Che cos è la CEI: storia e identità

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S tudi e commenti Che cos è la CEI: storia e identità Relazione di mons. Giuseppe Betori «Non è semplice riassumere oltre mezzo secolo di vita e di storia della Conferenza episcopale italiana (CEI)». Sono queste le prime parole di mons. Betori che di tale storia è stato negli ultimi anni un protagonista in occasione della relazione introduttiva al II Seminario di aggiornamento giuridico-amministrativo, organizzato dalla CEI per i vescovi di recente nomina il novembre 2007 a Roma. A partire dall iniziale «necessità di coordinare l azione pastorale e d individuare un soggetto pubblico in grado di rappresentare la Chiesa italiana» ( ), mons. Betori racconta come si è fatta strada la necessità di formare la Conferenza episcopale italiana così come la conosciamo oggi, attraverso l avvicendarsi dei programmi pastorali decennali e dei convegni ecclesiali nazionali che, a partire dagli anni settanta, hanno contribuito a definirne l identità. Mons. Giuseppe Betori è stato promosso il 9 settembre scorso arcivescovo di Firenze; lascia l incarico di segretario generale della CEI al vescovo siciliano Mariano Crociata (cf. riquadro a p. 551). Stampa ( ) da file in nostro possesso. Sottotitoli redazionali. Non è semplice riassumere oltre mezzo secolo di vita e di storia della Conferenza episcopale italiana (CEI), senza contare che il tratto di strada più recente, a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II, non è sufficientemente sedimentato per permettere un analisi compiuta. Nondimeno, la vicenda della Conferenza episcopale in Italia presenta tratti peculiari, che la differenziano da analoghe esperienze in Europa e negli altri continenti. Il primo tratto saliente è che la CEI è più giovane rispetto ad altre conferenze, costituitesi già nel XIX secolo, soprattutto negli anni di Leone XIII. Ricordo, ad esempio, che in Belgio i vescovi si riuniscono dal 1832, mentre quelli tedeschi decisero d incontrarsi periodicamente già a partire dal 1867; in Irlanda, la Conferenza episcopale nasce nel 1854 e nel 1899 il Concilio latinoamericano invita gli episcopati a tenere regolari riunioni. Anche nell Italia degli stati preunitari esisteva una tradizione di assemblee di vescovi: le riunioni regionali, che saranno formalizzate nel 1889 dall istruzione vaticana Alcuni arcivescovi. Essa prescriveva almeno una riunione l anno antesignana delle attuali conferenze regionali, anche se la fisionomia di tali organismi era ben lontana da quella odierna. Il profondo legame con il papa, vescovo di Roma, e la presenza della Santa Sede spiegano questo apparente «ritardo», che fa sì che la Chiesa italiana non si concepisca né si esprima in maniera distinta da Roma. D altra parte, anche dopo il Concordato del 1929 le questioni non aventi carattere regionale sono risolte dalla Santa Sede, che fino al 1968 gestisce direttamente anche i seminari regionali La decisione, presa nel 1952, di convocare tutti i presidenti delle conferenze regionali costituisce quindi una svolta a tutti gli effetti, maturata anche alla luce della missione guidata da p. Riccardo Lombardi e sostenuta da Pio XII per un risveglio dei cattolici italiani. Già alla fine degli anni quaranta la frammentazione delle iniziative e delle istituzioni cattoliche aveva destato, infatti, profonda preoccupazione, ma i timori per la solidità del cattolicesimo italiano avevano subito un ulteriore incremento dopo le note vicende politiche del Anche per queste ragioni, Pio XII auspicava un potente risveglio, un «saggio inquadramento» e «un assennato impie- 546 go» delle forze cattoliche. In questo clima, l 8 gennaio 1952, ha luogo a Firenze la prima riunione dei presidenti delle conferenze regionali, sotto la presidenza del card. Schuster, quale membro anziano. I temi all ordine del giorno sono la vita cristiana, il clero secolare e regolare, il laicato; l obiettivo è quello di presentare al papa delle conclusioni, che possano ispirare iniziative di rinnovamento. L eco di quella riunione si spinse fino alla lettera collettiva dell episcopato italiano del 1954, che vide la luce nonostante la perplessità espressa da numerosi vescovi nei confronti di un documento che non portasse la firma del papa. In realtà, fu proprio la Santa Sede a sostenere l iniziativa di un messaggio dell episcopato nazionale, in cui i firmatari affermano di «interpretare tutti i vescovi italiani». La stessa Santa Sede avvertiva infatti la necessità di una maggiore responsabilizzazione dei vescovi italiani, attraverso un azione collettiva che tracciasse un programma pastorale su cui far convergere le iniziative diocesane. Emergeva infatti la duplice necessità di coordinare l azione pastorale e d individuare un soggetto pubblico in grado di rappresentare la Chiesa italiana: nasce così il primo statuto, ancora provvisorio, della CEI, approvato dalla sacra Congregazione concistoriale il 1 agosto Tre papi del XX secolo provengono dalla CEI, di cui hanno fatto parte come vescovi: Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo I. Il suo sviluppo, discreto e progressivo, non è estraneo a questo profondo legame con i pontefici, pur nella varietà delle stagioni storiche che caratterizzano l esperienza italiana. È una crescita che deve fare i conti con le resistenze locali e con l attivismo delle associazioni ecclesiali nazionali. Intesa prospettivamente, la storia della CEI è soprattutto la storia del lento ma proficuo emergere di un soggetto ecclesiale unitario in Italia. Il nuovo statuto provvisorio del 1959 va in questa direzione, prevedendo la figura del presidente, designato dal Comitato direttivo e nominato dal santo padre. Anche la Commissione episcopale per l Azione cattolica, che fino al 1952 era stata l unica struttura nazionale, viene inquadrata come commissione della CEI. Esiste ormai un Segretariato permanente e all inizio degli anni sessanta viene costituito l Ufficio catechistico nazionale, come strumento della Commissione per le attività catechistiche. In questa stagione, segnata da mutamenti profondi nella società italiana e dal progressivo sgretolarsi di quel fronte unitario che aveva presidiato la comunanza d intenti tra la Chiesa e i politici cattolici nell immediato dopoguerra, si staglia il concilio Vaticano II, e con esso la ricerca di un nuovo rapporto con le istituzioni del paese. È questa, però, soltanto una parte forse, a ben vedere, neppure la più importante delle funzioni svolte dalla CEI, che si caratterizza sempre più per l azione pastorale. Se in precedenza le numerose diocesi italiane avevano trovato una convergenza d orientamento e d intenti nelle parole del papa, nelle direttive della Santa Sede e nelle attività dell Azione cattolica, si va progressivamente configurando una diversa articolazione delle responsabilità, all interno della quale la CEI è legittimata a trattare tutti gli affari relativi all Italia. Così, a metà degli anni sessanta, il tono della prima Assemblea plenaria della CEI, a cui partecipa anche il papa, è quello di un nuovo inizio dell istituzione, in particolar modo per la presenza alla riunione non più dei soli presidenti delle conferenze regionali o dei soli metropoliti, ma di tutti i vescovi italiani. È il fulcro del piano d azione pastorale, cioè l evangelizzazione, a esigere necessariamente un assetto differente della Conferenza stessa.. Evangelizzazione e sacramenti Nel 1965 il nuovo statuto, che non ha più carattere di provvisorietà, ne disegna una configurazione diversa rispetto al passato, prevedendo l Assemblea generale, di cui fanno parte tutti i vescovi, compresi gli ausiliari, il Consiglio di presidenza (formato dal presidente, dal vicepresidente, dai presidenti delle conferenze regionali e da altri), le Commissioni e i Comitati, il Segretariato generale, guidato da un vescovo-segretario. Le ripetute modifiche al testo statutario l attuale risale al 2000 manifestano tutte l esigenza di rimodellare la struttura di fronte alle nuove sfide e alle mutate necessità. In termini propositivi, l impulso iniziale si concretizzò nel progetto di fondo di attuare nelle diocesi le decisioni conciliari, inserendole con tempestività e saggezza attraverso programmi o piani pastorali che consentissero al cattolicesimo italiano di crescere in maniera unitaria, evitando polarizzazioni, ritardi o avanzamenti discordi. Tale cammino sarà segnato in particolare dai programmi pastorali decennali (Evangelizzazione e sacramenti 1973; Comunione e comunità 1981; Evangelizzazione e testimonianza della carità 1990; Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia 2001)* e dai convegni ecclesiali nazionali (a Roma nel 1976, a Loreto nel 1985, a Palermo nel 1995 e a Verona nel 2006), posti a metà dei percorsi decennali, quali tappe miliari del percorso della Chiesa italiana. Di fonte al travaglio che caratterizza la stagione ecclesiale a cavallo degli anni sessanta e settanta, la CEI concentra le proprie forze sull aspetto propositivo, cercando di fornire alle Chiese italiane stimoli e strumenti per una rinnovata azione pastorale. Non a caso l Assemblea plenaria del 1967 discute della cultura teologica del clero e del laicato, mentre nel 1968 si parla dei laici nella Chiesa. Durante l Assemblea straordinaria del 1969 ci si prepara al futuro sinodo dei vescovi e si discute dell Azione cattolica. Nel 1970 vengono focalizzati alcuni problemi pastorali di pressante attualità: il ruolo delle ACLI, la famiglia e l introduzione della legge sul divor- * I programmi pastorali si trovano nell Enchiridion CEI: Evangelizzazione e sacramenti (1973), vol. 2; Comunione e comunità (1981), vol. 3; Evangelizzazione e testimonianza della carità (1990), vol. 4; Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (2001), vol Studi e commenti zio, il passaggio dalla Pontificia opera di assistenza alla Caritas italiana. Comincia a farsi largo nella sensibilità generale la consapevolezza che il problema della fede costituisce in primo luogo una responsabilità missionaria, che impone il dovere di ripresentare a ogni generazione che si affaccia alla vita la proposta che viene da Dio. A partire da quest attenzione, già pienamente espressa nelle conclusioni conciliari, gli obiettivi del decennio mettono a fuoco il tema dell evangelizzazione. Si tratta di una tappa importante, che mira a connettere la multiforme attività dei cattolici italiani in campo sociale con la prospettiva dell evangelizzazione, mentre è sempre più condivisa la consapevolezza che il quadro sociale tradizionale, in cui la Chiesa ha un suo ruolo assicurato, è sottoposto a rapide trasformazioni e a un processo di erosione, che esige una nuova comunicazione della fede. Per questa ragione, molte energie saranno dedicate all elaborazione del progetto catechistico e alla redazione dei catechismi per le diverse fasce d età. Non di minore importanza è il ruolo svolto dalla CEI nell attuazione della riforma liturgica, per la quale offre le competenze necessarie e gli strumenti operativi per la traduzione e pubblicazione dei libri liturgici e un contesto di unità che ne favorisce l accoglienza. «Procedere uniti», diventa il compito della CEI: agire e agire insieme. La maturazione dell identità specifica della Conferenza episcopale si comprende appieno guardando a questo suo ruolo di sintesi e di cinghia di trasmissione fra le tante e diverse diocesi italiane. È l affermarsi di un progetto, ma anche lo sviluppo di una coscienza ecclesiale comune in un mondo sempre più frammentato. Sotto tale profilo, il primo Convegno ecclesiale nazionale, tenuto a Roma nel 1976, porta a maturazione la rinnovata fisionomia della Chiesa italiana. La storia del primo quarto di secolo di vita della CEI, che si conclude con la scomparsa di Paolo VI (1978), è dunque quella di una stagione di fondazione, ma anche del progressivo affermarsi di una consapevolezza identitaria e insieme missionaria, che diventerà, nel tempo, sempre più rilevante e propositiva. Comunione e comunità Con il pontificato di Giovanni Paolo II nuove problematiche si delineano nello scenario italiano e mondiale. Dal punto di vista istituzionale, la promulgazione del rinnovato Codice di diritto canonico (1983) e la revisione del Concordato lateranense (1984) segnano un nuovo modello di rapporti con lo stato. Fin dai primi interventi, Giovanni Paolo II aveva posto l enfasi sul carattere universale della verità e sul nesso stringente fra verità e libertà, aspettandosi dai cattolici italiani un annuncio più esplicito della verità cristiana e un ruolo più attivo o, per meglio dire, più diretto, all interno della vita nazionale, con la consapevolezza di dover essere soggetto operoso e influente nei dinamismi culturali e sociali del popolo italiano. Il nuovo piano pastorale, Comunione e comunità (1981), intendeva porre attenzione alle condizioni interne della comunità cristiana, nel tentativo di affrontare e sanare i focolai di crisi ereditati dal decennio precedente. Ma il tema non era estraneo alle preoccupazioni di una società attraversata da tensioni rilevanti, che assumevano anche il volto del terrorismo. Tra il 1980 e il 1985 la vita della Chiesa fu segnata anche da due grandi eventi, esterni e di carattere differente. Il primo fu il referendum sulla legge dell aborto, perso dalle forze cattoliche. Tale risultato, che non ebbe a differenza di quello analogo sul divorzio effetti dirompenti all interno della Chiesa, dal momento che i cattolici si erano presentati alla prova sostanzialmente concordi, certamente accentuò la frattura tra la società italiana e la tradizione morale cattolica, aprendo un contrasto destinato a svilupparsi fino ai giorni nostri. Nell allocuzione pronunciata da Giovanni Paolo II nel corso del Convegno ecclesiale di Loreto (1985) è posta non soltanto senza indugi la questione dell indirizzo della Chiesa italiana, ma anche si assesta quell identità che la CEI verrà chiamata ad assumere compiutamente nel suo sviluppo. Se, come affermato in quella sede dal papa, l identità storica del popolo italiano non è separabile dal cristianesimo, allora il processo di secolarizzazione impone ai cattolici l impegno d «iscrivere la verità cristiana sull uomo nella realtà di questa nazione italiana» (Regno-doc. 9,1985,316). Per tale ragione, la Chiesa è chiamata a operare «affinché la fede cristiana abbia, o recuperi, un ruolo-guida e un efficacia trainante nel cammino verso il futuro» (Regno-doc. 9,1985,317). A partire da Loreto, grazie anche alle risorse rese disponibili dal nuovo Accordo concordatario, prende il via un forte rafforzamento della struttura della CEI, con l aumento degli uffici e delle commissioni, che nel corso degli anni ottanta e novanta sarebbero giunti a coprire tutti gli ambiti di attività delle Chiese locali. In parallelo, sul versante dei rapporti con il laicato, fra il 1985 e il 1995 si deve invece prendere atto delle persistenti difficoltà ad armonizzare le molteplici espressioni dell associazionismo cattolico. È questo anche il periodo della crisi dei tradizionali partiti politici, con un conseguente incremento di responsabilità per la Chiesa, spesso chiamata a ribadire i valori fondamentali e irrinunciabili per il paese, compreso quello dell unità. Questo percorso culmina nella «grande preghiera per l Italia», voluta da Giovanni Paolo II e promossa dalla CEI nel 1994 (cf. Regno-doc. 7,1994,217ss). Proprio in questi anni cominciano a emergere le prime accuse d «ingerenza» della Chiesa in ambiti che le sarebbero alieni. Sul punto, mi sembra doveroso chiarire almeno una questione di fondo: in un paese democratico tutte le agenzie culturali hanno il diritto e il dovere d intervenire nel dibattito pubblico e il loro intervento contribuisce al corretto funzionamento del sistema. La Chiesa è stata partecipe della storia della comunità nazionale, si è riconosciuta come parte di una vicenda comune, ha avuto con ciò coscienza di essere una Chiesa italiana, investendo se stessa e le proprie convinzioni nel dibattito pubblico, senza tirarsi mai fuori dal gioco democratico, ma rafforzando semmai tale fondamentale pratica e rinsaldando, nel medesimo tempo, l identità nazionale. Inol- 548 tre, quando si parla della presenza della Chiesa nella società italiana, bisognerebbe guardare non soltanto alle prese di posizione dei vescovi, ma anche a quella ripresa di vitalità del mondo cattolico che negli ultimi lustri ha saputo esprimersi in molteplici forme d azione sociale: cooperative culturali, editoria, mass media, scuole paritarie, associazioni di genitori, consultori familiari, assistenza sociale, volontariato ecc. Ricordiamo, solo in anni recenti, la voce della Chiesa e della CEI sulla questione meridionale, sulla criminalità organizzata, sulla corruzione e il deficit statale, sugli aspetti complessi della comunicazione. In questa fase, è particolarmente significativa la ripresa delle Settimane sociali dei cattolici italiani (1988), il documento Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno (1989) e l assunzione, nello stesso anno, della gestione del quotidiano Avvenire, destinato a diventare lo strumento-tramite tra i vescovi e l opinione pubblica. Meno evidente nella percezione dell opinione pubblica, ma non meno significativa per la storia della CEI, è stata negli anni ottanta l attenzione alla dimensione giuridica e propriamente normativa. Il Concordato del 1984 anche in ambiti importanti si limita a fissare alcuni principi di carattere generale, rinviandone la specificazione a intese successive fra il Governo e la CEI. Ciò ha contribuito a consolidarne il profilo istituzionale, dal momento che è stata chiamata ad assumere un ruolo di protagonista nella realizzazione dei principi pattizi: basti ricordare, a questo proposito, le delibere relative al sostentamento del clero e le intese sui beni culturali ecclesiastici e sull insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Di particolare rilevanza fu la riduzione del numero delle diocesi, che nel 1987 passarono da più di 300 a 228 (oggi sono 226, compreso l Ordinariato militare), e l entrata a regime del nuovo sistema di finanziamento della Chiesa: il cosiddetto «otto per mille», non solo impose la necessità di costanti contatti istituzionali fra la CEI e il governo, ma rese disponibile un ingente massa di risorse finanziarie, destinate a transitare attraverso i canali della CEI stessa, secondo parametri chiari e pubblici, approvati dagli stessi vescovi, creando così un legame più saldo con le diocesi. nella Chiesa. La spiritualità diviene così parola chiave del cattolicesimo odierno, seppure non priva di potenziali equivoci. A essi il Convegno palermitano cercò di porre rimedio, ribadendo che la spiritualità deve incentrarsi sulla persona di Cristo e deve tradursi in vita nello Spirito. Si tratta, pertanto, di una spiritualità storica, personalizzata, di comunione, declinata secondo il termine della «reciprocità», che trova espressione sintetica in una formula: «Contemplativi nella storia e memori del mondo davanti a Dio» (CEI, Con il dono della carità dentro la storia, , n. 11; ECEI 6/131). Sul secondo versante a Palermo emerse l urgenza di un «estroversione» della Chiesa che recuperasse il senso forte della verità, per aprirsi con una precisa identità al dialogo e all incontro con l uomo contemporaneo, nella consapevolezza che la Parola ha in sé capacità d incarnazione in ogni tempo e in ogni luogo. Dall incontro di queste due esigenze si aprì lo spazio del progetto culturale, già tracciato nel settembre 1994 dal card. Ruini nella prolusione al Consiglio episcopale permanente. L orizzonte del progetto culturale era, ed è, il riconoscimento delle sfide cruciali che la cultura pone oggi alla fede, nella convinzione che solo raccogliendo queste sfide la fede può esprimere la sua energia creativa e alimentare il rinnovamento dell uomo e della società. L obiettivo che emerse allora fu quello di costruire, con categorie attuali, una visione cristiana del mondo, consapevole delle proprie radici e della propria pertinenza nelle questioni vitali,
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