Ecco che cosa dovrete fare: dirvi reciprocamente la verità (Zaccaria 8,16)

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Ecco che cosa dovrete fare: dirvi reciprocamente la verità (Zaccaria 8,16) Anno XXV n dicembre S. Giovanni Apostolo TRENTA RIGHE DI ATTUALITÀ Ugo Basso Il 27 dicembre, oggi, di settant anni

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Ecco che cosa dovrete fare: dirvi reciprocamente la verità (Zaccaria 8,16) Anno XXV n dicembre S. Giovanni Apostolo TRENTA RIGHE DI ATTUALITÀ Ugo Basso Il 27 dicembre, oggi, di settant anni fa i padri della patria firmavano solennemente la costituzione repubblicana. Lascio ad altra sede il bilancio fra le attese e le realizzazioni in questi sette decenni di pace e di benessere diffuso in un percorso da fondazione della repubblica a corruzione da tardo impero. Mi limito a una considerazione: se ogni cittadino e, in particolare, i funzionari pubblici e i dirigenti politici della costituzione avessero tenuto conto, vivremmo in un paese solidale, sicuro e accogliente, in un ambiente amato e protetto. Sogni, perché nessuna costituzione può annullare le contraddizioni proprie degli esseri umani: ma proviamo a chiederci da quanto tempo non leggiamo la nostra carta fondamentale, posto che almeno una volta l abbiamo letta. E proviamo a chiederci perché nessun partito faccia della sua realizzazione il proprio programma. Ritocchi sono certamente necessari, ma dopo la realizzazione dell essenziale: sovranità popolare (1), riconoscimento dei diritti e solidarietà (2), dignità (3), tutela dell ambiente (9), tutela dello straniero (10), ripudio della guerra (11). Ci facciamo gli auguri per il nuovo anno tanti, davvero nella speranza che non accada niente di tragico né per eventi naturali, né per cause umane ben identificabili, avendo presente che una politica accorta può anche, almeno in parte, ridurre la forza devastante degli eventi naturali. Credo che i maggiori problemi che stanno di fronte all umanità siano quattro: due in sviluppo indipendentemente da noi, la manipolazione del dna e l evoluzione dell intelligenza artificiale; e due sui quali possiamo forse anche in qualche misura intervenire: il rischio di una guerra e il degrado dell ambiente, causa entrambi di incalcolabili morti, che qualcuno cinicamente considera inevitabili danni collaterali. Aggiungo, almeno per chi si vuole interessare di queste questioni, la spaccatura nella chiesa cattolica fra chi con Francesco cerca di ripensare l evangelo e chi considera il papa eretico e illegittimo, identificando la chiesa nella sua forma storica preconciliare. Mi scuso della semplificazione, ma la situazione è in questi termini. E il nostro Nota-m? Sono venticinque anni che passa sotto gli occhi degli amici che hanno voglia di leggerlo: anche fra noi il tempo lascia le sue tracce, in primo luogo con vuoti che stringono il cuore e sollevano nostalgie, ma anche con voci nuove e con un sito che arricchisce la comunicazione e la rende più amichevole per chi frequenta volentieri questi canali. Non vogliamo tuttavia negarci a chi ancora preferisce la struttura più tradizionale, pur online, ma con la foliazione da quasi rivista e stampabile: per loro nel tempo abbiamo variato l organizzazione degli spazi e aggiunto i colori. Per continuare ad assicurare qualità e puntualità, Nota-m manterrà l aggiornamento costante nel sito e continuerà a uscire nella forma tradizionale in dodici numeri all anno. Buon anno a tutti e grazie agli amici che ci incoraggiano nell una e nell altra forma. in questo numero SUL NATALE Trilussa - embì - gc PER AMORE DELLA BELLEZZA Margherita Zanol IO E I PAPI Manuela Poggiato UNA SCUOLA CHE LASCIA IL SEGNO Chiara Vaggi UNA STORIA DI LIBRI Maria Rosa Zerega NELLE AULE DEI NOSTRI LICEI Mattia Colombo rubriche segni di speranza Angela Fazi taccuino Giorgio Chiaffarino schede per leggere Manuela Poggiato la cartella dei pretesti ER PRESEPIO Trilussa Ve ringrazio de core, brava gente, pé sti presepi che me preparate; ma, che li fate a fa? Si poi v'odiate, si de st'amore nun capite gnente... Pé st'amore so nato e ce so morto, da secoli lo spargo dalla croce, ma la parola mia pare na voce sperduta ner deserto, senza ascorto. La gente fa er presepe e nun me sente; cerca sempre de fallo più sfarzoso, però cià er core freddo e indifferente e nun capisce che senza l'amore er presepe più ricco e costoso è cianfrusaja che nun cià valore. Parrocchia Angeli Custodi, Milano DA QUANDO È DIVENTATO POLITICAMENTE CORRETTO evitare il presepe in pubblico e, dopo un po, anche augurare buone feste invece di buon Natale per non urtare la suscettibilità dei diversamente credenti o dei non credenti affatto, ho cominciato a considerare il presepe indispensabile per casa mia, non per affermare una identità in contrapposizione, ma per ricordare il senso di questa festa legata a un bambino che nasce. Certo, per chi crede, un bambino speciale, ma pur sempre un bambino portato alla mia attenzione dalla tradizione per ricordarmi della fragilità umana ineludibile, perché un bimbo non può vivere che accudito; per costringermi a guardare avanti, qualsiasi passato esista alle spalle, perché un bimbo è speranza di futuro. Non credo che qualcuno possa considerarsi offeso dall accogliere questi pensieri fra i dubbi, le fobie o le credenze che affollano i pregiudizi accumulati. Per contro, mi sembra piuttosto riduttivo considerare questo tempo di festa semplicemente un carrello da riempire al supermercato. embì DISCORSO DI NATALE, TONI FORTI DEL PAPA alla Curia, dice una certa stampa. Ma il vescovo di Roma quando parla nel caso parla certamente alla Curia ma parla anche al mondo, ai cattolici, a tutti noi e a me. Alcuni punti sono chiaramente indicativi per tutti. Francesco chiede di restare vicini al papa, obbedienti per il servizio, docili allo spirito, praticando il discernimento dei segni dei tempi e la carità nella verità. Poi ha indicato aspetti più specifici per l organizzazione interna alla chiesa. Colpisce che ancora una volta quest anno si sia vista la schiera non numerosa, è vero, ma attiva e determinata di quanti vogliono insegnare a Francesco a fare il suo mestiere. D altro canto è inevitabile che un paese che ha milioni di commissari tecnici del calcio e altrettanti presidenti della Repubblica e del Consiglio, figuriamoci se non ha almeno una pattuglia di specialisti che saprebbero bene cosa fare se fossero al suo posto, e peccato che non lo sono. Stalin a Yalta chiedeva quante divisioni aveva il papa e questi commentatori che accusano Francesco di debolezza, o al contrario di autoritarismo o totale incapacità e inefficienza organizzativa, lo confondono con l amministratore delegato di un gruppo industriale. La logica del Vangelo è piuttosto quella della parabola del grano e della zizzania il che esige di parlare chiaramente per il grano e contro la zizzania, sapendo tuttavia che inevitabilmente cresceranno insieme. gc 2 PER AMORE DELLA BELLEZZA Margherita Zanol La notizia è del 5 ottobre 2017 ed è fantastica. Perché viene da una terra insanguinata, ma si riferisce a una storia toccante, tanto è bella. Per qualcuno, forse, inutile; per troppi, temo, di importanza secondaria. Il Leone di Al-lāt, vecchio di 2000 anni, che un tempo osservava l'antica città di Palmira in Siria, è di nuovo eretto nella sua posizione originale, grazie alla Salvaguardia di emergenza dell'unesco per il patrimonio culturale siriano. Di calcare, misura 345 centimetri e pesa 15 tonnellate. Era stato scoperto da un gruppo di archeologi polacchi nel 1977 e da allora è stato un rinomato e prezioso pezzo del Museo di Palmira. Gli affiliati all ISIS lo avevano raso al suolo nel momento in cui hanno occupato la città, come hanno deturpato, nel tentativo di cancellarlo dalla storia, tutto quanto non consentiva loro di lucrare. «Il leone era un simbolo internazionalmente conosciuto, era di fronte al museo», ha spiegato il restauratore polacco che ha intrapreso un recupero durato due mesi. Ai piedi della statua, tra le gambe del leone, giace un'antilope, un simbolo della protezione che il forte deve ai deboli. «È una statua eccezionale», spiega l autore del restauro. «Non ci sono più statue del genere a Palmira». Questo restauro non è solo un traguardo importante, ha una grandissima connotazione simbolica, come è stato detto dal direttore dell'ufficio regionale per l'educazione dell'unesco negli Stati arabi. La notizia mi ha molto colpita e mi ha fatto riflettere. Credo che tutti noi pensiamo alla salvezza della Siria e la auspichiamo attraverso un processo di ricostruzione di case, fabbriche, scuole, ospedali, che consentano ai suoi abitanti di riprendere una vita normale. Siamo nel giusto a pensarlo, ma sono convinta che, tra le molte operazioni di restauro, quelle di questa natura sono davvero potenti nel ristabilire la normalità. È fantastico che, accanto ai numerosi che si occupano con valore della sopravvivenza di tante persone in fuga, ferite, abusate, ci sia chi pensa a ricreare il bello di questa nazione, che ha una storia gloriosa di civiltà, in cui la bellezza ha un ruolo essenziale nella natura di ciascuno e che, quando ripristinato, entra nel cuore anche se ci sembrava di non sentirne la mancanza. Ho pensato a Khaled Asaad, che per 50 anni si era preso cura della città, che è stato giustiziato per accoltellamento sulla pubblica piazza, dopo settimane di torture per estorcergli informazioni sui nascondigli che aveva approntato a tutela di moltissimi reperti. La sua faccia di 82enne sorridente è dipinta sul muro di cinta della Fabbrica del Vapore, a Milano, assieme a una sua frase: «Talvolta fare un passo avanti è non indietreggiare». Lui non è più tra noi, ma c è chi ha raccolto la sua eredità di amore per la bellezza. Eccolo qui il Leone di Al-lāt, nelle ultime fasi della sua ricostruzione. In piedi, all'incrocio di diverse civiltà, a testimonianza di come l'arte e l'architettura di Palmira sposarono tecniche greco-romane con tradizioni locali e influenze persiane. È tornato, è di nuovo in mostra e sono sicura che sarà una folata di speranza per tutti coloro che, tornando e passandogli accanto, si accingono a riprendere la loro vita. 3 la cartella dei pretesti - 1 Molti benefici tecnologici arrivano alla società civile dopo essere stati promossi e applicati dall istituzione militare [ ], ma nemmeno si tiene conto della pericolosità tecnologica della modernizzazione degli armamenti: oltre ai droni teleguidati, bombe in fibra di carbonio, sensori agli infrarossi, calabroni bionici, applicazioni elettromagnetiche, nanotecnologie [ ] Nuove armi e nuove guerre hanno bisogno della conoscenza di nuove strategie che impediscano la degenerazione o la strumentalizzazione dei conflitti. La nonviolenza significa anche capire che le guerre del futuro non potranno essere vinte e, pertanto, non debbono essere intraprese; e che nemmeno il terrorismo può essere sconfitto con accordi tra le superpotenze. GIANCARLA CODRIGNANI, Nuove guerre, Mosaico di pace, novembre Il primo ricordo che ho di un papa risale al mio esame di seconda elementare. Allora si faceva e io non ero certo preoccupata per la prova, ma per il fatto che l insegnante era mia mamma. Abitavamo a Gugnano, un borgo agricolo di non più di 300 anime allora in provincia di Milano e ora in quella di Lodi. L esame si sarebbe svolto alla presenza di un commissario esterno. Era il giugno del 63. Bisognava fare bella figura, tutto doveva filare liscio e soprattutto doveva andare alla grande l esame della prima figlia della maestra di un paesino in cui non c era medico, né farmacista né edicolante, solo prete e insegnante. Il commissario quell anno era una donna e veniva dalla città, da Milano. Di lei non ricordo nulla se non che era sulle spine per il conclave che si svolgeva proprio in quei giorni. Lei tifava per il più papabile dei successori di Giovanni XXIII, il cardinale Giovanni Battista Montini, lombardo, vescovo di Milano che sarebbe proprio diventato papa con il nome di Paolo VI il 21 giugno di quel Ben diverso era il mio stato d animo nell agosto 1978, mese del conclave successivo, al termine del quale, morto il 6 dello stesso mese Paolo VI, fu eletto Albino Luciani. Ne erano passati di anni, facevo Medicina ed ero stracotta di un ragazzo che avevo appena conosciuto sui banchi dell università, Marco, il mio attuale marito. Non ero molto contenta, però, né sinceramente mi importava molto del nuovo papa, perché Marco era appena partito per il militare, era lontano, a Tauriano di Spilimbergo in Friuli. La semplice bara di legno con sopra il libro di cui il vento sfoglia a piacimento le pagine è l emozionante immagine che ho di Giovanni Paolo II e che ancora oggi, a distanza di anni, non mi va via dagli occhi. Ho sentito parlare per la prima volta di Joseph Ratzinger durante un viaggio in Tunisia. Con Marco volevamo visitare Kerkouane, antica città punica sulla penisola di Cap Bon. I tour operator normalmente la saltano, ma noi avevamo sentito parlare di mosaici, di marciapiedi con iscrizioni puniche, di vasche da bagno smaltate in rosso. Da Sousse, dove risiedevamo, il viaggio era stato lungo: levataccia, treno, treno, bus e alla fine taxi. Al rientro il taxi, pur prenotato, non sembrava arrivare mai e rischiavamo di perdere l ultimo treno della notte. Con noi a Kerkouane nessuno, ma all uscita dal sito noto un auto, a bordo due coppie di tedeschi, IO E I PAPI Manuela Poggiato 4 chiedo loro un passaggio e, stipati in sei su una macchina da quattro posti, si parte. Una coppia parla italiano e salta fuori che proprio quel giorno, il 19 aprile del 2005, il tedesco Joseph Ratzinger era diventato papa Benedetto XVI. Nessuno dei quattro ne era felice però e in particolare le donne: troppo duro, rigido, conservatore. Mentre con l automobile si filava via verso la meta, Marco e io acquattati sotto i sedili per sfuggire alla polizia stradale, sento una delle signore dire che con Ratzinger le donne avrebbero dovuto aspettare ancora molto prima di avere il giusto ruolo nella Chiesa. Ma è con Bergoglio che mi sto rifacendo, perché mi sono accorta che non sono mai stata così vicina a un papa come a Francesco. Di lui mi stupiscono ogni giorno la franchezza, la cordialità, l essere come uno di noi già da subito, da quel sospeso e fuori dal comune: «Fratelli e sorelle, buonasera!» che, distratta da mille altre cose come ero io quel 14 marzo 2013, mi ha subito coinvolto salutandomi. Certamente, complice la mia recente partecipazione alla redazione di Nota- m e le tante idee che vi scorrono, è un continuo, ogni giorno, positivamente stupirmi nell ascoltare le parole di questo papa a ogni sua nuova uscita. «Abbiate il coraggio di essere felici» è una frase gioiosa e aperta che mi è arrivata una sera via WhatsApp da parte di un amica che da qualche tempo mi sembra non riesca più a vedere il positivo delle cose. Si era lasciata contagiare anche lei dal papa? E a questa amica vorrei allora rammentare, nel caso non l avesse sentita, quest altra frase di Francesco, per rallegrarla e rafforzare in lei la fiducia nelle tante bellezze che la vita ci dà. Riassumo con parole mie: dobbiamo essere generosi, mai tristi, anche nella sofferenza, nelle incomprensioni. Ed è di pochi mesi una frase bellissima, il commento sulla madre di tutte le bombe. «Mi sono vergognato!» ha detto Francesco parlando in udienza ai ragazzi della Scuola per la pace. «Diciamo mamma a un oggetto che dà la morte. Ma la mamma dà la vita! Che stiamo costruendo? Si sta costruendo una cultura della distruzione». Ed ecco allora che cosa siamo chiamati a fare e a essere: osare essere felici, fiduciosi, portatori di vita e non di morte, dare nuova forma a sé e alle cose con intelligenza e mitezza, ma anche con forza e coraggio nel servizio del Signore. segni di speranza Angela Fazi ISAIA, MARIA E GIOVANNI BATTISTA V domenica di avvento ambrosiano B: Is 11, Sal 97 - Eb 7, 14-17; 22-25; Gv 1, 19-27a; 15c; 27b-38 Tre sono le figure che ci accompagnano in questa preparazione alla venuta di Gesù sulla terra. La prima figura è Isaia, che dopo averci invitato a essere vigilanti e a prepararci, in questa prima lettura esplode in un Inno di gioia: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse...» ( Is 11, 1). Ricco di tutti i doni dello Spirito: sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, conoscenza e timor di Dio: «Non giudicherà secondo le apparenze, non prenderà decisioni per sentito dire ma giudicherà con giustizia i poveri e prenderà decisioni eque per gli oppressi... il lupo dimorerà con l'agnello...» (Is 11, 1-4; 11, 6) e porterà la giustizia e la pace promessa da Gesù. Anche l autore della lettera agli Ebrei conferma che Gesù ha portato un nuovo sacerdozio di giustizia e di pace. La seconda figura che ci accompagna è Maria. L'angelo la trova in preghiera e in ascolto della Parola di Dio, pronta a rispondere con un «sì» anche se questo cambiava tutti i suoi progetti. Atteggiamento che dovrebbe essere il nostro di veri credenti. La terza figura è Giovanni il Battista, il precursore, che ci viene presentato dal vangelo di Giovanni «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore come disse il profeta Isaia» (Gv 1, 23). Non è lui la luce, egli vuole rendere testimonianza alla luce, perché il Cristo, la luce, sta in mezzo a noi e noi rischiamo di non riconoscerlo. È un invito alla conversione, ma diversa da quella della Quaresima, che è soprattutto una nostra fatica; questa conversione non è un fatto moralistico, è un dono del Signore che diventa subito gioia, la Gioia del vangelo, per dirla con le parole di papa Francesco; è creare le premesse per incontrare Gesù ed essere capaci di innamorarci di lui, perché abbiamo noi la responsabilità di portare il regno quaggiù, non per un dovere morale, ma come un innamorato desidera appagare il suo amore. Non saremo mai soli, ce lo ha promesso, ma siamo noi chiamati ad agire. FAR CRESCERE UN NUOVO MONDO Messa ambrosiana nel giorno di Natale: Is 8, 23-9, 6; Sal 95; Eb1, 1-8; Lc 2,1-11 A Natale la liturgia celebra la memoria di un fatto storico che nasconde un grande mistero: l'incarnazione del Verbo. Già in Isaia leggiamo: «Dio in passato umiliò la terra di Nabulon e la terra di Neftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare...» (Is 8, 23). Cioè cinque secoli prima che Gesù nascesse Isaia annuncia: «Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio» (Is 9, 5). Anche tutta la nostra stessa storia si divide in una fase prima della nascita di Gesù e un dopo, preannunciato come regno di pace e fratellanza. L autore della lettera agli ebrei dice che Dio ha parlato ai loro padri per mezzo dei profeti, ma ora si rivolge a tutti noi attraverso il Cristo «che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua Parola» (Eb 1, 3). Luca ci parla dell'infanzia di Gesù e ci riferisce il luogo, Betlemme, e la circostanza in cui è avvenuta la nascita, il censimento, per avvalorare la storicità dell'esperienza che intende raccontare. Anche Matteo inizia il suo vangelo elencando tutta la genealogia di Gesù e nella lista entrano anche molti personaggi prepotenti e crudeli, a cominciare da Davide che, innamorato di Betsabea, non esita a mandare a morire in guerra il marito di questa, per poterne godere liberamente. Dio ama l'uomo così com'è, con le sue miserie e le sue viltà, ma anche con i suoi slanci di generosità e di amore. Il nostro Dio ha voluto incarnarsi, entrare nella nostra storia, accettandoci così come siamo, perché la Gloria di Dio è l'uomo vivente ed egli vuole essere dei nostri, anche quando viene rifiutato (non c'era posto per loro nell'albergo ). Questo è uno dei doni del Natale! Ma Natale non è un punto di arrivo, per noi cristiani è un punto di partenza: Gesù è venuto perché la vita di tutti cambiasse; Natale è far crescere un nuovo mondo e noi abbiamo questa precisa responsabilità. Signore ti chiedo perdono per tutte le volte che la mia poca fede non ti ha fatto nascere. 5 UNA SCUOLA CHE LASCIA IL SEGNO Chiara Vaggi Tempo fa è comparso sul Gallo un articolo di Aldo che parlava, almeno così ricordo, dell impegno costante e della fatica richiesti a un docente. Vero. Ma a volte capitano delle sorprese bellissime. Si sa che la verifica dei risultati di alcuni lavori, come l insegnamento, si può avere so
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