ACTA APOSTOLICAE SEDIS

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An. et vol. CVIII 2 Decembris 2016 N. 12 ACTA APOSTOLICAE SEDIS C O M M E N T A R I U M O F F I C I A L E Directio: Palazzo Apostolico Città del Vaticano Administratio: Libreria Editrice Vaticana ACTA

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An. et vol. CVIII 2 Decembris 2016 N. 12 ACTA APOSTOLICAE SEDIS C O M M E N T A R I U M O F F I C I A L E Directio: Palazzo Apostolico Città del Vaticano Administratio: Libreria Editrice Vaticana ACTA FRANCISCI PP. CONSISTORIA Homilia habita occasione Consistorii Ordinarii Publici ad XVII novos Cardinales creandos.* Il brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato, 1 molti lo hanno chiamato il discorso della pianura. Dopo l istituzione dei Dodici, Gesù discese con i suoi discepoli dove una moltitudine lo aspettava per ascoltarlo e per farsi guarire. La chiamata degli Apostoli è accompagnata da questo mettersi in cammino verso la pianura, verso l incontro con una moltitudine che, come dice il testo del Vangelo, era tormentata. 2 L elezione, invece di mantenerli in alto sulla montagna, sulla cima, li conduce al cuore della folla, li pone in mezzo ai suoi tormenti, sul piano della loro vita. In questo modo il Signore rivela a loro e a noi che la vera vetta si raggiunge nella pianura, e la pianura ci ricorda che la vetta si trova in uno sguardo e specialmente in una chiamata: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». 3 Un invito accompagnato da quattro imperativi, potremmo dire da quattro esortazioni che il Signore rivolge loro per plasmare la loro vocazione nella concretezza, nella quotidianità dell esistenza. Sono quattro azioni che daranno forma, daranno carne e renderanno tangibile il cammino del discepolo. Potremmo dire che sono quattro tappe della mistagogia della misericordia: amate, fate il bene, benedite e pregate. Penso che su questi aspetti tutti possiamo concordare e che ci risultino anche ragionevoli. Sono quattro azioni che facilmente realizziamo con i nostri amici, con le persone più o meno vicine, vicine nell affetto, nei gusti, nelle abitudini. * Die 19 Novembris Cfr Lc 6, Cfr v v. 36. 1308 Acta Apostolicae Sedis Commentarium Officiale Il problema sorge quando Gesù ci presenta i destinatari di queste azioni, e in questo è molto chiaro, non usa giri di parole né eufemismi. Amate i vostri nemici, fate il bene a quelli che vi odiano, benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi trattano male. 4 E queste non sono azioni che vengono spontanee con chi sta davanti a noi come un avversario, come un nemico. Di fronte ad essi, il nostro atteggiamento primario e istintivo è quello di squalificarli, screditarli, maledirli; in molti casi cerchiamo di demonizzarli, allo scopo di avere una santa giustificazione per toglierceli di torno. Al contrario, riguardo al nemico, a chi ti odia, ti maledice o ti diffama, Gesù ci dice: amalo, fagli del bene, benedicilo e prega per lui. Ci troviamo di fronte a una delle caratteristiche più proprie del messaggio di Gesù, lì dove si nasconde la sua forza e il suo segreto; da lì proviene la sorgente della nostra gioia, la potenza della nostra missione e l annuncio della Buona Notizia. Il nemico è qualcuno che devo amare. Nel cuore di Dio non ci sono nemici, Dio ha solo figli. Noi innalziamo muri, costruiamo barriere e classifichiamo le persone. Dio ha figli e non precisamente per toglierseli di torno. L amore di Dio ha il sapore della fedeltà verso le persone, perché è un amore viscerale, un amore materno/paterno che non le lascia nell abbandono, anche quando hanno sbagliato. Il Nostro Padre non aspetta ad amare il mondo quando saremo buoni, non aspetta ad amarci quando saremo meno ingiusti o perfetti; ci ama perché ha scelto di amarci, ci ama perché ci ha dato lo statuto di figli. Ci ha amato anche quando eravamo suoi nemici. 5 L amore incondizionato del Padre verso tutti è stato, ed è, vera esigenza di conversione per il nostro povero cuore che tende a giudicare, dividere, opporre e condannare. Sapere che Dio continua ad amare anche chi lo rifiuta è una fonte illimitata di fiducia e stimolo per la missione. Nessuna mano sporca può impedire che Dio ponga in quella mano la Vita che desidera regalarci. La nostra è un epoca caratterizzata da forti problematiche e interrogativi su scala mondiale. Ci capita di attraversare un tempo in cui risorgono epidemicamente, nelle nostre società, la polarizzazione e l esclusione come unico modo possibile per risolvere i conflitti. Vediamo, ad esempio, come rapidamente chi sta accanto a noi non solo possiede lo status di sconosciuto o di immigrante o di rifugiato, ma diventa una minaccia, acquista lo status di nemico. Nemico perché viene da una terra lontana o perché ha altre usanze. Nemico per il colore della sua pelle, per la sua lingua o la sua condizione sociale, nemico perché pensa in maniera diversa e anche perché ha un altra fede. Nemico per 4 Cfr vv Cfr Rm 5, 10. Acta Francisci Pp E, senza che ce ne rendiamo conto, questa logica si installa nel nostro modo di vivere, di agire e di procedere. Quindi, tutto e tutti cominciano ad avere sapore di inimicizia. Poco a poco le differenze si trasformano in sintomi di ostilità, minaccia e violenza. Quante ferite si allargano a causa di questa epidemia di inimicizia e di violenza, che si imprime nella carne di molti che non hanno voce perché il loro grido si è indebolito e ridotto al silenzio a causa di questa patologia dell indifferenza! Quante situazioni di precarietà e di sofferenza si seminano attraverso questa crescita di inimicizia tra i popoli, tra di noi! Sì, tra di noi, dentro le nostre comunità, i nostri presbiteri, le nostre riunioni. Il virus della polarizzazione e dell inimicizia permea i nostri modi di pensare, di sentire e di agire. Non siamo immuni da questo e dobbiamo stare attenti perché tale atteggiamento non occupi il nostro cuore, perché andrebbe contro la ricchezza e l universalità della Chiesa che possiamo toccare con mano in questo Collegio Cardinalizio. Proveniamo da terre lontane, abbiamo usanze, colore della pelle, lingue e condizioni sociali diversi; pensiamo in modo diverso e celebriamo anche la fede con riti diversi. E niente di tutto questo ci rende nemici, al contrario, è una delle nostre più grandi ricchezze. Cari fratelli, Gesù non cessa di scendere dal monte, non cessa di voler inserirci nel crocevia della nostra storia per annunciare il Vangelo della Misericordia. Gesù continua a chiamarci e ad inviarci nella pianura dei nostri popoli, continua a invitarci a spendere la nostra vita sostenendo la speranza della nostra gente, come segni di riconciliazione. Come Chiesa, continuiamo ad essere invitati ad aprire i nostri occhi per guardare le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della loro dignità, privati nella loro dignità. Caro fratello neo Cardinale, il cammino verso il cielo inizia nella pianura, nella quotidianità della vita spezzata e condivisa, di una vita spesa e donata. Nel dono quotidiano e silenzioso di ciò che siamo. La nostra vetta è questa qualità dell amore; la nostra meta e aspirazione è cercare nella pianura della vita, insieme al Popolo di Dio, di trasformarci in persone capaci di perdono e di riconciliazione. Caro fratello, oggi ti si chiede di custodire nel tuo cuore e in quello della Chiesa questo invito ad essere misericordioso come il Padre, sapendo che «se c è qualcosa che deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita». 6 6 Esort. ap. Evangelii gaudium, 49. 1310 Acta Apostolicae Sedis Commentarium Officiale ASSEGNAZIONE DEI TITOLI O DELLE DIACONIE AI NUOVI CARDINALI Pubblichiamo di seguito l elenco del Titolo o della Diaconia assegnati dal Santo Padre Francesco a ciascuno dei nuovi Cardinali nel momento della creazione nel Concistoro Ordinario Pubblico di questa mattina: 1 Card. Mario Zenari, Diaconia Santa Maria delle Grazie alle Fornaci fuori Porta Cavalleggeri; 2 Card. Dieudonné Nzapalainga, C.S.Sp., Titolo Sant Andrea della Valle; 3 Card. Carlos Osoro Sierra, Titolo Santa Maria in Trastevere; 4 Card. Sérgio Da Rocha, Titolo Santa Croce in via Flaminia; 5 Card. Blase Joseph Cupich, Titolo, San Bartolomeo all Isola; 6 Card. Patrick D Rozario, C.S.C., Titolo Nostra Signora del SS. Sacramento e Santi Martiri Canadesi; 7 Card. Baltazar Enrique Porras Cardozo, Titolo Santi Giovanni Evangelista e Petronio; 8 Card. Jozef De Kesel, Titolo Santi Giovanni e Paolo; 9 Card. Maurice Piat, C.S.Sp., Titolo Santa Teresa al Corso d Italia; 10 Card. Kevin Joseph Farrell, Diaconia San Giuliano Martire; 11 Card. Carlos Aguiar Retes, Titolo Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli; 12 Card. John Ribat, M.S.C., Titolo San Giovanni Battista de Rossi; 13 Card. Joseph William Tobin, C.SS.R., Titolo Santa Maria delle Grazie a Via Trionfale; 14 Card. Anthony Soter Fernandez, Titolo Sant Alberto Magno; 15 Card. Renato Corti, Titolo San Giovanni a Porta Latina; 16 Card. Sebastian Koto Khoarai, O.M.I., Titolo San Leonardo da Porto Maurizio ad Acilia; 17 Card. Ernest Simoni, Diaconia Santa Maria della Scala. Acta Francisci Pp LITTERAE APOSTOLICAE I Misericordia et misera de Iubilaeo Extraordinario Misericordiae concludendo. FRANCISCUS EPISCOPUS Omnibus Praesentes Litteras inspecturis Misericordiam et Pacem Misericordia et misera voces sunt duae, quibus utitur S. Augustinus ad enarrandum occursum Iesu cum adultera (cfr Io 8, 1-11). Nihil pulchrius et congruentius quam verbum hoc invenire poterat, quo caritatis Dei peccatorem adeuntis significaret mysterium: «Relicti sunt duo, misera et misericordia». 1 Quantum pietatis in hac narratione et divinae iustitiae! Venit praeceptum eius finem Iubilaei Extraordinarii Misericordiae collustrare simulque viam ostendere, ad quam in futurum vocamur percurrendam. 1. Evangelii haec plagula tamquam specimen merito sumi potest eorum, quae Anno Sancto celebravimus, tempore scilicet divite misericordia, quae intra communitates nostras usque celebrari atque experiri poscit. Misericordia enim esse non potest in vita Ecclesiae interiectio, sed eiusdem exsistentiam efficit, quae interiorem Evangelii manifestat atque aperit veritatem. Omnia in misericordia revelantur; omnia in miserenti Patris caritate solvuntur. Mulier et Iesus conveniunt. Illa adultera est et iuxta Legem iudicata lapidatione punienda; hic autem praedicatione et oblato sui ipsius munere, quod ipsum ad crucem adducet, legem Moysis in genuinum spiritum primigenium restituit. Neque lex neque iustitia legalis in medio stat sermone, sed caritas Dei, qui uniuscuiusque personae cor legere valet, ut desiderium eiusdem abditissimum intellegat, cuique principatus super omnia tribuendus est. Hoc tamen in evangelico relatu non occurrunt sibi peccatum et iudicium in universum, sed peccatrix et Salvator. Illius mulieris Iesus intuitus est oculos eiusdemque cor legit ibique desiderium eius ut intellegeretur, ignosceretur ac liberaretur repperit. Miseria peccati misericordia caritatis induta est. Nullum Iesu exstat iudicium, quod signatum non esset pietate et compassione pro condicione peccatricis. Illis qui eam diiudicare et 1 In Evangelium Ioannis 33, 5. 1312 Acta Apostolicae Sedis Commentarium Officiale capite damnare volebant, producto silentio respondet Iesus, quod vocem Dei e conscientiis sive mulieris sive accusatorum studet emergendam. Qui lapides demittentes e manibus unus post unum exeunt (cfr Io 8, 9). Et post silentium illud, dicit Iesus: «Mulier, ubi sunt? Nemo te condemnavit? [ ] Nec ego te condemno; vade et amplius iam noli peccare» (Io 8, 10-11). Hac via eam adiuvat, ut spei plena futurum conspiciat atque adsit vitae suae denuo conciendae; posthac, si vult, «ambulare in dilectione» (cfr Eph 5, 2) poterit. Cum semel quis misericordia induatur, etiam si peccati causa condicio supersit infirmitatis, huic tamen imminet caritas, quae superspicere sinit ac secus vivere. 2. Iesus alioquin haec clare praeceperat, cum rogavit illum quidam de pharisaeis ut manducaret cum illo, et mulier accedit quam omnes cognoscebant in civitate peccatricem (cfr Lc 7, 36-50). Quae pedes Iesu unguento unxerat, flens lacrimis rigaverat et capillis capitis sui terserat (cfr vv ). Et conturbato pharisaeo Iesus inquit: «Remissa sunt peccata eius multa, quoniam dilexit multum; cui autem minus dimittitur, minus diligit» (v. 47). Venia signum est manifestissimum caritatis Patris, quam Iesus in omni vita sua voluit revelare. Nulla est in Evangelio plagula, quae ab hoc munere eripi possit caritatis adusque veniam pervenientis. Etiam in ultimo huius vitae spatio, dum cruci affigitur, Iesus verba dicit remissionis: «Pater, dimitte illis, non enim sciunt quid faciunt» (Lc 23, 34). Nihil eorum, quae paenitens peccator divinae proponit misericordiae, eiusdem veniae amplexu privari potest. Proinde, nemini nostrum licet condicionibus misericordiam moderari, quae semper est actus gratuitus Patris caelestis, absoluta et immerita caritas. Periclitari igitur non possumus plenae libertati resistere caritatis, qua Deus uniuscuiusque vitam ingreditur. Misericordia est actio haec certa caritatis, quae ignoscendo vitam convertit et immutat. Hac via mysterium divinum revelatur. Deus misericors est (cfr Ex 34, 6), in aeternum misericordia eius (cfr Ps 136), a progenie in progeniem quemque Ei confidentem amplectitur ac transformat, eique vitam suam offerens. 3. Quanta laetitia accensum est cor harum duarum mulierum, adulterae scilicet et peccatricis! Venia effecit, ut tandem aliquando sese liberas perciperent et perquam felices. Lacrimae ignominiae et doloris commutatae sunt in risum illius, quae comperit se amari. Misericordia laetitiam suscitat, quia Acta Francisci Pp cor in spem vitae novae erigitur. Inenarrabile est gaudium remissionis, quod vero in nobis fulget quotiescumque eam experimur. In capite eius caritas est, qua Deus nobis venit obviam, nimii amoris nostri infringens circulum, qui nos convolvit, ut nos vicissim misericordiae efficiat instrumenta. Quam significantia et nobis sunt vetera verba, quae primos christianos dirigebant: «Indue igitur hilaritatem, quae Deo semper grata est et accepta et laetare in ea. Omnis enim vir hilaris bona operatur et bona sentit et contemnit tristitiam [ ] et omnes vivent Deo, quotquot proiecerint a se tristitiam et induerint omnem hilaritatem»! 2 Misericordiam experiri comparat laetitiam. Ne sinamus multos maerores et curas eandem nobis subdcere. Cordi nostro haereat valde, ut aequo animo vitam cotidianam iugiter intueamur. In humanitatis cultu saepius technicis rationibus subiecto genera maestitiae et solitudinis multiplicari videntur, in quae incidunt personae, et multi etiam iuvenes. Futurum enim obses videtur incertorum, quae non patiuntur stabilitatem. Sensus sic maestitiae maerorisque et taedii solent exoriri, qui paulatim usque in desperationem adducunt. Spei et veri gaudii testium opus est, ut vanae imagines deiciantur, quae falsae speciei amoenitatis ope facilem promittunt felicitatem. Alta inanitas multorum repleri potest spe, quam gestamus in corde, ac laetitia, quae eam sequitur. Summopere opus est discernere laetitiam revelatam in corde, quod misericordia attigit. Verba ergo Apostoli cumulemus: «Gaudete in Domino semper» (Phil 4, 4; cfr 1Thess 5, 16). 4. Annum magni oneris celebravimus, quo misericordiae gratia nobis abunde suppeditata est. Benignitas et misericordia Domini, tamquam vehemens ventus ac salutaris, effusae sunt in universum mundum. Et hoc coram suavi Dei intuitu, qui tamdiu in unumquemque nostrum oculos convertit, nullo modo inertes possumus perseverare, quia vitam ille immutat. Incitamur ante omnia gratias agere Domino eidemque dicere: «Complacuisti tibi, Domine, in terra tua [ ]. Remisisti iniquitatem plebis tuae» (Ps 85, 2-3). Revera ita est: Deus calcavit iniquitates nostras et proiecit in profundum maris omnia peccata nostra (cfr Mi 7, 19); oblitus est eorum et proiecit post tergum suum ea (cfr Is 38, 17); quantum distat ortus ab occidente, longe fecit a se iniquitates nostras (cfr Ps 103, 12). 2 Hermas, Pastor, XLII, 1-4. 1314 Acta Apostolicae Sedis Commentarium Officiale In hoc Anno Sancto valuit Ecclesia aliis aures praebere et praesentiam ac propinquitatem Patris impensius experta est, qui operante Spiritu Sancto donum et mandatum Iesu Christi quoad veniam planius ipsi illustravit. Nova revera erat intra nos Domini visitatio. Afflatum vitae percepimus eius super Ecclesiam effusum, cuius verba denuo extulerunt missionem: «Accipite Spiritum Sanctum. Quorum remiseritis peccata, remissa sunt eis; quorum retinueritis, retenta sunt» (Io 20, 22-23). 5. Hoc exacto Iubilaeo, tempus nunc est prospiciendi atque intellegendi quomodo divinae misericordiae divitias fideliter, laetanter ac flagranter deinceps experiri possimus. Communitates nostrae vivae ac sollertes in opere denuo Evangelii nuntiandi perseverabunt prouti conversio pastoralis, ad quam agendam vocamur, 3 renovanti vi misericordiae cotidie informabitur. Ne sane actionem eius coerceamus, neque Spiritum maerore affligamus, qui novas semper semitas patefacit currendas, ut salutare Evangelium omnibus afferamus. Ad misericordiam in primis vocamur celebrandam. Quantum divitiarum inest precationi Ecclesiae, cum Deus Pater miserens invocatur! In liturgia misericordia non modo iterum iterumque revocatur, sed revera recipitur atque peragitur. Ab initio ad finem eucharisticae celebrationis misericordia pluries occurrit in dialogo populi orantis cum corde Patris, qui laetatur cum amorem suum misericordem effundere potest. Post actum paenitentialem in principio peractum per acclamationem «Kyrie, eleison», statim confirmamur: «Misereatur nostri omnipotens Deus et, dimissis peccatis nostris, perducat nos ad vitam aeternam». Hac corroborata fiducia communitas, praesertim sancta die resurrectionis, coram Domino congregatur. Plurimae orationes «collectae» solent magnum misericordiae donum revocare. Tempore Quadragesimae, exempli gratia, dicimus orantes: «Deus, omnium misericordiarum et totius bonitatis auctor, qui peccatorum remedia in ieiuniis, orationibus et eleemosynis demonstrasti, hanc humilitatis nostrae confessionem propitius intuere, ut, qui inclinamur conscientia nostra, tua semper misericordia sublevemur». 4 In magna Prece eucharistica dein demergimur, renuntiante praefatione: «Quia sic mundum misericorditer dilexisti, ut ipsum [Filium] nobis mitteres Redemptorem, quem absque peccato in nostra 3 Cfr Adhort. ap. Evangelii gaudium, Missale Romanum, Dominica III in Quadragesima. Acta Francisci Pp voluisti similitudine conversari». 5 Prex eucharistica IV insuper hymnus vere est divinae misericordiae dicatus: «Omnibus enim misericorditer subvenisti, ut te quaerentes invenirent». Illud «Omnium nostrum, quaesumus, miserere» 6 supplex est postulatio, qua sacerdos in prece eucharistica utitur ad aeternae vitae consortium exposcendum. Post Orationem Dominicam sacerdos, eiusdem evolvens petitionem, pacem et liberationem a peccato expetit «ope misericordiae tuae» adiuvante. Et ante signum pacis, quo fideles communionem mutuamque caritatem pro ratione impetratae remissionis peccatorum sibi exprimunt, rursum exorat: «Ne respicias peccata nostra, sed fidem Ecclesiae tuae». 7 Per haec verba, humiliter fidenterque deprecamur unitatis et pacis pro sancta Matre Ecclesia dona. Divinae misericordiae celebratio ad summum fastigium pervenit in sacrificio eucharistico, quod memoriale est Christi mysterii paschalis, ex quo singulis hominibus historiaeque et universo mundo profluit fons salutis. Omne minimum eucharisticae celebrationis tempus denique ad Dei refert misericordiam. In universa vita sacramentali misericordiae nobis ministratur copia. Haud parum quidem est quod Ecclesia in formulis utriusque sacramenti sanationis, Reconciliationis videlicet et Unctionis infirmorum, misericordiam apertius revocare voluit. Formula absolutionis dicit: «Deus, Pater misericordiarum, qui per mortem et resurrectionem Filii sui mundum sibi reconciliavit et Spiritum Sanctum effudit in remissionem peccatorum, per ministerium Ecclesiae indulgentiam tibi tribuat et pacem»; 8 et formula Unctionis infirmorum
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