AD 7. Dalla critica del cielo alla critica della terra: l itinerario filosofico del giovane Marx

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AD 7 Dalla critica del cielo alla critica della terra: l itinerario filosofico del giovane Marx Kostas Papaioannou Dalla critica del cielo alla critica della terra: l itinerario filosofico del giovane Marx seguito da Kostas Papaioannou di Alain Pons Traduzione, postfazione e cura di Alessandro Sfrecola Asterios TITOLO ORIGINALE: De la critique du ciel a la critique de la terre: l itinéraire philosophique du jeune Marx Editions Allia, Paris, 1998 Prima edizione nella collana AD: aprile 2012 Asterios Editore è un marchio editoriale di Servizi Editoriali srl Via Donizetti, 3/a Trieste tel: fax: posta: I diritti di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo sono riservati. ISBN: Indice Dalla critica del cielo alla critica della terra: l itinerario filosofico del giovane Marx, p. 9 Kostas Papaioannou, di Alain Pons, p. 43 Postfazione, di Alessandro Sfrecola, p. 55 Liberare l uomo da tutto ciò che non è se stesso, ricondurlo alla sua concreta esistenza in terra, insegnargli a realizzarsi nei suoi rapporti reali col mondo, emanciparlo dalle chimere trascendenti che obnubilano il suo spirito, lo strappano alla sua vera vita e gli impediscono di riconoscere la verità di quaggiù : questi principi direttivi della pedagogia marxiana traggono la loro origine dalla vasta critica alla quale Hegel e i suoi epigoni sottoposero i valori tradizionali*. HEGEL Già l iniziale modo di procedere hegeliano era consistito in una critica radicale dell illusione dell altro mondo. Sorpassando immediatamente la tradizionale critica razionalista della religione come errore, il giovane Hegel aveva posto la critica del mondo dietro il mondo religioso su di un terreno esistenziale e storico interamente nuovo e rivoluzionario, che conteneva come germe, oltre * Nel testo che segue, i corsivi nelle citazioni e nel testo sono stati introdotti a discrezione dell autore, sebbene nella maggior parte dei casi siano presenti anche nelle opere originali [N.d.T.] 9 alla rivolta di un Feuerbach e di un Bruno Bauer, anche il rovesciamento dei valori terreni invocato da Marx e Nietsche. Secondo il giovane Hegel, la religione, più che un alienazione, era un errore : non si trattava più di denunciare la religione come una de-razionalizzazione opposta alla ragione astratta e impersonale dell Illuminismo, bensì di vederla come l espressione di un malessere e di una lacerazione dell uomo schiacciato, che non può né accettare né rifiutare, ma che deve subire come un destino a lui sconosciuto. Per Hegel, si trattava di rivendicare come possesso dell uomo i tesori che gli furono tolti a beneficio del cielo: A parte altri precedenti tentativi, è stato riservato soprattutto ai nostri tempi di rivendicare in proprietà degli uomini, almeno in teoria, i tesori che sono stati dissipati in cielo 1. Engels utilizzerà gli stessi termini per indicare l opera emancipatrice della critica. Grazie a Feuerbach, scriveva nel 1842, il cielo è sceso sulla terra, i suoi tesori giacciono sparsi come i sassi sulla via, chi li cerca deve solo raccoglierli 2. In effetti, i giovani hegeliani non avevano fatto che portare fino alle estreme conseguenze il programma di recupero (Wiederanneignung) formulato da Hegel nelle sue opere giovanili, scritte tra il 1790 e il 1800: Ed il bello della natura umana, che noi stessi ponevamo nell individuo a noi estraneo [cioè Dio], in quanto trattenevamo di essa solo tutte le cose disgustose di cui è capace, viene di nuovo con gioia conosciuto da tutti noi come opera nostra, ce ne appropriamo, impa- 1. G.G.F. Hegel, Scritti teologici giovanili [pubblicati postumi nel 1907], Guida Editori, Napoli, 1972, p F. Engels, Schelling e la rivelazione, in: K. Marx-F.Engels, Opere, vol. II (Friedrich Engels ), Editori Riuniti, Roma 1975, p KOSTAS PAPAIOANNOU rando perciò a sentire rispetto per noi, mentre prima ci credevamo solo oggetto di disprezzo 3. Questo tema della riapproprazione delle forze umane alienate nel corso della storia attraversa tutto lo sviluppo della Fenomenologia dello spirito (1807). In essa, l alienazione vi appare come un destino universale: ogni essere che aspira alla propria plenitudine si vede sottomesso alla necessità di negarsi, di situarsi in opposizione a se stesso, di realizzarsi separandosi dalla sua essenza, per riassorbire poi tale opposizione e superare tale separazione. L intera realtà è, secondo Hegel, un alienazione (Entfremdung) oppure una espropriazione (Entäusserung). Alienazione di Dio che muore nel mondo da egli stesso creato; alienazione dell uomo che non può realizzarsi senza dover smarrirsi e sottomettersi a ciò che produce. Tutta la storia non è che il succedersi di una lacerante alienazione che si compie progressivamente e necessariamente in ogni ambito dell esperienza umana e che è giunta al suo apice all epoca della Rivoluzione francese: la Fenomenologia si propone quindi di mostrare che si dovevano superare le tenebre dell al di là e l alienazione totale per poter realmente porsi la questione della completa riconciliazione dell uomo con se stesso nella luce spirituale del presente. Non è difficile immaginarsi quanto il baccanale (der bacchantische Taumel) della Fenomenologia abbia influenzato i giovani hegeliani. La grandezza di Hegel, dice Marx, consta nell avere inteso l autogenerazione dell uomo [la storia] come un processo, l oggettivazione come una contrapposizione, come alienazione e soppres- 3. G.G.F. Hegel, op. cit., pp DALLA CRITICA DEL CIELO ALLA CRITICA DELLA TERRA 11 sione di questa alienazione 4. Hegel ha trovato l espressione astratta, logica, speculativa per il movimento della storia 5. La Fenomenologia medesima non è altro che la critica nascosta [in cui] tutti gli elementi della critica si trovano in essa nascosti e spesso già preparati ed elaborati in un modo che va assai al di là del punto di vista di Hegel 6. Ma in Hegel, aggiunge Marx, la critica non è ancora dubitosa di se stessa : occorrerà attendere la rivolta dei giovani hegeliani e le scoperte di Feuerbach per incontrare l adeguata forma critica di ciò che in Hegel restava ancora non critico 7. I GIOVANI HEGELIANI, OVVERO IL TERRORISMO DELLA CRITICA Toccò ai giovani hegeliani portare alla luce lo spirito rivoluzionario della dialettica di Hegel. La critica, definita da Bruno Bauer come il terrorismo della teoria pura, doveva rappresentare una rottura totale con l esperienza spirituale del passato, che la dialettica hegeliana intendeva allo stesso tempo conservare e sorpassare in base al duplice significato del concetto di aufheben. Bruno Bauer, il pilastro del Doktorklub, il messia dell ateismo, il Robespierre della teologia (come lo chiamava Arnold Ruge), aveva chiaramente indicato il senso liquidatore della critica nel capitolo giustamente intitolato L autodeifica- 4. K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino, 1968, p Ibid., p Ibid., p Ibid., p KOSTAS PAPAIOANNOU zione del suo libro Il Cristianesimo svelato (Das Entdeckte Christentum, 1843), dove egli scriveva come fosse stata la critica moderna a essere riuscita a ricondurre l uomo a se stesso, ad avergli permesso di conoscersi, ad avere emancipato l umanità dalle proprie illusioni. Dal momento che l illusione religiosa costituiva il prototipo e la sorgente di ogni illusione, i giovani hegeliani non esitarono a sussumere sotto la sfera delle rappresentazioni religiose o teologiche anche le rappresentazioni metafisiche, politiche, giuridiche, morali ecc. 8. Se essi hanno rappresentato un progresso rispetto a Hegel e alla filosofia tradizionale, ciò fu perché essi criticarono qualsiasi cosa scoprendo in essa idee religiose o teologiche 9. Tutti i valori tradizionali, tutti gli ambiti dell esperienza umana furono dichiarati irreali, inessenziali, estranei alla realtà autentica dell uomo. Così, per esempio, la coscienza politica, morale, giuridica ecc. fu bollata come una coscienza dell essenza religiosa e teologica, altrettanto illusoria della coscienza religiosa propriamente detta. Pure l idea dell uomo politico, morale, giuridico, dell uomo come si manifesta nell ambito della politica, della morale, del diritto ecc., e infine l idea dell uomo stesso, furono poste tra virgolette e dichiarate teologiche ed estranianti 10. Marx, che durante il suo soggiorno a Berlino ( ) aveva stretto amicizia con Bruno Bauer, non era rimasto insensibile al terrorismo critico dei giovani hegeliani; sembra persino che abbia collaborato alla redazione del pamphlet che Bruno Bauer fece pubblicare 8. K. Marx-F. Engels, L ideologia tedesca, in: K. Marx-F.Engels, Opere, vol. V ( ), Editori Riuniti, Roma 1972, p Ibid. 10. Ibid. DALLA CRITICA DEL CIELO ALLA CRITICA DELLA TERRA 13 anonimo nel 1841 con l eloquente titolo La tromba del giudizio universale contro Hegel ateo e anticristo (Die Posaune des jüngsten Gerichts über Hegel den Atheisten und Antichristen, 1841). Ma, secondo Marx, è Feuerbach il vero fondatore della critica, il vero emancipatore dell umanità. A tutti i teologi e filosofi speculativi dichiarava nel gennaio 1842 consiglio di liberarsi dei concetti e dei pregiudizi della vecchia filosofia speculativa, sempreché vogliano giungere alle cose come esse sono, cioè alla verità: Non v è altra strada che vi porti alla verità e alla libertà, se non quella che passa attraverso il Feuer-bach: il torrente di fuoco [gioco di parole tra Feuer, fuoco, e Bach, torrente]. Il Torrente di fuoco è il purgatorio dell era presente 11. Feuerbach fu l eroe di Marx per tutto il periodo che va dal 1842 al 1845, in particolare durante il decisivo 1844, quando Marx si convertì al comunismo e compì il suo solo e unico tentativo di formulare sistematicamente il suo pensiero filosofico. Osserviamo dunque più da vicino il grande contributo 12, le scoperte 13, la reale rivoluzione teoretica 14 che il giovane Marx ha attribuito a Feuerbach. 11. K. Marx, Lutero arbitro tra Strauss e Feuerbach, in: K. Marx, Scritti politici giovanili, Einaudi, Torino, 1975, p K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, cit., p Ibid., pp. 5, Ibid., p KOSTAS PAPAIOANNOU CRITICA DELLA RELIGIONE Innanzitutto, Feuerbach ha portato a compimento la critica della religione 15. Egli ha dimostrato che nella religione l uomo proietta fuori di sé la sua vera essenza e si perde in un mondo illusorio da lui stesso creato, ma che lo domina come una potenza estranea. L uomo è essenzialmente un essere astratto, e il Dio della religione non è altro che l essere generico dell uomo alienatosi da se stesso e proiettato in una prospettiva sovrumana. Come in Hegel, questa proiezione è una tappa necessaria: l uomo, in principio, non può prendere coscienza della sua natura se non proiettando il suo essere generico al di là del suo essere individuale: L essere divino non è altro che l essere dell uomo liberato dai limiti dell individuo, cioè dai limiti della corporeità e della realtà, e oggettivato, ossia contemplato e adorato come un essere come un altro essere da lui distinto La religione è la prima, ma indiretta autocoscienza dell uomo L uomo sposta il suo essere fuori di sé, prima di trovarlo in sé. In un primo tempo egli è consapevole del proprio essere come di un altro essere Perciò il progresso storico delle religioni consiste appunto nel considerare in un secondo tempo come soggettivo e umano ciò che le prime religioni consideravano come oggettivo e adoravano come dio Le prime religioni sono idolatrie per le religioni posteriori; queste riconoscono che l uomo ha adorato il proprio essere senza saperlo. In ciò consiste il loro progresso, e di conseguenza ogni progresso nella religione è per l uomo una più profonda conoscenza di se stesso K. Marx-F. Engels, La sacra famiglia, in: K. Marx-F.Engels, Opere, vol. IV ( ), Editori Riuniti, Roma 1972, p DALLA CRITICA DEL CIELO ALLA CRITICA DELLA TERRA 15 Questo progresso dell autocoscienza è allo stesso tempo una perdita di sé: la religione rivela all uomo la sua essenza ma concentrandola in Dio e quindi spogliandola: Eccone la causa: poiché l umano è l unico elemento positivo, essenziale nella concezione o qualificazione dell essere divino, la concezione o qualificazione dell uomo non può che essere negativa, nemica all uomo. Per arricchire Dio, l uomo deve impoverirsi; affinché Dio sia tutto, l uomo deve essere nulla 17. Dio è ciò che l uomo vorrebbe essere, la sua essenza, il suo traguardo, ma rappresentato sotto la forma di un essere reale. Se l uomo proietta la propria perfezione in ciò che è fuori di sé, ciò avviene perché egli ancora non riesce a far coincidere il suo essere generico con il suo essere individuale. Dice Feuerbach: Il nostro compito è appunto dimostrare che la distinzione fra il divino e l umano è illusoria, cioè che null altro è se non la distinzione fra l essenza dell umanità e l uomo individuo 18. Recuperando così la sua essenza alienata in Dio, l uomo ritroverà completamente e definitivamente il suo essere generico, che ha separato fin allora da lui, e diverrà lui stesso l essere sommo 19. Così l umanismo prende il posto della religione: L incredulità ha sostituito la fede, la ragione la Bibbia, la politica la religione e la Chiesa, la terra ha sostituito il cielo, il lavoro la preghiera, la miseria materiale l inferno, l uomo ha sostituito il cristiano. È quaggiù, nello Stato 16. L. Feuerbach, L essenza del cristianesimo, Feltrinelli, Milano, 1960, pp Ibid., pp Ibid., p Ibid., p KOSTAS PAPAIOANNOU terrestre, che l uomo deve realizzare la plenitudine generica che cerca invano nell al di là celeste. Perché il vero Stato è l uomo emancipato dai suoi limiti individuali, l uomo infinito, vero, compiuto, divino; lo Stato, e lui solo, è l uomo che determina se stesso, l uomo che si rapporta a sé, l uomo assoluto. Affinché l umanismo si sostituisca realmente alla religione, occorre che la nuova filosofia si radichi realmente nelle necessità dell uomo pratico. Ora, la necessità pratica per eccellenza è la necessità politica, il bisogno di partecipare attivamente agli affari dello Stato, il bisogno di sopprimere la gerarchia politica e la mancanza di ragionevolezza del popolo. Offrendo agli uomini la repubblica celeste, il cristianesimo aveva loro insegnato di non necessitare di alcun bisogno terreno. Da quel momento, si sarebbe invece trattato di andare oltre il conflitto cristiano tra il cielo, dove siamo padroni, e la terra, dove siamo schiavi, e di riconoscere in essa la meta della nostra destinazione. E come la religione cristiana presuppone che l uomo dimori da schiavo sulla terra, la nuova umanità non avrà, per così dire, diritto alla repubblica se non a condizione della soppressione della religione cristiana 20. Quindi, come affermerà poi Marx, la critica della religione finisce con la dottrina per cui l uomo è per l uomo l essenza suprema, dunque con l imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti nei quali l uomo è un essere degradato, assoggettato, abbandonato, spregevole L. Feuerbach, Nécessité d une réforme de la philosophie [1842], in: Manifestes philosophiques (trad. Louis Althusser), PUF, Parigi, 1960, p. 99 e sgg. [tradotto in: C. Ascheri e C. Cesa (a cura di), Feuerbach 1842: necessità di un cambiamento, Sansoni, Firenze 1970]. 21. K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Intro- DALLA CRITICA DEL CIELO ALLA CRITICA DELLA TERRA 17 Ecco come Marx ha riassunto il risultato generale della critica di Feuerbach alla religione critica che egli considerava nel 1844 come la prova evidente del radicalismo e dell energia pratica della teoria tedesca 22 : L uomo, il quale nella realtà fantastica del cielo, dove cercava un superuomo, non ha trovato che l immagine riflessa di se stesso, ovvero un immagine ingannevole di sé, un ombra irreale, soltanto il non-uomo (Unmensch). La scomparsa dell al di là deve così spingere l uomo a ristabilire la verità dell al di qua e a cercare la sua vera realtà sulla terra. Disincantato da quelle vane peregrinazioni nel cielo fantastico della religione, l uomo dovrà imparare a rinunciare ai propri paradisi illusori e a insorgere contro un mondo capovolto (verkehrte Welt) che, per sostentarsi, necessita d illusioni e di integrazioni terrene. Perché è l incompletezza del mondo terrestre che spinge l uomo a cercare una felicità illusoria nella religione. La felicità reale presuppone la soppressione della religione in quanto felicità illusoria ; parimenti, la demistificazione dell uomo esige che egli abbandoni una condizione che ha bisogno d illusioni. Quindi, il mondo religioso non è che una parte del mondo fantastico dell irrealtà umana, e la religione non è che la figura sacra dell illusione dell al di là. Occorre così smascherare tale illusione nelle sue figure profane, stanare l al di là nelle sue manifestazioni non religiose, secolari 23. Nel dettaglio, il merito di Feuerbach è stato di aver svelato l essenza religiosa e teologica della filosofia. duzione, in: K. Marx-F.Engels, Opere, vol. III, ( ), Editori Riuniti, Roma 1976, pp Ibid., p Ibid., pp KOSTAS PAPAIOANNOU CRITICA DELLA FILOSOFIA Il secondo grande contributo di Feuerbach è stata la definitiva demolizione della filosofia tradizionale. Egli ha tracciato i grandi e magistrali lineamenti per una critica della speculazione hegeliana e quindi di ogni metafisica 24. Egli ha inoltre abbattuto la vecchia filosofia e la vecchia dialettica 25 dimostrando che la filosofia non è altro che la religione ridotta in pensieri e svolta col pensiero; e che quindi bisogna parimenti condannarla, essendo una nuova forma, un altro modo di presentarsi dell estraneazione dell essere umano 26. Secondo Feuerbach tutta la storia della filosofia non è che una negazione della teologia dal punto di vista della teologia 27. Per Marx, questa scoperta di Feuerbach è una verità definitiva, un κτήμα ές αεί 28. Com egli dirà in seguito, nella sua storia delle Teorie del plusvalore ( ), la filosofia dapprima si elabora nella forma religiosa della coscienza e, in tal modo, la sua contraddizione consiste nel fatto che da un lato annienta la religione come tale, dall altro [si] muove positivamente ancora soltanto in questa sfera religiosa idealizzata, risolta in pensiero K. Marx-F. Engels, La sacra famiglia, cit., p K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, cit., p Ibid., p L. Feuerbach, Scritti filosofici, Laterza, Roma-Bari 1976, pp Ossia possessi perenni (ktema es aei). Espressione tratta da Tucidide e che si riferisce alla metodologia storica, che appunto doveva fornire tesori eterni, possessi senza tempo [N.d.T.] 29. K. Marx, Teorie sul plusvalore, Editori Riuniti, Roma, 1973, p. 22. DALLA CRITICA DEL CIELO ALLA CRITICA DELLA TERRA 19 In terzo luogo, Feuerbach ha definitivamente demistificato la dialettica speculativa di Hegel: Ma chi ha mai svelato il mistero del sistema? Feuerbach. Chi ha annientato la dialettica dei concetti, la guerra degli dei che solo i filosofi conoscevano? Feuerbach. Chi ha messo al posto della vecchia robaccia, anche dell autocoscienza infinita, non il significato dell uomo (come se l uomo avesse un altro significato oltre a quello di uomo!), ma l uomo? Feuerbach 30. È alla luce delle grandi azioni di Feuerbach che Marx criticherà, nell ultima parte dei Manoscritti economicofilosofici del 1844 e in La sacra famiglia, la logica di Hegel, sebbene le pagine che il filosofo di Treviri ha a questa dedicato fossero piuttosto commenti (a volte anche semplici citazioni) alle tesi di Feuerbach che una critica diretta dell ontologia hegeliana. Infine, come quarto punto, Feuerbach non si è limitato a una critica puramente negativa, come quella dei giovani hegeliani di sinistra. Egli ha superato una volta per sempre la vecchia opposizione di materialismo e spiritualismo 31 : avendo reintegrato l uomo nella natura da cui il cristianesimo l aveva espulso, è il primo che sia giunto all intuizione dell uomo reale 32. Così facendo, egli ha fondato il vero materialismo e la scienza reale 33 : è da questa scienza r
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