal sorridere. «Sono pronta. Sarò qui». Riposta la borsetta nel profondo cassetto della scrivania, infilai il grembiule per dare il cambio a Holly. Dopo che lei mi ebbe ragguagliata sui clienti seduti ai nostri tavoli, le dissi: «Stanotte dovresti rimanere». 11 Lei mi scoccò un occhiata penetrante. Di recente, si lasciava crescere i capelli, così le estremità ancora tinte di nero sembravano essere state immerse nella pece. Il suo colore naturale, che spuntava dalle radici per un paio di centimetri, era un gradevole castano chiaro: si era tinta i capelli per così tanto tempo che ne avevo dimenticato la tonalità originale. «È qualcosa per cui vale la pena che faccia aspettare Hoyt?», mi chiese. «Lui e Cody vanno d accordo a meraviglia, ma sono io la madre di Cody». Hoyt, il migliore amico di mio fratello Jason, era stato accalappiato da Holly, e adesso era diventato un suo seguace. «Dovresti rimanere per un po», replicai, inarcando le sopracciglia in modo significativo. «I mannari?», chiese Holly, e quando annuii il volto le si rischiarò in un sorriso. «Accidenti! Ad Arlene verrà una sincope!». Arlene, una nostra collega e un tempo mia amica, si era lasciata sensibilizzare politicamente alcuni mesi prima da uno dei suoi innumerevoli amici, e adesso la sua posizione era appena più intransigente e di destra di quella di Attila l Unno, soprattutto nei confronti dei vampiri. Era anche diventata membro della Confraternita del Sole, un organizzazione in realtà quasi religiosa. In quel momento Arlene era in piedi accanto a uno dei tavoli del suo settore, impegnata in una seria conversazione con il suo uomo, Whit Spradlin, un funzionario di qualche tipo della CdS che di giorno lavorava presso uno degli Shreveport Home Depots. Whit aveva una calvizie incipiente e un po di pancia, ma questo non mi importava, a differenza della sua posizione politica. Naturalmente, era accompagnato da un amico: i membri della CdS parevano circolare sempre in branco proprio come l altra minoranza di cui stavano per fare la conoscenza. Mio fratello Jason era seduto a un altro tavolo, insieme a Mel Hart, che lavorava presso la Bon Temps Auto Parts 12 ed era intorno ai trentun anni, più o meno la stessa età di Jason. Snello e muscoloso, Mel aveva capelli castani piuttosto lunghi, baffi e barba, un volto gradevole, e negli ultimi tempi lo avevo visto spesso con Jason. Probabilmente mio fratello cercava di riempire con lui il vuoto lasciato da Hoyt, perché non era contento se non aveva un fedele seguace. Quella sera entrambi erano in compagnia femminile. Mel era divorziato, ma Jason era ancora sposato, almeno dal punto di vista legale, quindi non doveva mostrarsi in pubblico con un altra donna anche se nessuno lo avrebbe mai biasimato, dato che sua moglie Crystal era stata colta in flagrante con un altro. Avevo sentito dire che Crystal, incinta, si era trasferita nella piccola comunità di Hotshot, dove alloggiava presso alcuni parenti (visto com era Hotshot, avrebbe trovato parenti in qualsiasi casa del borgo). Anche Mel Hart era nato a Hotshot, ma era uno dei rari membri di quella tribù che avevano scelto di vivere altrove. Con sorpresa, vidi che Bill, il mio ex ragazzo, era seduto a un tavolo insieme a un altro vampiro, Clancy, che non rientrava fra le mie persone preferite, indipendentemente dal suo stato di non morto; entrambi avevano davanti, sul tavolo, una bottiglia di TrueBlood. Non mi pareva che prima di allora Clancy fosse mai passato al Merlotte s per bere qualcosa, tantomeno insieme a Bill. «Ehi, ragazzi, vi serve un altro giro?», domandai, sfoggiando un ampio sorriso, perché sono sempre un po nervosa quando ho a che fare con Bill. «Per favore», rispose lui, cortese, mentre Clancy spingeva verso di me la bottiglia vuota. Passai dietro il bancone per prelevare altre due bottiglie di TrueBlood dal frigorifero, le aprii e le misi nel microonde (quindici secondi era il tempo di riscaldamento ottimale), poi le agitai appena e le sistemai sul vassoio insieme ad alcuni tovagliolini puliti. La mano fredda di Bill sfiorò la mia quando gli posai davanti la bottiglia. 13 «Se hai bisogno di aiuto a casa, chiamami, per favore», disse. Sapevo che era sincero, eppure quell offerta sottolineava in qualche modo il fatto che al momento ero single. Casa sua si trovava dall altra parte del cimitero e, considerata la sua abitudine di andarsene a zonzo di notte, ero certa sapesse molto bene che non stavo intrattenendo compagnie maschili. «Grazie, Bill», risposi, costringendomi a sorridergli. Clancy si limitò a sogghignare. Intanto entrò Tray con Amelia e, dopo averla sistemata a un tavolo, si diresse al banco, salutando lungo il tragitto tutti i presenti. Sam uscì dall ufficio per raggiungere il massiccio mannaro, che rispetto a lui era più alto almeno di una dozzina di centimetri e aveva un torace ampio quasi il doppio. Nel vederli scambiarsi un sorriso d intesa, Bill e Clancy si misero all istante sul chi vive. In quel momento i televisori montati alle pareti interruppero la telecronaca sportiva in corso, e una serie di segnali acustici avvertirono i clienti nel locale del fatto che sullo schermo stava per succedere qualcosa di rilevante. A poco a poco, nel bar scese il silenzio, rotto solo da qualche sporadica parola. Sugli schermi apparve la scritta «SERVIZIO SPECIALE», sovrimposta all immagine di uno speaker con corti capelli impomatati e un espressione severa. «Sono Matthew Harrod», annunciò, solenne. «Stanotte abbiamo per voi un servizio speciale. Come in tutte le stazioni televisive del paese, qui a Shreveport abbiamo in studio un visitatore particolare». La telecamera allargò l inquadratura fino a comprendere una donna graziosa il cui volto mi era leggermente familiare. La donna, che salutò con un gesto spigliato, indossava una sorta di caffetano, una strana scelta di vestiario per un apparizione televisiva. «Vi presento Patricia Crimmins, che si è trasferita qui a Shreveport poche settimane fa. Patty posso chiamarla Patty?». 14 «Il mio nome è Patricia», ribadì la brunetta, e mi ricordai che era uno dei membri del branco assorbito da quello di Alcide. Patricia era graziosa come una miniatura, e la parte di lei non avviluppata dal caffetano appariva ben formata e tonificata. «Stanotte», continuò, rivolgendo un sorriso a Matthew Harrod, «sono qui come rappresentante di un popolo che ha vissuto in mezzo a voi per molti anni. Dal momento che i vampiri hanno avuto tanto successo nel venire allo scoperto, abbiamo deciso che è giunto anche il nostro momento di parlarvi di noi. Dopo tutto, i vampiri sono morti, non sono neppure umani, mentre noi siamo persone qualsiasi, proprio come tutti voi con una differenza». Sam alzò il volume e nel bar la gente cominciò a girarsi sulla sedia per vedere cosa stesse succedendo. Il sorriso del giornalista si era fatto teso al massimo, visibilmente nervoso. «Davvero interessante, Patricia! Cosa... cosa sei?». «Grazie per avermelo chiesto, Matthew. Io sono un lupo mannaro». Con le mani incrociate intorno al ginocchio e le gambe accavallate, Patricia appariva abbastanza sicura di sé da vendere auto usate. Alcide aveva effettuato una buona scelta. Inoltre, se qualcuno l avesse uccisa durante la trasmissione ecco, lei era un elemento nuovo del branco. Adesso al Merlotte s si era imposto il silenzio, mentre la notizia raggiungeva ogni tavolo. Bill e Clancy si erano alzati, prendendo posizione accanto al bancone, e questo mi fece comprendere che erano presenti per mantenere l ordine, se la cosa si fosse resa necessaria doveva averglielo chiesto Sam. Tray si stava sbottonando la camicia; Sam aveva indosso una T-shirt a manica lunga, che si sfilò dalla testa. «Vuoi dire che ti trasformi in lupo con la luna piena?», domandò Matthew Harrow, con voce tremula; si sforzava di mantenere il sorriso e di limitarsi ad apparire semplicemente interessato, ma non ci riusciva molto bene. 15 «E anche in altri momenti», spiegò Patricia. «Quando c è la luna piena, la maggior parte di noi si deve trasformare, ma se siamo animali mannari purosangue possiamo farlo anche in altre situazioni. Ci sono molte specie di animali mannari, però io mi trasformo in lupo. Noi lupi siamo i più numerosi fra gli esseri dalla duplice natura. Adesso vi mostrerò quanto sia stupefacente il processo della trasformazione. Non abbiate timore, non mi succederà nulla». E si tolse le scarpe, ma non il caffetano, e io improvvisamente compresi che lo aveva indossato per non essere costretta a spogliarsi davanti alla macchina da presa. Inginocchiatasi sul pavimento, Patricia rivolse alla telecamera un ultimo sorriso, poi iniziò a contorcersi, l aria intorno a lei tremolò a causa della magia che la pervadeva, e al Merlotte s tutti emisero all unisono un «Ooooooh» di meraviglia. Nel momento successivo a quello in cui Patricia si abbandonò alla trasformazione sullo schermo televisivo, Sam e Tray fecero altrettanto, là dove si trovavano, senza curarsi di lacerare la biancheria intima, poiché ne indossavano di bassa qualità. Nel locale, nessuno sapeva se guardare la donna avvenente, che si trasformava sullo schermo in una creatura dalle lunghe zanne bianche, o quelle due persone che conoscevano che stavano facendo altrettanto. In tutto il bar echeggiò ogni sorta di esclamazioni, per lo più non ripetibili. La ragazza che accompagnava Jason, Michele Schubert, si alzò addirittura in piedi per vedere meglio. Io mi sentivo davvero orgogliosa di Sam. Quell atto richiedeva un coraggio notevole, dato che la sua attività dipendeva in buona misura da quanto i clienti lo trovassero simpatico. Nell arco di un minuto fu tutto finito e Sam, che era un mutaforme purosangue, assunse la forma che gli era più familiare, quella di un collie. Venendo a sedersi davanti a me, emise un allegro latrato, e quando mi chinai ad accarezzargli la testa, lasciò penzolare fuori la lingua 16 in un sorriso. La manifestazione animale di Tray risultò molto più drammatica, perché nella rurale Louisiana settentrionale non accadeva spesso di vedere grossi lupi, a dire la verità, alquanto spaventosi. I presenti, a disagio, cominciarono ad agitarsi, e forse si sarebbero alzati per fuggire se Amelia non si fosse accoccolata vicino a Tray, cingendogli il collo con le braccia. «Capisce quello che state dicendo», affermò in tono incoraggiante, rivolta alle persone che occupavano il tavolo più vicino. «Ehi, Tray, porta loro questo vassoio», aggiunse, con un ampio sorriso sincero, porgendone uno. E Tray Dawson, implacabile combattente sia nella sua forma di lupo che in quella umana, avanzò trotterellando per deporre il vassoio sulle ginocchia di una cliente. La donna batté le palpebre, esitò e infine scoppiò a ridere. Sam mi leccò la mano. «Oh, Signore Gesù!», esclamò a gran voce Arlene. Accanto a lei, Whit Spradlin e il suo amico erano scattati in piedi; anche se qualche cliente appariva un po teso, nessun altro aveva avuto una reazione così violenta. Bill e Clancy osservavano inespressivi. Era chiaro che erano pronti ad affrontare qualsiasi problema, comunque pareva che la Grande Rivelazione stesse procedendo bene. La notte della Grande Rivelazione dei vampiri non era passata in maniera tranqui
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