Controlacrisi.org

Description
Controlacrisi.org Erri De Luca rinviato a giudizio per aver espresso il suo giudizio sulla Tav. Prc: Piena solidarietà Guai a chi dissente, soprattutto se si parla di un'opera inutile come la Tav

Please download to get full document.

View again

of 7
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Information
Category:

Food

Publish on:

Views: 0 | Pages: 7

Extension: PDF | Download: 0

Share
Transcript
Controlacrisi.org Erri De Luca rinviato a giudizio per aver espresso il suo giudizio sulla Tav. Prc: Piena solidarietà Guai a chi dissente, soprattutto se si parla di un'opera inutile come la Tav (speriamo non processino anche noi adesso!). Una logica tutta italiana, che tende a criminalizzare il dissenso verso il potere e le sue creature . Lo scrittore Erri De Luca, come si temeva, è stato rinviato a giudizio per istigazione a delinquere per aver dichiarato lo scorso settembre che «la Tav va sabotata». La decisione è stata presa dal gup di Torino Roberto Ruscello all udienza preliminare. Il processo inizierà il 28 gennaio «Pensavamo non dovesse essere processato - ha commentato uno degli avvocati dello scrittore, Gian Luca Vitale - ora cercheremo di dimostrare che non deve essere condannato. Le parole di un intellettuale non possono costituire reato, dimostreremo che questa non si chiama istigazione a delinquere. Di casi del genere ce ne sono centinaia, basta leggere i giornali. Ma qui si tratta di Tav, guarda caso, e siamo a Torino». Lo scrittore ha reagito scrivendo su Facebook: «Mi processeranno a gennaio. Mi metteranno sul banco degli imputati e ci saprò stare. Vogliono censurare penalmente la libertà di parola. Processare uno per scoraggiarne cento: questa tecnica che si applica a me vuole ammutolire. È un silenziatore e va disarmato». Numerosi gli appelli a favore di De Luca, tra i quali quello firmato da intellettuali come Fiorella Mannoia, Luca Mercalli e il padre comboniano Alex Zanotelli. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, esprime la sua solidarietà e attacca: «Tutta la mia solidarietà e quella di Rifondazione Comunista a Erri De Luca rinviato a giudizio con la stupefacente accusa di istigazione a delinquere, nell'ambito di alcune sue dichiarazioni sulla Tav in Val di Susa. Continua e si inasprisce sempre di più la criminalizzazione del dissenso, dunque: tutti quelli che non appoggiano la Tav finiscono menati o denunciati. Ai magistrati di Torino suggerisco di occuparsi piuttosto del malaffare legato alle grandi opere come la Tav, che di processare chiunque esprima il proprio no ad un'opera inutile e dannosa». Perché il Sud sta soffocando Riccardi Realfonzo* La crisi ha agito da cartina di tornasole delle croniche debolezze dell economia italiana e delle sue contraddizioni, come conferma la lettura dell ultimo Rapporto Istat. La più profonda di queste contraddizioni è naturalmente il dualismo Nord-Sud, che esce ancora più esasperato da questi anni di crisi. La fotografia delle due Italie è stata già tante volte scattata: il differenziale nel reddito per cittadino che aumenta, la disoccupazione che sale nel Mezzogiorno molto più che altrove, falciando soprattutto i giovani e le donne, i flussi migratori che segnano nuovi record, lo Stato sociale che si ritrae ben più che al Centro o al Nord. Ma a leggerlo bene, il Rapporto Istat chiarisce che la flessibilità del mercato del lavoro è ormai in linea con quella della Germania[1] e conferma alcune cause del dualismo crescente, in buona misura le stesse di sempre. Il Rapporto mostra, infatti, che l unica componente della domanda di beni e di servizi che in questi anni ha mantenuto i suoi livelli è quella estera, mentre i consumi delle nostre famiglie, gli investimenti delle imprese e i consumi pubblici sono in caduta libera[2]. È per questo che gli imprenditori che producono per i mercati esteri sono riusciti a mantenere i livelli di fatturato - e qualche volta li hanno persino accresciuti - mentre coloro che producono per il mercato interno hanno assistito a un crollo severo delle vendite, e hanno ridotto conseguentemente i livelli di attività. Ma per esportare occorre essere competitivi nel confronto internazionale e questa è una condizione che raramente è alla portata del tessuto produttivo meridionale. L Italia nel suo insieme sconta, infatti, una rilevante inadeguatezza dell apparato produttivo, soprattutto sul piano della dimensione delle imprese, delle tecnologie che esse adottano e degli assetti proprietari e gestionali. Basti pensare che l apparato produttivo italiano è costituito per il 95% da piccolissime imprese (con meno di dieci addetti) che impiegano quasi sempre tecnologie tradizionali e hanno una conduzione familiare. Qui è il nostro Mezzogiorno a fare la parte da leone, mentre le realtà mediamente più grandi e avanzate dal punto di vista tecnologico e gestionale sono nel Centro-Nord. La mappa dell efficienza produttiva elaborata dall Istat[3] lo conferma con una certa precisione: le microimprese hanno un livello di efficienza inferiore a quello nazionale e non a caso le imprese settentrionali risultano ben più efficienti di quelle meridionali[4]. Insomma, l apparato produttivo del Centro-Nord, con tutti i suoi limiti, è ben più attrezzato di quello meridionale per cogliere quel po di traino delle esportazioni che anche in questi anni si è potuto registrare, soprattutto grazie alla spinta dei paesi esterni all Unione Monetaria (USA in testa) che si sono ben guardati dall adottare politiche restrittive. Mentre la grandissima maggioranza delle imprese meridionali restava a boccheggiare nell asfittico mercato interno. Il tutto per tacere della assoluta carenza di infrastrutture materiali e immateriali nel Mezzogiorno, e di una spesa pubblica in ritirata più che altrove. In un quadro di austerity che colpisce soprattutto le realtà più deboli e nel deserto della politica industriale si capisce come mai il prodotto interno lordo per cittadino del Mezzogiorno sia prossimo ai livelli minimi europei e perché ogni anno quasi 90mila abitanti di queste terre decidono di emigrare[5]. *Economiaepolitica.it. Una prima versione di questo articolo è stata pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno il 30 maggio NOTE: [1] A conferma di questo punto si rinvia al saggio di Guido Tortorella Esposito e mio dal titolo Gli insuccessi nella liberalizzazione del lavoro a termine, pubblicato da economiaepolitica.it il 13 maggio scorso. [2] L Istat sottolinea che nel 2013 i consumi finali nazionali e gli investimenti lordi hanno registrato una ulteriore caduta, rispettivamente del 2,2% e del 4,7%. [3] La mappa viene analizzata nel secondo capitolo del Rapporto Istat. Si tratta di una nuova base dati realizzata dall Istat integrando fonti statistiche e amministrative, che riporta dati economici di base sui 4,4 milioni di imprese dell industria e dei servizi, consente di stimare un indicatore di efficienza produttiva in grado di definire una vera e propria mappa del sistema, in base alla quale analizzare le relazioni tra efficienza e ulteriori aspetti della performance delle imprese. [4] Stando al Rapporto Istat, le regioni nelle quali l efficienza media delle imprese risulta essere più bassa sarebbero la Calabria e il Molise. [5] Non restano infatti molte alternative se si considera che, come pure rileva l Istat, nelle regioni del Mezzogiorno il tasso di occupazione scende al 42,0% a fronte del 64,2% delle regioni settentrionali. Servitù militari, la lotta degli indipendentisti sardi contro i colonialismi e le truffe Marco Piccinelli Gli indipendentisti di Sardigna Natzione, rimettono in moto la protesta contro le servitù militari. E l'altro giorno hanno organizzato un sit-in nei pressi del Lago Omodeo, nella zona esterna da quella interdetta dall ordinanza 6/2014 del prefetto di Oristano. L ordinanza pone la zona del Lago Omodeo disponibile per «poter svolgere le esercitazioni a fuoco per l'addestramento periodico di numerosi reparti delle forze dell'ordine dell Isola». E risaputo di quanto il territorio sardo sia martoriato dalle servitù del continente e dalle esercitazioni militari che vi sperimentano qualsiasi tipo di nuovo armamento. Uno dei tanti soprusi dell Italia nei confronti della Sardegna è perpetrato dallo sfruttamento dell Isola in questo senso e gli indipendentisti, già in anni passati, si erano mossi per fare in modo che le servitù militari non fossero più obbligo per la terra sarda. L ulteriore ordinanza rilasciata dal prefetto di Oristano circa il Lago Omodeo, ha fatto sobbalzare gli indipendentisti per un ulteriore provvedimento coloniale di sfuttamento della sovranità dell Isola. Bustianu Cumpostu, presidente di Sardigna Natzione ha commentato così la riuscita del sit-in: «Noi non vogliamo più vedere i nostri territori nelle aule dei tribunali, non vogliamo che il Lago omodeo sia una servitù che domani costituisca una commissione d inchiesta: eliminiamo il problema. Il fatto è che la commissione non avrebbe discusso se non ci fosse stato il caso della servitù di Quirra». «È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso - commenta il segretario nazionale di SNI (Sardigna Natzione - Indipendentzia): essa non è più o meno importante rispetto a Quirra, Teulada, rispetto all'inquinamento di Porto Torres o dell Iglesiente. Si è, semmai, aggiunta quella che è la beffa dell esperto di regime che permette il non luogo a procedere nel processo di Quirra che ci sarà il 18. Il significato del sit-in nei pressi del lago Omodeo è stato a partire da quest'occasione di dell ordinanza che non è una comune circa un esercitazione della Polizia come recita la stessa (e che in quel luogo - peraltro - avveniva da tempo). L ordinanza emessa è molto simile se non uguale a quelle che vincolano il territorio di Quirra, Teulada, quando ci sono esercitazioni militari. Abbiamo organizzato il sit-in per dire che la Sardegna non è una scatola vuota, all'interno della Sardegna c'è una nazione, c'è un popolo che non ha intenzione di subire così passivamente ulteriori servitù, specialmente quella che si sta prospettando circa il deposito delle scorie nucleari». Tutto parte da Quirra, fondamentalmente? «Tutto parte dalla beffa di Quirra dove, con cinque pugni di terra, sei bicchieri d'acqua da analizzare e qualche carotaggio, si decidono le sorti di un territorio, e dunque più di un popolo. Perché l'uranio impoverito non è che rimane lì: trasportato dal vento, esso può arrivare da qualunque parte. Ma poi, ciò che ne consegue, è quasi un lasciapassare alla servitù che grava su Quirra e alle altre che pesano sulla Sardegna. Come se si volesse dire agli abitanti dell Isola: questo è il vostro destino, tanto non fa male e, si deve, in qualche maniera, accettarlo. E un discorso che non va assolutamente bene. Sentiamo che questo governo della Sardegna è assolutamente passivo nei confronti del governo amico, c'è qualche pro forma come la protesta di Pigliaru sulla questione delle scorie nucleari, ma più che altro sembra uno strapparsi un bottone per far finta di strapparsi le vesti. Ma le vesti non si strappano più. Alla fine, poi, sembra quasi un lasciare aperta una porta per la trattativa e non per l opposizione reale ma dovuta e pro forma perché il popolo sardo lo chiede». Sui ballottaggi nei comuni lo tsunami renziano non arriva Marco Piccinelli Affluenza in vertiginoso calo; il Partito democratico conquista quattro piazze ma ne perde qualcuna di significativa; il centrodestra crolla; il M5s conquista Livorno e Civitavecchia. Questo il quadro post-ballottaggi nei comuni chiamati al voto. L avanzamento del partito-renziano delle europee, spiega Massimo Franco nel suo editoriale di oggi sul Corriere della Sera, viene sostanzialmente frenato dall astensionismo e dalla perdita di piazze importanti come Livorno. Sulle testate nazionali si fa largo la notizia di come una città come quella toscana citata poc'anzi, che ha dato i natali al Partito Comunista Italiano, sia ora amministrata da una giunta a cinque stelle. L occhio di Massimo Franco è molto attento e scrive che: «Il quadro che emerge è più sfaccettato di quello regalato di recente dalle urne europee. Ieri non c'è stata una replica della valanga renziana. [ ] la battaglia all'ultimo voto a Bergamo, risolta con la vittoria del Partito democratico, il successo dei Grillini in un bastione rosso per settant'anni come Livorno, sono indizi di un Paese che sta cercando nuovi equilibri e che comincia a sperimentarli votando, o astenendosi, nelle città». Non si può certo dare torto all attenta penna del Corriere della Sera : il Paese sta cercando di cambiare pelle alla rappresentanza più vicina che ha e cerca, come si direbbe semplicisticamente in questi casi, volti nuovi da mandare come proprio rappresentante nelle istituzioni. Volti che sta cercando Forza Italia che crolla praticamente dappertutto: i casi più eloquenti sono Livorno (7,46%), Padova (7,36% nonostante la vittoria del candidato leghista Bitonci), Potenza (5,14%). Il partito di Berlusconi resta a mani vuote mentre la destra, Fd I-An, a Potenza conquista la città assieme ai Popolari per l Italia ed una lista civica. Sta cercando di farsi largo una proposta altra da quelle standardizzate e andate a secolarizzarsi come quelle del centrodestra e del centrosinistra, che sono - ormai è del tutto evidente - confini lessico semantici consuetudinari più che realmente politici e basati su imposizioni, più o meno rigide, programmatiche. Questo è dimostrato di come l Italia stia diventando sempre più a Umori Variabili (titolo dell editoriale di Franco sopracitato) e di come anche il Partito Democratico si stia smarcando da quella dicitura che lo accomuna, anch essa più consuetudinaria che realmente comprovata, alle organizzazioni della sinistra italiana del passato. Le reazioni dei dirigenti del Pd sono chiare e Lorenzo Guerini, vicesegretario dem, afferma: «Le sconfitte bruciano, certo. Ma Bergamo, Pavia, Cremona, Pescara,Vercelli, Biella, Verbania dove eravamo all opposizione significano qualcosa». Come a dire: certo, Livorno persa è una mezza sconfitta, ma il Pd è altro. E se ci fosse ancora bisogno di ribadire un concetto già affermato in più di un occasione, per usare un eufemismo, cioè che il Pd è un partito che si distacca da tutte le organizzazioni della sinistra italiana del passato, ci pensa chi afferma che gli sconfitti del Partito Democratico ai ballottaggi non erano renziani. Non erano allineati, in sostanza, ecco pronta la motivazione di una sconfitta. Non erano stati rottamati, erano ancora forieri di quella vecchia sinistra (sic!) che infiniti lutti addusse agli Achei, come l ira di Achille. Certamente, colpa loro. Anche perché «la rottamazione è appena cominciata», assicura Francesco Nicodemo. Guardare oltre il dissenso sulla scelta di Barbara Spinelli Alfonso Gianni Barbara Spinelli ha esercitato il suo diritto di opzione dandone notizia con una lettera che questo giornale online ha contribuito a rendere pubblica. Questo atto permette a ciascuno di noi di dire la propria su quello che non è solo una scelta individuale ma evidentemente politica. Personalmente non sono d accordo. Non è solo un disaccordo con lei, ma anche con chi ha sostenuto queste scelte che immagino non siano state solo solitarie. Come ho detto in tutte le occasioni in cui ho potuto farlo. Non lo ero con la decisione di dichiarare in anticipo l intenzione di non accettare il seggio in caso di avvenuta elezione, per il semplice fatto che è difficile e intimamente contradditorio sostenere, come Barbara ha fatto in una lunga serie di bellissimi articoli, che l Europa è il vero terreno di scontro sul quale bisogna battere le politiche di austerità e poi rinunciare ad andare là dove quelle politiche si formano. Pur con tutti i limiti che il Parlamento europeo ha in campo decisionale, essendo sovrastato dai poteri della Commissione europea. Chi ha fatto la campagna elettorale per la lista L altra Europa con Tsipras sa quante difficoltà questa dichiarazione preventiva di dimissioni ci ha procurato. Un suo ripensamento prima del voto invece avrebbe dato più energia e spinta al successo della lista stessa. Ma dopo il voto non si può cancellare un errore aggiungendone un altro. Barbara Spinelli afferma che l hanno convinta 78mila preferenze. Ma chi può dire che non sarebbero state molte di più se lei non avesse mai messo in dubbio l assunzione di responsabilità di parlamentare europeo, o, in caso contrario, di meno? Nessuno, ovviamente. Non è perciò questo un elemento sufficiente a motivare un cambiamento di idea. La stessa lettera di Tsipras, anch essa resa pubblica, indica come possibile soluzione che la presenza di Barbara Spinelli avrebbe potuto esercitarsi anche non per tutto l arco della legislatura, ma limitata alla parte iniziale di questa, ad esempio alla durata del semestre di presidenza italiana. Nello stesso tempo Tsipras si preoccupa della necessità di garantire che avanzi il processo di aggregazione di una nuova forza di sinistra nel nostro paese collegata con il rafforzarsi di una sinistra radicale su scala europea, come è effettivamente avvenuto nelle elezioni del 25 maggio. Il cambiamento di idea di Barbara Spinelli è maturato al di fuori di un confronto diretto con chi sul territorio ha garantito il successo della lista. E stato comunicato via e mail un paio d ore dopo una vivace assemblea nazionale dei comitati territoriali della Lista che avevano, per usare un eufemismo, sollevato parecchi dubbi e richiesto un confronto di merito sulle scelte da fare per la composizione della delegazione parlamentare europea. Democrazia e trasparenza ne hanno sofferto e non poco. Il fatto che alle parole non corrispondano i fatti mina profondamente la già traballante fiducia nella politica. Per una forza come la nostra che intende risollevarla dalla melma nella quale quest ultima è precipitata, questo è un punto di principio e addirittura preliminare. L incremento delle astensioni nel nostro paese in controtendenza con una media europea di partecipazione al voto superiore, seppure di poco, alla tornata precedente ove per la prima volta in una elezione politica generale ha votato meno del 60% degli aventi diritto, dimostra che ricostruire una fiducia nella politica, a partire dalla elementare connessione tra il dire e il fare, è essenziale. Tuttavia, precisati i vari punti di vista, non possiamo restare vittime del nostro stesso dibattito, che per quanto per noi importante incide poco sulla realtà esterna. Fatti gli auguri alle nostre elette e ai nostri eletti, dobbiamo guardare innanzitutto a quel milione e centomila e oltre elettrici e elettori che hanno votato per L altra Europa con Tsipras. Essi ci caricano di una responsabilità. Che non è solo quella di mandare in parlamento autorevoli rappresentanti il che non è poco di questi tempi ma, per usare la felice espressione che Stefano Rodotà ha usato intervenendo alla assemblea di sabato scorso, di costruire non solo l altra Europa, ma anche l altra Italia. Ovvero di radicare socialmente, culturalmente, politicamente un opposizione allo stravolgimento in atto della democrazia e del diritto del lavoro per fare solo due esempi, i più eclatanti e di costruire una coalizione sociale e politica, un soggetto politico nuovo della sinistra, che nel contesto europeo conduca il nostro paese fuori dalla più grave crisi economica e civile che l abbia mai investito. *Huffingtonpost.it Ilva, arriva Gnudi e scoppiano le polemiche. Risanamento a rischio stop Fabrizio Salvatori Mentre Piero Gnudi, 76 anni, bolognese (commercialista del padre del ministro dello Sviluppo economico Francesca Guidi), si insedia da commissario dell'ilva, tra le polemiche, la situazione dell Ilva torna a farsi caotica e piena di incertezze. Assicurato il pagamento degli stipendi di maggio, resta da chiarire il contenzioso con le aziende fornitrici che, per ammissione della stessa Ilva registra un arretrato di 46 milioni, e il risanamento ambientale. Quanto prescritto dall'aia (Autorizzazione integrata ambientale) potrebbe rimanere lettera morta. Recentemente, l'azienda, non avendo le risorse per pagare l'anticipo, ha dovuto anche fermare l'ordine dei quattro nuovi filtri a manica previsti nel reparto dell'agglomerato in sostituzione degli attuali elettrofiltri allo scopo di abbattere ulteriormente le emissioni di diossina e portarle a 0,1 nanogrammi per metro cubo d'aria (oggi il limi
Related Search
Similar documents
View more...
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks