LA RACCOLTA DELLE : PAGINE DI SILVANO. Storie serie e non, pubblicate sul Formicario Dal 2004 ad oggi

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LA RACCOLTA DELLE : PAGINE DI SILVANO Storie serie e non, pubblicate sul Formicario Dal 2004 ad oggi 1 2 LE PAGINE DI SILVANO: PREMESSA Ho due notizie per i lettori: una buona ed una cattiva. La buona

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LA RACCOLTA DELLE : PAGINE DI SILVANO Storie serie e non, pubblicate sul Formicario Dal 2004 ad oggi 1 2 LE PAGINE DI SILVANO: PREMESSA Ho due notizie per i lettori: una buona ed una cattiva. La buona è che a differenza della ormai grande maggioranza di coloro che senza averne arte né parte s improvvisano scrittori, non scrivo un libro ma mi limito solamente (questa è la notizia cattiva) a raccogliere e pubblicare alcune delle mie pagine, già apparse sul nostro giornalino, che comprendono, per fortuna, solo gli anni che vanno dal ad oggi. So bene che non se ne sentiva il bisogno però, mi sono detto, chissà che a qualcuno non possano interessare. In ogni caso ormai è fatta ed invito coloro che lo vorranno a consultare il sito del CRAL per poterle leggere ed eventualmente stamparle. Resto a disposizione per chi non avesse la possibilità di farlo, impegnandomi a fornire, su richiesta, il testo cartaceo raccolto a volumetto. Ricordo che dette pagine sono state prese in ordine più o meno cronologico dal nostro Formicario e vengono proposte senza distinzione fra le pagine serie ispirate da fatti di cronaca, quelle scherzose legate all attività del CRAL e quelle che riguardano la nostra compagnia dialettale degli Scralcagne. Preciso che dette pagine sono solamente frutto della mia penna ed i fatti riportati sono quasi tutti autentici tranne alcuni di pura fantasia ed altri, la maggioranza, riguardanti fatti risalienti ai miei anni trascorsi alla Cassa che, non mi stanco di dire, sono stati bellissimi, anche se ora non mi lamento di certo... Spero che almeno qualcuno avrà la bontà di leggerle o di rileggerle e prometto che se mi verrà richiesto (questa è la terza notizia...catastrofica) potrei addirittura andare a ripescare tutte le mie pagine dalla data d inizio del nostro giornalino..aiutooooo ISTRUZIONI PER L USO: queste pagine vanno prese a piccole dosi, possibilmente lontano dai pasti per non rovinare la digestione. L ideale sarebbe leggerle a letto, per conciliare il sonno oppure, forse meglio, leggerle in bagno per andare incontro ai giusti bisogni. Si consiglia inoltre di non tenerle a portata di mano dei bambini: potrebbero non capire come mai un bancario possa ridursi cosi Con affetto: Silvano Sanviti E mio desiderio dedicare questa raccolta all Amico Giancarlo, all indimenticata Rosalba ed a tutti quei Colleghi che non ci sono più. 3 PERCHE LA SPERANZA NON MUOIA: lo TSUNAMI Purtroppo sono a scrivere di una tragedia che ha funestato il mondo. Si tratta di una catastrofe di dimensioni talmente vaste che, nonostante giornali e televisioni abbiano fatto vedere di tutto, e forse anche di troppo, sembra quasi impossibile rendersi effettivamente conto della sua enorme gravità. Non voglio certo fare resoconti né numeri di vittime e dispersi: di questo ne avrete già sentito parlare ripetutamente. Ho voluto scrivere queste righe per due ragioni ben precise e, secondo me, importanti. La prima è che il nostro giornalino non poteva e non doveva certo ignorare una tragedia di tali proporzioni e che ha colpito così duramente un area talmente vasta con danni di incalcolabile entità. La seconda ragione, molto più importante, è per focalizzare la vostra attenzione, ora che il primo impatto emotivo è stato superato, su quello che si potrebbe, e si dovrebbe, fare per cercare di alleviare le sofferenze inimmaginabili che tanti esseri umani hanno patito e che rischiano di continuare a sopportare. Perché se è vero, per fortuna, che quasi tutte le organizzazioni umanitarie, supportate dalla maggioranza delle nazioni civili, si sono mosse tempestivamente per portare i primi e più urgenti aiuti alle popolazioni colpite, è anche vero che questi aiuti non potranno arrivare per tutti allo stesso modo. Difatti, purtroppo è già accaduto, una parte di questi generi di prima necessità, siano essi viveri, acqua, medicinali ed attrezzature le più disparate, stenta ad arrivare a destinazione in tempi utili e rischia di rimanere inutilizzata. E infatti inevitabile che dopo il disastro ambientale che ha sconvolto quei poveri Paesi, il caos sia talmente grande da rendere difficile, se non impossibile, poter raggiungere coloro che hanno bisogno là dove non esistono più case, strade, ospedali né sistemi di comunicazione efficaci. Perciò la mia paura è che, col passar del tempo, gli sforzi e l impegno della comunità internazionale s indeboliscano cosicché il rischio di malattie, la fame, la sete ed altre sofferenze non vengano del tutto debellate. Un altra considerazione che mi spaventa e che mi provoca enorme tristezza e sgomento, è il pensiero di quei poveri bambini che sì, è vero, sono sopravvissuti alla strage ma, moltissimi di loro, sono restati senza genitori, in condizioni disperate e con la più assoluta incertezza circa le loro possibilità di un futuro quantomeno vivibile e dignitoso. Quindi che fare per poterli aiutare concretamente e, soprattutto, data la loro giovanissima età, essere sicuri di poterli seguire abbastanza a lungo e fare in modo di potergli garantire quel minimo di benessere e di sicurezza di cui ogni bimbo, di qualunque razza o religione, dovrebbe avere il sacrosanto diritto? E infatti chiaro che gli aiuti convenzionali, così attuati fino ad ora, non potranno essere validi più di tanto: serve anche qualcosa di più concreto, di più mirato, che possa durare nel tempo abbastanza a lungo così da poter garantire a questi fanciulli di continuare a vivere nei Paesi in cui sono nati e cresciuti. Per questo motivo mi permetto di portare alla vostra attenzione un sistema, rivelatosi molto valido in questi anni, che permette di aiutare, direttamente e concretamente, proprio i bambini: l adozione a distanza. Con ciò non voglio dire che quello che avete fatto o che farete non sia valido, ci mancherebbe! Il mio vuole solo essere un suggerimento per chi non conosce ancora questa istituzione o per chi è titubante ad intraprenderla. Ebbene posso dirvi, in prima persona, che il sistema funziona ed è molto appagante sia per chi lo attua che per chi riceve il beneficio. La cosa più stupefacente è quella che con poca spesa si può effettivamente aiutare un fanciullo a crescere, a studiare, a curasi, senza doverlo sradicare dalla sua terra e senza i problemi di dover affrontare le lungaggini burocratiche che incombono sulle adozioni convenzionali. Chi volesse intraprendere questa strada non deve fare altro che rivolgersi ad una delle diverse organizzazioni autorizzate come, ad esempio, l UNICEF, la CARITAS ed altri enti di assistenza preposti. Poi sarete voi stessi a scegliere chi e dove aiutare, magari con l ausilio di materiale che illustra la struttura di accoglienza e, quasi sem- 4 pre, le fotografie dei bambini fra i quali decidere quello che più desiderate adottare. Quindi non vi resterà che stabilire la somma, che ogni mese vi verrà addebitata in conto, e sarete così sicuri che il vostro aiuto sarà efficace e, soprattutto, giungerà puntualmente a destinazione, fino a quando lo riterrete opportuno. Per quello poi che riguarda la cifra, credo che possa essere un problema secondario. Basti pensare che il contributo che vi verrà richiesto, a seconda dei casi, potrà aggirarsi attorno ad 1 (uno) euro al giorno! Credetemi, ve lo dico col cuore e con l esperienza che sto già vivendo da anni, che la soddisfazione e la consapevolezza di aiutare qualcuno che ha bisogno, non sono nulla, paragonate all emozione che proverete quando cominceranno ad arrivarvi le letterine dei bimbi, a volte anche corredate da fotografie, che vi parleranno delle loro piccole esperienze, della scuola e di ciò che in genere pensano i bambini di quell età. Per concludere, invito tutti voi a riflettere seriamente su questa possibilità concreta di aiuto e, vi prego, se siete intenzionati a farlo, fatelo in fretta. Aggiungo anche che, se questo metodo non dovesse convincervi, poco male. Anche altre iniziate che state affrontando o che riterrete opportuno intraprendere, vanno bene ugualmente. L importante è che se ognuno di noi può fare qualcosa, lo faccia ora: di tempo, purtroppo, non ce n è ancora molto e se non agiremo in fretta, c è il serio pericolo che, oltre a tutti quegli esseri umani che sono deceduti a causa di questa tragedia, a morire sia anche la SPE- RANZA. CHI HA PAURA DEL FUTURO? Stiamo vivendo giorni sempre più convulsi ed intensi: la famiglia, il lavoro, la salute ed altri mille problemi, a volte, ci condizionano la vita quotidiana. Non bastasse tutto ciò, ci si mettono anche catastrofi ambientali, guerre, fame, povertà ed altre tragedie ormai quasi abituali, a gettare ombre sempre più inquietanti, su quello che potrà essere il futuro dell umanità. Già, il futuro, questo mistero imperscrutabile che il coro delle moderne cassandre, televisione, giornali, mass-media e scienziati di ogni specie, ci dipinge a tinte sempre più fosche: come affrontarlo? E chiaro che non esistono regole né formule magiche al proposito, però è anche vero, che ci possono esseri modi diversi per prepararsi a viverlo. Ed io mi sto preparando nel modo migliore che conosca per esserci e parteciparvi: semplicemente vivendo ogni giorno di questa vita, mai abbastanza apprezzata per quello che realmente vale. Al di là di ogni traguardo ed aspettative più o meno esaltanti, rappresenta un dono talmente grande che non si può sprecare né rovinare. Voglio assaporare ogni attimo, ogni emozione, ogni sensazione che mi fa sentire vivo, che mi dà la forza e la gioia di affrontare il domani. Mi guardo alle spalle, metto in fila i ricordi, belli o brutti che siano, che hanno segnato le tappe della mia vita e non permetto che questi possano trasformarsi in rimpianti tali da farmi perdere la realtà del presente o la tranquillità del futuro. Non voglio adagiarmi su ciò che è stato e non voglio neppure pensare a ciò che non ho potuto o voluto fare. Mi accontento di ciò che sono, di quello che ho fatto e di tutto quello che potrò ancora fare, se ne avrò tempo e voglia. Il mestiere di vivere non può farmi paura, nonostante gli anni passino, convinto come sono che ogni giorno vissuto sia un anello che forma la catena della vita. Ritengo inutile e dannoso porsi dei limiti, delle rigide gabbie di età entro le quali muoversi in modi prestabiliti o fissarsi delle date. Se già da ragazzi si vive con la smania di diventare grandi poi, una volta adulti, subentra la paura d invecchiare ed infine ci assale la paura di 5 morire, allora tutta la nostra vita sarà irrimediabilmente segnata da preoccupazioni assurde che toglieranno il sale ed il pepe al nostro quotidiano vivere. Perciò mi va di affrontare i giorni in piena armonia col mondo che mi circonda, mi va di assaporare le cose, anche le più semplici, che scandiscono ogni giornata, che mi accompagnano durante il cammino degli anni e che mi fanno sentire vivo. Anche se il tempo e gli avvenimenti trascorsi hanno scalfito il corpo è importante che questi non scalfiscano l anima e la voglia di vivere. E quando mi accorgo che provo ancora piacere a stare in compagnia, a bere un bicchiere di vino con gli amici, quando una distesa di neve illuminata dal sole od un paesaggio marino mi scaldano dentro, quando una canzone, un quadro, un libro od un film hanno ancora la forza di farmi sognare, allora vuol dire che le stagioni della vita possono essere ancora verdi. Per questo provo un po di tristezza quando vedo i giovani, anche se sono i miei figli, bruciare con troppa impazienza la loro beata gioventù: perché aver fretta di crescere senza lasciare che sia il tempo ad accompagnarvi, senza godere appieno di ciò che può offrirvi la vita, senza la paura che, passata la giovinezza, non vi sia più nulla per cui valga la pena di vivere? Basterebbe limitarsi ad affrontare la vita con la giusta serenità, superare le prove che si presentano con la dovuta carica emotiva e crescere assieme agli altri cercando di amare tutto ciò che ci sta attorno. IL NUMERO 100!!!!!!! Sono già cento ma non li dimostra! Il nostro giornalino, nonostante i timori che nutrivamo alla partenza, è arrivato alla centesima edizione. Sembrerà una cosa normale e naturale, ma credeteci, non è stato così facile come può sembrare. Siamo partiti nell Ottobre di dieci anni fa, fra mille dubbi e difficoltà, costretti anche, e questo va detto chiaramente, a trovare una soluzione valida ed un alternativa efficace alle vecchie circolari che costituivano l unico modo tramite il quale rivolgersi ai nostri Iscritti. Poi piano piano, a piccoli passi, grazie al sacrificio ed alla dedizione di persone volenterose, il nostro giornalino ha assunto una forma piacevole e personalizzata, diventando una pubblicazione sempre più ricca ed attesa puntualmente da quanto amano seguire le vicissitudini del nostro Cral. Inoltre, contrariamente alle scarne notizie contenute nelle vecchie circolari, chi ne aveva voglia, poteva leggere argomenti di attualità varia e non soltanto attività del Cral e, cosa molto più importante e innovativa, chiunque poteva contribuire alla realizzazione di articoli da inserire nella nostra pubblicazione di modo che, il giornalino, diventasse veramente uno strumento sempre più sentito da tutti. In questi dieci anni di cose ne sono successe veramente tante: innovazioni di ogni genere, nuovi sistemi di lavoro, che hanno rivoluzionato il nostro modo abituale di agire e di vivere, tanti colleghi che sono andati in pensione, qualcuno ci ha lasciato e non c è più. Per fortuna poi, ci sono state anche nuove assunzioni che hanno contribuito a ringiovanire l ambiente ed a far sì che si creassero nuovi rapporti ed amicizie. Se tutti questi cambiamenti sono stati accolti e seguiti senza particolari traumi e con spirito pronto ed aperto, di questo, 6 bisogna darne un piccolo merito anche al nostro giornalino che ha contribuito a seguirli con sempre più attenzione e puntualità. E anche motivo di orgoglio che, nonostante il vivere sempre più frenetico ed i più disparati impegni che ognuno possa avere oltre al lavoro, le iniziative e le attività del nostro Cral, in questi dieci lunghi anni, sono state quasi sempre accolte benevolmente dai nostri Iscritti, ed in alcuni casi, la partecipazione è andata oltre ogni più rosea aspettativa. Anche qui, è doveroso riconoscerlo, buona parte del merito va attribuita al fatto che le iniziative sono proposte e divulgate tramite una pubblicazione viva ed interessante, piuttosto che su scarne circolari, come avveniva nel passato. Con questo, lungi da noi crogiolarsi sugli allori; di passi ne sono stati fatti tanti, ma altri ne dovremo affrontare se vorremo, come vogliamo, seguire sempre più i tempi che verranno e, soprattutto, i nostri Iscritti. Detto questo non ci rimane altro che ringraziare tutti coloro che hanno collaborato e lavorato per la realizzazione di tutto questo, ed a quanti, sperando che siano sempre più numerosi, vorranno continuare a farlo. Infine, ci piace sottolineare lo spirito di collaborazione che, in questi anni, ci hanno dimostrato i nostri amici Commessi: è gran parte merito loro se il giornalino arriva tutti i mesi nelle vostre mani. Per concludere, sarebbe imperdonabile non farlo, il più sentito e caloroso grazie, va a voi, amici lettori che seguite con benevolenza la nostra pubblicazione e ci date la determinazione di andare avanti, di cercare di migliorarla e di renderla sempre più a misura di tutti e la forza per poter dire: Altri 100 di questi giorn...alini! CRAL: SI VA IN SCENA Ebbene si! Siamo riusciti nell intento di formare un compagnia dialettale che, ci auguriamo, molto presto sarà in grado di calcare le scene.. Per il momento abbiamo formato un gruppo di dieci persone, tutti iscritti al Cral, e stiamo provando, con la massima serietà possibile, per cercare di mettere in scena una vera commedia romagnola. Le premesse sono abbastanza confortanti in quanto i nostri eroi si sono lanciati con entusiasmo nella mischia prendendo veramente con impegno questo cimento. I personaggi, come detto dieci, sono i più disparati che si potessero mettere assieme e, per il momento, preferiamo non presentarveli per non guastarvi la sorpresa. Di alcuni ne avete già sentito sicuramente parlare, per gli altri, vi possiamo soltanto dire che presto avrete la possibilità di conoscerli. Quello che vi possiamo garantire è che noi, almeno per il momento, ci stiamo divertendo ed abbiamo affrontato questa attività, malgrado la nostra totale inesperienza, nell intento di poter divertire anche voi. Dello spettacolo che presto andremo a realizzare, possiamo dirvi che si tratta di una commedia, scritta dal marito della nostra lady di ferro, meglio conosciuta come Elide, che ci ha gentilmente concesso di interpretare in quanto costretto dalla moglie.. Detta commedia, che porta sul palcoscenico le vicissitudini di una famiglia romagnola, ha come collocazione epocale gli anni cinquanta e si compone di tre atti: il primo è un atto di fede in quanto noi ci crediamo, il secondo è un atto di misericordia che speriamo avrete voi nei nostri confronti, il terzo, quello che ci preoccupa di più, ci auguriamo non diventi un atto di dolore, per noi, se voi non sarete poi così misericordiosi. Non aggiungiamo altro e preferiamo tenervi sulle spine: vi preghiamo di pazientare ancora un poco e vi invitiamo a partecipare numerosi alla prima che contiamo di rappresentare, udite, udite, al Teatro Rasi di Ravenna. Se non mancherete, anche voi, un domani, potrete dire: quella sera c ero anch io. Anche noi, in cuor nostro, ci auguriamo di poter dire, DOPO quella sera: per fortuna, anche se un po malconci, ci siamo ancora.. Av salut tot. 7 Considerazioni semiserie anzi direi quasi deliranti, di uno degli attori della compagnia I scralcagnè, che poche ore prima del debutto, immagina, forse per scaramanzia, come sarebbe potuta andare, poche ore più tardi, il debutto in quel teatro che all inizio fu un sogno, poi divenne un incubo, poi un miraggio, e infine è divenuto realtà... Venerdì 18 Novembre alle ore 21 La compagnia I scralcagnè del Cral della Cassa di Risparmio di Ravenna Presenta Bertazzini e cônt Venerdì 18 Novembre 2005, teatro Rasi, Ravenna: battesimo del fuoco per la compagnia dialettale I Scralcagnè, formata e voluta in seno al nostro CRAL, che ha sbagliato completamente la prova, affermandosi come una delle peggiori compagnie che abbiano mai calcato le scene. Il disastro è stato infatti devastante ed immediato, oltre ogni nostra immaginazione, dandoci così lo stimolo giusto per smettere di recitare il più presto possibile. Il pubblico caloroso, anche per via del riscaldamento volutamente tenuto al massimo, ci ha fischiato ripetutamente (dal fischiometro risulta una durata totale di 49 minuti, nuovo record del teatro), ed a più riprese, specialmente in galleria, ha dato il via ad una ola (che non è altro che l inizio della frase: o la smettete o la pagherete cara), talmente carica di rabbia, da fare invidia perfino allo stadio di S.Siro quando gioca l Inter. Dopo i fischi, però, sono arrivati applausi veramente scroscianti, intesi come secchiate d acqua gelida (sempre sperando che fosse soltanto acqua), che ci hanno investito con tale foga fino a farci credere di stare interpretando la commedia musicale Cantando sotto la pioggia. Per non parlare poi delle ovazioni a scena aperta, è infatti il momento migliore per colpire gli attori, effettuate con lanci di uova, che definire marce sarebbe già un complimento, che si sono susseguite in tutte le scene più strazianti. La nostra speranza è che almeno dette uova fossero solamente marce e non scarti dovuti alle galline affette da influenza aviaria. Che dire poi delle scene d isterismo collettivo avvenute nel pubblico? Gente che urlava, che si strappava i capelli dalla disperazione e, soprattutto, che cercava il modo di uscire dalla sala prima della fine del terzo e, per fortuna, ultimo atto. Tutto questo ci ha veramente rinfrancati e ci darà la forza per cercare un altro posto di lavoro in quanto, per lungo tempo, non sarà molto igienico farsi trovare in giro da queste
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