Capodanno. Note: Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica. Epifania

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CALENDARIO GENNAIO Aggiorna sul nevaio. Ad altro dosso di monte un ignoto paese mormorando mi va primavera dalle sue rosse fontane, da rivi scaturiti a giorno chiaro; dove uscirono donne sulla neve e ora

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CALENDARIO GENNAIO Aggiorna sul nevaio. Ad altro dosso di monte un ignoto paese mormorando mi va primavera dalle sue rosse fontane, da rivi scaturiti a giorno chiaro; dove uscirono donne sulla neve e ora cantano al sole. Vittorio Sereni - Capo d Anno Capodanno Epifania FEBBRAIO L idea che gli altri vedevano in me uno che non ero io quale mi conoscevo; uno che essi soltanto potevano conoscere guardandomi da fuori con occhi che non erano i miei e che mi davano un aspetto destinato a restarmi sempre estraneo, pur essendo in me, pur essendo il mio per loro (un mio dunque che non era per me!); una vita nella quale, pur essendo la mia per loro, io non potevo penetrare, quest idea non mi diede più requie. Luigi Pirandello - Uno Nessuno e Centomila MARZO Emma attraversava i campi coltivati ove affondava, inciampava, rimaneva invischiata con i suoi stivaletti leggeri. Il fazzoletto di seta, annodato sul capo, svolazzava nel vento in mezzo alle alte erbe; Emma aveva una gran paura dei buoi e si metteva spesso a correre. Arrivava affannata, con le gote accese, fragrante in tutta la persona di un fresco profumo di linfa, di erba e di aria libera. Rodolphe a quell'ora dormiva ancora. Era come se una mattinata di primavera entrasse nella sua camera. Le tendine gialle alle finestre lasciavano entrare un dolce e greve chiarore dorato. Emma avanzava a tastoni, strizzando gli occhi, mentre le gocce di rugiada dorata sui suoi capelli si trasformavano in una specie d diadema di topazi intorno al viso. Rodolphe, ridendo, l'attirava a sé e la stringeva sul cuore. Gustave Flaubert - Madame Bovary APRILE Chiuso fra cose mortali (Anche il cielo stellato finirà), perché bramo Dio? . Giuseppe Ungaretti - Dannazione Pasqua 2 Lunedì di Pasqua Festa della Liberazione MAGGIO Stormiscono le fronde e ne discende un molle sonno e di fiori di loto come a festa fiorito è il prato, esalano gli aneti sapore di miele Saffo 30 1 Festa del Lavoro GIUGNO Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il Lisboa aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bei giorno d'estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo. Sarà perché suo padre, quando lui era piccolo, aveva un'agenzia di pompe funebri che si chiamava Pereira La Dolorosa, sarà perché sua moglie era morta di tisi qualche anno prima, sarà perché lui era grasso, soffriva di cuore e aveva la pressione alta e il medico gli aveva detto che se andava avanti così non gli restava più tanto tempo, ma il fatto è che Pereira si mise a pensare alla morte, sostiene. Antonio Tabucchi - Incipit da Sostiene Pereira Festa della Repubblica LUGLIO Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. Nelle crepe del suolo o su la veccia spiar le file di rosse formiche ch ora si rompono ed ora s intrecciano a sommo di minuscole biche. Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi. E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meraviglia com e tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. E. Montale - Meriggiare pallido e assorto AGOSTO Terra rossa terra nera, tu vieni dal mare, dal verde riarso, dove sono parole antiche e fatica sanguigna e gerani tra i sassi non sai quanto porti di mare parole e fatica, tu ricca come un ricordo, come la brulla campagna, tu dura e dolcissima parola, antica per sangue raccolto negli occhi; giovane, come un frutto che è ricordo e stagione il tuo fiato riposa sotto il cielo d agosto, le olive dei tuo sguardo addolciscono il mare, e tu vivi rivivi senza stupire, certa come la terra, buia come la terra, frantoio di stagioni e di sogni che alla luna si scopre antichissimo, come le mani di tua madre, la conca del braciere. Cesare Pavese - Terra rossa, terra nera Assunzione SETTEMBRE Il vento ti ha lasciata un'eco chiara, nei sensi, delle cose ch'ài vedute - confuse - il giorno. All'apparir del sonno difenderti non sai: un crisantemo, un lago tremulo e una esigua fila d'alberi gialloverdi sotto il sole. Sandro Penna - Autunno OTTOBRE Il sole non era ancor tutto apparso sull'orizzonte, quando il padre Cristoforo uscì dal suo convento di Pescarenico, per salire alla casetta dov'era aspettato. È Pescarenico una terricciola, sulla riva sinistra dell'adda, o vogliam dire del lago, poco discosto dal ponte: un gruppetto di case, abitate la più parte da pescatori, e addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare. Il convento era situato (e la fabbrica ne sussiste tuttavia) al di fuori, e in faccia all'entrata della terra, con di mezzo la strada che da Lecco conduce a Bergamo. Il cielo era tutto sereno: di mano in mano che il sole s'alzava dietro il monte, si vedeva la sua luce, dalle sommità de' monti opposti, scendere, come spiegandosi rapidamente, giù per i pendìi, e nella valle. Un venticello d'autunno, staccando da' rami le foglie appassite del gelso, le portava a cadere, qualche passo distante dall'albero. A destra e a sinistra, nelle vigne, sui tralci ancor tesi, brillavan le foglie rosseggianti a varie tinte; e la terra lavorata di fresco, spiccava bruna e distinta ne' campi di stoppie biancastre e luccicanti dalla guazza. Alessandro Manzoni - I Promessi Sposi NOVEMBRE Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi che pare dimenticato, tra il vapor leggero. E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene: Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese, quando partisti, come son rimasta, come l aratro in mezzo alla maggese. Giovanni Pascoli - Lavandare Tutti i Santi DICEMBRE L'anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel cel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di Maggio. Su la piazza Barberini, su la piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorio confuso e continuo, salendo alla Trinità de' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato. Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch'esalavan ne' vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d'un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine del tondo di Sandro Botticelli alla Galleria Borghese. [ ]. Andrea Sperelli aspettava nelle sue stanze un'amante [ ] si levò dal divano dov'era disteso e andò ad aprire una delle finestre; poi diede alcuni passi nell'appartamento; poi aprì un libro, ne lesse qualche riga, lo richiuse; poi cercò intorno qualche cosa, con lo sguardo dubitante. L'ansia dell'aspettazione lo pungeva così acutamente ch'egli aveva bisogno di muoversi, di operare, di distrarre la pena interna con un atto materiale. Si chinò verso il caminetto, prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. Il mucchio crollò; i carboni sfavillando rotolarono fin su la lamina di metallo che proteggeva il tappeto; la fiamma si divise in tante piccole lingue azzurrognole che sparivano e riapparivano; i tizzi fumigarono. Allora sorse nello spirito dell'aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un'ora di intimità.. Gabriele D Annunzio - Incipit da Il piacere Immacolata Natale Santo Stefano
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