giro, quello di ieri sera: un'ora e mezzo passate con Raffaele Mattioli, amministratore delegato della più

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r-kikauip d_a; 12 dicembre 1956, Rama Uno dei pia interessanti incontri del nostro giro, quello di ieri sera: un'ora e mezzo passate con Raffaele Mattioli, amministratore delegato della più importante

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r-kikauip d_a; 12 dicembre 1956, Rama Uno dei pia interessanti incontri del nostro giro, quello di ieri sera: un'ora e mezzo passate con Raffaele Mattioli, amministratore delegato della più importante banca italiana, la Banca Commerciale Italiana di Milano. L'ho incontrato per la prima volta a Milano, una sera a cena, durante il nostro soggiorno nel settembre-ottobre 1955, e un'altra volta, brevemente, al la colazione che il Governatore Menichella diede in mio onore quello stesso anno. Ebbi allora l'impressione, tratta dalle pochissime cose che mi disse (parla un eccellente americano), che si trattava di un uomo fuori del comune, ricco di acume e con un'ampia visuale, con interessi anche fuori della cerchia degli affari, ma che, attraverso la sua esperienza, ha imparato un mucchio di cose sui motivi delle azioni umane. Nessun'altra impressione, in tutta la mia vita, è risultata più. giusta. Mattioli fu magnifico. Parlò con noi con disinvoltura, con candore, e senza quella eccessiva cortesia che qualche volta ho trovato essere per gli europei un modo di schivare o di evadere le lo ro vere opinioni. Mi b sembrato che non sapesse del nostro con- 11.gtto con la Cassa del Mezzogiorno. Partendo da questo spunto, disse molte cose che armonizzano con la mia fi losofia personale, con quella che divenne la religione della Tennessee Valley Authority, cane l'ho esposta nel mio libro sulla TVA e quale risulta dalla mia gestione degli affari sulla TVA. In breve, essa afferma che la molla principale di sviluppo per migliorare il livello di vita di un po polo, tanto dal punto di vista economico quanto da quel lo sociale, non b la tecnologia o l'anministrazione, ma il trovare e incoraggiare tdella gente, degli individui, al livello pi.à elementare i quelli che, come disse Mat tioli così bene, troveranno da soli le nuove -soáe.da farsi, che li interesseranno e alle quali consacreran no le loro energie. Sono fermamente convinto che ci sono sempre de gli individui di questo genère, quasi in ogni paesi= o villaggio o fabbricato cittadino. E per quanto una 3 comunith possa essere demoralizzata, per quanto tablta gente abbia abbandonato la partita , quegli individui si faranno avanti. Ma gli ostacoli della lingua; le enormi differenze di civiltà ed educazione, in confronto con la popolazione analfabeta e imsolata della valle del Tennessee nel 1933; l'opinione corrente che molti di questi italiani meridionali sono letargici, apatici, non hanno la mentalità (una frase molto comune mi avevano fatto nascere la preoccupazione che, seguendo questa linea, avremmo trovato soltanto delusioni e frustrazione. Se questo fosse stato vero, l'unica alternativa sarebbe stata quella di costruire nel Mezzogiorno d'italia enormi impianti industriali posseduti da gente del nord o dallo stato. E' chiaro, per esempio, che a questo punto di vista si ispira la nuova legge che h stata sottoposta al Parlamento dal Primo Ministro Segni e dal Ministro Campilli e che sarà certamente approvata fra qualche mese. Mattioli, tuttavia, ci ha poderosamente confor- 4 tati nell'opinione che il nostro modo di affrontare il problema non è una speranza vana. Le persone con idee e con energie ci sono disse ed io sono pronto ad aiutarvi a trovarle, ma VIA le scoprirete anche da soli, seguendo il programma che mi avete delineato, di andare a lavorare sul posto. Se la Fiat costruisce una grande fabbrica nel Mezzogiorno, l'italiano del Sud dirà: bella roba, questo serve alla Fiat non a me . Ma se riuscirete a presentarvi con idee che vadano bene per lui, troverete molta gente in Italia disposta ad aiutarvi, e conquisterete l'interesse e l'animo del 'meridionale; e da queste piccole cose nasceranno cose molto pit. grandi. Cominciamo disse con quelle cose che debbono essere fatte, cose concrete, definite. Poi, non vi impastiociate a cercare quali ministeri o enti o istituti pubblici dovrebbero parteciparvi. Tenetevi fuori da tutto questo. Molte delle cose che pensinmo che dovrebbero essere e che possono essre fatte, non richiedono affatto l'intervento dei pubblici poteri, 5 Voi siete in una situazione meravigliosa dis- se de po guardate alle cose con occhi vergini. Avete un gran prestigio in Italia. Quindi, non preoccupatevi tropcirca le complessità di questo paese. Basta che forniate anche solo un'idea di qualcosa che deve essere fatto, e Questo metterà in moto tutto il meccanismo, e troverete moltissima gente per aiutarvi a farlo. Ma non vi lasciate sommergere dalla valanga di studi - studi generali - sui problemi sociali, economici, ecc. del Mezzogiorno. Non arrivereste mai a finire di leggerli, e per la maggior parte restano sulle generali, discutendo Quale sia il problema e non quello che bisogna fare., Le cifre che adoperano saranno magari o non saranno esatte. Ma voi, come gente dal di fuori, con un'alta reputazione, potete andare dritti allo scopo: qualcosa che deve essere fatto. Ha poi ripetuto la stessa osservazione che Cilecia aveva fatto, ma formulandola in modo alquanto più chiaro. E cioà,che le cose che bisogna cominciare a fare nel Mezzogiorno dovrebbero essere Quelle che possono essere fatte laggiù meglio che al nord d'italia, e per Quanto possibile cose che possono essere consumate nel Mezzogiorno, via via che lo sviluppo della regione pro- cede. Naturalmente ci dovranno essere molte varietà di imprese industriali, e qudlcuna potrà anche essere mol to grande, come la siderurgia, forse, o le automobili Fiat. Ma il beneficio principale di questi impianti ridonderà al Nord che li ha costruiti nel Sud. Ma questa non è una cosa che vi debba preoccupare gran che. Pensate a fare delle cose che siano e restino meridionali . L'aspetto e i modi di Mattioli fanno molta impressione. Grandi sopracciglia cespugliose incominciano occhi molto espressivi: qualche volta cupi e gravi e attenti come quelli di un bambino cui si dice qualcosa di imbarazzante: qualche volta pieni di piccole scintille, sprizzanti humor, quando sottolinea qualcosa che in realtà non è spassoso (perchè non scherza mai, nè mostra il più piccolo interesse per lo humor come lo intendiamo noi); qualche volta i suoi occhi sono quasi fessure, quando centra un punto con un sorriso ed un ampio gesto delle braccia. Un UOMID robusto, ben fatto, un poco meno alto di me, probabilmente della mia età, o forse di qualche anno più anziano. Tutto il contrario di Cuccia, che h piccolino e con un aspetto molto giovanile. A prima vista gli dareste 35 anni, ffloi dopo un'ora aumentate fino a 50. Ha il vezzo di portare il suo cappello moscio molto indietro sulla testa, con l'orlo rovesciato verso l'alto in modo molto sbarazzino e singolare. Sullo scrittoio nel suo ufficio di Milano, che guarda sopra un delizioso giardino, c'è un pturtalo oggetto: una statuetta, molto piccola, di una testa di un giovandtto, con il cappello appoggiato indietto siala testa. Cuccia ha gli occhi vivaci, e le sue piccole ma- ni stanno di rado ferme. A differenza di Mattioli, che scact, ha un'aria piùau~ignmaph Cuccia scoppia di parole, ri- statine e quasi ghigni, non per sottolineare uno scherzo - non racconta mi storielle buffe, certo non con noi - ma come parte del suo stile di conversazione. Un altro prsonaggio italiano, differente da questi due, è Stefano Siglientl, il capo dell'idei (Istituto Mobiliare Italiano), un bell'uomo sulla cinquantina con una voce e con modi estremamente composti e moderati, quasi imperturbabile. Ben portante, di un aspetto robusto, il volto di un uomo che ha una grande pazienza, o forse dovrei dire, una grande resistenza e tenacia,
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