L apertura internazionale delle regioni italiane

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Servizio Studi e Ricerche e SRM Ottobre 211 Ottobre 211 Executive Summary 3 1. Introduzione: logica, obiettivi e principali risultati del Rapporto 9 2. Internazionalizzazione economica nelle regioni italiane

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Servizio Studi e Ricerche e SRM Ottobre 211 Ottobre 211 Executive Summary 3 1. Introduzione: logica, obiettivi e principali risultati del Rapporto 9 2. Internazionalizzazione economica nelle regioni italiane Il grado di internazionalizzazione sociale Le vie infrastrutturali verso l estero Schede Regionali 79 Appendice 119 Uno sguardo ai processi di internazionalizzazione dell UE a Nota metodologica 137 Il Rapporto è stato realizzato da un gruppo di lavoro composto da Giovanni Foresti, Fabrizio Guelpa, Angelo Palumbo e Stefania Trenti del Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, Salvio Capasso, Consuelo Carreras, Autilia Cozzolino, Massimo Deandreis, Olimpia Ferrara, Alessandro Panaro, Dario Ruggiero di SRM (Studi e Ricerche per il ). Editing: Monica Bosi Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - SRM Ottobre 211 Executive Summary Il metodo e l obiettivo Questo Rapporto, frutto della collaborazione tra il Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e SRM Studi e Ricerche per il, misura il grado di apertura internazionale delle regioni italiane. Usando un accezione ampia di internazionalizzazione che include una serie di fenomeni che contribuiscono a determinare l apertura verso l estero di un territorio, l analisi prende in considerazione non solo i dati di interscambio economico, ma anche quelli sociali e infrastrutturali. Si considerano complessivamente dieci indicatori, pesati e calcolati a partire dal 26 per ciascuna delle 2 regioni italiane e raggruppati in tre indici: 1) internazionalizzazione economica, 2) internazionalizzazione sociale, 3) internazionalizzazione infrastrutturale. In particolare, l indice di internazionalizzazione economica è la sintesi di quattro indicatori e non misura solo i fenomeni più tradizionali quali la propensione a esportare, l import penetration e gli investimenti diretti esteri, ma considera anche altre informazioni economiche, come la distanza dei mercati di sbocco e l importanza dei nuovi mercati, che fanno luce sulla crescente complessità delle relazioni commerciali, nonché sulla capacità di attivare relazioni con mete distanti e ad alto potenziale. L indice sociale sintetizza con quattro indicatori le dinamiche di variabili quali la presenza di stranieri che abitano, studiano (nelle Università) o lavorano nel territorio o che lo visitano in veste di turisti. L indice infrastrutturale, infine, è correlato alla presenza in una regione di infrastrutture che facilitano o supportano la loro apertura commerciale e sociale (porti, aeroporti e valichi di frontiera). Misuriamo il grado di internazionalizzazione con dieci indicatori, raggruppati in tre indici sintetici e un Super Indice Internazionalizzazione Questi tre indici vanno poi a comporre un Super Indice Internazionalizzazione (GEN) che misura il grado di internazionalizzazione complessiva che i vari sistemi economici regionali hanno verso l estero, e l evoluzione di questo indicatore nei cinque anni presi in considerazione. Il Rapporto elabora, inoltre, una graduatoria regionale individuando così la posizione relativa di ciascuna regione italiana. Il Rapporto vuole quindi offrire una strutturata base conoscitiva che permetta la misurabilità dei processi di internazionalizzazione, la confrontabilità delle risultanze (delle singole variabili, degli indicatori parziali e dell indicatore generale) tra le diverse regioni italiane, e infine l analisi nel tempo dei fenomeni. Misurabilità e confrontabilità nel tempo Il contenuto: conferme e novità I dati analizzati hanno condotto a risultati interessanti e in qualche modo anche inattesi. Il primo dato che emerge dall indice generale ci conferma che l e la quasi totalità delle sue regioni (19 su 2) hanno mostrato nell ultimo quinquennio (nonostante la crisi) una crescita spesso anche significativa del loro grado di apertura internazionale. E un dato positivo che non era scontato. Cresce l apertura internazionale delle regioni italiane: dato positivo e non scontato La crescita ha avuto intensità diverse a seconda delle regioni, confermandoci che l è una media di realtà molto diverse tra loro. La classica lettura Nord-Sud non è la principale chiave di differenziazione. Contano le dimensioni del sistema produttivo regionale, il grado di coesione e di attrazione sociale e il livello di connessione infrastrutturale. I dati ci mostrano un Nord dove il grado di internazionalizzazione è significativamente sopra la media nazionale con, Piemonte e Veneto che guidano la classifica. Il Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - SRM 3 Ottobre 211, nettamente meno internazionalizzato, mostra però tassi di crescita più alti e una dinamica più rapida (così come nel ) prevalentemente trainata dagli indicatori sociali. Scorporando l indice generale nei tre sotto-indici (economico, sociale e infrastrutturale) emerge una realtà ulteriormente articolata. L indice di internazionalizzazione sociale ha avuto una crescita costante e sostenuta in tutte le regioni italiane (anche durante la fase acuta della crisi economica) e ha trainato l indicatore complessivo verso l alto. Ovviamente tale dinamica è la risultante di trend regionali diversificati per intensità e caratteristiche: è significativa, ad esempio, la percentuale di crescita nelle regioni del dei residenti e lavoratori stranieri, così come in altre regioni (es. Piemonte) è stata significativa la crescita degli studenti stranieri negli atenei o la crescita dei turisti stranieri (es. Lazio) sul totale dei turisti. Variabili di internazionalizzazione sociale che nell insieme hanno mostrato una crescita generalizzata seppur rapportata in media a basi di partenza a volte piuttosto contenute. Positiva, ma meno pronunciata e meno uniforme del precedente, la dinamica dell indice economico che nel corso del quinquennio è aumentato solo lievemente, tornando nel 21 a valori superiori rispetto al 26 dopo la crisi dello scorso anno. Tale risultato è la sintesi di andamenti differenziati: alla contenuta riduzione dell apertura commerciale del Paese si contrappone la crescita del peso dei nuovi mercati e l internazionalizzazione produttiva. Anche in questo caso emergono differenziazioni territoriali non sempre scontate. Significativa, ad esempio, la dinamica dell indice di internazionalizzazione economica della Campania e del Lazio superiore alla media di crescita delle regioni del Nord. L indice sociale: un traino positivo alla dinamica generale L indice economico: crescita ma meno pronunciata e con differenze territoriali Il sistema imprenditoriale emerge come il principale motore di internazionalizzazione economica e sociale, ma le imprese (come più in generale la capacità di attrazione di investimenti, turisti e studenti nelle varie realtà regionali) soffrono le difficoltà di un Paese che fatica a fare sistema e che presenta un evidente gap infrastrutturale di collegamento con l estero. Dal Rapporto emerge con chiarezza che l indice di apertura internazionale infrastrutturale è quello che ha penalizzato la dinamica complessiva, evidenziando un evoluzione negativa nel corso del quinquennio e tale da essere al 21 inferiore al dato di partenza. La dinamica riflessiva dell indice infrastrutturale Più nel dettaglio dei dati La dinamica del Super Indice Internazionalizzazione (GEN) a livello nazionale è dunque la risultante di tre andamenti differenziati dei sottostanti indici di internazionalizzazione sociale, economica e infrastrutturale. Il trend dell internazionalizzazione dell INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE ECONOMICA (IIE) INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE SOCIALE (IIS) INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE INFRASTRUTTURALE (IIF) INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE (GEN) Fonte: Intesa Sanpaolo-SRM 4 Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - SRM Ottobre 211 Passando all analisi della graduatoria al 21 delle regioni italiane, si evidenza che gran parte di quelle del Nord (, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna) appartengono al cluster di quelle più aperte a livello internazionale (nell ampio ventaglio dei 1 indicatori dall import/export al grado di attrazione degli studenti stranieri). Segue poi un altro gruppo di regioni del Nord che si posizionano al di sopra della media italiana (composto dal Lazio, dal Trentino Alto Adige e dalla Toscana). Con un grado di apertura internazionale leggermente inferiore alla media troviamo le Marche, l Umbria e la Liguria e, a distanza maggiore, Valle d Aosta e Abruzzo. Infine, il cluster meno internazionalizzato è composto dalle altre regioni del (Sardegna, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Molise e Basilicata). Il ranking regionale nel 21 Indice di internazionalizzazione regionale Intesa Sanpaolo-SRM, 21 (=1) Piemonte Veneto Friuli VG Emilia Romagna Lazio Trentino AA Toscana Marche Umbria Liguria Valle d'aosta Abruzzo Sardegna Campania Calabria Puglia Sicilia Molise Basilicata Nota: in blu le regioni del Nord; in arancio le regioni del ; in verde le regioni del. Fonte: Intesa Sanpaolo-SRM Tuttavia, osservando non la graduatoria ma la dinamica dei processi di internazionalizzazione degli ultimi cinque anni, le regioni del hanno mostrato progressi significativi, favorite anche da valori di partenza ridotti: il Super Indice Internazionalizzazione (GEN) Intesa Sanpaolo-SRM è salito, infatti, del 15,3% tra il 26 e il 21. Sei regioni su otto hanno mostrato performance migliori rispetto alla media italiana: si tratta di Calabria, Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Puglia e Campania. Ancora meglio ha fatto il (+15,9%) trainato dalla significativa performance del Lazio, che ha compensato le difficoltà incontrate dalle Marche, colpite dalla crisi di alcune importanti realtà distrettuali locali. Migliorano anche le regioni del Nord, che tuttavia mostrano tassi di crescita più contenuti, penalizzate più di altre dalla crisi che si è abbattuta sui mercati nel biennio a causa della loro alta propensione a esportare. Cinque regioni su otto, infatti, registrano performance inferiori alla media nazionale. Si tratta di Veneto,, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. La dinamica regionale tra il 26 e il 21 Sembra emergere un quadro in cui le regioni più internazionalizzate dal punto di vista economico e più aperte dal punto di vista sociale, pur mantenendosi nelle prime posizioni della graduatoria, hanno rallentato la corsa. Le regioni meno internazionalizzate economicamente e socialmente, al contrario, sono cresciute di più riducendo, seppur di poco in valore assoluto, il gap che tuttavia resta elevato. Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - SRM 5 Ottobre 211 Evoluzione dell indice di internazionalizzazione regionale Intesa Sanpaolo-SRM: variazione % tra il 26 e il ,4 25,622,322,2 2,19,4 17,214,714,413,913,112,812,7 Calabria Sicilia Valle d'aosta Lazio Sardegna Abruzzo Liguria Piemonte Puglia Umbria Campania Veneto 1,71,61,51,3 7,8 7,7 6,5 Toscana Emilia Romagna Friuli VG Trentino AA Marche Molise -6,1 Basilicata Nota: in blu le regioni del Nord; in arancio le regioni del ; in verde le regioni del. Fonte: Intesa Sanpaolo-SRM Nonostante la minore dinamicità mostrata nella seconda metà degli anni Duemila, le regioni del Nord primeggiano per grado di internazionalizzazione non solo in, ma anche in Europa, dove brillano per propensione a esportare e capacità di raggiungere con successo nuovi mercati ad alto potenziale. Spicca, in particolare, la grazie anche all elevata densità di multinazionali estere che fanno da volano ai flussi di export, nonché, più in generale, alla competitività complessiva del territorio lombardo. Le macro-aree: il primato del Nord Evoluzione dell indice di internazionalizzazione regionale Intesa Sanpaolo-SRM: variazione % tra il 26 e il ,9 15,3 12,8 11,8 1,4 Indice di internazionalizzazione regionale Intesa Sanpaolo- SRM, 21 (=1) Fonte: Intesa Sanpaolo-SRM Fonte: Intesa Sanpaolo-SRM Il e, soprattutto, il Lazio accorciano le distanze rispetto al Nord. Per il Lazio sono state premianti l alta e crescente capacità di attrarre turisti stranieri soprattutto della capitale, la buona evoluzione dei flussi di export, favorita da una specializzazione produttiva concentrata su settori poco ciclici come la farmaceutica e l aeronautica, l elevata densità di multinazionali. La regione, infatti, è sede di importanti gruppi italiani, specializzati nelle public utilities e nelle telecomunicazioni e con una presenza significativa nei mercati esteri. Al contempo nel Lazio sono presenti numerose multinazionali estere attive nei poli ad alta tecnologia della regione (farmaceutica e ICT), nelle telecomunicazioni e nel commercio. Il, pur rafforzando il suo grado di internazionalizzazione, resta distante dai livelli medi italiani e, soprattutto, dai picchi massimi toccati nelle regioni del. Il ritardo del è generalizzato, con punte negative negli indicatori di attrattività che misurano gli investimenti diretti esteri e la presenza di studenti stranieri. Le cause sono molteplici ma qui preme ricordare i freni posti dal mancato sviluppo di un tessuto produttivo manifatturiero e dalla Il recupero del : rafforza il grado di internazionalizzazione ma resta distante dalla media italiana 6 Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - SRM Ottobre 211 quasi totale assenza di imprese di grandi dimensioni. Il nanismo delle imprese meridionali, se da un lato può offrire vantaggi in termini di flessibilità, dall altro rende difficile affrontare con successo mercati sempre più concorrenziali e soprattutto raggiungere i nuovi mercati ad alto potenziale di crescita, spesso lontani geograficamente ma soprattutto culturalmente. La struttura del Rapporto Il Rapporto si articola in cinque capitoli. Il primo introduce e descrive il nuovo superindice, presentando sinteticamente i principali risultati ottenuti. Il secondo capitolo approfondisce il tema dell internazionalizzazione economica, offrendo un confronto approfondito nel tempo e nello spazio tra regioni e macroripartizioni in termini di apertura commerciale, investimenti diretti esteri, distanza degli sbocchi commerciali, importanza dei nuovi mercati. Il terzo capitolo si concentra invece sull internazionalizzazione sociale e sulle sue determinanti (presenza di stranieri che abitano, studiano, lavorano o visitano il territorio), dando una lettura del diverso posizionamento delle regioni e macroripartizioni italiane. Il quarto capitolo si sofferma invece sull internazionalizzazione infrastrutturale. Il quinto capitolo chiude, presentando per ogni regione una scheda statistica che illustra il livello e l evoluzione di tutti gli indicatori di internazionalizzazione analizzati nel Rapporto. Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - SRM 7 Ottobre Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - SRM Ottobre Introduzione: logica, obiettivi e principali risultati del Rapporto 1.1 Descrizione del nuovo indicatore di internazionalizzazione Il presente rapporto intende fornire un indice sintetico di apertura internazionale dell, delle sue macroaree e delle regioni. L elaborazione di tale indice ne ha permesso una confrontabilità sia nel tempo, dal 26 al 21, sia nello spazio tra regioni e macroripartizioni. Salvio Capasso e Olimpia Ferrara L indicatore analizza svariati aspetti: economico: permette di comprendere quali siano le regioni più aperte, quali, dunque, importano o esportano di più, quanto tale aspetto incida sulla ricchezza prodotta da un Paese. Permette, inoltre, di valutare che peso stanno assumendo, per l e le sue regioni, le diverse aree mondiali e in particolar modo le economie emergenti; sociale: approfondisce le tematiche legate ai flussi di ingresso degli stranieri nel Paese analizzando gli aspetti dell immigrazione nelle sue diverse articolazioni, dalla modifica delle etnie, alle nuove esigenze del mercato del lavoro, alla formazione per gli stranieri. I flussi di incoming sul territorio italiano sono inoltre analizzati anche in chiave turistica; infrastrutturale: valuta l accessibilità di un territorio sia dal punto di vista della movimentazione delle merci che delle persone. La costruzione dell indice sintetico 1 Generale di Apertura Internazionale (GEN) intende fornire informazioni sia sui trend sia sul posizionamento strutturale delle regioni. Il primo aspetto evidenzia le tendenze quinquennali (dal 26 al 21) delle regioni, dell e delle macroripartizioni, mentre il secondo permette di raffrontare, in una graduatoria, le aree e le regioni. La costruzione dell indice sintetico di internazionalizzazione si basa, dunque, su due distinti approcci, fra loro complementari: il primo affronta l internazionalizzazione in un ottica dinamica e consente di seguire nel corso del tempo avanzamenti o arretramenti delle diverse regioni. Il secondo approccio indica il posizionamento delle singole regioni nei confronti di altre regioni italiane, dell e delle macroaree di riferimento. Questa duplice lettura, pertanto, tiene conto anche dei progressi registrati dalle regioni che esprimono valori modesti in termini di apertura commerciale, incidenza del turismo, numero di studenti stranieri, infrastrutture. L indice generale GEN si compone di tre sottocategorie: l indice economico (IIE), l indice sociale (IIS) e l indice infrastrutturale (IIF) che, a loro volta, sono calcolati sulla base di dieci variabili 2 : 1. l apertura commerciale (propensione all export e import penetration); 2. l internazionalizzazione produttiva (investimenti diretti esteri in entrata e in uscita); 3. la distanza geografica dai mercati di sbocco; 4. il peso dei nuovi mercati; 5. la multietnicità; 6. la quota di turisti stranieri; 7. il peso degli studenti stranieri nelle Università; 1 Tale indicatore prende spunto dal lavoro svolto da Unioncamere Piemonte nel suo Rapporto sull Internazionalizzazione del Piemonte. 2 Per la descrizione delle variabili si rimanda alla nota metodologica. Nella nota si ricorda che l apertura commerciale, la distanza geografica e il peso dei nuovi mercati sono calcolati sui flussi di interscambio di beni agricoli e manufatti al netto dei prodotti petroliferi raffinati. Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - SRM 9 Ottobre l incidenza dei lavoratori stranieri; 9. la propensione agli scambi internazionali di merci per mezzo di navi; 1. l incidenza dei movimenti aerei internazionali. Le prime quattro variabili sono alla base dell IIE, le seconde quattro determinano l IIS, mentre le ultime due concorrono a formare l IIF. 1.2 Trend dell internazionalizzazione tra il 26 e il 21 E stata quindi calcolata l evoluzione dell indice sintetico dell internazionalizzazione generale, al fine di verificarne l andamento nel corso del tempo. L indice dell internazionalizzazione e anche i singoli indicatori (indicatore economico, sociale e infrastrutturale) dal 26 partono tutti da un valore iniziale di 1 mila punti 3. L indice è stato calcolato per l, le quattro macroripartizioni (,, e ) e le 2 regioni 4, in maniera tale da poter evidenziare per ciascuna unità territoriale, il trend nel corso del periodo Nella tabella che segue sono riassunti i dati relativi all apertura internazionale del Paese. Tab Il grado di internazionalizzazione dell var 29-1 cagr 26-1 INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE ECONOMICA (IIE) ,3%,8% INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE SOCIALE (IIS) ,3% 7,2% INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE INFRASTRUTTURALE (IIF) ,7% -,5% INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE (GEN) ,5% 3,1% Fonte: elaborazione Intesa Sanpaolo-SRM Fig Il trend del grado di internazionalizzazione dell (26=1.) INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE ECONOMICA (IIE) INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE SOCIALE (IIS) INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE INFRASTRUTTURALE (IIF) INDICE INTERNAZIONALIZZAZIONE (GEN) Fonte: elaborazione Intesa Sanpaolo-SRM Nel 21, l indice sintetico dell internazionalizzazione dell è stato pari a punti, realizzando una variazione positiva del 4,5% rispetto al 29 e una crescita media annua del 3,1% a partire dal 26. La crescita internazionale dell nel periodo è legata essenzialmente ai primi due indicatori, quello economico e, soprattutto, quel
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