Introduzione Forum ed espansione del dominio

Description
Introduzione Forum ed espansione del dominio È il 2 novembre dell 82, mentre scriviamo queste righe: nella giornata di ieri il generale romano Lucio Cornelio Silla, dopo anni di una sanguinosa guerra civile,

Please download to get full document.

View again

of 7
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Information
Category:

Public Notices

Publish on:

Views: 0 | Pages: 7

Extension: PDF | Download: 0

Share
Transcript
Introduzione Forum ed espansione del dominio È il 2 novembre dell 82, mentre scriviamo queste righe: nella giornata di ieri il generale romano Lucio Cornelio Silla, dopo anni di una sanguinosa guerra civile, con un aspra battaglia svoltasi presso la porta Collina ha ottenuto il controllo sulla città di Roma. Oggi ha ordinato ai suoi uomini di radunare circa seimila soldati nemici che gli si sono arresi, molti dei quali appartenenti alla stirpe italica dei Sanniti, nel Circo Flaminio, al Campo Marzio, presso il Tevere, per massacrarli. Contemporaneamente, Silla ha fatto convocare i senatori nel vicino tempio dedicato a Bellona, la dea della guerra. Ai senatori atterriti dalle grida di chi viene assassinato dice di non far caso a quei lamenti: si tratta di malfattori che per suo volere ricevono la giusta pena. In questa scena, che ci è tramandata dallo storico di età imperiale Plutarco 1, Silla osserva meticolosamente, da un lato, quelle stesse regole non scritte della nobilitas che dall altro lato si è messo sotto i piedi: in quanto proconsole dotato dell imperium, il comando supremo sull esercito, a lui era vietato l ingresso nel centro religioso e politico di Roma. Per questo motivo i senatori, che normalmente si riunivano nella curia del senato, nel Foro Romano, accoglievano invece i comandanti al ritorno dalle loro imprese belliche nel tempio di Bellona, la dea della guerra, che si trovava appena fuori dei sacri confini della città, del pomerio ( pomerium), per concordare con loro l attribuzione del trionfo. E Silla aveva convocato i senatori non solo perché riconoscessero la validità del suo imperium consolare, che egli aveva ricevuto in quanto console sei anni prima, cioè prima della guerra civile, ma soprattutto perché fossero testimoni auricolari di ciò che aveva intenzione di fare con tutti i suoi nemici: liquidarli mediante «processi sommari». Intimidendo cosí pesantemente i senatori, Silla faceva tremare le fondamenta stesse del dominio del ceto che era tradizionalmente alla guida di Roma: infatti, i senatori nella Curia Hostilia dovevano INT_Blo sel-wolfgang_roma_l-eta_repubblicana.indb 3 03/12/ 4 introduzione essere liberi di discutere, lontani da qualsiasi minaccia di violenza, e i cittadini dovevano poter votare nel comitium. Il comitium era nel Foro Romano, e i cittadini romani, riunitivi in assemblee (contiones), vi venivano informati dai magistrati sulle vicine votazioni. Inoltre, vi eleggevano, nei comitia tributa, i magistrati inferiori, privi di imperium militare: i questori, gli edili e i tribuni della plebe. A tale scopo, questi due luoghi erano divisi dal resto della città Figura 1. Roma arcaica. Quirinale l e i m i n a CAMPO MARZIO tempio di Giove tempio nei pressi di Sant Omobono V tempio di Vulcano arx Campidoglio Foro Romano regia Esquilino pons Sublicius Foro Boario casa Romuli Palatino Celio Tevere Aventino mura serviane (costruite dopo il 390/387) m Costruzioni primitive Sepolture dell età del ferro Primitiva linea del pomerium Urbs quadrata INT_Blo sel-wolfgang_roma_l-eta_repubblicana.indb 4 03/12/ «forum» ed espansione del dominio 5 tramite il pomerium. La linea non era definita da mura, ma soltanto da pietre di confine, i cosiddetti cippi, posti nei punti di svolta e racchiudeva uno spazio protetto che veniva anche indicato con la locuzione domi [letteralmente «dentro casa»], all interno del quale era severamente vietato portare armi. Anche le scuri, i segni del potere che i magistrati superiori avevano sulla vita e sulla morte dei cittadini romani, al suo interno dovevano essere tolte dai fasci di verghe ( fasces). Finché si trovavano domi, i cittadini erano difesi dall uccisione o anche soltanto dalla punizione corporale dal cosiddetto diritto di provocazione ( provocatio). Chi era dotato dell imperium non poteva quindi esercitare il proprio supremo comando militare all interno del pomerio; al suo interno, come anche in tutta la città di Roma, non c era neppure una stabile forza di polizia in grado di mantenere l ordine pubblico. Questo però non deve farci credere che gli antichi Romani fossero tutti pacifisti, timorosi delle armi. Infatti, i cittadini si riunivano al di là del pomerio, nel Campo Marzio, per i comizi centuriati (comitia centuriata), che originariamente erano un assemblea dell intero esercito romano. E, in questi comizi centuriati, significativamente eleggevano i consoli e i pretori, che avevano l imperium, il comando militare. Il concetto complementare a quello espresso da «domi» era infatti, al di fuori del pomerio, quello di militiae: là ogni soldato romano era sottoposto al potere di comando, e anche di punizione, di coloro che detenevano l imperium. I cittadini, sebbene fossero disarmati, venivano chiamati all assemblea per mezzo del suono di un corno e della rossa bandiera di guerra, che rimaneva issata per tutto il tempo della loro riunione sulla rocca (arx), che confinava a sud con il Campo Marzio e dall alto della quale un corpo di guardia proteggeva i partecipanti all assemblea. Inoltre, il pomerio, questo confine di principio cosí netto tra il dentro e il fuori, tra la pace e la guerra, poteva essere oltrepassato dai comandanti militari in alcuni casi, molto indicativi. Uno era lo stato di emergenza dovuto a un immediata minaccia militare contro la città di Roma: in questa situazione il dittatore (dictator) poteva esercitare il comando supremo, al quale tutti i Romani senza eccezione erano sottoposti, anche all interno del pomerio. Un altra evenienza era la mobilitazione di massa di tutti i cittadini atti alle armi, il cosiddetto tumultus. Questo stato si esprimeva anche nel mutamento delle vesti: ogni Romano doveva cambiare la toga con il mantello del soldato (sagum). E nella tarda età repubblicana il senato, decretando lo stato di emergenza con il senatus INT_Blo sel-wolfgang_roma_l-eta_repubblicana.indb 5 03/12/ 6 introduzione consultum ultimum, conferiva ai piú alti magistrati in carica i pieni poteri, senza limitazione spaziale, allo scopo di difendere la città. Se questi sconfinamenti sono comprensibili nelle situazioni di emergenza, il rituale del ritorno del comandante vittorioso nel centro politico e religioso di Roma ci consente invece di scrutare piú a fondo nella concezione che i Romani avevano del rapporto tra dentro e fuori, pace e guerra, domi militiaeque. Attraverso la porta triumphalis, il trionfo portava non soltanto il detentore vittorioso dell imperium, ma anche, in un lungo corteo, i suoi soldati, insieme al bottino e ai prigionieri di guerra, fin entro il cuore della città, passando davanti a diversi templi e, dopo aver attraversato il Circo Massimo sino al Foro Romano, davanti al comitium e alla curia del senato. Ma la meta vera del corteo trionfale era il tempio di Giove Ottimo Massimo (Iuppiter Optimus Maximus), in cui il comandante scioglieva il voto che aveva fatto nello stesso luogo partendo per la campagna di guerra. Con questo suo ringraziamento a Giove, i presagi confortanti degli dèi (auspicia), che il comandante alla partenza aveva accolto in quello stesso tempio, trovavano la loro conferma. Per mezzo delle raffigurazioni delle battaglie, dei modelli delle città conquistate e, da ultimo, dei soldati e dei prigionieri di guerra, il corteo trionfale portava gli orrori della guerra nel cuore demilitarizzato di Roma, per celebrarvi, nel tempio del dio supremo dello Stato romano, il loro definitivo superamento. Il rito del trionfo rende evidente quanto gli ambiti della pace e della guerra fossero in relazione tra loro: quando il popolo romano doveva decretare una dichiarazione di guerra (cosa che col passar del tempo accadde sempre piú di rado), la votazione avveniva nei comizi centuriati, nel Campo Marzio, al di fuori del pomerio; sui trattati di pace erano invece competenti i comizi tributi, nel Foro Romano. In tal modo, il Foro Romano non soltanto costituiva il luogo della competizione disarmata per le piú alte cariche onorifiche e della discussione piú accesa, ma anche, insieme ai templi sul contiguo Campidoglio, il punto di partenza e di arrivo della turbinosa espansione territoriale di Roma sull intera area mediterranea. Il carattere speciale del Forum Romanum si spiega con la sua evoluzione storica, poiché in esso si trovano le prime tracce archeologiche di una comunità cittadina, come ad esempio i templi di Giove, Vulcano e Saturno, il luogo delle assemblee (comitium) e l abitazione del re (regia). Anche il mito racconta che Romolo, il primo re, scegliesse il comitium come centro del proprio atto di fon- INT_Blo sel-wolfgang_roma_l-eta_repubblicana.indb 6 03/12/ «forum» ed espansione del dominio 7 dazione, per il quale avrebbe convocato alcuni «esperti» etruschi del rito di fondazione di una città. Nel comitium avrebbe inoltre scavato una fossa nella quale, insieme alle primizie dei frutti dei campi, ognuno avrebbe gettato una manciata di terra proveniente dalla regione di origine. Dopo aver mescolato tutto questo nella fossa, si dice che Romolo avesse tracciato con l aratro tutt intorno in cerchio il pomerium, e delimitato in tal modo il territorio della città (urbs Roma) dalla regione circostante 2. In questo mito si rispecchia la consapevolezza, da parte dei Romani, che il fondatore stesso, come anche gli altri che parteciparono al rito, non erano originari di Roma, ma di regioni diverse e straniere. Stabilendo i confini della nuova città e unendosi al suo interno in una salda comunità religiosa e politica, essi consacrarono questo luogo. Il centro religioso di Roma era sul Campidoglio (non compreso nel pomerio), e precisamente nel tempio di Giove, che certamente era stato eretto verso la fine del vi secolo. Qui il comandante che partiva per la guerra proferiva il suo voto (ad esempio, di consacrare un tempio al dio in caso di vittoria), qui al suo ritorno terminava il corteo del trionfo, dopo che egli aveva deposto la propria corona di alloro nel grembo della statua di Giove. La forte interazione tra il centro demilitarizzato e il vasto campo operativo delle armi romane, esteso in ogni direzione tutto all intorno, non era affatto, però, di natura esclusivamente giuridica e religiosa. Fin dall inizio della repubblica, i sommi magistrati annuali che intendevano condurre campagne belliche chiedevano l autorizzazione all intera comunità, e quasi tutti gli anni dal comitium, dal Campo Marzio e dal Campidoglio partivano guerre. Infatti, il prestigio degli aristocratici romani veniva misurato, per la maggior parte del periodo repubblicano, essenzialmente in base ai successi militari che essi avevano ottenuto nel periodo del loro imperium. Per lasciare il ricordo delle vittorie in forme piú durature di quella del breve rito del trionfo, soprattutto a partire dalla fine del iv secolo i trionfatori fecero erigere sul Campidoglio, nel Foro Romano e nel Foro Boario templi dedicati a varie divinità, nei quali collocavano immagini delle loro battaglie, facevano consacrare testimonianze delle loro vittorie tolte dal bottino di guerra e, in particolare, facevano erigere statue che li raffiguravano. Una delle intenzioni principali della presente esposizione della storia di Roma repubblicana è di chiarire la travolgente espansione di Roma da città-stato italica a impero mondiale, e la presso che insaziabile brama di conquista dei Romani, proprio a partire dallo INT_Blo sel-wolfgang_roma_l-eta_repubblicana.indb 7 03/12/ 8 introduzione stretto legame dei generali romani con il centro politico e con la durata del loro imperium, spesso limitata a un solo anno. Infatti, l indispensabile potere di comando militare, l imperium, poteva essere legittimato solo al Campo Marzio o nel comitium tramite l elezione popolare a una delle magistrature superiori, soltanto nel centro di Roma la vittoria in guerra poteva essere rappresentata ai concittadini e quindi tradotta immediatamente in un ascesa nei gradi della gerarchia nobiliare, e infine una proroga dell imperium poteva essere concessa solo nel comitium (tramite un decreto del senato, o del popolo, o di entrambi). Anche i comandanti però, dal canto loro, influenzarono sempre piú fortemente il centro politico, quanto piú aumentava la difficoltà dei compiti connessi alla crescita dello Stato. Infatti, ai generali di Roma si offrirono sempre nuove possibilità di mettersi in mostra, oltre che di esercitare un potere prima di allora impensabile, col crescere del numero delle legioni e delle ricchezze delle province. Tanto piú a lungo i comandanti romani avevano guidato l esercito lontani dall influenza del senato, e avevano sfruttato le risorse dei territori che avevano conquistato, tanto meno erano disposti a tornare a Roma per sottomettersi nuovamente ai controlli degli aristocratici sul loro potere. Piuttosto, dalle loro vittorie essi deducevano un diritto a una posizione di preminenza all interno del ceto nobiliare. Anche se già anni prima, nell 88, Silla aveva preso Roma grazie alle spade dei propri legionari, il simbolo piú chiaro del drammatico mutamento nei rapporti tra il centro politico e i generali vittoriosi resta la scena illustrata all inizio di questo capitolo: quando, il 2 novembre dell 82, riuní i senatori nel tempio di Bellona, Silla non voleva affatto accordarsi con loro per la concessione di un trionfo, ma manifestare invece in modo inequivocabile la propria decisione di spezzare senza pietà qualsiasi resistenza ai suoi progetti di riordinamento dello Stato. Quel giorno, i senatori non poterono avere un incontro alla pari con Silla, come era accaduto nei secoli precedenti tra i generali che tornavano a Roma e il senato. L espansione del dominio romano e le nuove possibilità che essa portava ai generali non furono però le sole cause di un tale squilibrio tra il senato e i magistrati superiori. Infatti un Mario, un Silla, un Pompeo o un Cesare non avrebbero mai potuto raggiungere un cosí smisurato potere fondandosi sulla propria gloria militare se alla maggior parte degli altri nobiles non fosse venuto nel frattempo a mancare l interesse per gli allori bellici. Sorprendentemente, l ampliamento del dominio di Roma durante la repub- INT_Blo sel-wolfgang_roma_l-eta_repubblicana.indb 8 03/12/ «forum» ed espansione del dominio 9 blica non portò a una decentralizzazione dei processi sociopolitici dalla capitale ad altri territori lontani, ma anzi gli appartenenti ai ceti superiori a partire dal ii secolo concentrarono in modo sempre piú marcato le loro attività nella metropoli. Infatti, per i rampolli delle famiglie nobiliari era molto piú attraente, per vari motivi, un educazione giuridica e retorica nel Foro Romano che un lungo periodo di servizio nell esercito, lontani dal centro. La nobilitas romana in quell epoca attraversò un lento processo di dequalificazione, dal punto di vista militare, che rese possibile la rapidissima ascesa di pochi, straordinari condottieri. Come già l espansione del dominio romano, anche questa fondamentale differenziazione all interno del ceto politico alla guida dello Stato, sorta a partire dal ii secolo, può essere spiegata con il rapporto polare tra centro politico e periferia. Soltanto nel Foro Romano i nobiles potevano occuparsi delle loro attività civili, nei processi, o far valere le proprie capacità oratorie. I pochi che avevano ambizioni militari dovevano invece dare prova delle loro capacità al confine, sui campi di battaglia. La rapidissima espansione territoriale di Roma, la demilitarizzazione della nobilitas e il progressivo soffocamento del sistema repubblicano oligarchico da parte di pochi generali sono da considerare a mio avviso i fattori decisivi dello sviluppo storico che verrà qui esaminato. Questi grandiosi processi possono pertanto essere riassunti nell antitesi «Forum ed espansione del dominio». 1 plutarco, Sulla, id., Romulus, 11. INT_Blo sel-wolfgang_roma_l-eta_repubblicana.indb 9 03/12/
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks