Giorgio Morandi. Spiritualità delle geometrie e mistica del silenzio

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  L’OSSERVATORE ROMANO giovedì 27 giugno 2013pagina 5 In Belgio omaggio a Giorgio Morandi Spiritualità delle geometriee mistica del silenzio di S  ANDRA I S E T TA «M orandi haun signifi-cato parti-colare peril Belgio—ci spiega l’ambasciatore Alfredo Ba-stianelli —perché èsimbolodellaculturaitalianae inBelgioculturasideclina in italiano».Sono infattiquattro le manifestazioni espositive(suidee einiziative tuttebelghe)con cui Bruxelles rende omaggio allaculturaitaliana:oltre alpittorebolo-gnese(«Giorgio Morandi.Retro-spective»,fino al22 settembre),Mi-chelangelo Antonioni (Palais des Be-aux-Arts, 22 giugno- 8 settembre),Leonardo da Vinci(Bourse de Bru-xelles, 22marzo -1° settembre)e lacultura degli Etruschi (Tongeren,Gallo-RomeinsMuseum, 16marzo-25 agosto).Il fatto chequesti elogiprovengano propriodalla cittàdelParlamento europeo,oltre asuscitareunoscontato orgoglio,potrebbesuggerire unariflessione sulla“viadella cultura”come stradapercorri-bile,nonsolo all’estero, per il rilan-cio dellacritica ecriticata politicaeconomica italiana.È proprio l’internazionalizzazionedel patrimonio artistico italiano cheha ispirato la mostracurata da Ma-ria CristinaBandera, giàprotagoni-stadi altreimportantiesposizionisullo stessosoggetto aFirenze,Montevideo,Buenos Aires,Córdo-ba,Lima, Santiago,New York,Bo-logna, Alba eLugano. L’allestimen-todella mostradi Bruxellesaccogliee emoziona,ma conduce ancheil vi-sitatoreinun calibratopercorsodi-dattico, esitodi unostudio capillaredell’evoluzione artisticadel pittorebolognese: più dinovanta opere tradipinti, incisioni, disegnie acquerel-li,dicollezioni pubblicheeprivate,occupanole suggestivestanzedelPalaisdes Beaux-Arts,in ordinete-matico e cronologico.Percorrendole, sembra quasi di en-trareprogressivamente nellestanzedell’animo di un’artista che per tuttalavita hasceltodilavorare nellesuepiccole stanzedi viaFondazza aBo-logna e diGrizzana sull’App enninobolognese. Graziea unacollaudatacapacità dicomunicare soggettian-che difficilia unvasto pubblico,at-traversola modernitàdell’imp osta-zione espositivae dell’i n t e rd i s c i p l i - narità deltaglio critico neisaggi dicatalogo,Maria CristinaBanderaharealizzato unevento di cuianche imolato dalle letture di Leonardo eGalileo,Morandi giungea unapoe-ticasaldamente ancorataall’ideali-smomatematico. «Galileoricordavache illibro dellafilosofia, illibrodella natura, è scritto in caratteriestranei al nostroalfabeto. Questicaratteri sono: triangoli, quadrati,cerchi,sfere,piramidi, coniealtrefi-gure geometriche». È un concettoestetico antico cheritroviamo nelleordinestatutario: «Tuhaidispostotutto con misura,calcolo e peso»( Sapienza ,11,20) eancoraseguendoPaolo,lacreazione è«immaginedelDio invisibile»( Colossesi  , 1,15). Tralearti liberali,Agostino assegnaallageometria un posto determinante,analogoa quellodellamusica, perlasua potenzialità di indirizzare lamentedal mondodelleapparenzeallacontemplazione dell’ordine divi-porta se non c’è la figura umana,perché se ne avvertela presenza nel-la famiglia di oggetti eletti a simbolodell’assoluto.È unlento processodispoliazione,per cuila forma“stra-volta”giunge allimite dellaverosi-miglianza elevandosi a immagine in-tima dello spirito,come nelle operedell’ultimoMorandi, solitamentedipiccoloformato (  Natura morta , 1960,olio su tela,Torino, collezione priva-ta). Sei  Fiori  esprimonola dolcezzadegli affettidel pittore,freschi, sec-chi odi seta comevere eproprie na-ture morteche dipingesoprattuttoper amici e famigliari, le Conchiglie  ,prodotto della Natura non ricondu-cibilea formageometrica, sonosim-bolo dell’imprevedibile e impondera-bile. Nonè uncaso chequesti sog-gettiquasimonocromi edal ductus inquieto occupinoil periodobellico,quando l’uomo fu artefice della di-struzione dell’armonia edella pace(  Natura morta ,1943, oliosu tela,Bo-logna, collezione privata).Èquestatensione metafisicaafarediMorandiuno degliartistipiùca-ratteristicie nellostesso tempopiùenigmatici del secolo XX , come testi-monialasua stessavita.Puravendoricevuto riconoscimentiinternaziona-liquando eraancorain vita,condus-se un’esistenza ritirata, quasi mona-cale,inun “ascetismo artistico”chelo tennerinchiuso trale muradellasuacasa, aBologna,conle suetresorelle: «ho vissutosempre in Ita-lia». Untratto schivodella persona-lità? Secondo RobertoLonghi, Mo-randi eragià «una corda bentesa» efin da ragazzo avevain sé chiara lastradadaseguire. Unastradainte-riore, chelo condusse neilontani eignotispazi dellospirito,passandoattraverso laminuscola portadel-l’immanente: l’oggetto quotidiano,ilconsueto paesaggio, ilfiore solitarionel vaso.Un viaggionella trascen-denza del microcosmo fino al macro-cosmo,seguendo leleggidell’ harmo-nia mundi  . È proprio il soggetto diuna strada,  La strada bianca , tra imassimi verticipittorici eincisori diMorandi, arappresentare l’emblemadi questo cammino di abbandono diogni forma di naturalismo dove an-chela luceaccecantedell’App enninobolognesediventa immaginediunpaesaggio interiore e spirituale (  La strada bianca ,1941, olio sutela, Ro-vereto,Museo d’Arte Moderna eContemp oranea).Comerifuggiva dallaribalta,diffi-dava deldecorativo, delretorico, delgrandiosoe delsentimentale,macredevanella magiadella formaenel paziente lavoro per impadronirsidelle sue strutture. «So quanto an-corlontana edifficile araggiungeresia lameta chemi èdato discorgeremami sorreggelacertezzache laviache percorro è la vera».Il colloquiocon ilmondo dellanatura, infinito e muto,è voce di si-lenzio congli uominied espressioneintensa d’amore perla solitudine.Sul suocomodino, nellacasa bolo-gnese, poggiano ancorai libri cheogni serameditava, i Canti  di Leo-pardi e le Pensées di Pascal. La visio-ne della Natura,percepita da Leo-pardi come specchiodel suo intimosentire, si riflettenei paesaggi diMorandi,quasi contemplazionidei«sovrumani silenzi» sullatela, su cuilento si adagia le silenceéterneldecesespaces infinis di Pascal. Privi peròentrambi di quellatensione emotivache «spaura» il poeta e sgomenta ilfilosofo.A questeguide spiritualiat-tinge l’animo delpittore e, sperdutonella solitudinedell’ univers muet  , inesse trovaconsolazione allesue in-quietudini religiose.Come ilpensie-ro di Pascal, immune da ogni artifi-cio, chenasce esi alimenta dans lesentretiensordinaires delavie  , anchelapittura diMorandi sa elevarsia spi-ritualità pura (LuigiMagnani,  Il mioMo ra n d i , Torino 1982). Abbiamo chiestoal pittoreLucTuymans —che,suinvito diMariaCristina Banderaa dimostrazionedella costanteinfluenza diMorandi,presenta alcune sueopere nell’ultimasala dell’esposizione —conquali pa-roletradurrebbe laspiritualitàdell’artista: solo dueci ha risposto,«sublime»e «silence».E ineffettil’arte di Morandi è  sub-limen , oltre lasoglia del visibile nell’in-visibile. Ilsilenzio,poi, calacompatto elievesu ognisoggetto pittorico:taccionole naturemorte comei paesaggi,maquesta assenzadi rumorenon suscita horror vacui  ,bensì divieneparolamuta, nel ritmo di un dialogo inte-rioredovepropriole pauseeleso-spensioni conducono all’e s p re s s i o n e dellecose consentendodi capirneisignificati.La pittura di Morandi parla la lin-guamisticadel silenzio.Nellegran-di tradizioni mistiche,infatti, la di-mensionedel silenzioèfondante,consente l’ascolto di sé e l’ascolto diDio, in quella chei Padri chiamava-no  statio , formadiquietee diobliodelle cose perdisporsi alla preghie-ra. Potrebbepoggiare su unaltare ilcandido vaso di rose disposto su unfondobipartito doratocheha laso-lennità diun’icona esuscita nell’ani-mo ilricordo e l’emozionedei “vec-chi maestri”(  Fiori  , 1920, olio su tela,collezione privata).In essorifioriscelaspiritualitàdi GiottoediPierodella Francesca. Ricordo dello scrittore Richard Matheson Se la normalitàdiventa l’eccezione di E MILIO R   A N Z AT O Quando arrivail tramonto,co-minciano i colpi. Prima sporadi-ci, poi semprepiù insistenti. So-nosassi lanciaticonviolenzaverso finestreprovvidenzialmen-tecopertealla megliodaassidilegno. Il tutto ci viene racconta-to in prima persona.Da un pro-tagonista asserragliato in casa.L’unico essere umano rimasto inun mondo ormaipopolato davampiri.Sono le prime, febbrili, indi-menticabili pagine di  Io sono leg- genda , il capolavoro di RichardMatheson,scomparso loscorso23giugno dopoaver datomol-tissimo allanarrativa fantascien-tificamaanche alcinema,chespessoha attintodai suoilibrioppure si è servito delle sue sce-neggiature srcinali. Dal sopra-citato romanzosono statitrattibentre film:  L’ultimo uomodellaTe r ra (Ubaldo Ragona,1964), 1975: occhi bianchisul pianetaTe r ra (BorisSagal, 1971)el’omonimo  Io sonoleggenda conWill Smith (Francis Lawrence,2006).Questo ribaltamentocoperni-cano per cuiil normale divental’eccezione eviceversa, siè meri-tatoneglianni ilnomedi«si-tuazione mathesoniana», ed èemblematico diun autorechehaavuto cometrattonarrativopiù peculiare quello dell’i r ru z i o - ne dell’irrazionalitànella vitadituttii giorni.Un concettoparti-colarmente efficacein anniincui l’America prima sprofondavanelle paranoie daguerra freddae poiperdeva gradualmentel’immagine innocente disé, eche ha permessoai generi dellafantascienza, dell’horror, delthriller di rinnovarsi. Servendosinonpiùdi grandieffetti,madisemplicielementi trattidallaquotidianità usati però in uncontesto inquietante.Sono unesempio diquestonuovomodo divedere larealtàle trame di  Duel  (Steven Spiel-berg,1971), Trilogia del terrore  (DanCurtis, 1975),trattiancoradasuoi racconti,masoprattuttoi tantisoggetti scrittiapposita-mentepergli episodidelleserietelevisive  Alfred Hitchcock presen-ta e  Ai confini della realtà .E conHitchcock Mathesonavrebbe dovutocollaborare an-cheattraverso lasceneggiaturade Gli uccelli  (1963), maal regi-sta inglese nonpiacque la suaidea dinon voler maimostrare ivolatili impazziti.Un’altrainversione deipuntidi vista l’aveva d’altronde già of-ferta lastoria di  Radiazioni  BX  – Distruzione uomo (Jack Arnold,1957), il primo film a essere trat-to da una sua opera. Un piccologioiellodella  sci-fi (  science-fiction  )incuiun uomo,colpitodara-diazioni aliene, cominciaa rim-picciolire finoa raggiungereunasorta di dimensionemistica at-traverso l’infinitamente piccolo.Male suepaginecontinuanoa essere trasposte anche in annirecenti con  Al dilàdeisogni  (Vincent Ward, 1998),  Echi mor-tali  (David Koepp,1999), Th e box (Richard Kelly, 2009).Come sceneggiatore, sono in-fineda ricordarele suecollabo-razioni con RogerCorman perla serie tratta da quest’ultimodai raccontidi EdgarAllan Poe:  I vivi ei morti (1960),  Ilpozzo e il pendolo (1961),  I raccontidel t e r ro re (1962). Secondo titolo per la trilogia di Jón Kalman Stefánsson Dal gelo islandese un’epopea delle parole di S  ABINO C  ARONIA Secondolibro diunatrilogia,  La tristezzade- gli angeli  dell’islandese JónKalmanStefáns-son (Milano, Iperborea, 2012, pagine 384, eu-ro 17,50), conferma in pieno l’i m p re s s i o n e avutadalla letturadelprecedente, Paradiso e inferno .Protagonistaè unmondodesolato,assolutamente inospitale perl’uomo, una na-turaterribile chefapensareal Leopardidel  Dialogo della Natura e di un Islandese  , unmondo dove l’uomoè abituatoavivereunavita sempreprecaria ea conviverecon lamorte, storie di uominisolitari, di viaggi nel-lo spazio fisico e insieme interiore. Accanto alragazzo, l’orfano protagonista della trilogia, èilgrossoJens,il postinoconcuiintraprendeunviaggio «oltrela finedel mondo»,inquella sorta di sovrarealtà di bianco e di gelodovenon c’ènienteenessuno trannelorodue,e imorti, figureche appaiono,scom-paiono, avolte per chiamarli asé, portarselivia, a volte per indicar loro la strada e salvar-li.Ritornanoitemi di Paradiso e inferno. Laricerca delsenso dellavita, innanzitutto. Nelprecedenteromanzo sipotevano leggerepa-role che introducevano auna concezione reli-giosadella vita:«La realtà(...) hain suopo-tere ivivi comei morti edè quindiuna que-stione di salute mentale, di inferno o paradi-so, rendere la realtà un posto migliore». Inquest’ultima operasi legge:«Il paradisoe lavita dopola mortesono forsecome glideidefunti —esistono solo se qualcuno vi crede? Allora ilragazzo èl’unica speranzaper Ljliaeper isuoi genitori.Selui nonci crede,loroimpallidiscono esvaniscono nel nulla,gli oc-chi azzurridi Ljlia,eternamente curiosie pie-ni didomande, siconfondono conil vuoto,diventano quel niente cherisucchia a sé tuttalavita, tuttiiricordi». Epocopiù avanti:«leparole sono l’unicacosa cheiltemposembranonavere ilpoteredicalpestare (...)conser-vanoin lorovitedalungo trascorse,conser-vanoilbattitodi cuoriscomparsi,l’eco diuna voce infantile, antichi baci. Alcune parolesono bozzoli nel tempo».Con ilmotivo delleparole tornaossessiva-mentequello delricordo,ilricordo diqual-siasicosa sisiavissutoe dunquepossaesserenarrato, scritto,l’esigenza difermarlo conleparole,con lascrittura: «Moltipreferisconotacere quandola vitafa piùmale, spessoleparolesono solopietre inerti,vestiti lacerieconsunti. Possono anche essere erbacce, peri-colosiportatori diinfezioni,assi marcechenon reggerebberonemmeno il pesodi unaformica, figuriamocila vitaumana. Eppure,le parolesono una dellepoche cose dicui di-sponiamo davvero, quando tutto sembraprendersi gioco di noi».Forse lachiave di lettura piùsuggestiva dellibroèdata dalleriflessionidelloscrittoresull’importanza della poesia anche nelle cosedella vita apparentementepiù prosaiche: «icertificati sono scritti dadue contadini degnidi fede chesi attengono alla realtàdei fatti eper questo hanno il rispettodi tutti, chi parladelfurore deimonti, dellatristezza deglian-geli, si guadagna l’aura dipoetaecosìperdeogni affidabilità,i poetisono degliintratteni-tori,degliornamenti dasalotto,qualchevoltadei buffonie accordiamoloro diconseguenzalacredibilità chemeritano».Epiù avantiag-giunge: «È una strana realtà, quella che l’uo-mo costruisce; non c’è nemmeno una parolasuSalvör nelbrevecertificato (...)riguardoagliimpedimenti chehanno ritardatoJens(...).Nessuna parolasullasua esistenza,suldolore,sulladisperazione, nemmenounapa-rola sullanostalgia cheprova (...)eppureprobabilmente non dovremmomai scrivere dinient’altro che questo: del dolore, della no-stalgia, della mancanza didifese, e di quellochea voltelega duepersone,una cosainvisi-bilemapiùforte dellegrandipotenzedelmondo,piùforte dellasuperstizione,eanchebellacome ilcielo,sullelacrime chesonope-scitrasparenti,sulle parolechesussurriamoaDio. (...) Di questo dovrebbero occuparsi tut-ti i certificati,tutti i rapporti etutti i messag-gidel mondo:“Nonsonoriuscito avenireallavoro oggiper tristezza.Ho vistoquegli oc-chi neri e per questonon sono venuto a lavo-r a re ”». È un’ulteriore conferma del carattere diquestagrandeepopea delleparoleedellapoesia, cheè rappresentatadalla trilogiadiStefánsson di cui presto potremo finalmenteleggere intraduzione italiana anchela terzaparte.teorie moderne. Sipensi a Goethe,per il quale l’artista, studioso dellanatura, deve essere matematico,mentrela geometriaè l’organo perpenetrarei segretidella natura:l’arteèquindi strumentodi conoscenzael’artista il traduttore diciò che eglivede nel grandissimo libro della na-tura.Come noto,la tradizioneplato-nicae neoplatonica,fondata sullafe-giovanili all’Accademia diBelle Artidi Bologna: «Ben pocodi ciò cheoraserva allamiaarte viappresi».Nonè presunzionema bensìinsoffe-renza verso inuovi indirizzi pittoricichedefinisce «disordineestetico»e«ignoranza», kaos appunto. Rifletteinvecepositivamente sulbeneficioprodottoin luidalla conoscenzadei«vecchimaestri», dalla«sinceritàesemplicità» del lorooperare. «Sentiiche solo la comprensione di ciò chelapitturaaveva prodottodipiùvita-le neisecoli passatiavrebbe potutoessermi daguida a trovarela miavia». Giotto e Masaccio sopra tutti.Morandi guarda anche a Cézanne,al fascino dellametafisica naturale,dell’armonia cosmica, vivae vitalenelle sue leggiinsite, al richiamodell’anima delmondo chesi rivelasotto l’aspetto di figure geometriche.E dedicauna vitaa unapacata ri-flessione su ces figures simples , in unaricerca incessante, evolutiva e quasiossessiva, del mistero manifestodell’insita legge che governa gli ele-menti srcinari della natura, che èpoila corrispondenzatra larealtàesternafenomenica equellaintimadellasensibilità umana.Ed eccolenotebottiglie ele geometriedellecose che raccontano l’ordine e leproporzioni della natura.E non im-no. Contemplandoterra e cielola ragio-ne comprende chenull’altro se non labellezza può soddi-sfarla, enella bellez-za lefigure, enellefigure la proporzione,enella proporzioneilnumero (  De ordine  , II ,39). Privato del «go-verno numerico» —come Agostino lochiama —il cosmotornerebbe nel kaos ,eco del Timeo plato-nico e delmito co-smogonico del dis-or-dine, non-ordine cheprecedee sicontrap-pone al kosmos .Nella suabrevissi-ma  Au t o b i o g ra f i a , Mo-randi dichiara a pro-posito degli studinon addetti ai lavori e i giovani pos-sonousufruiree apprezzareiconte-nuti. A proposito dei giovani, Morandifece una considerazionequanto maiattuale. «I giovani non sanno piùvedere», intendendo che hanno per-so la capacità di tradurre in concretoquello cheGoethe chiamava«l’onordell’idea», ossia il vedere di un oc-de nell’assolutavalidità dellerelazio-ni matematiche,conquista Agostino.Lasuaconcezione dell’arte, che hainfluenzato l’arte cristianaperunmillennio, poggia sull’incontro traParola eFilosofia, nell’applicazionedel misticismo numerico pitagorico eneoplatonico all’interpretazione del-l’universocristiano. Diocrea consa-pienza, la creazione ha pertanto un  Nella sua pittura si riflette  sia la concezione di natura teorizzatada Giacomo Leopardi  sia il silenzio eterno degli spazi infiniti di Blaise Pascal  chio cheè già insé esi-genza dicreazione, poiché«ciò che noi vediamo ri-tengo siacreazione, inven-zione dell’artista qualoraegli sia capacedi far cade-re quei diaframmi, cioèquelle immaginiconven-zionaliche sifrappongo-no fra lui e le cose». Sti- Giorgio Morandi, «La strada bianca» (1941)Giorgio Morandi, «Natura morta» (1943) La fondazione Wallenberg premia l’arcivescovo Capovilla Nel segno di Giovanni XXIII Lunedì 24 giugno a Sotto ilMonte, il paese natale di Giovanni XXIII , ivertici dellaInternational RaoulWallenberg Foundation—l’organizzazionechepromuove ivaloridisolidarietà ecoraggiochehannoanimato quantisisono impegnaticontrolaShoah —hannoconsegnato all’arcivescovo Loris Francesco Capovilla la medagliadellafondazione«per lasuavitadedicata apromuovere,tramanda-ree divulgarelamemoria diAngeloGiuseppeRoncalli». Ilricono-scimento erastato formalmenteassegnato nelcorso delconvegno«Papa Giovanni XXIII , la Shoah, gli ebrei e lo Stato di Israele», te-nutosia Gerusalemmee organizzatoda YadVashem, dallaGlobal Jewish Advocacye dalla Fondazione Adenauer.Consegnando ilpremioilpresidentedella fondazione,EduardoEurnekian,nelri-cordare illoro impegno affinchéRoncalli siariconosciuto Giustodelle Nazioni,ha annunciatoche afine ottobreuna sessionespecia-le della Knesset, il Parlamento israeliano,sarà dedicata al ricordo diGiovanni XXIII .
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