COMMENTARIO AI SABATI I SABATI DOPO L EPIFANIA E DOPO PENTECOSTE

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COMMENTARIO AI SABATI I SABATI DOPO L EPIFANIA E DOPO PENTECOSTE SETTIMANA DELLA I DOMENICA DOPO PENTECOSTE SABATO anno II LETTURE Lettura Levitico 12, 1-8 La purificazione della puerpera. Salmo Salmo

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COMMENTARIO AI SABATI I SABATI DOPO L EPIFANIA E DOPO PENTECOSTE SETTIMANA DELLA I DOMENICA DOPO PENTECOSTE SABATO anno II LETTURE Lettura Levitico 12, 1-8 La purificazione della puerpera. Salmo Salmo 94 (95) Epistola Galati 4, 1-5 Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge. Canto al V. Cfr. Matteo 3, 15 Vangelo Luca 2, Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme. PAROLE CHIAVE Lettura Le norme della Legge a riguardo della puerpera: Parla agli Israeliti dicendo: Se una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà impura per sette giorni;. L ottavo giorno si circonciderà il prepuzio del bambino. Poi ella resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario,. Ma se partorisce una femmina sarà impura due settimane ; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue. Quando i giorni della sua purificazione, porterà al sacerdote all ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio per il peccato. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; ella sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge. Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi:. Il sacerdote compirà il rito espiatorio per lei ed ella sarà pura.. Salmo È invito a rendere lode a Dio riconoscendo le proprie colpe e dando ascolto al suo volere. Epistola Il ruolo pedagogico (educazione del fanciullo) della Legge: per tutto il tempo che l erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, benché sia padrone di tutto, ma dipende da tutori e amministratori fino al termine prestabilito dal padre.. I credenti in Cristo: Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio. L adempimento di ogni giustizia in Cristo: nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge. Oltre l azione educatrice: perché ricevessimo l adozione a figli.. Canto al Vangelo Evidenzia il ruolo della Legge al cospetto del Vangelo. Vangelo L adempimento di ogni giustizia in Cristo: Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.. Il frutto della pedagogia veterotestamentaria: Ora a Gerusalemme c era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.. Oltre la pedagogia : Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele.. PROPOSTE A memoria, è questa la prima volta che l ordinamento delle letture sabbatiche sinagogali, da cui prende le mosse la nostra Lettura, mi lascia perplesso nel reperire il punto focale. La Parashà, infatti, non è, apparentemente, che la lettura continua dei capitoli 12 e 13 del Levitico. In apparenza una sequenza di norme igieniche e di profilassi che stupiscono per la loro pacatezza e, oserei dire, per l approccio scientifico che invita a periodi di quarantena che consentano di valutare l evolvere delle presunte infezioni prima di emettere sentenze avventate. Ma già qui sorge un dubbio, un disagio. Saranno forse gli occhi con cui guardiamo e la cultura che li sorregge, ma come si fa ad elencare senza quasi distinzione le norme che concernono le puerpere e quelle relative alla lebbra degli uomini e delle cose? È vero che il flusso di sangue dopo il parto può essere visto come una malattia, come qualcosa di anomalo di cui purificarsi; e ciò soprattutto se si considera il sangue come portatore dello spirito di vita che ci anima. In questo caso perderne attiene al profondo della vita, e così pure avere a che fare col sangue di altri. Ma la benedizione della nascita di una nuova creatura non può essere semplicemente elencata fra le malattie contagiose. C è per forza uno iato fra i due capitoli letti. Questa sensazione si acuisce quando ci si accosta alla Haftarà prevista per questa Parashà. Qui non si tratta di una lettura continua di un capitolo di un libro. La parte dominante la fa il racconto della guarigione di Naaman il siro, lebbroso miracolato per l intercessione del profeta Eliseo, racconto contenuto nel quinto capitolo del Secondo Libro dei Re. Il motivo di simile commento è evidente: se la Parashà ci ha esposto le norme volute dal Signore per il trattamento della lebbra, questo miracolo ci dice che essa può anche essere, nelle mani del Signore, occasione per manifestare la sua maestà sul creato e donare la sua grazia a noi uomini. Ma al racconto è stato anteposto un altro miracolo che si trova in chiusura del capitolo precedente. E non c entra proprio nulla con la lebbra; è il racconto di una moltiplicazione di pani. Allora viene da dire che la combinazione delle due letture voglia portarci a meditare come la Legge ci sia di aiuto per vivere bene la quotidianità al cospetto del Signore, ma la libera azione di Dio in nostro favore spesso eccede la quotidianità e produce frutti di salvezza e ristoro per noi uomini che eccedono ogni nostra più rosea aspettativa. A chi, poi, osserva con occhio cristiano, potrebbe venir da argomentare che la lebbra riguarda la seconda parte di entrambe le letture. Allora, in qualche modo, il miracolo della moltiplicazione dei pani va di pari passo con il dono della nascita di un figlio. E lo stesso incipit della Parashà: Prolificherà, ci invita a fissare l attenzione sulla puerpera più che sulla lebbra ( Il lebbroso è titolo non di questa ma della Parashà successiva). Mossi, e sommossi, da tutte queste considerazioni viene spontaneo accostare con lo stesso animo le letture del nostro ordinamento sabbatico. Ecco, allora, che anche noi parliamo di un dono che eccede decisamente le norme sul puerperio. Parliamo di un Figlio che eccede ogni aspettativa e realizza tutte le profezie. Ma lo fa nel rispetto della pedagogia veterotestamentaria, nel rispetto della normalità quotidiana. La Lettura riprende puntualmente le norme sulla purificazione della puerpera con cui si è aperta la Parashà. E il Vangelo ci racconta che Maria e Giuseppe le hanno scrupolosamente rispettate in occasione della nascita di Gesù: secondo la Legge, come è scritto nella Legge. Simeone, però, che aspettava la consolazione d Israele, e lo Spirito Santo era su di lui, ci avvisa che quel bambino è l eccesso dell amore di Dio per noi: i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele.. San Paolo rende sistematico il tutto spiegandocelo. La minorità è il periodo in cui il Signore ha svolto la sua azione pedagogica, con tutori e amministratori. Nella pienezza dei tempi, però, Dio mandò la gloria del [s]uo popolo, mandò il suo Figlio che, nel rispetto del nostro cammino pedagogico ( nato da donna, nato sotto la Legge ), ci offre il di più ( per riscattare quelli ), ci offre l adozione a figli. Allora non lasciamoci sfuggire questo eccesso d amore per noi. Anche lui ha moltiplicato i pani chiamando gli apostoli a spezzarli e porgerceli. È il pane dell Eucaristia, la sua carne offerta per noi; è il pane della comunione che ci unisce a Lui rendendoci figli di Dio. Ci lasciamo sfuggire tutto ciò per rimanere nella sola quotidianità del viver corretto? Vogliamo ragionare come Naaman prima del miracolo: Forse l'abana e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque di Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per essere guarito?, o dopo il miracolo: il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dei, ma solo al Signore.? Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo, perché i miei occhi hanno visto. SETTIMANA DELLA II DOMENICA DOPO PENTECOSTE SABATO anno II LETTURE Lettura Levitico 23, 9-14 L offerta del primo covone. Salmo Salmo 95 (96) Epistola Ebrei 10, 1-10 Siamo stati santificati per mezzo dell offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre. Canto al V. Matteo 9, 13 Vangelo Matteo 5, Va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. PAROLE CHIAVE Lettura Il compimento della liberazione: Quando sarete entrati nella terra che io vi do e ne mieterete la messe, porterete al sacerdote un covone, come primizia del vostro raccolto. Il sacerdote eleverà il covone davanti al Signore, perché sia gradito per il vostro bene ; il giorno per l offerta: il sacerdote lo eleverà il giorno dopo il sabato.. I riti connessi e i segni in essi usati: Quando farete il rito di elevazione del covone, offrirete un agnello di un anno, senza difetto, per l olocausto in onore del Signore, insieme a un oblazione di due decimi di efa di fior di farina impastata con olio: ; la libagione sarà di un quarto di hin di vino.. La separazione rispetto al cibo normale: Non mangerete pane né grano abbrustolito né grano novello, prima di quel giorno, prima di aver portato l offerta del vostro Dio.. Salmo È canto di lode alla maestà di Dio, celebrata nella liturgia, colta nel creato, esercitata nel giudizio finale. Epistola La funzione della Legge: la Legge, poiché possiede soltanto un ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non ha mai il potere di condurre alla perfezione per mezzo di sacrifici coloro che si accostano a Dio. Altrimenti, non si sarebbe forse cessato di offrirli,? Invece in quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati. È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri elimini i peccati.. La nuova Alleanza / il nuovo sacerdozio: Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti. Allora ho detto: Ecco, io vengo poiché di me sta scritto nel rotolo del libro per fare, o Dio, la tua volontà.. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo.. Il sacrificio cristiano: Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.. Canto al Vangelo Riassume Epistola e Vangelo evidenziandone la chiave di lettura. Vangelo L etica cristiana: Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai;. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello. Chi poi dice al fratello: Stupido, ; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna. ; e la sua declinazione nella liturgia: Se dunque tu presenti la tua offerta all altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all altare, va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.. PROPOSTE Come già detto nel commento al I anno, parrebbe che Parashà e Haftarà cui fare riferimento oggi ci vogliano invitare a meditare sulla santità del sacerdozio. Una affermazione ritorna lungo tutte queste pagine del Levitico: Io sono il Signore, Io sono il Signore che vi santifico ; e, nella parte che si proclama nell anno primo, viene anche precisato in che cosa consista la santità del sacerdote: Tu considererai dunque il sacerdote come santo, perché egli offre il pane del tuo Dio: sarà per te santo, perché io, il Signore, che vi santifico, sono santo. La santità ci viene presentata come iniziativa del Signore che sceglie per il proprio servizio delle persone e le consacra per questo scopo. I comportamenti proposti come norma hanno lo scopo di rendere evidente questa situazione di fatto e di aiutare i sacerdoti a non profanare con le loro azioni la scelta del Signore. Per bocca del profeta Ezechiele tutte la norme proclamate nella Parashà vengono riproposte per i sacerdoti chiamati a servire nel tempio ricostruito dopo il ritorno dall esilio. Sono riprese quasi parola per parola; e anche in questo testo alcuni indizi ci inducono a meditare sulla santità del sacerdozio; santità che, ancora una volta, è intimamente connessa alla funzione svolta e non alla virtuosità del singolo. La Parashà continua specificando a quali condizioni sia possibile accostarsi ai cibi sacri, vale a dire la santità come presupposto alla partecipazione liturgica sia per le famiglie sacerdotali che per tutti i fedeli; specificando pure le caratteristiche richieste per le vittime sacrificali. Qualcosa di assai vicino alle nostre prescrizioni circa il digiuno rituale prima di consumare il cibo eucaristico, o alle caratteristiche previste per il vino da messa. Con quale animo guardare a tutto ciò lo specifica la Parashà: Osserverete dunque i miei comandi e li metterete in pratica. Io sono il Signore. Non profanerete il mio santo nome, perché io mi manifesti santo in mezzo agli Israeliti. Io sono il Signore che vi santifico, che vi ho fatto uscire dal paese d'egitto per essere vostro Dio. Io sono il Signore. ; la santità / il riferimento a Dio nel servirci dei beni della terra per rendergli culto. Infine, siamo condotti a meditare sulla struttura della scansione del tempo, vale a dire sul calendario e le feste in esso contemplate; e il tutto è concluso dalla condanna della bestemmia e dall indicazione della pena del taglione. Se per la bestemmia è agevole riandare al tema della santità, apparentemente gli altri temi parrebbero scarsamente attinenti a quello iniziale: la santità del clero, che anche Ezechiele ci invita a meditare dalla Haftarà. Sarà vero? Il nostro ordinamento delle letture odierne punta risolutamente sulla considerazione del tempo, proponendoci le norme per ben celebrare una delle feste più importanti per l antica Alleanza: l offerta del primo covone. Accostiamoci con alcune considerazioni preliminari. Penso di non sbagliare affermando che, oggi, non siamo abituati a soffermarci sul modo di suddividere il tempo che scorre, sulle ragioni che ci portano a determinate scelte. Il calendario e le feste in esso menzionate li diamo per scontati, qualcosa di dovuto e neutrale. In realtà seguendo l ordine con cui se ne parla nel Levitico già il fatto che ci sia una scansione settimanale non è per nulla neutrale; ci pone nell ottica della creazione secondo il racconto biblico e ci dice che l abbiamo preso a modello del nostro scorrere del tempo: vogliamo che il tempo scorra secondo il volere e il modello del Signore, vogliamo che sia santo. Anche le feste possono rimandarci, o meno, a quanto il Signore ha espresso col suo parlarci nella Scrittura: possono essere pietre miliari disseminate lungo l anno per indicarci la strada verso la dimora del Signore. Non è un caso che la rivoluzione francese o il fascismo avessero deciso di spendere del tempo per creare un nuovo calendario a loro conforme. Non è un caso che la classe politica europea decida di occuparsi di queste cose e si chieda se mantenere la scansione settimanale, se mantenere la domenica come giorno di riposo, se mantenere le feste tramandateci. Stiamo occupandoci della santità del tempo / del suo scorrere al cospetto di Dio. La festa del primo covone si colloca in questo contesto. Si tratta della primizia del raccolto di ogni anno; potrebbe essere presa per un semplice rituale connesso ad una religiosità agreste, come molte civiltà contadine hanno conosciuto e conoscono pur senza riferimenti al Dio di Abramo. Quando sarete entrati nella terra che io vi do e ne mieterete la messe, porterete al sacerdote un covone, come primizia del vostro raccolto. È, quindi, il primo covone raccolto come frutto della incredibile liberazione che il Signore ha voluto pervicacemente operare a favore di Israele, facendolo uscire dalla schiavitù dell Egitto sino ad arrivare nella terra promessa dove abitare in case costruite da altri e a raccogliere i frutti dei campi e delle vigne coltivate da altri: dono, puro dono del Signore. L offerta annuale del primo covone è, prima di tutto, esattamente ciò: fare memoria di questo dono di liberazione. Perciò è scrupolosamente vietato servirsi della nuova farina prima della festa ( Non mangerete pane né grano abbrustolito né grano novello, prima di quel giorno, prima di aver portato l offerta del vostro Dio ), per non ridurre il tutto al livello della religiosità naturale. Gli altri dettagli: l agnello senza macchia e lo hin di vino, legati a tale offerta, per noi cristiani lasciano trasparire il sacrificio eucaristico, la mensa pasquale, facendoci guardare alla festa come a prefigurazione della liturgia eucaristica. Ho parlato volutamente di mensa pasquale perché non è un caso che, proprio a cominciare dal triduo pasquale per sfociare nella santa Veglia e nel giorno di Pasqua, tutto ci porti a renderci conto che le cose vecchie sono passate, tutto è fatto nuovo. In quei giorni e in quella notte si compie la nostra liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte; grazie al sacrificio di Cristo siamo introdotti nella terra promessa della comunione col Padre. Allora, quella notte, quando già splendono le luci del nuovo giorno, il primo dopo il sabato come anche il Levitico precisa, perché quello era un sabato di riposo assoluto, dopo il silenzio e la spoliazione del Sabato Santo, possiamo elevare a Dio il pane nuovo, frutto non dei nostri meriti ma del suo dono offertoci da Cristo sulla croce e possiamo cibarcene unitamente al vino / sangue di Cristo che suggella la nuova Alleanza. Ce lo ha spiegato san Paolo ricordandoci che il rito antico non aveva la capacità di salvare e, tuttavia, prefigurava, come un ombra, quanto Cristo ha realizzato per noi, nel suo corpo, una volta per sempre. Quando ci riuniamo per la celebrazione eucaristica, allora, cosa facciamo? Anche in questo siamo aiutati a capire dalla pagina del Levitico. Noi facciamo memoria di quell unico, efficace, sacrificio, di quell unico dono. E fare memoria significa essere resi presenti a tale dono. Ma, proprio per questo, il Vangelo ci avvisa che non possiamo prendervi parte come pubblico a teatro; è messa in gioco la nostra vita, cristiana. Quindi non può bastare il rispetto formale e ristretto delle regole; la logica del Signore è altro, e Cristo ce lo ha insegnato. Per questo, prima di accostarci al dono della mensa pasquale, ci è chiesto di praticare la riconciliazione coi fratelli; vale a dire: togliere tutto il pane vecchio dalla nostra vita per essere pronti ad accogliere quello nuovo. SETTIMANA DELLA III DOMENICA DOPO PENTECOSTE SABATO anno II LETTURE Lettura Levitico 23, L offerta delle primizie al Signore. Salmo Salmo 96 (97) Epistola Romani 14, 13-15, 2 Il regno di Dio non è questione di cibo, ma è male per un uomo mangiare dando scandalo. Canto al V. Osea 6, 6 Vangelo Luca 11, Queste erano le cose da fare, senza trascurare quelle. PAROLE CHIAVE Lettura La festa della settimana di settimane / Pentecoste: Dal giorno dopo il sabato, cioè dal giorno in cui avrete portato il covone per il rito di elevazione, conterete sette settimane complete. Conterete cinquanta giorni fino all indomani del settimo sabato e offrirete al Signore una nuova oblazione.. Norme per la sua celebrazione: Porterete dai luoghi dove abiterete due pani, per offerta con rito di elevazione; ; sono le primizie in onore del Signore. Oltre quei pani, offrirete sette agnelli dell anno
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