In ricordo di - Celeste bat Camilla

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In ricordo di - Celeste bat Camilla In ricordo di Rav Elihau Ouazana zz l Poco dopo la conclusione delle festività appena trascorse, Ha- Qadosh Baruch Hu ha chiamato a sé il caro Maestro nostro e di molti altri talmidim ~ studenti di Roma, il Rav Elihau Ouazana zz l. Egli, oltre ad aver servito la Comunità Ebraica di Roma come Shochet per più di quarant anni (contribuendo alla crescita degli ebrei di Roma nell osservanza della casherut), è stato infatti un amante ed un grandissimo studioso della Torah (pur essendo recalcitrante per la sua enorme umiltà all idea di essere chiamato rabbino ), che ha insegnato per anni con passione e trasporto a chiunque volesse avvicinarsi sinceramente ad essa, senza mai chiedere nulla in cambio. Una delle sue frequenti espressioni, che ricorderemo per sempre, è infatti quella secondo cui la Torah non si vende, in quanto appartiene di diritto a ciascun ebreo. E scritto nel Midrash Tanchuma, ripreso anche da Rashì nel suo commento a Shemot 38, 21, che la ripetizione della parola Mishqan ~ Santuario nel deserto ( ), contenuta nella parashà di Pequdè, allude ai due Beth HaMiqdash ~ Santuari di Yerushalaim, e che le lettere ebraiche che compongono tale parola possono essere lette anche come Mashqon ~ Pegno ( ): ciò viene appunto ad insegnarci che, sul monte Sinai, D-o Benedetto comunicò a Moshé Rabbenu che, in futuro, avrebbe preso i due Santuari di Yerushalaim come pegno a garanzia del rispetto della Torah e delle Mitzvot da parte del popolo ebraico, e che, pertanto, gli stessi sarebbero stati sottratti agli ebrei proprio a causa del loro allontanamento dall ebraismo. Racconta inoltre il Midrash che Moshé Rabbenu, dopo aver ascoltato da Hashem questo insegnamento, gli domandò cosa avrebbe potuto fungere da garanzia e protezione per gli ebrei una volta che i due Beth HaMiqdash fossero andati distrutti: HaQadosh Baruch Hu rispose lui che, una volta scomparso il Santuario di Yerushalaim, qualora gli ebrei avessero peccato Egli avrebbe richiamato a sé uno Tzaddiq ~ Giusto fungesse da espiazione per il popolo. Da quanto detto impariamo quindi che uno Tzaddiq è la garanzia che Hashem prende su questo mondo circa l osservanza, da parte degli ebrei, della Torah e delle Mitzvot, e che pertanto la morte di una persona giusta, così come indubbiamente lo era il Rav Elihau Ouazana zz l, consegue alla non adeguata condotta degli ebrei del posto, i quali quindi devono essere indotti a ravvedersi e migliorare i propri comportamenti. Domandano però i commentatori della Torah come sia possibile che, secondo l halachà, uno Tzaddiq possa legittimamente assumere su di sé la responsabilità di un intera comunità ebraica, ricoprendo suo malgrado il ruolo di garante di fronte ad Hashem per la condotta tenuta da ciascun ebreo: e questa domanda viene posta partendo da quanto è scritto nelle Halachot relative ai prestiti contenute nel Mishné Torah del Rambam (Hilchot Malvè velovè, cap. 25, par. 13), secondo cui una garanzia, prestata nell interesse di un debitore, priva di indicazione dell importo massimo che il garante si impegna a garantire in favore del creditore, risulta essere invalida (cfr. Shulchan Aruch, Choshen Mishpat, cap. 131, par. 13). Allo stesso modo, si chiedono i commentari, uno Tzaddiq non dovrebbe quindi poter validamente svolgere la funzione di garante per altri ebrei (i debitori ) innanzi a D-o Benedetto (il creditore ), visto che egli non può essere a conoscenza, prima di assumere questa garanzia, di quanti ebrei peccheranno né di quali e quanti siano i peccati e le trasgressioni che verranno commesse (la somma Tzaddiq potrebbe anche astrattamente sostenere innanzi ad Hashem che non sia halachicamente corretta la sua punizione a fronte delle colpe commesse da altri ebrei. Rav Ovadia Yosef zz l fornisce una risposta a questa domanda spiegando che, in realtà, il Rambam ritiene valida una garanzia generale per i debiti contratti da un altra persona qualora sia previsto, in favore del garante, un adeguato corrispettivo : a rato al garante, quindi, una simile garanzia è senz altro valida Gli Tzaddiqim, conclude Rav Ovadia Yosef zz l, oltre ad essere garanti della propria Comunità per quanto concerne le colpe commesse dai propri fratelli ebrei, sono anche i diretti destinatari di tutti i meriti che gli stessi ebrei hanno potuto acquisire nel corso del tempo grazie alla Torah ed agli insegnamenti da loro forniti al pubblico: una simile forma di garanzia è dunque sicuramente valida, visto e considerato l enorme corrispettivo che i giusti traggono grazie ai meriti fatti acquisire alla collettività con le proprie giuste azioni. Per quanto detto sopra, il nostro Maestro Rav Eliahu Ouazana zz l è quindi sicuramente salito nel Gan Eden portando con sé gli innumerevoli meriti acquisiti nel corso della sua vita, oltre che in virtù della propria importante mansione di Shochet, anche e soprattutto grazie alla dedizione ed all umiltà con cui egli insegnava la Torah e l amore per l ebraismo agli ebrei della Comunità Ebraica di Roma. Chi ha avuto il merito di conoscerlo sa infatti perfettamente quanta gentilezza e disponibilità egli garantiva a chiunque volesse studiare o anche solo porre una domanda di Halachà o sul contenuto della Parashà della settimana, passando innumerevoli giornate, sia durante la settimana che nel corso dello Shabbat (assieme alla Rabbanit Morà Ester Ouazana, che possa essere consolata dal Cielo), ad insegnare a casa sua o al Tempio Tripolino Beth Ya acov ciò che amava più di ogni altra cosa: la Torah. E quando qualcuno lo invitava a riposarsi un poco, allentando con le lezioni di Torah almeno durante il Santo giorno di Shabbat (visto che, spesso e volentieri, si tratteneva per pranzare nella sala attigua al Beth HaKnesset, per poi riprendere a studiare subito dopo), egli rispondeva sorridendo e ricordando gli insegnamenti che aveva ricevuto, a sua volta, dai propri maestri: non è questo il momento per riposarsi e smettere di studiare: quando Hashem ci chiamerà a sé, ne avremo in abbondanza di tempo da dedicare al riposo. Yiè Zichrò Baruch ~ Che il suo ricordo possa essere una benedizione. Giorgio Calò e Devid Moresco Prima di studiare Torà, c è l obbligo di benedire le Birkhot hatorà. Tuttavia se già le si è recitate al mattino con le Birchot hashachar, la sera. Baruch Attà Ad-ai Elo-enu Melech Aolam Asher Kiddeshuanu Bemizwotav Vezivanu Al Divrè Torà. Amecha Bet Israel, Veniè Anachnu Vezezaenu (Vezezaè Amechà Israel) Kullanu Iodè Shemecha Velomedè Toratecha Lishmà. Baruch Attà Ad-ai Amelamed Torà Leamò Israel. Baruch Attà Ado-ai Elo-enu Melech Aolam Asher Bachar Banu Mikol Aamim Venatan Lanu Et Toratò. Baruch Attà Ado-ai Noten Atorà. 21 OTTOBRE CHESWÀN DERASHÀ DI SHABBÀT di Giorgio Calò utta la terra parlava una Tsola lingua, e aveva gli stessi intenti (Bereshit 11, 1). Spiega il Kli Yaqar che tutta la vicenda della torre di Babele, ed in particolare la dispersione delle popolazioni che ad essa conseguì, ha costituito un applicazione pratica del detto dei nostri Maestri contenuto nel Talmud secondo cui la riunione dei malvagi provoca male a loro ed al mondo intero, mentre la dispersione dei malvagi comporta bene a loro ed al mondo intero (TB Sanhedrin 71b); il contrario di ciò, invece, si realizza a fronte della riunione o della dispersione dei giusti. Ciò in quanto i malvagi, quando si riuniscono tra loro, elaborano propositi negativi relativamente ad altre persone, ed al contempo il loro atteggiamento ed i loro pensieri fanno sì che anche tra di essi sorgano dissidi, odio e discussioni. La ragione principale di quanto detto va ricercata nel fatto che ciascuno di loro ha uno scopo esclusivamente personale, che necessariamente, quindi, divide gli uni dagli altri: laddove uno desidera raggiungere la ricchezza e l onore, infatti, un altro anela maggior cibo o lussuria, mentre un altro ancora brama l acquisizione di fama e potere così da essere in grado di ergersi sul Questo comporta dunque la nascita di controversie e polemiche, in quanto come insegnano i nostri Maestri le vie del male sono numerose, mentre quella del bene è solamente una; per tale ragione la divisione dei malvagi in gruppi è un qualcosa di positivo, com è scritto nei Salmi: Vengano dispersi tutti coloro che compiono azioni inique (Tehillim 92, 10). La riunione degli Tzaddiqim, invece, conduce a risultati posi- scopo è quello di unire anziché dividere, com è scritto nei Salmi: molta pace giunga su coloro che amano la Tua Torah (Tehillim 119, 165), e non su coloro che amano esclusivamente sé stessi ed i propri personali interessi. RACCONTO DI SHABBÀT di Giorgio Calò In relazione a quanto promesso da Hashem ad Avraham nel verso farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome (Bereshit 12, 2), Rashì spiega che le parole farò di te una grande nazione sono riferite alla prima delle diciotto benedizioni della Amidà ( D-o di Avraham ), le parole ti benedirò si riferiscono alla seconda benedizione ( D-o di Itzchak ), e le parole renderò grande il tuo nome corrispondono alla terza benedizione ( D-o di Yaakov ). Ai tempi in cui Rabbi Yehuda Leow, meglio noto come il Maharal, ricopriva la carica di rabbino capo di Praga, viveva lì un sacerdote cattolico che in ogni occasione non mancava di dimostrare tutto il proprio odio contro gli ebrei e la religione ebraica. Gli abitanti del luogo erano soliti elogiare questo sacerdote in quanto egli, discendendo da una famiglia di origini ebraiche, conosceva molto bene le tradizioni del popolo d Israele. Un giorno, mentre stava partecipando ad una riunione con i notabili della città, il sacerdote cattolico si accorse che stava passando da quelle parti a raggiungerlo per porgli il seguente quesito: Mi risulta che gli ebrei, nella preghiera della Amidà che recitano tre volte durante il giorno, ricordano i tre patriarchi del popolo ebraico: Avraham, Itzchak e Yaakov. E quindi quantomeno curioso che non venga menzioniato anche il nome di Moshè, ovvero di colui che ha consegnato la Torah agli ebrei. Il Maharal conosceva già le abitudini e le intenzioni negative del sacerdote cattolico, ed era quindi consapevole che la sua domanda era volta esclusivamente a disprezzare le regole della nostra Santa Torah. Per questa ragione, egli rispose al sacerdote in maniera più che pungente : Intenzionalmente noi non menzioniamo il nome di Moshè Rabbenu nella preghiera della Amidà; infatti, come senz altro saprai, egli aveva purtroppo un enorme difetto familiare essendo il genero di Yitrò, un sacerdote non ebreo.... 9 22 OTTOBRE CHESWÀN MOMENTI DI MUSÀR di David Bedussa La Ghemerà nel trattato di Kiddushin (59a) racconta che Rav Gidal stava comprando una proprietà. Rav Abba lo ha preceduto e ha comprato la proprietà in questione. Rav Gidal a questo punto va da Rav Abba lamentandosi e chiede : Se un persona povera sta rincorrendo una torta e un altra persona la prende prima di lui, qual è l Halachà? risponde Rav Abba: colui che l hà presa è un malvagio! Rav Izchack allora và da Rav Abba e gli dice: Perchè fai tu lo stesso? Rav Abba risponde dicendo : Non lo sapevo.. La Ghemarà poi continua sul caso Shulchan Aruch di interferire nel business di un altro ebreo. Ora bs d approfondiamo. Questo divieto in linea di massima avviene quando il compratore e il venditore hanno già raggiunto un accordo, anche non legale. Se le due parti si sono messe d accordo è vietato interferire cercando di cambiare le carte in tavola. Se le due parti stanno ancora trattando e non sono arrivati ad una conclusione allora é possibile interferire. Ci sono opinioni più rigorose e dicono che anche nel momento della trattativa è vietato interferire. Ecco un esempio pratico: Reuven sta cercando di acquistare un palazzo da anni senza successo nonostante contatta il proprietario diverse volte al mese. Un giorno Reuven viene a sapere che Shimon è in trattativa per quel palazzo. In questo caso Shimon ha tutto il diritto di chiudere la trattativa perchè Reuven non è mai giunto ad un accordo. Un altro aspetto importante riguarda le terze parti : Reuven è interessato a comprare una casa e si rivolge all agente immobiliare che gestisce l immobile. Se l agente sa che il proprietario è già arrivato ad un accordo è vietato proporla ad un altra persona anche ad un prezzo più alto. Lo stesso concetto è valido per i dipendenti, lavorati e soci: tive a dipendenti dei competitor a menoche non siano i dipendenti a cercare altre opportunità di lavoro. portunità di lavoro Queste Halachot ci fanno capire quanto Hashem e la Torah vogliono un comportamento leale e onesto da ognuno di noi per evitare situazioni di disputa. Purtroppo nel mondo del lavoro succedono molte cose brutte che fra ebrei non si dovrebbero vedere; Studiando queste halachot ognuno di noi capisce qual è il giusto comportamento che Hashem si aspetta da noi. Tratto da Business Halachà ArtScroll Edition, Capitolo 3 MOMENTI DI HALAKHÀ -Ventiquattro peccati sono di ostacolo alla teshuvà: quattro di questi sono gravissime trasgressioni e a chi se ne macchia il Santo Benedetto Sia, a secondo della gravità della colpa, potrebbe non concedere la possibilità di fare teshuvà. Queste trasgressioni sono: a) Indurre in peccato la collettività e impedire di compiere mizvot agli altri; b) Sviare intenzionalmente il prossimo dalla via rena come il seduttore o l istigatore; c) ideologie e non glielo impedisce. E ovvio che se il padre intervenisse, padre se ne rende responsabile ed è considerato come se fosse lui stesso ad indurlo in peccato. Della stessa colpa si macchierebbe anche chi, avendone la possibilità, non impedisse ad altri di commettere lo stesso peccato, ma preferisse lasciar fare; d) Dire pecco e poi farò teshuvà o dire pecco e sarà poi Kippur a cancellare il mio peccato. A. Cinque peccati (dei 24 suaccennati) causano al peccatore di precludersi da sé la porta della teshuvà: a) Chi si dissocia dalla collettività e ne consegue che, non facendone più parte, non può usufruire dei meriti acquisiti dalla collettività stessa, quando questa fa teshuvà; b) Chi non cessariamente da essi e ne consegue che non avrà più da chi apprendere ovviamente non le ricerca e non le compie, e non compiendo mizvot, con quale altro mezzo potrebbe acquistarsi dei meriti? d) Chi schernisce ed in questa situazione non troverà più un maestro che gli indichi la via della verità; e) Chi non accetta d esser rimproverato, perché è proprio la riprovazione che stimola il peccatore alla teshuvà. Ed infatti è proprio quando gli si rimproverano le sue trasgressioni e lo si svergogna che il peccatore riprende la via della teshuvà, com è scritto nella Torà: «Ricordati e non dimenticare di quando hai suscitato l ira del S. ecc...» (Devarim 9,7) ham, anziano e timoroso di Dio sin dall infanzia e ben accetto alla collettività il compito di vigilare sulla comunità stessa, di richiamarla all ordine se necessario e di indurla alla teshuvà. E chi odia le ammonizioni, certamente non andrà da lui e non presterà ascolto alle sue parole e rimarrà coi suoi peccati, che ai suoi occhi non sembrano tali. 11 23 OTTOBRE CHESWÀN MOMENTI DI MUSÀR di David Bedussa La Mitzvàh della Zniut~Modestia è perno centrale della vita di una donna; a causa di informazioni distorte ci sono ora donne che non sono disposte nemmeno a sentire una parola su questo argomento e questo è davvero sbagliato. Molte persone quando parlano di zniut si limitano a dire qualche regoletta senza spiegare la profondità e i tantissimi lati positivi sull argomento per una donna. cezione che sembra richiedere alla donna di vestirsi indumenti brutti o fuori moda. Questo non è un concetto adeguato. Questo concetto è sbagliato e va contro la natura della donna. La Ghemarà prova questo. Nel trattato di Ketubot (59b) é scritto Non c è donna se non per la bellezza ovvero: la bellezza è una parte integrante della vita di una donna. Uno dei suoi obiettivi costanti è Abbellirsi. La Ghemarà nel trattato di Moed Katan (9b) permette alla donna di abbellirsi anche facendo melachot di Chol HaMoed (giorni di mezza festa) tutto questo perche l abbellimento è un suo bisogno. Si potrebbe dire che forse l abbellimento della donna deve avvenire solamente a casa per suo marito,ma sempre nel trattato di Ketubot (65a) viene dimostrato che non è cosí. Quando la moglie di Rav Yosef dopo la morte del marito va dal tribunale per chiedere parte dell eredità per l acquisto di indumenti pregiati il giudice gli chiede: a cosa servono quei vestiti pregiati? allora la moglie di Rav Yosef rispose: per non far cadere il mio status (di donna importante) di quando ero la moglie di Rav Yosef. Da qua si dimostra che la volontà di essere graziosa anche quando non si ha un marito è una cosa accettata. Una seconda prova in Ketubot (70a) è il fatto che un marito non può vietare alla moglie di indossare gioielli. È chiaro che non si sta parlando di un imbellimento non necessario per le strade della città. Si sta parlando di soddisfare un suo desiderio nel custodire la sua graziosità senza ovviamente infrangere le norme della zniut. MOMENTI DI HALAKHÀ - Cinque peccati (dei 24 suaccennati) impediscono al peccatore di fare una teshuvà completa. Si tratta di peccati commessi ai danni del prossimo, sconosciuto al peccatore, ed al quale perciò il peccatore non potrà restituire il mal tolto o chiedere perdono. Questi cinque peccati vengono commessi: a) da chi maledice la collettività da chi divide la refurtiva col ladro, perché questi la ruba da più persone e gliela porta ed egli ne prende una parte senza sapere a chi appartenga. E non basta, perché così facendo, sostiene il ladro e si rende anche colpevole di indurre altri in peccato; c) da chi trova un oggetto smarrito e non ne denuncia il ritrovamento, togliendo così la possibilità al proprietario di riaverlo, e quando farà teshuvà e se ne pentirà, non saprà più a chi restituirlo; d) da chi si ciba di cibo destinato ai poveri, agli orfani e alle vedove, che sono creature infelici, generalmente ignote del tutto o poco note che alle volte emigrano di città in città e non lasciano recapiti dove uno potrebbe eventualmente rivolgersi per rintracciarli e poter restituire quel cibo; e) da chi acconsente a farsi corrompere per distorcere il diritto perché non potrà mai conoscere la gravità del misfatto o l entità del danno procurato, per poterlo risarcire. -E commettendo cinque peccati (dei 24 suaccennati) si viene portati a ripeterli in continuazione ed è molto arduo sapersene staccare. Sono peccati molto gravi e bisogna perciò schivarli scrupolosamente per evitare di rimanervi impigliati. E questi peccati sono: il pettegolezzo, la maldicenza, l ira, i cattivi pensieri e la compagnia malefatte che rimangono impresse nel cuore. Ed appunto a questo operare il male» (Proverbi, 13,20). -Tutti i peccati suaccennati (simili e derivati) sebbene ostacolino la teshuvà non la impediscono del tutto. Ed infatti se il peccatore se ne pente e fa teshuvà, viene considerato un baal teshuvà ed ha parte nella vita futura. 13 24 OTTOBRE CHESWÀN MOMENTI DI MUSÀR di David Bedussa Proviamo ora a spiegare che cos è la Zniut. La Ghemarà, nel trattato di Meghillà (13b) dice: Grazie alla zniut di Rachel è disceso da lei Shaul. Grazie alla zniut di Shaul è discesa da lui Ester. Qual è questa zniut che aveva Rachel? Il fatto che Rachel aveva trasmesso i segni di riconoscimento fra lei e Yaakov alla sorella Leah. La Zniut in questo caso è stata la bravura nel non far che si è fatti è sicuramente segno di zniut ~ modestia. Qual è stata la zniut di Shaul? il fatto di non aver detto al padre che era stato incoronato re da Shmuel. Qual è stata la zniut di Ester? il fatto di non aver raccontato ad Achashverosh la sua provenienza. Il Chovat HaLevavot che la persona umile è considerata persona znuà. Qual é il legame fra questi due termini? Noi traduciamo Zniut come modestia ma in realtà il termine letterale più adatto è nascosto / non messo in mostra. Per nascosto si intende una persona che si nasconde dalle pr
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